Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta

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Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta episodes

  • Da Mileto a Reggio Calabria, 90 km - «Cicloturisti in Calabria» di Roberto Giannì
    Roberto Giannì: Sulle orme di Bertarelli: Dal Cilento a Reggio Calabria
    Quinto Giorno - Da Mileto a Reggio Calabria, 90 km

    Da Mileto a Rosarno è una lunga discesa in una campagna fertile e ben coltivata; ancora pregiati fabbricati rurali in abbandono.
    Quando entro in paese è ancora presto, incontro molti extracomunitari a gruppi, immagino che si preparino a una giornata di lavoro in campagna.
    Dopo Rosarno, verso Gioia Tauro, la banchina della sede stradale che diventa più ampia, sarebbe una buona sistemazione per procedere al riparo dal traffico automobilistico che è diventato molto intenso.
    Sono nei pressi del grande porto di Gioia Tauro.
    Dopo Gioia Tauro si sale da 40 a 570 mt sul monte S. Elia.
    Vegetazione mediterranea pini dalle chiome maestose, edilizia come al solito precaria, quasi di rapina, che si dirada a mano amano che si sale.
    Sulla vetta, nel punto in cui la strada ricomincia a scendere, si stacca sulla destra un viale che porta a un ampio belvedere da cui si domina un amplissimo panorama: a Nord la piana e il porto di Gioia Tauro, verso Est e Sud-Est, si scorge la costa siciliana, L’Etna, le isole Eolie.
    Scendendo verso il mare, a mano a mano che si avvicina alla costa, l’agricoltura lascia il posto alla macchia mediterranea.
    Bagnara è una località molto suggestiva, adagiata sul pendio di un monte, tra due speroni rocciosi.
    La strada si snoda nell’abitato.Incontro bancarelle dall’aspetto austero che vendono frutta e ortaggi, spesso fuori dell’uscio dell’agricoltore.
    La conformazione del luogo e l’esposizione di queste improvvisate attività ricorda la Costiera Amalfitana e Positano.
    Incontro begli esempi di architettura tardo ottocentesca, che si intensificano nella parte bassa del paese.
    La strada procede tra salite e discese dolci, l’andatura è buona.
    Tra Villa San Giovanni a Reggio Calabria si distende una povera urbanizzazione senza soluzione di continuità.
    Costruzioni in gran parte recenti, molte sembrano abusive.
    Facciate non intonacate, pilastri che spuntano dal tetto, ringhiere non verniciate: il solito miserabile campionario del non finito del peggiore paesaggio costiero del sud Italia.
    È una successione di piccoli centri che si sono saldati l’un l’altro lungo la statale, formando una cortina derelitta e fastidiosa che ha quasi del tutto oscurato il panorama dello stretto, quello che entusiasmò Bertarelli che lo descrisse con parole di straordinaria efficacia.
    A Reggio Calabria, nella casa dove sono ospitato, fa molto caldo e l’acqua scarseggia.
    Mi sembra incredibile che questo accada in una delle regioni più ricche d’acqua dell’intero paese.
    Corso Garibaldi è la via dello struscio dei Reggini.
    Dopo cena andiamo a passeggiare sul lungomare; non molto tempo addietro, tra la strada e la spiaggia, correva la ferrovia.
    Fu il sindaco Falcomatà, a metà degli anni ‘90 a portare a termine la sistemazione attuale.
    Stasera, come tutte le sere, specie d’estate, il lungomare è nero di gente, cioé affollatissimo.

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    Due viaggi paralleli in bicicletta e due diari di viaggiAutori: il primo realizzato nella primavera del 1897, il secondo dal 17 al 21 giugno del 2006.
    Grande sportivo ed esperto viaggiatore, Bertarelli racconta la sua incredibile impresa: percorrere in bicicletta 500 km in soli 5 giorni, da Reggio Calabria ad Eboli, con l'intenzione di far conoscere la Calabria agli italiani.
    Dopo più di un secolo, Roberto Giannì, urbanista napoletano e appassionato cicloturista, letto il diario di Bertarelli e osservate le splendide planimetrie ciclistiche di quel viaggio, ripercorre e racconta lo stesso itinerario.

