Papale papale

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Papale papale episodes

  • Ep. 299 - Papale papale - "Lacrime"
    Francesco, Veglia di preghiera per asciugare le lacrime 5 maggio 2016
    Quanta tristezza ci capita di scorgere su tanti volti che incontriamo. Quante lacrime vengono versate ad ogni istante nel mondo; una diversa dall’altra; e insieme formano come un oceano di desolazione, che invoca pietà, compassione, consolazione. Le più amare sono quelle provocate dalla malvagità umana: le lacrime di chi si è visto strappare violentemente una persona cara; lacrime di nonni, di mamme e papà, di bambini… Ci sono occhi che spesso rimangono fissi sul tramonto e stentano a vedere l’alba di un giorno nuovo. Abbiamo bisogno di misericordia, della consolazione che viene dal Signore. Tutti ne abbiamo bisogno; è la nostra povertà ma anche la nostra grandezza: invocare la consolazione di Dio che con la sua tenerezza viene ad asciugare le lacrime sul nostro volto.
    Giovanni XXIII, radiomessaggio in occasione del Natale 21 dicembre 1961
    Invito ai responsabili delle nazioni, a coloro che tengono in mano le sorti dell'umanità.
    Uomini fragili e mortali, a voi guardano con ansia i vostri simili, prima fratelli che sudditi. Con l'autorità che Ci viene da Gesù Cristo, vi diciamo: Allontanate, allontanate la suggestione della forza; tremate alla idea di determinare una catena imponderabile di fatti, di giudizi, di risentimenti, che possa concludersi con atti inconsulti e irreparabili. Potere grande vi è stato dato non per distruggere, ma per edificare; non per dividere, ma per unire; non per far scorrere lacrime, ma per dare a tutti lavoro e sicurezza.
    Giovanni Paolo II, visita pastorale a Siracusa, celebrazione eucaristica per la dedicazione del Santuario della Madonna delle lacrime 6 novembre 1994
    C’è un luogo a Gerusalemme, sul versante del Monte degli Ulivi, dove secondo la tradizione Cristo pianse sulla città di Gerusalemme. In quelle lacrime del Figlio dell’uomo vi è quasi una lontana eco di un altro pianto, di cui parla la prima lettura tratta dal Libro di Neemia. Dopo il ritorno dalla schiavitù babilonese, gli Israeliti si accinsero a ricostruire il tempio. Prima, però, ascoltarono le parole della Sacra Scrittura, e del sacerdote Esdra, che poi benedisse il popolo con il libro della Legge. Allora tutti scoppiarono in lacrime. Leggiamo infatti che il governatore Neemia e il sacerdote Esdra dissero ai presenti: “Questo giorno è consacrato al Signore vostro Dio; non fate lutto e non piangete! [ . . .] non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza” (Ne8, 9.10).
    Benedetto XVI, Angelus 1 febbraio 2009
    Gesù soffre e muore in croce per amore. In questo modo, a ben vedere, ha dato senso alla nostra sofferenza, un senso che molti uomini e donne di ogni epoca hanno capito e fatto proprio, sperimentando serenità profonda anche nell’amarezza di dure prove fisiche e morali. E proprio "la forza della vita nella sofferenza" è il tema che i Vescovi italiani hanno scelto per il consueto Messaggio in occasione dell’odierna Giornata per la Vita. Mi unisco di cuore alle loro parole, nelle quali si avverte l’amore dei Pastori per la gente, e il coraggio di annunciare la verità, il coraggio di dire con chiarezza, ad esempio, che l’eutanasia è una falsa soluzione al dramma della sofferenza, una soluzione non degna dell’uomo. La vera risposta non può essere infatti dare la morte, per quanto "dolce", ma testimoniare l’amore che aiuta ad affrontare il dolore e l’agonia in modo umano. Siamone certi: nessuna lacrima, né di chi soffre, né di chi gli sta vicino, va perduta davanti a Dio.
    9 min
  • Ep. 298 - Papale papale - "Dolore"
    Paolo VI, radiomessaggio ai malati 10 settembre 1965
    Procurate d’essere in pace con Dio e lasciate che il balsamo misterioso della sua grazia circoli nel vostro essere sofferente.
    Allora (ma dovete crederci), primo, non siete soli: una silenziosa Presenza, quella dell’Uomo del dolore, di Gesù Redentore, veglia presso di voi, dentro di voi: vi assiste, vi parla, vi conforta!
    Secondo: la vostra sofferenza non è inutile; il tempo della vostra malattia non è perduto. Essa può essere utile per voi stessi, come una penitenza che vi fa più buoni, come un’esperienza che vi fa più saggi. E può essere utile anche per altri, non solo perché chi soffre virtuosamente dà esempio di fortezza e di bontà; ma anche perché, nella comunione col dolore redentore di Cristo, essa acquista valore di riscatto, di supplica, di salvezza! Può trasformarsi in amore!
