Tra il 1816 e il 1817, lo scrittore francese Stendhal (al secolo Henri Beyle, 1783-1842), visitò diverse località italiane, tra cui Napoli, ricavandone, sotto forma di diario di viaggio, il volume Roma, Napoli e Firenze 1817.
La stessa opera fu poi ripubblicata dallo stesso Stendhal nel 1827 in un’edizione molto ampliata rispetto alla precedente.
A Terracina, nel magnifico albergo costruito da quel Pio VI che sapeva regnare, ci propongono di cenare con i viaggiatori provenienti da Napoli.
Distinguo, fra sette o otto persone, un bellissimo giovane biondo, un po' calvo, di venticinque o ventisei anni.
Gli chiedo notizie di Napoli e soprattutto della musica: mi risponde con idee precise, brillanti e piacevoli.
Gli domando se posso sperare di vedere ancora a Napoli l'Otello di Rossini; risponde sorridendo.
Gli dico che ai miei occhi Rossini e la speranza della musica italiana, e il solo a possedere del genio innato; egli fonda i suoi successi non sulla ricchezza dell'accompagnamento ma sulla bellezza delle melodie.
Il mio uomo mostra una sfumatura di imbarazzo, i suoi compagni di viaggio sorridono: insomma, è proprio Rossini.
Per fortuna, e per caso stranissimo, non ho accennato né alla pigrizia di questo bel genio né ai suoi numerosi plagi.