Papale papale

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Papale papale episodes

  • Ep. 318 - Papale papale - "Sviluppo"
    Pio XII, radiomessaggio in occasione della Giornata della famiglia 23 marzo 1952
    La famiglia è la culla della nascita e dello sviluppo di una nuova vita, la quale, affinché non perisca, ha bisogno di essere curata ed educata: diritto, questo, e dovere fondamentale dato e imposto immediatamente da Dio ai genitori. Contenuto e scopo dell’educazione nell’ordine naturale è lo sviluppo del bambino per divenire un uomo completo: contenuto e scopo dell’educazione cristiana è la formazione del nuovo essere umano, rinato nel battesimo, a perfetto cristiano. Tale obbligo, che fu sempre costume e vanto delle famiglie cristiane, è solennemente sancito dal canone 1113 del Codice di diritto canonico, che suona così: «Parentes gravissima obligatione tenentur prolis educationem tum religiosam et moralem, tum physicam et civilem pro viribus curandi, et etiam temporali eorum bono providenti ». « I genitori hanno il gravissimo obbligo di curare con tutte le loro forze l’educazione, così religiosa e morale, come fisica e civile, dei loro figli, e di provvedere anche al loro benessere temporale ».
    Paolo VI, Angelus 20 luglio 1969
    Oggi, lo sviluppo scientifico ed operativo dell’umanità arriva ad un traguardo che sembrava irraggiungibile: il pensiero e la azione dell’uomo dove potranno ancora arrivare? L’ammirazione, l’entusiasmo, la passione per gli strumenti, per i prodotti dell’ingegno e della mano dell’uomo ci affascinano, forse fino alla follia. E qui è il pericolo: da questa possibile idolatria dello strumento noi dovremo guardarci. È vero che lo strumento moltiplica oltre ogni limite l’efficienza dell’uomo; ma questa efficienza è sempre a suo vantaggio? Lo fa più buono? più uomo? O non potrebbe lo strumento imprigionare l’uomo che lo produce e renderlo servo del sistema di vita che lo strumento nella sua produzione e nel suo uso impone al proprio padrone? Tutto ancora dipende dal cuore dell’uomo.
    Benedetto XVI, udienza generale 8 luglio 2009
    La mia nuova Enciclica Caritas in veritate... si ispira per la sua visione fondamentale ad un passo della lettera di san Paolo agli Efesini, dove l’Apostolo parla dell’agire secondo verità nella carità: “Agendo – lo abbiamo sentito ora -secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a Lui, che è il capo, Cristo” (4,15). La carità nella verità è quindi la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera. Per questo, attorno al principio “caritas in veritate”, ruota l’intera dottrina sociale della Chiesa. Solo con la carità, illuminata dalla ragione e dalla fede, è possibile conseguire obiettivi di sviluppo dotati di valenza umana e umanizzante. La carità nella verità “è principio intorno a cui ruota la dottrina sociale della Chiesa, un principio che prende forma operativa in criteri orientativi”.
    Francesco, discorso ai membri della Pontificia Accademia per la Vita 20 febbraio 2023
    In passato la connessione tra culture, attività sociali e ambiente, grazie a interazioni meno fitte e ad effetti più lenti, risultava meno impattante. Oggi, invece, il rapido sviluppo dei mezzi tecnici rende più intensa ed evidente l’interdipendenza tra l’uomo e la “casa comune”, come già riconosceva San Paolo VI nella Populorum progressio [4]. Anzi, la forza e l’accelerazione degli interventi è tale da produrre mutazioni significative – perché c’è un’accelerazione geometrica, non matematica –, sia nell’ambiente che nelle condizioni di vita dell’uomo, con effetti e sviluppi non sempre chiari e prevedibili. Lo stanno dimostrando varie crisi, da quella pandemica a quella energetica, da quella climatica a quella migratoria, le cui conseguenze si ripercuotono le une sulle altre, amplificandosi a vicenda. Un sano sviluppo tecnologico non può non tener conto di questi complessi intrecci.