    Pio XII, radiomessaggio 24 dicembre 1944
    Sia benedetto il Signore! Dai lugubri gemiti del dolore, dal seno stesso della straziante angoscia degli individui e dei paesi oppressi, si leva un'aurora di speranza. In una schiera sempre crescente di nobili spiriti sorge un pensiero, una volontà sempre più chiara e ferma: fare di questa guerra mondiale, di questo universale sconvolgimento, il punto da cui prenda le mosse un'era novella per il rinnovamento profondo, la riordinazione totale del mondo. In tal guisa, mentre gli eserciti continuano ad affaticarsi in lotte micidiali, con sempre più crudeli mezzi di combattimento, gli uomini di governo, rappresentanti responsabili delle nazioni, si riuniscono in colloqui, in conferenze, allo scopo di determinare i diritti e i doveri fondamentali, sui quali dovrebbe essere ricostituita una comunanza degli Stati, di tracciare il cammino verso un avvenire migliore, più sicuro, più degno della umanità.
    Giovanni Paolo II, visita pastorale a Viterbo, discorso agli infermi 27 maggio 1984
    In questo cammino di liberazione dal male e dal peccato, nell’incontro con Cristo, abbiamo una guida straordinaria e un aiuto potente in colei che, in modo unico, è stata associata all’opera della redenzione: Maria santissima, madre del Redentore e madre nostra. La beata Vergine Maria è invocata dalla Chiesa con vari titoli, tra i quali è particolarmente significativo quello di liberatrice, con cui i fedeli da secoli si rivolgono a lei nel santuario che abbiamo qui accanto.
    A lei ricorrono con questa speranza tutti coloro che sono afflitti dal male. A lei domandano aiuto, conforto, speranza. Per mezzo suo offrono a Dio i dolori, le sofferenze, le croci, che non mancano mai nella vita di ogni persona. A lei, liberatrice, chiedono di intercedere presso colui che solo può togliere il male e il peccato.
    Francesco, udienza generale 14 ottobre 2020
    Ogni dolore reclama una liberazione, ogni lacrima invoca una consolazione, ogni ferita attende una guarigione, ogni calunnia una sentenza di assoluzione. “Fino a quando, Signore, dovrò soffrire questo? Ascoltami, Signore!”: quante volte noi abbiamo pregato così, con “Fino a quando?”, basta Signore!
    Ponendo in continuazione domande del genere, i salmi ci insegnano a non assuefarci al dolore, e ci ricordano che la vita non è salvata se non è sanata. L’esistenza dell’uomo è un soffio, la sua vicenda è fugace, ma l’orante sa di essere prezioso agli occhi di Dio, per cui ha senso gridare. E questo è importante. Quando noi preghiamo, lo facciamo perché sappiamo di essere preziosi agli occhi di Dio. È la grazia dello Spirito Santo che, da dentro, ci suscita questa consapevolezza: di essere preziosi agli occhi di Dio. E per questo siamo indotti a pregare.
    10 min
  • Ep. 297 - Papale papale - "Ringraziamento"
    Francesco, udienza generale 30 dicembre 2020
    Il Catechismo scrive: «Ogni avvenimento e ogni necessità può diventare motivo di ringraziamento». La preghiera di ringraziamento comincia sempre da qui: dal riconoscersi preceduti dalla grazia. Siamo stati pensati prima che imparassimo a pensare; siamo stati amati prima che imparassimo ad amare; siamo stati desiderati prima che nel nostro cuore spuntasse un desiderio. Se guardiamo la vita così, allora il “grazie” diventa il motivo conduttore delle nostre giornate. Tante volte dimentichiamo pure di dire “grazie”.
    Per noi cristiani il rendimento di grazie ha dato il nome al Sacramento più essenziale che ci sia: l’Eucaristia. La parola greca, infatti, significa proprio questo: ringraziamento. I cristiani, come tutti i credenti, benedicono Dio per il dono della vita. Vivere è anzitutto aver ricevuto la vita. Tutti nasciamo perché qualcuno ha desiderato per noi la vita. E questo è solo il primo di una lunga serie di debiti che contraiamo vivendo. Debiti di riconoscenza.
    Giovanni Paolo II, Santa Messa nella Giornata del ringraziamento 9 novembre 1980
    ... L’atteggiamento di “ringraziamento” deve distinguere la vita di ogni uomo, di ogni cristiano in particolare. Le parole del salmista devono essere nostre, anche nei momenti dell’affanno e del dolore: “Venite, applaudiamo al Signore / acclamiamo alla roccia della nostra salvezza / accostiamoci a lui per rendergli grazie / a lui acclamiamo con canti di gioia!” (Sal 94,12). San Paolo inculcava nelle sue lettere questo continuo spirito di riconoscenza: “In ogni cosa rendete grazie; questa infatti è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi” (1Ts 5,18); “Siate ricolmi di Spirito... rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo” (cf. Ef 5,18-20). È un atteggiamento “eucaristico”, che vi dona pace e serenità nelle fatiche, vi libera da ogni attaccamento egoistico ed individualistico, vi rende docili alla volontà dell’Altissimo, anche nelle esigenze morali più difficili, vi apre alla solidarietà ed alla carità universale... Ringraziare significa credere, amare, donare!
