Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta

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Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta episodes

  • Il dramma meridionale da «Un treno nel Sud» di Corrado Alvaro
    L'Italia meridionale è oggi per l'opinione nazionale, uno dei punti critici della nostra convivenza.
    Il resto d'Italia si è accorto che, non risolta la questione meridionale, non è risolto l'assetto della nostra società.
    Le guerre che da quarant’anni ha combattuto l'Italia con la preparazione e le disavventure che tutti sanno, hanno ubbidito anche alla pressione della natalità italiana, e infatti, con gravissime perdite l'Italia meridionale le combatte tutte, considerandole un'evasione e una breccia per le migrazione. Ora, l'Italia meridionale tenta un evasione interna, si inserisce dappertutto fornisce la burocrazia e la polizia: in altri termini meridionalizza la nazione.
    Anche per questo la nazione sente che è suo dovere affrontare questo problema, e subito; per questo la riforma della scuola, dell’istruzione, della preparazione tecnica dell'Italia meridionale, è di una importanza fondamentale.
    Già alcuni teorici del fascismo accusarono il trasformismo meridionale di essersi caricato a bordo della sua "rivoluzione permanente" e di averla inceppata.
    E’ di ieri lo stupore della Destra che vide mancare proprio nel sud il sostegno alla monarchia.
    E gli appunti che oggi fanno le sinistre alla magistratura e alla polizia possiamo leggerli nei giornali. Nelle elezioni recenti, a una crisi delle sinistre del Nord rispose una svolta a sinistra, e non soltanto occasionale, nel Sud.
    Insomma, il Sud non riesce ad andare al passo col Nord.
    Bisogna dire che la crisi della vita meridionale proviene sì dalla miseria, ma è resa acutissima da una mancanza di solidarietà sociale, dall'assenza di una qualsiasi categoria regolatrice e mediatrice e moderatrice.
    Una potrebbe essere costituita da coloro i quali, usciti dal popolo, sarebbero, per il loro ufficio a servizio dei poteri, i naturali mediatori fra popolo e classe dirigente.
    Se ciò non accade significa che la condizione popolare deve essere ben penosa, se chi la conobbe non ama voltarsi indietro.
    13 min
  • La società calabrese da «Un treno nel Sud» di Corrado Alvaro
    La Calabria, come non rappresenta un'unità linguistica, non rappresenta neppure un’unità etnica.
    A parte la comune definizione che «il calabrese è ottimo o pessimo», si può attribuire ai due tipi del calabrese un’area; quella che va da Squillace alla punta meridionale della penisola, e quella che da Squillace va ai confini settentrionali della regione.
    Questa è la Calabria Italica, che arrivò prima a contatto coi Romani, il cui dialetto è penetrato con le parole e forme latine più antiche, in cui il tipo fisico e a disposizione dell’ingegno è italico; una familiarità e semplicità e sobrietà, un'acutezza e penetrazione a servizio di uno spirito di ricerca, un senso della natura e della vita senza idoleggiamenti, giacché appaiono in sé e nella loro umiltà poetici.
    L'altra parte della Calabria, da Squillace in giù, entrò tardi a contatto con la romanità, verso l'undicesimo secolo, quando questa era già soltanto un ricordo.
    Così la popolazione ha tutt’altri caratteri della Calabria Romana, caratteri Greci, come la mobilità, una certa tendenza al vivere delicato anche se la vita è povera; ospitali sebbene diffidenti degli stranieri, molto stimanti di sé, inclini alle lettere sebbene a loro modo e con un culto estremo e pedissequo del passato, sensuali, pronti d'ingegno, e adattabili.
    E i Cosentini, i vecchi Bruzzi, patriarcali, modesti, sofferenti, poco tementi del pericolo, vendicativi, acuti di mente, curiosi degli altri e della cultura, ragionanti.Il calabrese è curioso di conoscere e di sapere, la sua delizia è ascoltare persone colte che parlano, anche se a lui non arriva interamente il senso dei grandi e profondi concetti.
    E’ come il povero davanti allo spettacolo di una festa apparecchiata, non per lui, ma di cui gli arrivano i suoni, le luci, i colori.
    Senza invidia.
    Con un cocente rimpianto d'un bene fatto per tutti gli uomini.
    32 min
  • Feudalesimo, Comuni e riforma agraria da «Un treno nel Sud» di Corrado Alvaro
    La condizione sociale in Calabria è qualcosa di peggio del vecchio feudalesimo che almeno rappresentava una forma di vita collettiva intorno al barone, al palazzo, alla ricchezza enorme .
    Tutte le dominazioni, e furono tante anche se il reame rimase sempre unito e fermo un sentimento unitario che diede poi buoni frutti nel Risorgimento, non fecero che distribuire a stranieri, per i loro meriti in pace e guerra, le terre calabresi in feudo.
    Gli ultimi furono gli spagnoli.
    È uno dei rari casi di una classe dirigente straniera durata tanto tempo in un paese.