    9 min
  • Ep. 317 - Papale papale - "Progresso"
    Benedetto XVI, Angelus 12 luglio 2009
    Già il grande Pontefice Paolo VI, nell’Enciclica Populorum progressio, aveva riconosciuto e indicato l’orizzonte mondiale della questione sociale. Proseguendo sulla medesima strada, anch’io ho avvertito il bisogno di dedicare la Caritas in veritate a tale questione, che nel nostro tempo è diventata “radicalmente questione antropologica”, nel senso cioè che essa implica il modo stesso di concepire l’essere umano sempre più posto nelle mani dell’uomo stesso dalle moderne biotecnologie (cfr ibid. 75). Le soluzioni ai problemi attuali dell’umanità non possono essere solo tecniche, ma devono tener conto di tutte le esigenze della persona, che è dotata di anima e corpo. Potrebbe infatti disegnare foschi scenari per il futuro dell’umanità “l’assolutismo della tecnica”, che trova la sua massima espressione in talune pratiche contrarie alla vita. Gli atti che non rispettano la vera dignità della persona, anche quando sembrano motivati da una “scelta di amore”, in realtà sono il frutto di una “concezione materiale e meccanicistica della vita umana”, che riduce l’amore senza verità a “un guscio vuoto da riempire arbitrariamente” e può così comportare effetti negativi per lo sviluppo umano integrale.
    Giovanni XXIII, Angelus 12 agosto 1962
    Diletti figli appartenenti a tutte le genti, voi siete qui adunati come buoni fratelli, mentre il pilota sta esperimentando, in modo quasi decisivo e certo determinante, le capacità intellettuali, morali e fisiche dell'uomo, e continua quella esplorazione del creato, che la Sacra Scrittura incoraggia nelle sue prime pagine: Ingredimini super terram et replete eam.
    I popoli, e in particolare le giovani generazioni, seguono con entusiasmo gli sviluppi delle mirabili ascensioni e navigazioni spaziali. Oh! come vorremmo che queste intraprese assumessero significato di omaggio reso a Dio creatore e legislatore supremo.
    Questi storici avvenimenti come saranno segnati negli annali della conoscenza scientifica del cosmo, così possano divenire espressione di vero e pacifico progresso, a solido fondamento della umana fraternità.
    Paolo VI Regina Caeli 2 aprile 1967
    Avrete forse letto la Nostra recente Enciclica sul «Progresso dei popoli» e avrete certo sentito i vari commenti che se ne fanno. Vi invitiamo oggi a pregare affinché questo documento sia compreso per ciò che vuol essere: e cioè come un messaggio alla Chiesa e al mondo per la giustizia e per la pace, ed affinché esso porti speranze buone e legittime alle nazioni bisognose ed in via di sviluppo; ed infonda nello stesso tempo - ciò che è più difficile - nuovi sentimenti e nuovi propositi di generosità e di solidarietà in quanti posseggono beni economici e beni culturali, da rendere disponibili per i popoli meno abbienti. Questa Nostra parola tocca problemi gravi e difficili; ma Noi facciamo voti che essa conforti gli sforzi, già iniziati da tanti enti e uomini buoni e competenti, a darvi graduale e positiva soluzione.
    Giovanni Paolo II, udienza generale 25 giugno 1986
    L’uomo, oggi più che in ogni altro tempo, è particolarmente sensibile alla grandezza e all’autonomia del suo compito di investigatore e dominatore delle forze della natura. È tuttavia doveroso notare che vi è un grave ostacolo nello sviluppo e nel progresso del mondo. Esso è costituito dal peccato e dalla chiusura che esso comporta, cioè dal male morale. Di questa situazione dà ampia testimonianza la costituzione conciliare Gaudium et Spes (Gaudium et Spes, 13). Riflette infatti il Concilio: “Costituito da Dio in uno stato di santità, l’uomo, tentato dal maligno, fin dagli inizi della storia abusò della sua libertà, erigendosi contro Dio e bramando di conseguire il suo fine al di fuori di Dio”.
    Per cui, come inevitabile conseguenza “il progresso umano, che pure è un grande bene dell’uomo, porta con sé una grande tentazione: infatti, sconvolto l’ordine dei valori e mescolando il male con il bene, gli individui e i gruppi guardano solamente alle cose proprie, non a quelle degli altri.
    10 min
  • Ep. 316 - Papale papale - "Peso"
    Francesco, Angelus 6 luglio 2014
    Gesù promette di dare ristoro a tutti, ma ci fa anche un invito, che è come un comandamento: «Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29). Il “giogo” del Signore consiste nel caricarsi del peso degli altri con amore fraterno. Una volta ricevuto il ristoro e il conforto di Cristo, siamo chiamati a nostra volta a diventare ristoro e conforto per i fratelli, con atteggiamento mite e umile, ad imitazione del Maestro. La mitezza e l’umiltà del cuore ci aiutano non solo a farci carico del peso degli altri, ma anche a non pesare su di loro con le nostre vedute personali, i nostri giudizi, le nostre critiche o la nostra indifferenza.
