Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta

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Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta episodes

  • Una lira al giorno per sedici ore di lavoro da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    Langhe: Testimonianze di vita contadina

    Caterina Chiaparco, nata a Monesiglio, frazione Ceriola, classe 1882, contadina e sarta.

    Da bambina sono andata a lavorare alla Filanda di Monesiglio.
    Guadagnavo una lira al giorno per sedici ore di lavoro.
    Mangiavamo lavorando per guadagnare venticinque soldi, cinque soldi in più per lo straordinario.
    Avevamo sempre le mani nell’acqua calda che quasi bolliva, le nostre povere mani erano cotte, la pelle bianca e sottile come un foglio di carta.
    Facevano male le mani, erano sensibili.

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    8 min
  • Abbiamo ancora conosciuto la fame di pane da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    Langhe: Testimonianze di vita contadina

    Giovanni Emanuele Viglierchio, nato a Mombarcato, classe 1883, contadino.

    Quando sono nato c’era una gran miseria.
    Si viveva a castagne, patate, e polenta, uno era più disperato dell’altro.I bambini morivano di inedia, non passava settimana che non si sentisse a suonare la campana a morto.Grano ne veniva poco.
    C’era la miseria, eppure la gente era più brava e più calma di adesso, con tutta la disperazione di allora la gente cantava e fischiava.

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    3 min
  • Una straordinaria fonte di linfa vitale Il Rinascimento e la scoperta della psicoanalisi - Freud
    Venezia, Bologna, Firenze 1896

    Questa volta la meta prevista era la Toscana. 
    La prima tappa fu di nuovo Venezia, seguita da Padova, Bologna, Ravenna, Faenza e Firenze. Dopo un viaggio stancante, a Venezia Freud ritrovò «l'antico incanto» e «tutti i piaceri», come scrisse a Martha la sera dell'arrivo direttamente dal suo caffè preferito, il Quadri di Piazza San Marco.
    Il giorno successivo, i due fratelli partirono per Bologna, facendo una breve sosta a Padova.
    Lì visitarono alcuni monumenti, «chiese e la palma di Goethe, la tomba di un troiano, una piazza con 82 statue di famosi allievi dell'università».
    Dopo quattro ore di lavoro della città universitaria, si rifocillarono al ristorante Storione in via San Canziano, secondo il Baedeker «buono e non costoso».
    Erano «straordinariamente divertiti», ma tuttavia delusi per la mancata visita agli affreschi di Giotto nella chiesa della Madonna dell'Arena (oggi cappella degli Scrovegni), trovata chiusa.
    Questo episodio Padovano fu poi aggiunto, nel 1909, nel primo capitolo dell'interpretazione dei sogni.

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    Nella primavera del 2009, tra gli scaffali della Library of Congress di Washington D.C. fanno una scoperta sorprendente: si imbattono in un contenitore mai esaminato prima con dieci scomparti, ciascuno con un piccolo taccuino. 
    Realizzano così di aver ritrovato i taccuini tascabili che Sigmund Freud portava con sé durante i suoi viaggi e che fino ad allora erano stati considerati perduti.I viaggi nell’«agognata Italia» di Freud, furono numerosi e si svolsero dal 1895 al 1900, a cui seguirono quelli dal 1907 al 1913.

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    26 min
  • «Strana fiaba, molto turbato» - Venezia 1895 da «I viaggi di Freud in Italia»
    Freud arriva per la prima volta a Venezia il 25 agosto 1895, in compagnia del fratello minore Alexander. 
    Freud aveva 39 anni - esattamente «nel mezzo del cammin di nostra vita» - cinque figli, e un altro era in arrivo.
    All'arrivo a Venezia, Freud si sentì come «stordito dalle nuove impressioni».
    Cinque cartoline e due biglietti da visita a Martha e la lettera Fliess del 28 agosto testimoniano lo stato d'animo e la routine quotidiana.
    Nella prima cartolina, appena arrivato, scrive: «Strana fiaba, molto turbato, te la mostrerò l'anno prossimo, se resiste fino ad allora.
    Non c'è immagine o descrizione che possa sostituire una visita».
    E il giorno dopo «Ieri ancora le cose più incredibili, fra cui un viaggio in gondola a tarda sera lungo canali secondari e il Canal Grande.
    Insomma tutto estremamente stravagante e divertente». 

