Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta

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Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta episodes

  • Basilio Cascella - pittore - Pescara (Abruzzo
    Basilio Cascella, nato a Pescara il 2 ottobre 1860 e morto a Roma il 24 luglio 1950, attivo dalla fine del 1800 alla metà del 1900, la sua opera si rifà esplicitamente al Verismo, e le sue attività creative furono molteplici: pittore, grafico ed illustratore.

    Pescara: https://maps.app.goo.gl/X3ozQSL8AyaQzx2y8
    5 min
  • Andrea Cascella - scultore - Pescara (Abruzzo)
    Andrea Cascella, nato a Pescara il 10 gennaio 1919 e morto a Milano il 27 agosto 1990, è stato uno scultore, pittore e ceramista.
    Rappresenta la terza generazione della nota famiglia di artisti dei Cascella, il cui capostipite fu Basilio Cascella.
    Figlio di Tommaso Cascella, nipote di Michele Cascella, come il fratello Pietro si è affermato come scultore, anche se all'inizio si dilettava nella pittura e nelle ceramiche.

    Pescara: https://maps.app.goo.gl/X3ozQSL8AyaQzx2y8
    2 min
  • 87 - Le parole del libro - «Morimondo» di Paolo Rumiz
    Passò una barca a motore a luci spente che andava nella direzione contraria.
    La barca passò, urtò qualcosa di galleggiante che si spostò verso il muso del Gatto chiorbone.
    Entrai per tirare fuori i sacchi-lenzuolo per le cuccette e mentre tentavo di sfilarmi le braghe con la mano inutile, la barca si inclinò sul lato sinistro.
    "Ma guarda tu”, sentii borbottare Alessandro con bell’accento emiliano.
    Uscii a vedere.
    Il mio compagno di viaggio si era sporto da prua, a pancia in giù, e aveva tirato a bordo qualcosa di gocciolante.
    "Un pezzo di libro", disse sedendosi accanto al bompresso, e stese quella cosa in modo che la luna la rischiarasse.
    Lo aveva portato la piena, come la barchetta di vimini su cui aveva viaggiato tra i canneti del Nilo un neonato di nome Mosè.
    Il cuore mi batteva a mille. Presi la torcia e lo illuminai.
    Mancava la copertina e il titolo era introvabile.
    Le pagine era incollate, solo la prima - segnata dal numero 37 - era malamente leggibile.
    Mormorò Alex guardandomi: "parla di un fiume". E mi porse il pacco bagnato.
    Avevo buttato nel fiume un libro e il fiume me ne restituiva un altro.
    ”Non parla di un fiume, parla di noi", conclusi.
    Eravamo come due monaci davanti a un leggio illuminato da candele nel fondo di una cripta e, come nel rito Greco, si alternavano nella lettura cantata.
    Guardai sul retro. C'era un commento che nominava Bernard Shaw.
    Poteva essere lui, il vecchio George.
    Il suo trattato di filosofia forse il passo sulla ricchezza.
    Ero io il più vecchio della banda dunque ero il destinatario del messaggio in bottiglia.
    Il rito notturno aveva ridato oralità alla scrittura. Avevo ritrovato il libro.
    7 min
  • 86 - Profumo di mare - «Morimondo» di Paolo Rumiz
    A Punta Crociera, poco dopo Serravalle, la linea divenne spazio.
    Po si divideva per la prima volta e noi si decise di mollare senza troppi dubbi il corso principale per imboccare il ramo di Goro.
    Volevamo perderci nel Delta.
    In fondo c'era un bel ponte di barche e un faro che avrebbero reso perfetto il finale.
    Ci aspettava una terra estrema, segnata da arcipelaghi di dune fossili, nella quale si diceva fossero ammessi solo due mestieri: il vongolaro e pontiere.
    Eravamo al chilometro 626 della sorgente, e ora il fiume diventava tutto Veneto.
    Eravamo a 25 km dal mare, tutto si consumava con una facilità impressionante.
    "Ma come, tutto qui?" Questo ci chiedevamo filando verso la fine.
    7 min
  • 85 - Il canto del battelliere - «Morimondo» di Paolo Rumiz
    Verso Villanova Marchesana, sulla sponda sinistra, attaccammo a un pontone disastrato agganciandoci a un motoscafo malconcio e a un traghetto semi affondato.
    Doveva esserci rifornimento di benzina, e invece niente, così presi un bidone vuoto, lo caricai sul bagagliaio della bici e andai alla ricerca di panini e di un distributore.
    Ma quando, fatto il pieno, tentai con una fune elastica di agganciare il bidone bello pesante alla bici, sentì un crack improvviso e un dolore insopportabile alla mano destra.
    La base del pollice era uscita dalla sua sede, e io mi ritrovai invalido.
    Non riuscivo a far nulla, nemmeno ad aprire la porta di una farmacia che la provvidenza aveva piazzato a pochi metri.
    Mi aiutarono due immigrati, un cinese e una zingara.
    Ma il peggio era che non riuscivo a tenere la penna in mano per scrivere.
    Forse era la vendetta del libro, che mi condannava a rinunciare alla scrittura che avevo rinnegato, per apprezzarne il valore.
    In quel momento apprezzai solamente il valore delle mie mani: non potevo credere che un solo dito inservibile mi riducesse in quelle miserande condizioni.
    Rividi quel film in cui il battelliere protagonista nuotava nell'acqua torbida dei canali di Francia per ritrovare il suo amore perduto e mi tornò anche in mente una vecchia canzone occitana che parlava di una bella che si gettava nel fiume per la morte del suo gambarrier, un battelliere della Garonna.
    7 min
  • 84 - La lanterna magica - «Morimondo» di Paolo Rumiz
    Nella camerata della locanda mi rannicchiai in un cantuccio di silenzio.
    Volevo stare solo.
    L'immagine di quel piccolo libro in volo, squadernato dal vento, non mi andava via dalla testa.
    Avevo avuto l'impressione che avesse tentato di difendersi, che mi avesse detto: ma come, io che mi fidavo di te, io che ti avevo accompagnato fedelmente in questo tuo viaggio nel fiume.
    Ero pentito del sacrilegio.
    Quando il libro smise di parlare, tacqui perché non avevo nulla da controbattere.
    Lui aveva detto semplicemente ciò che sapevo da sempre.
    Il film, l'arazzo interminabile che avevo percorso camminando come nei corridoi di una pinacoteca, non era più una storia lineare e si era coagulato in un solitario nucleo luminescente.
    Mi accostai esitando a quella lanterna magica e dentro vidi donne magre raccogliere erba nei fossi, uomini in divisa straniera a lasciarsi inghiottire dal fango, file di scariolanti intabarrati nella nebbia.
    12 min
  • Suvero tra le colline liguri col suo castello Malaspina (Liguria)
    Sùvero è una frazione del comune di Rocchetta di Vara in provincia della Spezia, i cui abitanti son detti Suveresi.Sùvero sorge ad un'altitudine di 687 m s.l.m. e conta circa 200 abitanti residenti che aumentano sensibilmente nel periodo estivo; il borgo è il centro più importante e più popoloso del Comune di Rocchetta di Vara.
    A Suvero si svolge Il Carnevale "dei Belli e Brutti" organizzato il sabato antecedente al martedì grasso tra i mesi di febbraio e marzo, legato a tradizioni antichissime e ancora oggi i ragazzi si mascherano con gli stessi costumi usati a suo tempo dai padri e dai nonni.
    Puoi ascoltare il podcast dedicato al carnevale cliccando sul link qui sotto