    Paolo VI, Angelus 31 dicembre 1972
    Non vogliamo rinunciare a manifestarvi subito il sollievo e la speranza che ha portato a noi, come al mondo intero, la notizia, giuntaci nel pomeriggio di ieri, della sospensione dei bombardamenti americani sul Vietnam del Nord, al di sopra del 20° parallelo, e della imminente ripresa dei colloqui per il «cessate il fuoco» e, lo speriamo ardentemente, per una giusta e stabile pace nel Vietnam.
    È un raggio di luce che viene a diradare un poco le tenebre nelle quali minacciava di chiudersi tristemente il 1972 e di aprirsi pericolosamente l’anno nuovo. Esso solleva un peso che, dopo un periodo di attesa fiduciosa, era venuto a gravare ancor più dolorosamente sull’umanità e sul nostro cuore.
    Giovanni Paolo I, Angelus 27 agosto 1978
    Ieri mattina io sono andato alla Sistina a votare tranquillamente. Mai avrei immaginato quello che stava per succedere. Appena è cominciato il pericolo per me, i due colleghi che mi erano vicini mi hanno sussurrato parole di coraggio. Uno ha detto: «Coraggio! Se il Signore dà un peso, dà anche l'aiuto per portarlo ». E l'altro collega: « Non abbia paura, in tutto il mondo c'è tanta gente che prega per il Papa nuovo ». Venuto il momento, ho accettato. 
    Benedetto XVI, visita pastorale alla parrocchia romana Santa Maria Consolatrice 18 dicembre 2005
    Maria ci invita a dire anche noi questo “sì” che appare a volte così difficile. Siamo tentati di preferire la nostra volontà, ma Ella ci dice: “Abbi coraggio, dì anche tu: ‘Sia fatta la tua volontà’, perché questa volontà è buona. Inizialmente può apparire come un peso quasi insopportabile, un giogo che non è possibile portare; ma in realtà non è un peso la volontà di Dio, la  volontà di Dio ci dona ali per volare in alto, e cosi possiamo osare con Maria anche noi di aprire a Dio la porta della nostra vita, le porte di questo mondo, dicendo “sì” alla Sua volontà, nella consapevolezza che questa volontà è il vero bene e ci guida alla vera felicità. 
    9 min
  • Ep. 315 - Papale papale - "Redenzione"
    Francesco, udienza giubilare 10 settembre 2016
    La parola “redenzione” è poco usata, eppure è fondamentale perché indica la più radicale liberazione che Dio poteva compiere per noi, per tutta l’umanità e per l’intera creazione. Sembra che l’uomo di oggi non ami più pensare di essere liberato e salvato da un intervento di Dio; l’uomo di oggi si illude infatti della propria libertà come forza per ottenere tutto. Si vanta anche di questo. Ma in realtà non è così. Quante illusioni vengono vendute sotto il pretesto della libertà e quante nuove schiavitù si creano ai nostri giorni in nome di una falsa libertà! Tanti, tanti schiavi: “Io faccio questo perché voglio farlo, io prendo la droga perché mi piace, sono libero, io faccio quell’altro”. Sono schiavi! Diventano schiavi in nome della libertà. Tutti noi abbiamo visto persone del genere che alla fine finiscono per terra. Abbiamo bisogno che Dio ci liberi da ogni forma di indifferenza, di egoismo e di autosufficienza.
    Benedetto XVI, udienza generale 4 gennaio 2006
    A questo mistero grandioso della redenzione dedichiamo ora uno sguardo contemplativo e lo facciamo con le parole di san Proclo di Costantinopoli, morto nel 446. Egli nella sua Prima omelia sulla Madre di Dio Maria ripropone il mistero della Redenzione come conseguenza dell'Incarnazione.
    Dio, infatti, ricorda il Vescovo, si è fatto uomo per salvarci e così strapparci dal potere delle tenebre e ricondurci nel regno del Figlio diletto, come ricorda questo inno della Lettera ai Colossesi. "Chi ci ha redento non è un puro uomo - osserva Proclo -: tutto il genere umano infatti era asservito al peccato; ma neppure era un Dio privo di natura umana: aveva infatti un corpo. Che, se non si fosse rivestito di me, non m'avrebbe salvato. Apparso nel seno della Vergine, Egli si vestì del condannato. Lì avvenne il tremendo commercio, diede lo spirito, prese la carne" (8: Testi mariani del primo millennio, I, Roma 1988, p. 561).
    Siamo, quindi, davanti all'opera di Dio, che ha compiuto la Redenzione proprio perché anche uomo. 
    Giovanni Paolo II, discorso ai giovani seminaristi 3 marzo 1984
    Un mistero e un ministero: le due realtà vanno insieme. Certamente, si parla molto del sacerdozio ministeriale, ma questo costituisce in ciascuno di noi un mistero, un mistero divino, un mistero intimo, un mistero irripetibile, una realtà che si spiega nelle profondità della vita divina, dell’economia divina, dell’economia della salvezza, che si spiega tramite il mistero della Redenzione, che soprattutto si spiega nel mistero di Cristo, nella sua realtà divino-umana, nella sua mediazione, nella sua missione.