    Paolo VI, Angelus 16 novembre 1969
    Noi abbiamo celebrato la Messa, questa mattina, nella Basilica di S. Pietro, e vi assistevano molti Delegati e Osservatori della Conferenza Generale della F.A.O. (che è l’organo delle Nazioni Unite per l’alimentazione e per la promozione dell’Agricoltura nel mondo); ed erano pure presenti i Coltivatori diretti italiani, convenuti a Roma per la Giornata del Ringraziamento, promossa dalla loro Confederazione Nazionale.
    Abbiamo così una volta ancora pensato al pane; sì, anche al pane materiale, al pane economico di cui ha bisogno l’umanità; e Ci siamo ricordati che l’umanità, nella sua maggioranza, ha fame, soffre ancora la fame. Noi viviamo in un ambiente sociale, dove questo bisogno è normalmente soddisfatto, sebbene tante agitazioni ci avvertano che per molti non è soddisfatto abbastanza. Ma poi dimentichiamo i molti che veramente sono nell’indigenza e mancano non soltanto del benessere proprio della società moderna, ma del necessario. Soffrono, stentano, muoiono.
    Benedetto XVI, Angelus 12 novembre 2006
    Nelle nostre famiglie cristiane si insegna ai piccoli a ringraziare sempre il Signore, prima di prendere il cibo, con una breve preghiera e il segno della croce. Questa consuetudine va conservata o riscoperta, perché educa a non dare per scontato il "pane quotidiano", ma a riconoscere in esso un dono della Provvidenza. Dovremmo abituarci a benedire il Creatore per ogni cosa: per l'aria e per l'acqua, preziosi elementi che sono a fondamento della vita sul nostro pianeta; come pure per gli alimenti che attraverso la fecondità della terra Dio ci offre per il nostro sostentamento. Ai suoi discepoli Gesù ha insegnato a pregare chiedendo al Padre celeste non il "mio", ma il "nostro" pane quotidiano. Ha voluto così che ogni uomo si senta corresponsabile dei suoi fratelli, perché a nessuno manchi il necessario per vivere. I prodotti della terra sono un dono destinato da Dio "per l'intera famiglia umana".
    10 min
  • Ep. 296 - Papale papale - "Grazia"
    Giovanni XXIII, radiomessaggio ai fedeli e ai popoli 22 dicembre 1960
    La parola grazia è la prima che spunta sulle labbra angeliche annunzianti a Maria il divino mistero: ed è pienezza di grazia: Ave, gratia piena. La si ripete poi nel Libro Santo in vario tono ed è sempre espressione di benignità, e di bontà.
    « Quanto preziosa è la tua misericordia, o Signore; — canta il Salmista con tocchi di tenerezza che riempiono di commozione il cuore — i figli dell'uomo si rifugiano all'ombra delle tue ali; essi si inebriano dell'adipe della tua casa e il rivo delle tue delizie li disseta. Infatti è presso di te la fonte di vita; nella tua luce noi vedremo la luce. Continua, o Signore, la tua grazia a coloro che ti conoscono e concedi la tua giustizia ai retti di cuore ».
    Parlarvi a lungo di questa grazia, o benignità, o bontà, quanto Ci sarebbe delizioso!
    Pio XII, radiomessaggio ai fedeli e ai popoli 24 dicembre 1943
    Tutti erano avvinti da una stessa catena di tenebre » (Sap. 17, 17). Ma in mezzo a questa notte tenebrosa risplende al fedele la luce dell'astro di Betlemme, che gli addita e illumina il cammino verso Colui, dalla cui pienezza di grazia e di verità noi tutti abbiamo ricevuto.  il cammino verso il Redentore, fattosi in questo mondo con la sua venuta essenzialmente Principe di pace, e pace nostra : « Ipse enim est pax nostra » (Eph. 2, 14).
    Cristo solo può allontanare i funesti spiriti dell'errore e del peccato, che hanno aggiogato l'umanità ad una tirannica e avvilente schiavitù, asservendola ad un pensiero e ad un volere, dominati e mossi dall'insaziabile bramosia di beni senza limiti.
    Giovanni Paolo II, udienza generale 2 settembre 1998
    Proprio perché Cristo mi ha liberato col suo amore, donandomi il suo Spirito, io posso e devo donarmi liberamente per amore al prossimo. Questa profonda verità è espressa dalla Prima Lettera dell'apostolo Giovanni: "Da questo abbiamo conosciuto l'amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli" (1 Gv 3,16). Il comandamento "nuovo" di Gesù riassume la legge della grazia; l'uomo che l'accoglie realizza la sua libertà in maniera più piena: "Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15,12-13). A questo vertice dell'amore, raggiunto da Cristo Crocifisso, nessuno può pervenire senza l'aiuto del Paraclito. (...) Questa "legge nuova" di libertà e d'amore è personificata in Gesù Cristo, ma al tempo stesso, in totale dipendenza da Lui e dalla sua redenzione, si esprime nella Madre di Dio.