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    17 min
  • Da Soveria Mannelli a Mileto, 100 km - «Cicloturisti in Calabria» di Roberto Giannì
    Roberto Giannì: Sulle orme di Bertarelli: Dal Cilento a Reggio Calabria
    Quarto Giorno - Da Soveria Mannelli a Mileto, 100 km

    Tra Soveria Mannelli e Tiriolo sono 26 km di sali e scendi in un paesaggio dolcissimo.
    Prima di Tiriolo, ancora salite impegnative, ancora fragole nel bosco.
    Aveva ragione Bertarelli quando diceva che la bicicletta è come una cinepresa che consente di montare uno dopo l’altro tanti elementi che compongono il territorio che si attraversano.
    A Tiriolo la SS 19 si allarga su un pianoro a formare una piazza che, con straordinari belvedere, guarda da un lato verso lo Jonio e il golfo di Squillace e dall’altro verso il Tirreno e la piana di Sant’Eufemia.
    Uscito da Tiriolo, altro repentino cambio di scena nel paesaggio: la strada, orlata di ginestre, segue ampi tornanti immersi nella macchia mediterranea.
    Nei pressi del fiume Angitola, ritrovo l’Autostrada delle Calabrie e i binari della ferrovia per la Sicilia.
    Davanti a me intravedo la penisola di Tropea, l’acqua del mare è calma, il traffico automobilistico si è fatto più intenso.
    Attraverso Pizzo, dove fu giustiziato Gioacchino Murat, che si prepara animatamente alla imminente stagione balneare.
    Lungo la strada si nota un’attività edilizia aggressiva, d’assalto, tutta orientata a produrre nuove costruzioni che anche in questo caso appaiono già vecchie prima ancora di essere ultimate.
    Nessuno sembra curarsi degli antichi fabbricati, molti di grande eleganza, che in numero discreto costeggiano la statale, e vanno purtroppo in rovina.
    Anche qui vecchio e nuovo non riescono a trovare una sintesi conveniente e qualitativamente accettabile.
    L’arrivo a Vibo Valentia è faticoso.
    Attraversare il centro cittadino non è traumatico come a Cosenza, lungo il viale che percorse Bertarelli, diretto a Monteleone, come allora si chiamava Vibo.
    Ai bordi della strada si affastella purtroppo tutto il campionario delle misere funzioni delle zone di espansione speculativa ai margini dei centri urbani meridionali che ho già incontrato tante volte in questo viaggio: un commercio scomposto, costruzioni non completate, insegne pacchiane, traffico sregolato, polvere.
    Dormo in un B&B che ha appena aperto i battenti a Paravati, una frazione di Mileto.
    Case basse, donne fuori della porta di casa a prendere il fresco: qui un commento, là una risata sommessa.
    Ragazze e ragazzi insieme stazionano fuori di un bar con i motorini accesi.
    Tre ragazze più giovani, silenziose, siedono fianco a fianco sul marciapiedi, ognuna intenta a pigiare sui tasti del proprio telefonino.

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    Due viaggi paralleli in bicicletta e due diari di viaggiAutori: il primo realizzato nella primavera del 1897, il secondo dal 17 al 21 giugno del 2006.
    Grande sportivo ed esperto viaggiatore, Bertarelli racconta la sua incredibile impresa: percorrere in bicicletta 500 km in soli 5 giorni, da Reggio Calabria ad Eboli, con l'intenzione di far conoscere la Calabria agli italiani.
    Dopo più di un secolo, Roberto Giannì, urbanista napoletano e appassionato cicloturista, letto il diario di Bertarelli e osservate le splendide planimetrie ciclistiche di quel viaggio, ripercorre e racconta lo stesso itinerario.

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    19 min
  • Da Castrovillari a Soveria Mannelli, 120 km - «Cicloturisti in Calabria» di Roberto Giannì
    Roberto Giannì: Sulle orme di Bertarelli: Dal Cilento a Reggio Calabria
    Terzo Giorno - Da Castrovillari a Soveria Mannelli, 120 km