    Giovanni XXIII, radiomessaggio in occasione del Natale 23 dicembre 1959
    I richiami della Liturgia negli accenti del Papa Leone Magno già ci ammonivano con invito festoso: « Esultate nel Signore, O dilettissimi: allietatevi di spirituale giocondità, perché il giorno della redenzione si rinnova, il giorno della antica aspettazione, l'annunzio della eterna felicità »[1]. E accanto e quasi in coro con quella voce solenne e toccante, che ci viene dal secolo V, sentiamo come sollevarsi tutte insieme le voci imploranti dei Sommi Pontefici che governarono la Chiesa e prima e dopo le due guerre, che straziarono l'umanità in questo nostro secolo: le voci, più vicine a noi, dei diciannove messaggi natalizi del nostro Santo Padre Pio XII, di sempre tanto cara e felice memoria.
    Continuato invito dunque ad accelerare i nostri passi sulle vie di Betlemme, che per noi sono le vie della pace.
    10 min
  • Ep. 314 - Papale papale - "Polvere"
    Giovanni Paolo II, stazione quaresimale 13 febbraio 2002
    Al centro dell'attenzione dell'odierna celebrazione liturgica c'è , opportunamente illustrato dalle parole che l'accompagnano. E' l'imposizione delle ceneri, il cui significato, fortemente evocativo della condizione umana, viene sottolineato dalla prima formula contemplata dal rito: "Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai" (cfr Gn 3,19). Queste parole, tratte dal Libro della Genesi, richiamano la caducità dell'esistenza e invitano a considerare la vanità di ogni progetto terreno, quando l'uomo non fonda la sua speranza nel Signore.
    Paolo VI, omelia del Mercoledì delle Ceneri 8 febbraio 1978
    Il linguaggio della Liturgia ci ammonisce: «Ricordati, o uomo, che sei polvere e che in polvere ritornerai»; sono parole, che mettono a fuoco il problema non eludibile del nostro lento sprofondare nelle sabbie mobili del tempo e pongono con drammatica urgenza la «questione del senso» di questo nostro provvisorio emergere alla vita, per essere poi fatalmente risucchiati nell’ombra buia della morte. Davvero «in faccia alla morte, l’enigma della condizione umana diventa sommo».
    A questo enigma, voi lo sapete, la fede reca una risposta non evasiva. È risposta che si articola innanzitutto in una spiegazione e poi in una promessa. La spiegazione ci è consegnata in sintesi da San Paolo con le celebri parole: «Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato» (Rom. 5, 12).
    Benedetto XVI, Mercoledì delle Ceneri 22 febbraio 2012
    «Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai» (cfr Gen 3,19).
    Fermiamoci un momento su questo passo della Genesi. Esso conclude il giudizio pronunciato da Dio dopo il peccato originale: Dio maledice il serpente, che ha fatto cadere nel peccato l’uomo e la donna; poi punisce la donna annunciandole i dolori del parto e una relazione sbilanciata con il marito; infine punisce l’uomo, gli annuncia la fatica nel lavorare e maledice il suolo. «Maledetto il suolo per causa tua!» (Gen 3,17), a causa del tuo peccato. Dunque, l’uomo e la donna non sono maledetti direttamente come lo è invece il serpente, ma, a causa del peccato di Adamo, è maledetto il suolo, da cui egli era stato tratto. Rileggiamo il magnifico racconto della creazione dell’uomo dalla terra: «Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente. Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato» (Gen 2,7-8); così nel Libro della Genesi.
    Francesco, Santa Messa, Benedizione e imposizione delle Ceneri 26 febbraio 2020
    “Ricordati che sei polvere, e in polvere ritornerai” (cfr Gen 3,19). La polvere sul capo ci riporta a terra, ci ricorda che veniamo dalla terra e che in terra torneremo. Siamo cioè deboli, fragili, mortali. Nel corso dei secoli e dei millenni siamo di passaggio, davanti all’immensità delle galassie e dello spazio siamo minuscoli. Siamo polvere nell’universo. Ma siamo la polvere amata da Dio. Il Signore ha amato raccogliere la nostra polvere tra le mani e soffiarvi il suo alito di vita (cfr Gen 2,7). Così siamo polvere preziosa, destinata a vivere per sempre. Siamo la terra su cui Dio ha riversato il suo cielo, la polvere che contiene i suoi sogni. Siamo la speranza di Dio, il suo tesoro, la sua gloria.