    Francesco, udienza generale 29 settembre 2021
    E questo è il nostro Dio, così tanto buono, misericordioso, paziente, pieno di misericordia, che continuamente dà il perdono, continuamente. Lui perdona, e la giustificazione è Dio che perdona dall’inizio ognuno, in Cristo. La misericordia di Dio che dà il perdono. Dio, infatti, attraverso la morte di Gesù - e questo dobbiamo sottolinearlo: attraverso la morte di Gesù – ha distrutto il peccato e ci ha donato in maniera definitiva il perdono e la salvezza. Così giustificati, i peccatori sono accolti da Dio e riconciliati con Lui. È come un ritorno al rapporto originario tra il Creatore e la creatura, prima che intervenisse la disobbedienza del peccato. La giustificazione che Dio opera, pertanto, ci permette di recuperare l’innocenza perduta con il peccato. Come avviene la giustificazione? Rispondere a questo interrogativo equivale a scoprire un’altra novità dell’insegnamento di San Paolo: che la giustificazione avviene per grazia. Solo per grazia: noi siamo stati giustificati per pura grazia. “Ma io non posso, come fa qualcuno, andare dal giudice e pagare perché mi dia giustizia?”. No, in questo non si può pagare, ha pagato uno per tutti noi: Cristo. E da Cristo che è morto per noi viene quella grazia che il Padre dà a tutti: la giustificazione avviene per grazia.
    9 min
  • Ep. 295 - Papale papale - "Miracolo"
    Francesco, Angelus 9 luglio 2023
    Fratelli e sorelle, la nostra vita, se ci pensiamo, è piena di miracoli: è piena di gesti d’amore, segni della bontà di Dio. Di fronte ad essi, però, anche il nostro cuore può restare indifferente e diventare abitudinario, curioso incapace di stupirsi, di lasciarsi “impressionare”. Un cuore chiuso, un cuore blindato, e questo non ha la capacità di stupirsi. Impressionare è un bel verbo che fa venire in mente la pellicola di un fotografo. Ecco l’atteggiamento giusto davanti alle opere di Dio: fotografare nella mente le sue opere, perché si imprimano nel cuore, per poi svilupparle nella vita, attraverso tanti gesti di bene, così che la “fotografia” di Dio-amore diventi sempre più luminosa in noi e attraverso di noi.
    Giovanni XXIII, radiomessaggio in occasione del Natale 22 dicembre 1962
    Unum sint, unum sint! « Che siano tutti una cosa sola, come tu sei in me, o Padre, e io in te, che siano anch'essi una sola cosa in noi: onde creda il mondo che tu mi hai mandato » [9]. Questa è la spiegazione ultima del miracolo di amore, iniziato a Betlemme, di cui i pastori e i magi furono le primizie: la salvezza di tutte le anime, la loro unione nella fede e nella carità, attraverso la Chiesa visibile da Cristo fondata.
    Ut unum sint! È il disegno del Redentore Divino, che dobbiamo attuare, venerabili Fratelli, e resta grave impegno, affidato alla coscienza di ciascuno. Nell'ultimo giorno del giudizio particolare e del giudizio universale sarà chiesto a questa coscienza, non se ha fatto l'unità, ma se per essa ha pregato, lavorato e sofferto; se si è imposta disciplina saggia e prudente, paziente e lungimirante; e se ha dato vigore agli slanci della carità.
    Paolo VI, Angelus 8 agosto 1976
    Bolsena è celebre per il suo miracolo, avvenuto nel 1263, quando un Sacerdote boemo pellegrino di passaggio, celebrando la S. Messa sull’altare della martire, ancora tanto onorata a Bolsena, tormentato dal dubbio circa la reale presenza di Gesù Cristo nell’Eucaristia, cioè circa la «transustanziazione» del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue del Signore, vede che il Sangue bagna la piccola tovaglia, detta Corporale, sulla quale è compiuto il santo rito del sacrificio eucaristico. Meraviglia e stupore dei presenti. Subito il sacro Corporale, macchiato dal Sangue divino, fu portato alla vicina Orvieto, dove allora risiedeva il Papa, nostro lontano predecessore, Urbano IV (1261-1264), il quale, verificato il prodigio, istituì la festa del « Corpus Domini », dando così estensione in tutta la Chiesa al culto pubblico e solenne dell’Eucaristia, già diffuso in quegli anni nelle Fiandre.
    Benedetto XVI, Angelus 31 luglio 2011
    Il Vangelo descrive il miracolo della moltiplicazione dei pani, che Gesù compie per una moltitudine di persone che lo hanno seguito per ascoltarlo ed essere guariti da varie malattie (cfr Mt 14,14). Sul far della sera, i discepoli suggeriscono a Gesù di congedare la folla, perché possa andare a rifocillarsi. Ma il Signore ha in mente qualcos’altro: “Voi stessi date loro da mangiare” (Mt 14,16). Essi, però, non hanno “altro che cinque pani e due pesci”. Gesù allora compie un gesto che fa pensare al sacramento dell’Eucaristia: “Alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla (Mt 14,19). Il miracolo consiste nella condivisione fraterna di pochi pani che, affidati alla potenza di Dio, non solo bastano per tutti, ma addirittura avanzano, fino a riempire dodici ceste. Il Signore sollecita i discepoli affinché siano loro a distribuire il pane per la moltitudine; in questo modo li istruisce e li prepara alla futura missione apostolica: dovranno infatti portare a tutti il nutrimento della Parola di vita e del Sacramento.