    Parto alle 8,30, dopo un’abbondante colazione con molta frutta raccolta in giardino a prima mattina e i bocconotti fattimi trovare dal mio gentile ospite.
    La strada scende ripida e trafficata verso la conca del Coscile.
    Davanti a me la piana di Sibari, intensamente coltivata.
    L’ingresso nel paese di Spezzano Albanese non è accogliente: lungo la strada che sale a mezza costa, un fronte compatto di villoni di recente costruzione.
    Sembrano disabitati, molti non finiti, degradati prima ancora di essere vecchi.
    Verso il centro del paese il clima cambia, l’ambiente è più armonioso.
    Questo centro fu fondato da profughi albanesi e molte usanze e tradizioni ancora vi sopravvivono.
    Superato Spezzano Albanese, si scende verso la valle del Crati, con vive pendenze in un paesaggio segnato da dolci ondulazioni, dove dominano le sfumature del verde e del giallo.
    Venti chilometri prima del centro di Cosenza, su un falsopiano, l'edilizia ricomincia a infittirsi intorno ai vecchi centri, lungo la statale.
    Dalle parti di Rende e Arcavacata, la SS 19 è stata inghiottita da un dedalo di superstrade, sottopassi, centri commerciali.Il centro storico di Cosenza è a pochi passi, qui l’ambiente è composto, elegante: un altro mondo rispetto all’inferno di prima.
    Salgo seguendo l’indicazione del ponte Pietro Mancini, poi mi dirigo verso il castello Svevo.
    Appena si guadagna quota si può godere di una bella vista sul centro storico.
    La fatica della salita è compensata da un paesaggio magnifico: grandi distese di boschi, vallate, paesini in lontananza adagiati sulle pendici, poche costruzioni, pochi segni di disordine, anche il traffico sembra più composto.
    In fondo alla strada scorgo il viadotto delle Ferrovie Calabro-Lucane, ora Ferrovia della Calabria.
    Questa è la tratta da Cosenza a Catanzaro, fortunatamente ancora in esercizio.
    Passo per Rogliano, un paese che appare armonioso, con architetture decorose, molta gente per strada, si direbbe una meta di villeggiatura, siamo praticamente sulla Sila.È una Sila impenetrabile e selvaggia quella che percorro.
    Finalmente trovo la discesa.
    La strada incrocia i binari delle Ferrovie Calabro-Lucane nei pressi di una stazione con la banchina fiocamente illuminata.
    Da qui in poi è una lunga corsa in discesa verso Soveria Mannelli, la mia meta di oggi.
    Appena fuori del paese intorno a una fontana monumentale c’è gente che si rifornisce d’acqua.
    Ai margini del centro storico, mi fermo sotto la stele che ricorda la resa del generale borbonico Ghio a Garibaldi.

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    Due viaggi paralleli in bicicletta e due diari di viaggiAutori: il primo realizzato nella primavera del 1897, il secondo dal 17 al 21 giugno del 2006.
    Grande sportivo ed esperto viaggiatore, Bertarelli racconta la sua incredibile impresa: percorrere in bicicletta 500 km in soli 5 giorni, da Reggio Calabria ad Eboli, con l'intenzione di far conoscere la Calabria agli italiani.
    Dopo più di un secolo, Roberto Giannì, urbanista napoletano e appassionato cicloturista, letto il diario di Bertarelli e osservate le splendide planimetrie ciclistiche di quel viaggio, ripercorre e racconta lo stesso itinerario.

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    25 min
  • Qui hanno paura che Agnelli vada in rovina da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    Langhe: Testimonianze di vita contadina

    Dante Cane, nato a Magliano Alfieri, classe 1899, contadino ed esercente. 
    Cesare Cane, nato a Magliano Alfieri, classe 1907, contadino ed esercente. 

    Alla liberazione abbiamo perdonato tutti. 
    Hanno preso qualche fascista, l'hanno portato in piazza, gli hanno dato qualche pugno e tutto è finito lì.
    Oggi a Magliano siamo una cinquantina di comunisti.
    I fascisti qui sono sette otto, e stanno nascosti.
    Ma la gente di campagna è come sempre antioperaia, e contro lo sciopero.
    Ha paura che Agnelli vada in rovina.
    Qui ci sono tanti «diccì» "e tanti «piselli» ossia socialdemocratici, nella nostra frazione sono centododici i «piselli».
    Il vecchio Romita tanti anni fa ha fatto costruire qui un riparo per le acque del Tanaro, una spesa di 40 milioni.
    Prima di quel riparo qui non c'era nemmeno un socialdemocratico, adesso sono forti, raccolgono i voti per abitudine.

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    27 min
  • Con la prepotenza non si acchiappano nemmeno le mosche da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    Langhe: Testimonianze di vita contadina

    Francesco Abbona, nato a Monchiero, classe 1892, contadino.
     