    10 min
  • Ep. 313 - Papale papale - "Confessione"
    Francesco, celebrazione della penitenza 13 marzo 2015
    La trasformazione del cuore che ci porta a confessare i nostri peccati è “dono di Dio”. Da noi soli non possiamo. Il poter confessare i nostri peccati è un dono di Dio, è un regalo, è “opera sua” (cfr Ef 2,8-10). Essere toccati con tenerezza dalla sua mano e plasmati dalla sua grazia ci consente, pertanto, di avvicinarci al sacerdote senza timore per le nostre colpe, ma con la certezza di essere da lui accolti nel nome di Dio, e compresi nonostante le nostre miserie; e anche di accostarci senza un avvocato difensore: ne abbiamo uno solo, che ha dato la sua vita per i nostri peccati! E’ Lui che, con il Padre, ci difende sempre. Uscendo dal confessionale, sentiremo la sua forza che ridona la vita e restituisce l’entusiasmo della fede. Dopo la confessione saremo rinati.
    Benedetto XVI, discorso ai partecipanti al corso promosso dalla Penitenzieria apostolica 25 marzo 2011
    Cari sacerdoti, non trascurate di dare opportuno spazio all’esercizio del ministero della Penitenza nel confessionale: essere accolti ed ascoltati costituisce anche un segno umano dell’accoglienza e della bontà di Dio verso i suoi figli. L’integra confessione dei peccati, poi, educa il penitente all’umiltà, al riconoscimento della propria fragilità e, nel contempo, alla consapevolezza della necessità del perdono di Dio e alla fiducia che la Grazia divina può trasformare la vita. Allo stesso modo, l’ascolto delle ammonizioni e dei consigli del confessore è importante per il giudizio sugli atti, per il cammino spirituale e per la guarigione interiore del penitente. Non dimentichiamo quante conversioni e quante esistenze realmente sante sono iniziate in un confessionale!
    Giovanni Paolo II, discorso a gruppi di pellegrini diocesani, 3 marzo 1984
    Per compiere una fruttuosa confessione occorrono infatti una predisposizione interiore, una riprovazione del peccato commesso, col proposito di non peccare più: occorre, in una parola, una vera contrizione, cioè il dispiacere per l’offesa rivolta a Dio e per la maliziosa deformità del peccato.
    Non abbiate timore di ricorrere spesso alla virtù del sacramento della Penitenza. Esso può sembrare una cosa ardua per chi non ha mai fatto l’esperienza liberatrice e consolatrice dell’assoluzione sacramentale, ma colui che ne ha sperimentato i benefici sa che i momenti di una Confessione sincera sono fra i più confortanti e i più decisivi della vita. Cogliete, perciò, questa singolare occasione per restituire a questo sacramento tutta la devozione, la gratitudine e la gioia, che esso merita dalla vostra fede e dalla vostra pietà.
    Giovanni XXIII, radiomessaggio in occasione dell’inizio della Quaresima 27 febbraio 1963
    O Signore Gesù! che sul limitare della vostra vita pubblica vi ritiraste nel deserto, vogliate attrarre tutti gli uomini al raccoglimento che è inizio di conversione e di salute. (...) E come voi, agnello di innocenza, vi presentaste a Giovanni in atteggiamento di peccatore, attraete anche noi, Gesù, alle acque del Giordano.
    Là vogliamo accorrere per confessare i peccati nostri, e purificare le nostre anime. E come i cieli aperti annunziarono la voce del Padre vostro, che di voi, o Gesù, si compiaceva, così, superata vittoriosamente la prova, vissuto austeramente il periodo quadragesimale, su gli albori della vostra resurrezione, possiamo riudire nelle intimità nostre la stessa voce del Padre celeste, che in noi riconosce i figli suoi.
    9 min
  • Ep. 313 - Papale papale - "Pianto"
    Benedetto XVI, udienza generale 24 maggio 2006
    La scuola della fede non è una marcia trionfale, ma un cammino cosparso di sofferenze e di amore, di prove e di fedeltà da rinnovare ogni giorno. Pietro che aveva promesso fedeltà assoluta, conosce l’amarezza e l’umiliazione del rinnegamento: lo spavaldo apprende a sue spese l’umiltà. Anche Pietro deve imparare a essere debole e bisognoso di perdono. Quando finalmente gli cade la maschera e capisce la verità del suo cuore debole di peccatore credente, scoppia in un liberatorio pianto di pentimento. Dopo questo pianto egli è ormai pronto per la sua missione.