    10 min
  • Ep. 294 - Papale papale - "Creato"
    Francesco, udienza generale 16 settembre 2020
    Sfruttare il creato: questo è il peccato. Crediamo di essere al centro, pretendendo di occupare il posto di Dio e così roviniamo l’armonia del creato, l’armonia del disegno di Dio. Diventiamo predatori, dimenticando la nostra vocazione di custodi della vita. Certo, possiamo e dobbiamo lavorare la terra per vivere e svilupparci. Ma il lavoro non è sinonimo di sfruttamento, ed è sempre accompagnato dalla cura: arare e proteggere, lavorare e prendersi cura… Questa è la nostra missione (cfr Gen 2,15). Non possiamo pretendere di continuare a crescere a livello materiale, senza prenderci cura della casa comune che ci accoglie. I nostri fratelli più poveri e la nostra madre terra gemono per il danno e l’ingiustizia che abbiamo provocato e reclamano un’altra rotta. Reclamano da noi una conversione, un cambio di strada: prendersi cura anche della terra, del creato.
    Giovanni Paolo II, udienza generale 5 marzo 1986
    L’onnipotenza rivela anche l’amore di Dio che, creando, dona l’esistenza ad esseri diversi da lui e insieme differenti tra di loro. La realtà del suo dono permea tutto l’essere e l’esistere del creato. Creare significa donare (donare soprattutto l’esistenza). E colui che dona, ama. Lo afferma l’Autore del Libro della Sapienza, quando esclama: “Tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato, se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure creata”; (Sap 11, 24) e aggiunge: “Tu risparmi tutte le cose, perché tutte son tue, Signore, amante della vita” (Sap 11, 26).
    L’amore di Dio è disinteressato: mira soltanto a che il bene venga all’esistenza, perduri e si sviluppi secondo la dinamica che gli è propria. Dio Creatore è Colui “che tutto opera efficacemente, conforme alla sua volontà” (Ef 1, 11). E tutta l’opera della creazione appartiene al piano della salvezza, il misterioso progetto “nascosto da secoli nella mente di Dio, creatore dell’Universo” (Ef 3, 9). Mediante l’atto della creazione del mondo, e in particolare dell’uomo, il piano della salvezza inizia a realizzarsi. La creazione è opera della Sapienza che ama, come la Sacra Scrittura ricorda a più riprese.
    Giovanni XXIII, Angelus 12 agosto 1962
    In quest'ora amiamo associare alle intenzioni della Nostra preghiera il giovane pilota dello spazio. Diletti figli appartenenti a tutte le genti, voi siete qui adunati come buoni fratelli, mentre il pilota sta esperimentando, in modo quasi decisivo e certo determinante, le capacità intellettuali, morali e fisiche dell'uomo, e continua quella esplorazione del creato, che la Sacra Scrittura incoraggia nelle sue prime pagine: Ingredimini super terram et replete eam.
    I popoli, e in particolare le giovani generazioni, seguono con entusiasmo gli sviluppi delle mirabili ascensioni e navigazioni spaziali. Oh! come vorremmo che queste intraprese assumessero significato di omaggio reso a Dio creatore e legislatore supremo.
    Benedetto XVI, udienza generale 26 agosto 2009
    Il creato, materia strutturata in modo intelligente da Dio, è affidato dunque alla responsabilità dell’uomo, il quale è in grado di interpretarlo e di rimodellarlo attivamente, senza considerarsene padrone assoluto. L’uomo è chiamato piuttosto ad esercitare un governo responsabile per custodirlo, metterlo a profitto e coltivarlo, trovando le risorse necessarie per una esistenza dignitosa di tutti. Con l’aiuto della stessa natura e con l’impegno del proprio lavoro e della propria inventiva, l’umanità è veramente in grado di assolvere al grave dovere di consegnare alle nuove generazioni una terra che anch’esse, a loro volta, potranno abitare degnamente e coltivare ulteriormente (cfr Caritas in veritate, 50). Perché ciò si realizzi, è indispensabile lo sviluppo di “quell’alleanza tra essere umano e ambiente, che deve essere specchio dell’amore creatore di Dio”, riconoscendo che noi tutti proveniamo da Dio e verso Lui siamo tutti in cammino.
    10 min
  • Ep. 293 - Papale papale - "Cristiani"
    Paolo VI, udienza generale 18 luglio 1973
    L'antico Catechismo cominciava con una domanda strana, che sembrava superflua, come un lume acceso alla luce del sole: «siete voi cristiano?», e la risposta risultava molto facile, di prima evidenza: «sì, io sono cristiano, per grazia di Dio». Quella prima battuta della dottrina religiosa aveva tuttavia due meriti dialettici, che la rendono ancora per noi attuale e sapiente: il merito d’essere posta in forma di dialogo; e il dialogo conserva oggi la sua piena validità nel discorso religioso; e di più il merito di rendere cosciente ciò che l’abitudine facilmente priva del suo carattere originale ed importante, e fa sembrare del tutto ovvio e connaturato; e questo intento di mettere in evidenza interiore il fatto di essere cristiano assume oggi un significato nuovo, quello, quasi polemico, d’un confronto con un mondo circostante che cristiano non è, o che almeno tale non si professa. Siamo alla questione, tanto tormentata ai nostri giorni, dell’«identità» del cristiano, la quale aggredisce la sua coscienza a tutti i livelli: chi è il cristiano, in fin dei conti? Chi è il credente? Chi è il cattolico nel confronto con chi non lo è? Chi è il prete? Chi è il religioso? Chi è il laico?