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    Nella primavera del 2009, tra gli scaffali della Library of Congress di Washington D.C. fanno una scoperta sorprendente: si imbattono in un contenitore mai esaminato prima con dieci scomparti, ciascuno con un piccolo taccuino. 
    Realizzano così di aver ritrovato i taccuini tascabili che Sigmund Freud portava con sé durante i suoi viaggi e che fino ad allora erano stati considerati perduti.
    I viaggi nell’«agognata Italia» di Freud, furono numerosi e si svolsero dal 1895 al 1900, a cui seguirono quelli dal 1907 al 1913.

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    16 min
  • «Punch con Lete» I primi viaggi in Italia, 1893-1900 da «I viaggi di Freud in Italia»
    Nella lettera del 6 settembre 1897 da Siena, Sigmund Freud scrive al suo caro amico Wilhelm Fliess: «In Italia cerco, come tu sai, un «Punch con Lete» e ne sorbisco un sorso qua e là.
    Ci si ristora alla bellezza straniera e all'immane slancio creativo; ma in ciò trova il suo tornaconto anche la mia inclinazione per il grottesco, per le perversioni psichiche.
    Avrei molto da raccontarti».
    Freud condensa in poche righe un momento difficile della sua vita, la sua «crisi di mezza età». 

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    Nella primavera del 2009, tra gli scaffali della Library of Congress di Washington D.C. fanno una scoperta sorprendente: si imbattono in un contenitore mai esaminato prima con dieci scomparti, ciascuno con un piccolo taccuino. 
    Realizzano così di aver ritrovato i taccuini tascabili che Sigmund Freud portava con sé durante i suoi viaggi e che fino ad allora erano stati considerati perduti.
    I viaggi nell’«agognata Italia» di Freud, furono numerosi e si svolsero dal 1895 al 1900, a cui seguirono quelli dal 1907 al 1913.

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    7 min
  • Aspettiamo che la morte arrivi da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    Langhe: Testimonianze di vita contadina

    Angela Galliano in Travaglio, nata a Somano, classe 1904, contadina. 

    Mia madre era una santa donna, si accontentava, metteva pazienza.
    Vivevamo nella miseria, ci consolavamo cantando durante il lavoro.
    Adesso la vita è cambiata, non lo capisco più questo mondo.
    Come andrà a finire?La campagna diventerà un bel zero.
    Tutti i giovani vanno a lavorare in fabbrica, e c’è una grande invidia, l’invidia è più forte di una volta.Io ho sempre mangiato polenta e castagne, e anche oggi non riesco a mangiare diverso.
    Mah, aspettiamo che la morte arrivi ...

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    7 min
  • La guerra di Libia l'hanno fatta per distruggere gli alpini da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    Langhe: Testimonianze di vita contadina

    Giovanni Montanaro, detto Linu, nato a Serravalle Langhe, classe 1892, contadino e commerciante. 

    Come ho incominciato a fare il soldato mi hanno mandato in Libia.
    Quattrocento chilometri nella sabbia, abbiamo perduto tutti i camion, i nostri duecento muli sono morti.
    C’era cinquanta gradi e siamo arrivati a un punto che abbiamo perso tutto: più niente acqua, più niente viveri; nell’attraversare i cespugli spinati le scarpe si erano rotte, camminavamo con i piedi avvolti nelle giacche.
    Più nessuna unghia, le pulci si infilavano sotto e scavavano.
    Come ci sedevamo sulla sabbia arrivavano le cicale, tac tac, ci portavano via la pelle dalla faccia.
    Eravamo coperti di croste.«Voglio vedere  di che cosa sono capaci questi alpini ...» ha detto quel tenente di merda, ci ha fatto crepare tutti di dispiacere, lui odiava le truppe di montagna.
    Gli alpini più grossi di fisico sono morti quasi tutti durante la marcia, noi più piccoli, più magri, eravamo più resistenti.
    Ma le nostre colonne dei muli si perdevano lungo le marce nel deserto, gli arabi le attaccavano e arraffavano tutto.
    La guerra di Libia l’hanno fatta per distruggere gli alpini, ecco, io lo dico franco e deciso, noi ci hanno distrutti al completo, ci hanno fatto morire di birbanteria.