    (...) Dagli ingenui entusiasmi dell’adesione iniziale, passando attraverso l’esperienza dolorosa del rinnegamento ed il pianto della conversione, Pietro è giunto ad affidarsi a quel Gesù che si è adattato alla sua povera capacità d’amore.
    Pio XII, radiomessaggio in occasione del Natale 24 dicembre 1955
    In una esplosione nucleare si sviluppa in un tempo estremamente breve una enorme quantità di energia, pari a vari miliardi di Kilovattore; essa è costituita da radiazioni di natura elettromagnetica di densità elevatissima, distribuite entro una vasta estensione di lunghezze d’onda fino ai raggi più penetranti e da corpuscoli lanciati a velocità prossime a quella della luce, provenienti da processi di disintegrazione nucleare. Questa energia si trasmette all’atmosfera, e nel giro di millesimi di secondo eleva di centinaia di gradi la temperatura delle masse d’aria circostanti, producendo un loro spostamento violento, che si propaga con la velocità del suono.
    (...) Ecco pertanto lo spettacolo che si offrirebbe allo sguardo atterrito in conseguenza di tale uso: intere città, anche fra le più grandi e ricche di storia e di arte, annientate; una nera coltre di morte sulle polverizzate materie, che coprono innumerevoli vittime dalle membra bruciate, contorte, disperse, mentre altre gemono negli spasimi dell’agonia. Frattanto lo spettro della nube radioattiva impedisce ogni pietoso soccorso ai sopravvissuti e si avanza inesorabile a sopprimere le superstiti vite. Non vi sarà alcun grido di vittoria, ma soltanto l’inconsolabile pianto della umanità, che desolatamente contemplerà la catastrofe dovuta alla sua stessa follia.
    Paolo VI, preghiera per l’onorevole Aldo Moro, 13 maggio 1978
    Ed ora le nostre labbra, chiuse come da un enorme ostacolo, simile alla grossa pietra rotolata all'ingresso del sepolcro di Cristo, vogliono aprirsi per esprimere il «De profundis», il grido cioè ed il pianto dell'ineffabile dolore con cui la tragedia presente soffoca la nostra voce.
    Signore, ascoltaci!
    E chi può ascoltare il nostro lamento, se non ancora Tu, o Dio della vita e della morte? Tu non hai esaudito la nostra supplica per la incolumità di Aldo Moro, di questo Uomo buono, mite, saggio, innocente ed amico; ma Tu, o Signore, non hai abbandonato il suo spirito immortale, segnato dalla Fede nel Cristo, che è la risurrezione e la vita. Per lui, per lui.
    Signore, ascoltaci!
    Francesco, visita a Lampedusa Omelia 8 luglio 2013
    «Adamo dove sei?», «Dov’è il tuo fratello?», sono le due domande che Dio pone all’inizio della storia dell’umanità e che rivolge anche a tutti gli uomini del nostro tempo, anche a noi. Ma io vorrei che ci ponessimo una terza domanda: «Chi di noi ha pianto per questo fatto e per fatti come questo?», Chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? Per questi uomini che desideravano qualcosa per sostenere le proprie famiglie? Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, del “patire con”: la globalizzazione dell’indifferenza ci ha tolto la capacità di piangere! (...) Domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, di piangere sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi, anche in coloro che nell’anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada ai drammi come questo. «Chi ha pianto?». Chi ha pianto oggi nel mondo?
    10 min
  • Ep. 312 - Papale papale - "Soffio"
    Pio XII, radiomessaggio in occasione del Natale 24 dicembre 1951
    Anche quest'anno la Chiesa si prostra dinanzi al presepio, e dal divino Infante assume la missione del Principe della pace. Vicina a lui, essa respira il soffio della vera umanità, vera nel senso più pieno della parola, perchè è la umanità stessa di Dio, suo Creatore, suo Redentore e suo Restauratore. Con gli occhi amorosamente fissi sul volto del Principe infinitamente amabile della pace, essa sente i battiti del suo cuore annunziante l'amore che abbraccia tutti gli uomini, e s'infiamma di ardente zelo per la missione pacificatrice del suo Signore e Capo, che è anche la sua.
    Benedetto XVI, Santa Messa con ordinazioni presbiteriali 15 maggio 2005
    Il soffio di Gesù è lo Spirito Santo. Riconosciamo qui, anzitutto, un’allusione al racconto della creazione dell’uomo nella Genesi: “Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita” (Gn 2, 7). L’uomo è questa creatura misteriosa, che proviene tutta dalla terra, ma in cui è stato posto il soffio di Dio. Gesù alita sugli apostoli e dona loro in modo nuovo, più grande, il soffio di Dio. Negli uomini, pur con tutti i loro limiti, vi è ora qualcosa di assolutamente nuovo – il soffio di Dio. La vita di Dio abita in noi. Il soffio del suo amore, della sua verità e della sua bontà.