    Giovanni Paolo II, conclusione della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 25 gennaio 2001
    Dopo secoli di separazione, di incomprensioni, di indifferenza e, purtroppo, di contrapposizioni, è rinata nei cristiani la consapevolezza che la fede in Cristo li unisce, e che essa è una forza capace di superare ciò che li separa (cfr Lettera Enciclica Ut unum sint, 20). Per grazia dello Spirito Santo, con il Concilio Vaticano II, la Chiesa cattolica si è impegnata in modo irreversibile a percorrere la via della ricerca ecumenica (cfr ib., 3).
    Non si debbono e non si possono sminuire le differenze tuttora esistenti tra di noi. Il vero impegno ecumenico non ricerca compromessi e non fa concessioni per quanto attiene la Verità. Esso sa che le separazioni tra i cristiani sono contrarie alla volontà di Cristo; sa che esse sono uno scandalo, che indebolisce la voce del Vangelo. Il suo sforzo non è di ignorarle, ma di superarle.
    Benedetto XVI, udienza generale 18 gennaio 2012
    La piena e visibile unità dei cristiani, a cui aneliamo, esige che ci lasciamo trasformare e conformare, in maniera sempre più perfetta, all’immagine di Cristo. L’unità per la quale preghiamo richiede una conversione interiore, sia comune che personale. Non si tratta semplicemente di cordialità o di cooperazione, occorre soprattutto rafforzare la nostra fede in Dio, nel Dio di Gesù Cristo, che ci ha parlato e si è fatto uno di noi; occorre entrare nella nuova vita in Cristo, che è la nostra vera e definitiva vittoria; occorre aprirsi gli uni agli altri, cogliendo tutti gli elementi di unità che Dio ha conservato per noi e sempre nuovamente ci dona; occorre sentire l’urgenza di testimoniare all’uomo del nostro tempo il Dio vivente, che si è fatto conoscere in Cristo.
    Pio XII, radiomessaggio ai fedeli romani 10 febbraio 1952
    Accogliete con nobile impeto di dedizione, riconoscendola come chiamata di Dio e degna ragione di vita, la santa consegna, che il vostro Pastore e Padre oggi vi affida: dare inizio a un potente risveglio di pensiero e di opere. Risveglio che impegni tutti, senza evasioni di sorta, il clero ed il popolo, le autorità, le famiglie, i gruppi, ogni singola anima, sul fronte del rinnovamento totale della vita cristiana, sulla linea della difesa dei valori morali, nell'attuazione della giustizia sociale, nella ricostruzione dell'ordine cristiano, cosicchè anche il volto esterno dell'Urbe, dai tempi apostolici centro della Chiesa, appaia in breve tempo fulgido di santità e di bellezza.
    L'Urbe, su cui ogni età ha impresso l'orma di gloriose attuazioni, divenute poi eredità delle genti, riceva da questo secolo, dagli uomini che oggi la popolano, l'aureola di promotrice della salvezza comune in un tempo in cui contrastanti forze si contendono il mondo. Tanto sperano da lei i popoli cristiani, e soprattutto aspettano azione!
    10 min
  • Ep. 292 - Papale papale - "Catechismo"
    Francesco, Santa Messa per la giornata dei catechisti 29 settembre 2013
    San Paolo raccomanda al suo discepolo e collaboratore Timoteo soprattutto una cosa: Ricordati, ricordati di Gesù Cristo, risorto dai morti, che io annuncio e per il quale soffro (cfr 2 Tm 2,8-9). Ma l’Apostolo può dire questo perché lui per primo si è ricordato di Cristo, che lo ha chiamato quando era persecutore dei cristiani, lo ha toccato e trasformato con la sua Grazia.
    Il catechista allora è un cristiano che porta in sé la memoria di Dio, si lascia guidare dalla memoria di Dio in tutta la sua vita, e la sa risvegliare nel cuore degli altri. E’ impegnativo questo! Impegna tutta la vita! Lo stesso Catechismo che cos’è se non memoria di Dio, memoria della sua azione nella storia, del suo essersi fatto vicino a noi in Cristo, presente nella sua Parola, nei Sacramenti, nella sua Chiesa, nel suo amore? Cari catechisti, vi domando: siamo noi memoria di Dio? Siamo veramente come sentinelle che risvegliano negli altri la memoria di Dio, che scalda il cuore?
    Giovanni XXIII, radiomessaggio natalizio 22 dicembre 1960
    Tutte le vie del Signore sono verità. Il Signore ama la verità, la grazia e la gloria. Il Signore ama la verità, la grazia e la gloria. Come è bello in questa luce l'invito all'uomo a dir sempre la verità col prossimo suo, e come è forte e terribile il comandamento a non dire mai il falso contro il prossimo suo: Non loqueris falsum testimonium contra proaimum tuum;  ed a giudicare con verità e con intendimento di pace sulle porte di casa: loquimini veritatem unusquisque cum proximo suo: veritatem et iudicium pacis indicate in portis vestris.
