Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta

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Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta episodes

  • Bisogna sventrare Napoli da «Il ventre di Napoli» di Matilde Serao
    IL VENTRE DI NAPOLI VENT'ANNI FA (1884)

    Efficace la frase.
    Voi non lo conoscevate, onorevole Depretis, il ventre di Napoli.
    Avevate torto, perché voi siete al Governo e il Governo deve saper tutto.Non sono fatte pel Governo, certamente, le descrizioncelle colorite di cronisti con intenzioni letterarie, che parlano della via Caracciolo, del mare glauco, del cielo di cobalto, delle signore incantevoli e dei vapori violetti del tramonto.
    Ma il governo doveva sapere l’altra parte; il governo a cui arrivano i rapporti dei prefetti, dei questori, degli ispettori di polizia, dei delegati; il governo a cui arrivano i rapporti dei direttori delle carceri; il governo che sa tutto.

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    Scrittrice coraggiosa e combattiva, Matilde Serao lavorò con costanza per liberare Napoli dalla retorica di una narrazione concentrata soltanto sugli aspetti pittoreschi ed eccessivi della città, e in questo volume racconta con sguardo appassionato analitico la Napoli di fine Ottocento.

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    14 min
  • È tutta una camorra quella della «Coltivatori Diretti» da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    Langhe: Testimonianze di vita contadina

    Alessandro Scotti, nato a Montegrosso d’Asti, classe 1889, esponente del Partito dei Contadini d’Italia

    Ai contadini avevano promesso la terra, anch’io in parte ho creduto nelle promesse della terre ai contadini.
    Nell’agosto 1919 ho scritto sul «Popolo d’Italia»: «Noi dovremmo fare un governo con maggioranza contadina».
    Sono tornato a casa, in congedo, il 20 settembre 1919, e con mio fratello Giacomo ho partecipato subito a un congresso che si svolgeva ad Alessandria contro Nitti, contro l’imposta sul vino.
    Il 50 per cento delle nostre popolazioni era di contadini piccoli proprietari, ecco perché abbiamo dato vita al Partito dei Contadini.
    L’altro giorno mi hanno chiesto: «Che cosa pensa dei Coltivatori Diretti?»
    «Penso che sono dei mendicanti, cioè aspettano e vivono con questo po’ di pensione.
    Siamo tornati al tempo della trippa, quando i liberali davano le cinque lire per il voto: «Vai a mangiare la trippa».
    Quando ci sono le elezioni si aumentano di duemila lire le pensioni, e così comprano la classe.
    La «Coltivatori Diretti» vuole le tessere, e qualsiasi pratica se la fa pagare dal contadino.
    I medici sono generosi con gli iscritti, regalano le pensioni di invalidità.
    È tutta una camorra quella della «Coltivatori Diretti».

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    26 min
  • I partigiani avrebbero dovuto fermare i tedeschi, far correre i «repubblichini», e vivere d'aria
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    Langhe: Testimonianze di vita contadina

    Carlo Altare, nato a Bonvicino, classe 1921, contadino

    Che cosa pensano i partigiani?
    Il novanta per cento dei contadini erano e sono critici nei confronti dei partigiani.
    C’era e c’è ancora una mentalità marcia, dovuta all’ignoranza e all’egoismo.
    La critica ai partigiani parte sempre da lì.
    I partigiani avrebbero dovuto fermare i tedeschi, far correre i repubblichini, e vivere d’aria: farsi ammazzare tutti e basta.
    Ci saranno anche stati degli elementi partigiani sbagliati, bisogna ammetterlo, specialmente i primi erano senza comando e approfittavano della situazione facendo del male.

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    16 min
  • Se avessi detto che non ero comunista il gallo avrebbe cantato! da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    Langhe: Testimonianze di vita contadina

    Tersilla Fenoglio Oppedisano, nata a Serravalle Langhe, classe 1924, insegnante

    Io avevo vent’anni, avevo la «Patria» in testa, io avevo la retorica di Mussolini in testa.
    Ho iniziato la mia attività partigiana svolgendo un lavoro di volantinaggio ad Alba.
    Mi infiltravo tra i repubblichini, ascoltavo i loro discorsi, i loro programmi, e riferivo.
    Quel lavoro di staffetta mi entusiasmava perché l’obiettivo che intravvedevo era un’umanità nuova, un mondo giusto, pulito.
    Io avevo la Patria che continuava a disturbarmi dentro, avevo Dio che mi disturbava dentro.
    Se la Repubblica di Salò non avesse voluto un esercito repubblichino, non avremmo avuto un esercito partigiano così imponente.
    Nel 1948 non ero ancora comunista, dopo la Liberazione ho sofferto due anni i silenzio politico.
    Non ero comunista ma lasciavo che tutti dicessero che ero comunista.
    Se avessi detto che non ero comunista il gallo avrebbe cantato!

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    12 min
  • Soldi fanno soldi, pidocchi fanno pidocchi da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    Langhe: Testimonianze di vita contadina

    Don Oreste Camera, nato a Serravalle Langhe, classe 1919, parroco della frazione Cerreta di Cerreto Langhe

    Qui tutti i proprietari hanno dalle quindici alle trenta giornate, parte a prato, parte a bosco.
    I nostri contadini non sono attrezzati, i macchinari agricoli costano.
    Oggi si deve fare a mano solo l’indispensabile, per il resto far lavorare le macchine.
    Si dice che per fare una cascina ce ne vuole un’altra, «soldi fanno soldi, pidocchi fanno pidocchi», per dire che la miseria è miseria.
    Io non so come sarà l’avvenire.
    L’operaio prende la paga ogni mese, il contadino prende la paga una volta l’anno, tutto l’anno a guardare il sole, ad aspettare le nocciole, le uve ...