    Giovanni XXIII, radiomessaggio ai fedeli ad un mese dal Concilio ecumenico Vaticano II 11 settembre 1962
    Durante questa preparazione al Concilio si è potuto fare una constatazione. I preziosi anelli della catena di amore, che già fin dai primi secoli dell'era cristiana la grazia del Signore aveva distesa sui vari paesi di Europa e del mondo allora conosciuto, a perfezione di cattolica unità, che per varie circostanze parvero in seguito rallentarsi e di fatto furono spezzati, si ripresentano ora all'attenzione di quanti non sono insensibili al soffio nuovo che il progetto del Concilio solleva qua e là, in ansiosa aspirazione di fraterno ricongiungimento nelle braccia della comune antica madre, sancta et universalis mater Ecclesia.
    Francesco, Santa Messa, benedizione e imposizione delle Ceneri, 1 marzo 2017
    Siamo stati tratti dalla terra, siamo fatti di polvere. Sì, ma polvere nelle mani amorose di Dio che soffiò il suo spirito di vita sopra ognuno di noi e vuole continuare a farlo; vuole continuare a darci quel soffio di vita che ci salva da altri tipi di soffio: l’asfissia soffocante provocata dai nostri egoismi, asfissia soffocante generata da meschine ambizioni e silenziose indifferenze; asfissia che soffoca lo spirito, restringe l’orizzonte e anestetizza il palpito del cuore. Il soffio della vita di Dio ci salva da questa asfissia che spegne la nostra fede, raffredda la nostra carità e cancella la nostra speranza.
    9 min
  • Ep. 311 - Papale papale - "Ipocrisia"
    Benedetto XVI, Angelus 21 marzo 2010
    L’episodio evangelico di Gesù che salva una donna adultera dalla condanna a morte (Gv 8,1-11). Mentre sta insegnando nel Tempio, gli scribi e i farisei conducono a Gesù una donna sorpresa in adulterio, per la quale la legge mosaica prevedeva la lapidazione. Quegli uomini chiedono a Gesù di giudicare la peccatrice con lo scopo di “metterlo alla prova” e di spingerlo a fare un passo falso. La scena è carica di drammaticità: dalle parole di Gesù dipende la vita di quella persona, ma anche la sua stessa vita. Gli accusatori ipocriti, infatti, fingono di affidargli il giudizio, mentre in realtà è proprio Lui che vogliono accusare e giudicare. Gesù, invece, è “pieno di grazia e di verità” (Gv 1,14): Egli sa che cosa c’è nel cuore di ogni uomo, vuole condannare il peccato, ma salvare il peccatore, e smascherare l’ipocrisia. (...) Gesù dunque è il Legislatore, è la Giustizia in persona. E qual è la sua sentenza? “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”. Queste parole sono piene della forza disarmante della verità, che abbatte il muro dell’ipocrisia e apre le coscienze ad una giustizia più grande, quella dell’amore, in cui consiste il pieno compimento di ogni precetto.
    Giovanni XXIII, radiomessaggio ai popoli 22 dicembre 1960
    Pensare, onorare, dire e fare la verità: enunciando tali basilari esigenze della vita umana e cristiana, un lamento sale dal cuore alle labbra: dov'è sulla terra il rispetto alla verità?
    (...) Eppure rimane sempre chiaro e valido il comando della legge divina, risonato a Mosè sul monte: non loqueris falsum testimonium contra proximum tuum: non dirai falsa testimonianza contro il prossimo tuo. Questo comandamento — come gli altri — è vivo, con tutte le sue conseguenze positive e negative: il dovere della veracità, della sincerità, della schiettezza, che è adeguamento della mente umana alla realtà, adaequatio rei et intellectus; e la triste possibilità e il più triste fatto del mendacio, dell'ipocrisia, della calunnia, fino ad oscurare la verità.
    Giovanni Paolo II, udienza generale 24 aprile 1991
    Dunque i cristiani, avendo ricevuto lo Spirito Santo, unzione di Cristo, possiedono in se stessi una fonte di conoscenza della verità, e lo Spirito Santo è il Maestro sovrano che li illumina e guida.
    (...) nLo Spirito Santo insegna al cristiano la verità come principio di vita. Mostra l’applicazione concreta delle parole di Gesù nella vita di ognuno. Fa scoprire l’attualità del Vangelo e il suo valore per tutte le situazioni umane. Adatta l’intelligenza della verità ad ogni circostanza, affinché questa verità non rimanga soltanto astratta e speculativa, e liberi il cristiano dai pericoli della doppiezza e dell’ipocrisia.