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    15 min
  • I napoletani gridavano: «Oh sant'Antonio capocchia nera» da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    Langhe: Testimonianze di vita contadina

    Marta Piemonte in Boeri, nata a Mombarcaro, classe 1902, contadina.
     
    Nel 1923, ero sposata da poco, sono andata con mio marito in Argentina.
    La nostra nave, l’«Indiana», sembrava sempre dovesse aprirsi da un momento all’altro, marciava inclinata così, in coperta non c’era più nessuno, tutti a cuccia ..., pensavamo di andare ai pesci.
    Al piano di sotto al nostro c’erano ancora i meridionali, e anche gli arabi, i beduini.
    Facevano delle grida ...
    I napoletani gridavano: «Oh Madonna, oh sant'Antonio capocchia nera», non ho più dimenticato quelle grida.

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    7 min
  • Era qui la ghenga dei disertori da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    Langhe: Testimonianze di vita contadina

    Lorenzo Boeri, detto Cinu, nato a a Serravalle Langhe, classe 1891, contadino. 

    Nel 1911 vado soldato a Perugia, in fanteria.
    Ma lì c’è tanta istruzione, su e giù a correre in caserma, allora faccio la domanda di volontario per la Libia, mi dico: «Vado laggiù, così sto un po’ fermo».
    In maggio sono già a Tripoli, sono già pentito.
    Ci mandano dalla parte del mare, ma perdiamo i collegamenti e sti arabas ci accerchiano: io mi trovo sdraiato su un cocuzzolo, loro non sparano a me e io nemmeno a loro, poi mi alzo, mi metto a correre come una biscia, arrivo correndo fino a Tripoli.
    Da Napoli eravamo partiti in duecento, siamo tornati in trenta.
    Sono arrivato a casa nel febbraio 1914.
    Nel maggio del 1915 ero a casa e lavoravo nei campi,quando mi è già arrivata la cartolina del richiamo: mi dicono che domani si parte per il fronte.
    Mi mandano sul Sabotino, dove dobbiamo andare all’assalto, poi ci portano sul Carso, dove resto ferito.
    Quaranta giorni e più di ospedale e poi vado sul fronte di Gorizia.
    Disertori, sì, ne avevo conosciuti tanti.
    C’era una squadra di disertori qui, in queste zone, nei boschi.
    Eh, qui c’era la ghenga dei disertori, erano una quindicina.
    La popolazione non li tradiva, i disertori aiutavano le famiglie contadine nei lavori, i carabinieri li temevano i disertori.

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    15 min
  • Ho letto Pavese e Fenoglio, anche quella è storia, è storia nostra da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    Langhe: Testimonianze di vita contadina

    Giuseppe Bassignana, nato a Murazzano, classe 1896, contadino. 

    Mio nonno aveva studiato un po’ da prete, poi ha trovato una che studiava da monaca, le ha detto: «Su, facciamo che aggiustarla io e te», l’ha sposata e ha avuto dodici figli.
    Mio nonno era uno sveglio, era sempre in mezzo ai preti, lo faceva per tenerseli buoni per l’eredità, aveva due fratelli preti, preti poveri non ce n’erano, uno dei fratelli era il canonico e l’eredità era importante.
    Nella nostra famiglia ci sono sempre stati dei preti.
    Una volta diventavano preti solo quelli che erano di famiglia benestante, che avevano un certo reddito: sia per non fare il soldato e le guerre, sia per vocazione, erano tanti i contadini che volevano farsi preti.
    Io sono un fondatore del Partito dei Contadini d'Italia e me ne vanto.
    Qui a Dogliani abbiamo la biblioteca Einaudi, una cosa utile, io la frequento, sono uno dei pochi contadini che la frequentano.
    Io leggo i libri che leggeva Einaudi, i libri di agricoltura.
    Leggo tanta storia, la storia dell’Italia e dell’Europa, una storia che fa pietà a una pietra.
    Ho letto Pavese e Fenoglio, anche quella è storia, storia nostra.
    I contadini dovrebbero leggere, imparare, istruirsi.

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    31 min

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