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    11 min
  • A Mussolini bisognava sparargli un colpo in testa da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    Langhe: Testimonianze di vita contadina

    Bartolomeo Anselma detto Ambaradam, nato a Monchiero, Tetti Rea, classe 1913, contadino 

    Il 18 ottobre sono partito per l’Africa Orientale, mi hanno sorteggiato nel cappello, a Borgo San Dalmazzo su quattrocento soldati ne hanno sorteggiati diciotto della mia batteria, eravamo un’ottantina i sorteggiati di tutte le batterie.
    Non sapevo dov’era l’Africa.
    Che cosa pensavamo della popolazione?
    Niente, proprio niente.Dicevamo: «Sono poveri diavoli, e noi siamo in casa loro a rompergli le balle».
    Che cosa ne facevamo noi dell’Africa ...
    A Mussolini bisognava sparagli un colpo in testa, prima, su vicino al Passo della Mendola, nel 1935, quando è venuto con il Principe a passarci in rivista.
    Là ci hanno disarmati per la rivista.Mussolini ci ha detto: «Tutti gli anni in questi giorni c’era il congedo, e quest’anno il congedo non verrà», era lì che bisognava dargli una schioppettata nella testa, ma eravamo disarmati, senza munizioni, mica solo io gli avrei sparato volentieri, eravamo cinquecentomila uomini a quelle «grandi manovre».

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    17 min
  • Due miserie messe assieme da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    Langhe: Testimonianze di vita contadina

    Angela Poleri, nata a Castelnuovo di Ceva, classe 1917, contadina

    Qui la miseria era miseria vera.
    Era una vita così, i soldi non c’erano.
    Eppure mio padre e mia madre erano vissuti ancora peggio.
    Quando mi sono sposata ho messo la mia miseria assieme alla miseria di mio marito.
    Avevamo cinque lire tra tutti e due.

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    4 min
  • «Solo ora, nel pieno Sud, mi sentii nuovamente a mio agio» 1900 da «I viaggi di Freud in Italia»
    Sud Tirolo, Trentino, lago di Garda

    Solo ora, nel pieno Sud, mi sentii nuovamente a mio agio [...].
    Qui rividi anche il mio amato ulivo.
    Poiché Minna volle gustare le gioie di una tappa alpina, per una via di montagna di una bellezza che lasciava senza fiato, raggiungemmo Lavarone, un altopiano di lato alla Valsugana, dove trovammo il più bel bosco di conifere e un’insospettata solitudine.

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    Nella primavera del 2009, tra gli scaffali della Library of Congress di Washington D.C. fanno una scoperta sorprendente: si imbattono in un contenitore mai esaminato prima con dieci scomparti, ciascuno con un piccolo taccuino. 
    Realizzano così di aver ritrovato i taccuini tascabili che Sigmund Freud portava con sé durante i suoi viaggi e che fino ad allora erano stati considerati perduti.
    I viaggi nell’«agognata Italia» di Freud, furono numerosi e si svolsero dal 1895 al 1900, a cui seguirono quelli dal 1907 al 1913.

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    25 min
  • «L'Italia è troppo lontana» La stesura dell'Interpretazione dei sogni, 1899 da «I viaggi di Freud in Italia»
    Sotto l’influenza delle letture preferite da Freud, la psicoanalisi assume sempre più la forma di un’archeologia dell’anima.
    Il desiderio di un viaggio a Roma con Fliess rimase anche in questo periodo un progetto immaginario e una fonte di attività creativa.
    In un’altra lettera, alla fine del soggiorno estivo a Berchtesgaden, si ripresenta lo stesso insistente desiderio:«Sono profondamente depresso, e avrai molto piacere di ristorarmi, ma non so cos’altro potrebbe attrarmi all’infuori di Berlino.
    L’Italia è troppo distante e il tempo a disposizione è troppo breve».
    Queste citazioni mostrano palesemente il ruolo dell’Italia nella psiche di Freud.

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    Nella primavera del 2009, tra gli scaffali della Library of Congress di Washington D.C. fanno una scoperta sorprendente: si imbattono in un contenitore mai esaminato prima con dieci scomparti, ciascuno con un piccolo taccuino. 
    Realizzano così di aver ritrovato i taccuini tascabili che Sigmund Freud portava con sé durante i suoi viaggi e che fino ad allora erano stati considerati perduti.
    I viaggi nell’«agognata Italia» di Freud, furono numerosi e si svolsero dal 1895 al 1900, a cui seguirono quelli dal 1907 al 1913.

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    38 min
  • Abbiamo un governo malfattore da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    Langhe: Testimonianze di vita contadina

    Contadino, alta Langa, classe 1913

    Siamo dimenticati da tutti, dal governo per primo.
    Perché abbiamo un governo che protegge il distruttore, non il costruttore.
    Abbiamo un governo malfattore.
    È giusto che un parlamentare che in una legislatura fa un bel niente, non fa fatica, prenda dai quattrocentomila e più al mese, eh?
    E un povero zappatore che fa grano e patate sia inferiore a quella roba là?

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    10 min

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