    Nel 1922 è venuto il fascismo. 
    Si andava male in quei tempi, molte imposte e pochi introiti, c'era miseria.
    Mi perdoni la parola, adesso vivo più tranquillo di allora.
    Tacere, ecco cos'era il fascismo.
    I fascisti venivano da Bra, se sapevano che uno era rosso andavano a cercarlo, gli davano le purghe, l'olio di ricino.
    Eh, il fascismo mi ha aiutato poco, anzi mi ha buttato giù.
    Mi sono accorto del fascismo perché sono venuti con la prepotenza, e con la prepotenza non si acchiappano nemmeno le mosche.

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    11 min
  • Dio era d'accordo con gli altri da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    Langhe: Testimonianze di vita contadina

    Angelo Fantino, detto Angelin, nato a Monforte, classe 1897, contadino.
     
    Nel 1915 sono partito da Parma con l'artiglieria pesante, e sono andato al fronte.
    Eravamo dei bambini.
    Siamo scesi dalla tradotta vicino a Cormons e siamo andati sul Sabotino.
    Non sapevamo nemmeno dove erano gli otturatori dei nostri pezzi.
    Allora sono venuti i dei graduati anziani dalla Val Lagarina a farci istruzione, ci raccontavano della vita dura di guerra, e noi credevamo che ci contassero delle balle, invece erano verità.
    Sull'altipiano di Asiago noi abbiamo sparato venti minuti di seguito nel culo degli alpini.
    Li abbiamo fatti andare avanti per forza, mancavano i collegamenti, tutte le linee telefoniche erano strappate.
    Un giorno del 1922 Romita viene a fare un comizio e ci dice: «Tenete duro».
    «Tenete duro le balle. Siete voi, i capi, che dovete tenere duro e aiutarci un po’, che non vi vediamo quasi mai. A chi ci rivolgiamo domani, in caso di necessità? A Dio? Dio è d’accordo con gli altri ...»

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    17 min
  • Quando Nenni era un giovanottino ... da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    Langhe: Testimonianze di vita contadina

    Giulio Cesare Mascarello, detto Rino, nato a Barolo, classe 1895, contadino e vinificatore. 

    A Barolo esisteva «Il Collegio di Barolo», una istituzione importante, preziosa. 
    L’ho frequentato anch'io quel collegio, fino ai 14 anni, fino alla seconda tecnica.
    Uno dei miei insegnanti, il professor Fissore, era rustico, severo, maneggiava sempre un bastone a nodi.
    Un giorno mi chiama alla lavagna, c'era su scritta una frase con l'accento grave, io confondevo sempre l'accento grave con l'accento acuto.., «È questo l'accento grave», mi dice il professore, e giù due bastonate in testa.
    Da quel giorno non ho più voluto saperne di andare a scuola, anche se mio padre mi diceva che il professore aveva ragione, che me l'ero meritate le due bastonate.
    Allora mio padre mi ha mandato a comprare il giornale, «La Stampa».
    Nelle offerte di lavoro c'era scritto: «Cercasi aiutante pasticcere a Voltri». Benissimo, così avrei mangiato paste a volontà ... mi trasferisco a Voltri.
    Il pasticcere capo, un certo Ferrari, emiliano, di Parma, socialista, mi dice: «Sciocco, fatti pagare dal padrone».
    Sempre Ferrari mi fa leggere qualcosa sul socialismo, poi mi consiglia di cercare lavoro in un bar di Genova dove avrei guadagnato anche 40 lire.
    A Genova c'era una «Società di Mutuo Soccorso tra pasticcieri e baristi» che funzionava anche un po' come ufficio di collocamento.
    Lì vicino c'era la Camera del Lavoro e l'Universale.
    All'Universale erano frequenti le conferenze e anch'io andavo a sentirle: lì è venuto Nenni, era repubblicano, era un giovanottino.
    Ho cominciato così a interessarmi di politica.

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    16 min
  • Io in guerra sparavo al cielo! da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    Langhe: Testimonianze di vita contadina

    Pasquale Roggero, nato a La morra, frazione Rivalta, classe 1890, contadino. 
    Anna Roggero, nata La morra, frazione Rivalta, classe 1897, contadina. 