    Francesco, Santa Messa del Crisma 28 marzo 2024
    Piangere su noi stessi, invece, è pentirci seriamente di aver rattristato Dio col peccato; è riconoscere di essere sempre in debito e mai in credito; è ammettere di aver smarrito la via della santità, non avendo tenuto fede all’amore di Colui che ha dato la vita per me. È guardarmi dentro e dolermi della mia ingratitudine e della mia incostanza; è meditare con tristezza le mie doppiezze e falsità; è scendere nei meandri della mia ipocrisia, l’ipocrisia clericale, cari fratelli, quella ipocrisia nella quale scivoliamo tanto, tanto…State attenti alla ipocrisia clericale. Per poi, rialzare lo sguardo al Crocifisso e lasciarmi commuovere dal suo amore che sempre perdona e risolleva, che non lascia mai deluse le attese di chi confida in Lui. Così le lacrime continuano a scendere e purificano il cuore. La compunzione, infatti, richiede fatica ma restituisce pace.
    9 min
  • Ep. 310 - Papale papale - "Sincerità"
    Benedetto XVI, discorso ai rappresentanti delle Forze armate italiane 16 dicembre 2005
    Maranatha! - Vieni, Signore Gesù!". Quest'invocazione sale dal cuore dei credenti in tutti gli angoli della terra e risuona incessante in ogni Comunità ecclesiale. A Natale verrà l'atteso Messia, Colui che nella sinagoga di Nazareth applicherà a sé le antiche parole profetiche: "Il Signore mi ha mandato [...] per proclamare la liberazione ai prigionieri" (Lc 4, 18). Verrà a liberarci il Redentore dell'uomo e spezzerà i vincoli dell'errore, dell'egoismo, del peccato, che ci rendono prigionieri. Verrà Cristo a liberare con il suo amore il cuore dell'uomo. Quanto è importante prepararsi ad accoglierlo con umiltà e sincerità!
    Paolo VI, Messa degli artisti nella Cappella Sistina 7 maggio 1964
    Occorre l’indispensabile caratteristica del momento religioso, e cioè la sincerità. Non si tratta più solo d’arte, ma di spiritualità. Bisogna entrare nella cella interiore di se stessi e dare al momento religioso, artisticamente vissuto, ciò che qui si esprime: una personalità, una voce cavata proprio dal profondo dell’animo, una forma che si distingue da ogni travestimento di palcoscenico, di rappresentazione puramente esteriore; è l’Io che si trova nella sua sintesi più piena e più faticosa, se volete, ma anche la più gioiosa. Bisogna che qui la religione sia veramente spirituale; e allora avverrà per voi quello che la festa di oggi, la Ascensione, Ci fa pensare. Quando si entra in se stessi per trovare tutte queste energie e dar la scalata al cielo, in quel cielo dove Cristo si è rifugiato, noi ci sentiamo in un primo momento, immensamente, direi, infinitamente lontani.
    Giovanni Paolo II, visita pastorale a Viterbo, discorso agli infermi 27 maggio 1984
    Abbiamo riflettuto sull’amore misericordioso di Dio, che offre a tutti la possibilità di essere liberati dal male, e dalla sua radice che è il peccato.
    Dobbiamo quindi avere fiducia nell’amore misericordioso di Dio e in pari tempo riconoscere con sincerità la nostra condizione di poveri e di peccatori. È il primo passo per poter ottenere la liberazione da ogni male. Quella liberazione che si ottiene solo nell’incontro con il Cristo crocifisso e risorto.
    In questo cammino di liberazione dal male e dal peccato, nell’incontro con Cristo, abbiamo una guida straordinaria e un aiuto potente in colei che, in modo unico, è stata associata all’opera della redenzione: Maria santissima, madre del Redentore e madre nostra.
    Pio XII, discorso n occasione della festa di Sant’Eugenio 2 giugno 1945
    È necessario che l’odio, la diffidenza, gl’incentivi di un nazionalismo estremo cedano il posto alla concezione di saggi consigli, al germogliare di pacifici disegni, alla serenità nello scambio di vedute e alla mutua comprensione fraterna.
    Si degni lo Spirito Santo, luce delle intelligenze, Signore soave dei cuori, di esaudire le preghiere della sua Chiesa e di guidare nel loro arduo lavoro quelli che, secondo la loro alta missione, si sforzano sinceramente, nonostante gli ostacoli e le contraddizioni, di giungere al termine, così universalmente, così ardentemente bramato: la pace, la vera pace degna di tal nome. Una pace fondata e confermata nella sincerità e nella lealtà, nella giustizia e nella realtà.
    9 min

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