    S. Pietro Canisio, Dottore della Chiesa, nella sua celebre Summa Doctrinae Christianae, che fu il catechismo di intere generazioni, esprimeva la parte negativa e la positiva di questo precetto con parole penetranti e convincenti.
    Pio XII, discorso in onore di Papa Pio X, 3 giugno 1951
    Una celeste letizia inonda il Nostro cuore; un inno di lode e di gratitudine all'Onnipotente prorompe dalle Nostre labbra per averci il Signore concesso di elevare all'onore degli altari il Beato Nostro Predecessore, Pio X.
    (...) A noi mostrarvi questo grande Pontefice, sia pure con incompleti cenni, come difensore della fede ed araldo della verità eterna. Fautore delle scienze sacre e profane. Autore del codice di diritto canonico, capolavoro del suo Pontificato, per cui il suo nome dovrà essere per sempre celebrato accanto a quelli di Innocenzo III, Onorio III, Gregorio IX. Questo padre santificatore del clero, promotore della dottrina cristiana e dell’insegnamento catechistico, antesignano e autore in alcune parti dell’Azione Cattolica, precursore della conciliazione tra la Chiesa e lo Stato in Italia.
    Benedetto XVI, Angelus 3 luglio 2005
    Cari fratelli e sorelle, quanto è necessario che, in quest’inizio del terzo millennio, l’intera comunità cristiana proclami, insegni e testimoni integralmente le verità della fede, della dottrina e della morale cattolica in maniera unanime e concorde! All’auspicato rinnovamento della catechesi e dell’evangelizzazione possa contribuire anche il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, perché tutti i cristiani - ragazzi, giovani ed adulti, famiglie e comunità -, docili all’azione dello Spirito Santo, diventino in ogni ambiente catechisti ed evangelizzatori, aiutando gli altri ad incontrare Cristo. Lo chiediamo con fiducia alla Vergine Madre di Dio, Stella dell’evangelizzazione.
    9 min
  • Ep. 291 - Papale papale - "Gregge"
    Benedetto XVI, udienza generale 5 ottobre 2011
    «Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla»: così inizia questa bella preghiera, evocando l’ambiente nomade della pastorizia e l’esperienza di conoscenza reciproca che si stabilisce tra il pastore e le pecore che compongono il suo piccolo gregge. L’immagine richiama un’atmosfera di confidenza, intimità, tenerezza: il pastore conosce le sue pecorelle una per una, le chiama per nome ed esse lo seguono perché lo riconoscono e si fidano di lui (cfr Gv 10,2-4). Egli si prende cura di loro, le custodisce come beni preziosi, pronto a difenderle, a garantirne il benessere, a farle vivere in tranquillità. Nulla può mancare se il pastore è con loro. A questa esperienza fa riferimento il Salmista, chiamando Dio suo pastore, e lasciandosi guidare da Lui verso pascoli sicuri:
    «Su pascoli erbosi mi fa riposare,
    ad acque tranquille mi conduce.
    Rinfranca l’anima mia,
    mi guida per il giusto cammino
    a motivo del suo nome» (vv. 2-3).
    La visione che si apre ai nostri occhi è quella di prati verdi e fonti di acqua limpida, oasi di pace verso cui il pastore accompagna il gregge.
    Giovanni Paolo II, udienza generale 16 maggio 1979
    Il buon pastore conosce le sue pecore, le loro esigenze, le loro necessità. Le aiuta a districarsi dal peccato, a vincere gli ostacoli e le difficoltà che incontrano. A differenza del mercenario, egli va in cerca di esse, le aiuta a portare il loro peso e sa sempre incoraggiarle. Medica le loro ferite e le cura con la grazia, soprattutto attraverso il sacramento della Riconciliazione.
    Infatti, il Papa, il Vescovo e il Sacerdote non vivono per se stessi ma per i fedeli, così come i genitori vivono per i figli e come Cristo si diede al servizio dei suoi Apostoli: “Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti” (Mt 20,28).
    4Cristo Signore nella sua allegoria del Buon Pastore pronuncia ancora queste parole: “E ho altre pecore che non sono di quest’ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore” (Gv 10,16).
    Giovanni XXIII, discorso al Sacro Collegio 22 febbraio 1962
    Super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam ...: et tibi dabo claves regni caelorum.
    Che cosa significano queste chiavi, affidate personalmente a Simone di Giovanni, a Pietro, se non l'indicazione del governo universale della Chiesa affidato a lui? Da Gerusalemme ad Antiochia, e da questa città al centro dell'impero di Roma, sotto il soffio dello Spirito Santo, il cammino dell'Apostolo è aperto ormai verso il mondo : a lui il Signore ha affidato le pecore e gli agnelli : Pasce agnos, pasce oves. (...) Da questa cattedra viene consacrato per sempre l'episcopato della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. Da Cristo a Pietro, e da Pietro ai singoli pastori del gregge cristiano, l'autorità delle chiavi, discesa dal Cielo nella persona del Romano Pontefice, da questi si diffonde, attraverso i Vescovi, sull'intera società cristiana, a direzione ed a santificazione dell'umanità redenta dal Sangue di Cristo.