    Pasquale Roggero: nel 1910 sono andato soldato da permanente nel 51° reggimento fanteria a Perugia. 
    Il giorno dei santi mi imbarcano per la Libia, a me la Libia interessava poco, abbiamo fatto un bell'affare, 18 mesi nel deserto sotto le tende, la sabbia che abbiamo mangiato là ..., nelle gavette c'era sempre un dito di sabbia sul fondo, nelle marmitte anche.
    Pensavamo: «Ma fare tanti morti per venire a prendere della sabbia e quattro datteri e un po' di limoni ...», c'era niente niente, solo sabbia che volava e riempiva le buche, e tanti morti di malattia e in combattimento, mangiare male, un calore del ghibli che bruciava fino a 45-50 gradi, avevamo sempre sete, sempre solo voglia di bere.
    Io non ho mai sparato in guerra. Perché sparare?
    A volte mi davano l'ordine di sparare, quando ero di vedetta: piantavo il calcio del fucile per terra e sparavo al cielo, poi ascoltavo che la pallottola tornasse giù: non lo conosco quello lì, perché ammazzarlo ...

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    19 min
  • Da Lagonegro a Castrovillari, 90 km - «Cicloturisti in Calabria» di Roberto Giannì
    Roberto Giannì: Sulle orme di Bertarelli: Dal Cilento a Reggio Calabria
    Secondo Giorno - Da Lagonegro a Castrovillari, 90 km

    Parto alle 7,30 in punto, quando la piazza è già animata.
    La strada che mi consente di evitare il tunnel è in ripida salita ma priva di traffico automobilistico, certamente preferibile, in ogni caso.
    Dopo circa un chilometro di dura salita, ecco che si apre una vista magnifica su Lagonegro e la valle del fiume Noce.
    La statale gioca a mosca cieca con l'autostrada: passa sotto i viadotti, la supera quando quella si infila in un tunnel, poi l'autostrada si allontana ma si continua a distinguere i viadotti che si snodano sull'altro versante della valle.
    Quando l'autostrada si allontana il silenzio torna assoluto, appena rotto dal canto degli uccelli e dal continuo ruscellare di acque.
    La strada, che porta al lago Sirino, intorno al quale è nata una piccola stazione di villeggiatura, è disseminata nel primo tratto di seconde case, villette modeste ma ben tenute, la targhetta civettuola con nome assegnato alla residenza al lato del cancello di ingresso.
    In questa disseminazione edilizia le seconde case, che saranno aperte un mese o due all'anno durante le feste più qualche domenica, sono certamente un effetto del richiamo del monte Sirino e delle modeste potenzialità turistiche che esso esprime.
    Penso che questa è una delle ragioni per le quali il mezzogiorno difficilmente riuscirà a sfruttare con vantaggi economici generalizzati le risorse turistiche che possiede.
    La strada scende dolcemente, a mezza costa, verso Lauria.
    Noto molta agricoltura, pezze coltivate con fatica, insediamenti agricoli sparsi, ma anche qualche fabbricato industriale, scheletri non finiti di edilizia residenziale: un insieme di iniziative individuali incerte, totalmente prive di coordinamento, un territorio alla ricerca di un'identità.
    Dopo Lauria la strada riprende a salire "interrandosi", come scrive la Guida Rossa del Tci «in una stretta forra rocciosa in cui scorre il torrente Caffaro».
    Il paesaggio è cambiato, è più selvaggio, la vegetazione è molto più rada, prevale la macchia mediterranea.
    Per chilometri non si incontra anima viva.
    La pendenza è dolce ma continua, inesorabile.
    Giunti in cima, 830 metri, si gode un bel panorama sulla valle del fiume Lao, dove mi porta una lunga discesa ristoratrice che si sviluppa per oltre 10 km.
    A Campotenese la strada procede in falsopiano per qualche chilometro, leggermente incassata nel piano di campagna.
    Il territorio è brullo, coltivata a grano.
    Dall'alto del valico di Campotenese si domina la piana del fiume Coscile, l'antico Sybaris, affluente del Crati, nel mezzo Castrovillari. 