    Carnevale "dei Belli e Brutti": https://www.spreaker.com/episode/brutti-e-belli-del-carnevale-di-suvero-liguria--58575915

    Suvero: https://maps.app.goo.gl/2Zy9ubQxnZuaXHQF9
    7 min
  • Brutti e Belli del Carnevale di Suvero (Liguria)
    Molto particolare il Carnevale dei Belli e Brutti del paese di Suvero, in Val di Vara nella provincia della Spezia.
    Tradizione unica nel suo genere, ha come protagoniste le maschere tipiche dei Belli e dei Brutti: i primi vestono abiti dai colori sgargianti, pizzi, perline e campanellini, mentre i secondi hanno la faccia tinta di nero (o la coprono con maschere orribili), utilizzano velli di capra e indossano in testa lunghe e grosse corna e, in vita, legano campanacci da mucca che scuotono mentre camminano.

    Suvero: https://maps.app.goo.gl/2Zy9ubQxnZuaXHQF9
    7 min
  • Gite scolastiche, viaggi di istruzione e scambi culturali nell’Italia del Grand Tour
    Colgo l'occasione datami una notizia del giorno: gita scolastica a Berlino troppo cara, studenti rinunciano; la preside a La Repubblica descrive il processo di selezione delle mete dei viaggi, che coinvolge la commissione viaggi dell'Istituto, i consigli di classe e i genitori.
    Ma mi chiedo quanti di questi insegnanti e genitori sanno che il primo viaggiatore del Grand Tour, Wolfgang Goethe, è venuto proprio dalla Germania in Italia.Sanno costoro che l'Italia è il paese nel quale ritroviamo stratificata e concentrata tutta la storia, l'arte, la cultura di tutti i popoli del Mediterraneo e dell'Europa: ad iniziare degli Etruschi e Romani, ai Normanni, Longobardi, Bizantini, Greci, Fenici, Saraceni, Spagnoli, Francesi, Arabi e chi più ne ha più ne metta.
    Per non parlare della biodiversità e dei 4.500 prodotti tipici.
    Perché non fare oggi dei viaggi d'istruzione portando le scolaresche da Nord verso Sud da Sud verso Nord in giro per l'Italia, per far conoscere il proprio paese, la ricchezza e la bellezza, il cibo e i prodotti tipici, creando consapevolezza e spirito di appartenenza.Perché non creare gemellaggi tra scuole delle diverse regioni.
    4 min
  • 83 - L'ordalia - «Morimondo» di Paolo Rumiz
    Tornando a Valle, Valentina ripartì con le citazioni.
    Fu un trattato di letteratura fluviale.
    Era bellissimo, ma io ero stanco di libri.
    Dopo i racconti del bardo, cominciai a pensare che non mi avessero aiutato per niente a capire il mondo. Anzi.
    Quella roba era stata una zavorra, mi aveva appesantito di citazioni, impedendomi di vedere con i miei occhi.
    Sentivo bisogno di silenzio.
    Di ascoltare solo me stesso e la voce del fiume. Sì, la voce.
    Avevo bisogno di voci, non di scrittura.
    Pensai a un’ordalia.
    Ripudiare un libro, e non uno qualsiasi, doveva essere un libro importante.
    Sentivo l'urgenza di staccarmene con un atto plateale, per sancire l'inizio di una nuova fase.
    Lasciare indietro la mia vecchia pelle.
    Arrivai al punto di pensare che il libro aveva rovinato l'umanità, distrutto civiltà, disseccato fiumi di memoria, staccato la spina alle conoscenze orali, che erano la sola vera sapienza collettiva, quella che si passa di padre in figlio, anzi da nonno a nipote.
    5 min

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