    Francesco, Regina Caeli 21 aprile 2024
    Gesù non è solo un bravo pastore che condivide la vita del gregge; Gesù è il Buon Pastore, che per noi ha sacrificato la vita e, risorto, ci ha dato il suo Spirito.
    Ecco cosa vuole dirci il Signore con l’immagine del Buon Pastore: non solo che Lui è la guida, il Capo del gregge, ma soprattutto che pensa a ciascuno di noi, e ci pensa come all’amore della sua vita. Pensiamo a questo: io per Cristo sono importante, Lui mi pensa, sono insostituibile, valgo il prezzo infinito della sua vita. E questo non è un modo di dire: Lui ha dato veramente la vita per me, è morto e risorto per me. Perché? Perché mi ama e trova in me una bellezza che io spesso non vedo.
    9 min
  • Ep. 290 - Papale papale - "Pastore"
    Francesco, Regina Caeli 11 maggio 2014
    L’evangelista Giovanni ci presenta (...) l’immagine di Gesù Buon Pastore. Contemplando questa pagina del Vangelo, possiamo comprendere il tipo di rapporto che Gesù aveva con i suoi discepoli: un rapporto basato sulla tenerezza, sull’amore, sulla reciproca conoscenza e sulla promessa di un dono incommensurabile: «Io sono venuto – dice Gesù – perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10). Tale rapporto è il modello delle relazioni tra i cristiani e delle relazioni umane.
    Molti anche oggi, come ai tempi di Gesù, si propongono come “pastori” delle nostre esistenze; ma solo il Risorto è il vero Pastore, che ci dà la vita in abbondanza. Invito tutti ad avere fiducia nel Signore che ci guida. Ma non solo ci guida: egli ci accompagna, cammina con noi. Ascoltiamo con mente e cuore aperti la sua Parola, per alimentare la nostra fede, illuminare la nostra coscienza e seguire gli insegnamenti del Vangelo.
    Giovanni Paolo II, ordinazione di 31 presbiteri 25 aprile 1999
    "Io sono il buon pastore . . ., conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me" (Canto al Vangelo).
    (...) Gesù applica a sé questa similitudine (cfr Gv 10, 6), radicata nell'Antico Testamento e tanto cara alla tradizione cristiana. Cristo è il Buon Pastore che, morendo in croce, dà la vita per le sue pecore. Si stabilisce così una profonda comunione tra il Buon Pastore ed il proprio gregge. Gesù, scrive l'Evangelista, "chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori . . . e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce" (Gv 10, 3-4). Una consuetudine consolidata, una conoscenza reale e un'appartenenza reciproca uniscono Pastore e pecore: egli si prende cura di loro; esse si fidano di lui e fedelmente lo seguono.
    Benedetto XVI, Regina Caeli 29 aprile 2007
    Vi invito a ricordare quanti il Signore continua a chiamare per nome, come fece un giorno con gli Apostoli sulla riva del Lago di Galilea, perché diventino "pescatori di uomini", cioè suoi più diretti collaboratori nell'annuncio del Vangelo e nel servizio del Regno di Dio in questo nostro tempo. Domandiamo per tutti i sacerdoti il dono della perseveranza: che si mantengano fedeli alla preghiera, celebrino la santa Messa con devozione sempre rinnovata, vivano in ascolto della Parola di Dio ed assimilino giorno dopo giorno gli stessi sentimenti ed atteggiamenti di Gesù Buon Pastore. Preghiamo, poi, per chi si prepara al ministero sacerdotale e per i formatori nei Seminari di Roma, d'Italia e del mondo intero; preghiamo per le famiglie, perché in esse continui a sbocciare e maturare il "seme" della chiamata al ministero presbiterale.
    Giovanni Paolo I, discorso al clero romano 7 settembre 1978
    I sacerdoti, in un certo grado, sono tutti guide e pastori, ma hanno poi tutti la giusta idea di quello che comporta veramente essere pastore di una Chiesa particolare, ossia Vescovo? Gesù, pastore supremo, di sé, da una parte, ha detto: « Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra »(3), dall'altra ha soggiunto: « Son venuto per servire »(4) ed ha lavato i piedi ai suoi Apostoli. In lui andavano dunque insieme potere e servizio. Qualcosa di simile va detto degli Apostoli e dei Vescovi. « Praesumus - diceva Agostino - si prosumus »(5); noi Vescovi presiediamo, se serviamo: è giusta la nostra presidenza se si risolve in servizio o si svolge a scopo di servizio, con spirito e stile di servizio. Questo servizio episcopale, però, verrebbe a mancare, se il Vescovo non volesse esercitare i poteri ricevuti. Diceva ancora Agostino: « il Vescovo, che non serve il pubblico (predicando, guidando), è soltanto foeneus custos, uno spaventapasseri messo nei vigneti, perché gli uccelli non becchino le uve ».
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