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    Due viaggi paralleli in bicicletta e due diari di viaggiAutori: il primo realizzato nella primavera del 1897, il secondo dal 17 al 21 giugno del 2006.
    Grande sportivo ed esperto viaggiatore, Bertarelli racconta la sua incredibile impresa: percorrere in bicicletta 500 km in soli 5 giorni, da Reggio Calabria ad Eboli, con l'intenzione di far conoscere la Calabria agli italiani.
    Dopo più di un secolo, Roberto Giannì, urbanista napoletano e appassionato cicloturista, letto il diario di Bertarelli e osservate le splendide planimetrie ciclistiche di quel viaggio, ripercorre e racconta lo stesso itinerario.

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    25 min
  • Da Napoli a Buccino in treno - Da Buccino a Lagonegro, in bicicletta, 77 km - «Cicloturisti in Calabria» Roberto Giannì
    Roberto Giannì: Sulle orme di Bertarelli: Dal Cilento a Reggio Calabria
    Primo Giorno - Da Napoli a Buccino in treno - Da Buccino a Lagonegro, in bicicletta, 77 km

    Parto dalla mia casa di Napoli alle 7,30 diretto alla stazione ferroviaria dove prenderò un treno per raggiungere il mio luogo di partenza. 
    Ho deciso all'ultimo momento di cominciare il viaggio in bicicletta da Buccino invece che da Eboli, per poter essere nel primo pomeriggio a Lagonegro.
    Sul treno trovo per fortuna il vagone riservato alle biciclette, come è previsto per questa corsa - cosa non del tutto scontata, per la mia esperienza - ma è privo delle rastrelliere per fissare la macchina, mi devo arrangiare con le cinghie elastiche che ho nel bagaglio sempre a portata di mano.
    La SS 19 ter da Buccino a Polla è quasi tutta in salita, ma con pendenze non particolarmente pronunciate.
    Sotto di me la Valle del Tanagro.
    Dall'alto si può valutare l'urbanizzazione oggi dilagante e il grande numero di automezzi che percorrono la statale, nonostante che questa sia praticamente affiancata all'autostrada, che dovrebbe assorbire tutto il traffico di attraversamento.
    Sarebbe un bel tracciato per la bicicletta, è praticamente pianeggiante, consente una buona andatura.
    Ci sono momenti in questi viaggi, soprattutto nelle fasi iniziali, prima di aver trovato il ritmo giusto, in cui può venire un certo scoramento, soprattutto quando si viaggia su strade intensamente percorse anche da altri veicoli, quando ci si sente quasi aggrediti dai camion dai Suv, dalle motociclette di grossa cilindrata che viaggiano molto al di sopra dei limiti di velocità imposti.
    In quei momenti viene da dire: ma chi me lo fa fare!
    Nel Vallo di Diano sono in uno stato d'animo non molto diverso da questo: il traffico è veloce, scomposto, fastidioso: qui comanda l'automobile.
    Sala Consilina è una lunga serie di frazioni disposte lungo la strada che procede a mezzacosta, impennandosi e abbassandosi più volte, repentinamente.
    Prima di lasciare la Campania noto molti interventi di manomissione nello storico patrimonio edilizio campestre: begli edifici, antichi presidii agricoli, sono fatti oggetto di interventi che sono privi di senso, denotando noncuranza per la risorsa territoriale.
    Da Buonabitacolo a Lagonegro troverò molto bosco, poca agricoltura sul fondovalle, pascoli.
    Poche case, una sorta di avamposto del Cilento: da qui ai primi centri abitati, come Casaletto Spartano, chilometri di territorio quasi disabitato.
    Il traffico ora è quasi inesistente, questo rende più piacevole il percorso.
    Lagonegro è a pochi chilometri ma io sono costretto a fare un giro più largo, in un traffico più intenso e fastidioso: una soluzione che agevola gli automobilisti ma penalizza enormemente i ciclisti.

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    Due viaggi paralleli in bicicletta e due diari di viaggiAutori: il primo realizzato nella primavera del 1897, il secondo dal 17 al 21 giugno del 2006.
    Grande sportivo ed esperto viaggiatore, Bertarelli racconta la sua incredibile impresa: percorrere in bicicletta 500 km in soli 5 giorni, da Reggio Calabria ad Eboli, con l'intenzione di far conoscere la Calabria agli italiani.
    Dopo più di un secolo, Roberto Giannì, urbanista napoletano e appassionato cicloturista, letto il diario di Bertarelli e osservate le splendide planimetrie ciclistiche di quel viaggio, ripercorre e racconta lo stesso itinerario.

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    25 min

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