    Ve ne furono anche indigeni, e questi furono i migliori, e almeno vissero nel paese; ebbero anzi tendenze culturali, scrissero libri di storia locale, raccolsero testimonianze di vita, di tradizioni e di poesia popolare.
    Era una forma di solidarietà.
    La feudalità meridionale era durata tanto a lungo per ragioni che ancora oggi non sono state del tutto rimosse: la mancanza di viabilità e di comunicazioni, la difficoltà dei traffici.
    E’ la ragione per cui non sorse in Calabria una forte classe di mercanti, la borghesia finanziaria grande e piccola che altrove aveva minato e distrutto il potere feudale, quella che aveva compiuto la rivoluzione in Francia.
    25 min
  • L'«Onorata Società» da «Un treno nel Sud» di Corrado Alvaro
    La Fibbia, la «ndrina», la «ndrànghita», l’Onorata Società, insomma la mafia, la conosco da quando ebbe l'età della ragione.
    Un ricordo preciso è di quando, tornato a casa per le vacanze, mia madre, venendomi incontro, mi disse che mio padre era occupato nella stanza di sopra con quelli dell'Associazione.
    Mi rallegrai dicendo: «c'è finalmente un'associazione al nostro paese?».
    Fresco di studi, credevo si trattasse di un'associazione per gli interessi locali.
    Mia madre mi fece ricredere subito: «è l'associazione a delinquere».
    Non so che avesse da sbrigare mio padre con quelle persone, comunque non me ne meravigliai. Nessuno in paese li considerava gente da evitare, e non tanto per timore, quanto perché formavano ormai uno degli aspetti della classe dirigente.
    Per la confusione di idee che regnava fra noi a proposito di giustizia e d’ingiustizia, di torto e di diritto, di legale ed illegale; per gli abusi veri e presunti di chi in qualche modo deteneva il potere, non si trovava sconveniente accompagnarsi con un «ndrànghitista».
    I membri dell'associazione professavano il rispetto della religione, posavano a difensori della morale anche quando non la praticavano, proteggevano le ragazze tradite e ne decretavano le nozze, vedevano di buon occhio i concittadini che si facevano onore.
    Compivano prepotenze, ed era una di più da tollerare.
    Si assassinavano tra loro per gli strappi all'omertà, ed erano affari loro.I delitti in una città, e non meno feroci è raffinati, sono l'ammonimento quotidiano di un oscuro pericolo.
    In un paese, gli autori di delitti sono gente che si conosce, con cui si è scambiato il saluto e con cui si è parlato.
    Questo vorrei notare nella psicologia della mafia, la rivalsa di una certa condizione, il fascino di un potere segreto che si ride di ogni altro potere, e che pretende di esercitare una leggendaria giustizia secondo il codice di una brigantesca cavalleria.
    Non è un semplice problema di polizia, né si tratta di mettere sotto accusa e in stato d'assedio un'intera provincia.
    Ma la norma per un'azione seria, potrebbe dettarla l'esame di come si è comportata la classe dirigente da cinquantanni.
    15 min
  • La Certosa tra gli abeti da «Un treno nel Sud» di Corrado Alvaro
    Quando le truppe americane arrivarono a Serra San Bruno, in qualcuno di quei soldati si destò una improvvisa vocazione di Monaco Certosino di questa Certosa.
    Una Certosa in un angolo favorevole delle Calabrie, in un paese d'una pace umbra, tra gente mite. Attorno sono grandi boschi gli abeti; l'ingresso della Certosa è un prato verde sotto i pioppi alti trenta metri e pecorelle e bambini; c’è una fonte d'acqua freschissima più bassa del suolo, raccolta in un ninfeo; insomma un paesaggio quale si pensa nelle fantasie di una vita semplice.
    Tutto ciò poteva parlare persuasivamente a gente stanca della guerra.
    Quei soldati, congedati, scrissero dall'America dicendosi pronti a monacarsi. Il padre superiore rispose che venissero pure, ma che portassero, occorrendo, il denaro del viaggio di ritorno.
    Accadde come egli aveva previsto: nessuno resistette là dentro più di tre giorni.
    Visitandola, mi dicevo di continuo: «sta tranquillo: non ti sei ancora fatto Monaco Certosino».
    11 min
  • L'urlo del torrente da «Un treno nel Sud» di Corrado Alvaro
    Il cielo, così sereno, s’è improvvisamente rabbuiato.
    La pioggia sulla strada polverosa in un istante ci ha preceduti.
    Sembra voglia sbarrarci il passo, gelida e risoluta.
    D'un tratto la montagna si mette a urlare, messa in allarme con mille voci, ed erano due ore che andavamo senza vedere nessuno, se non qualche faina che si affacciava sulla strada, qualche lepre che correva nei campi; senza udire altro che gli uccelli i quali intonavano la prima parte di un canto, e la ripetevano senza curarsi di seguitarlo.
    Dai profondi burroni si leva uno scroscio alto e modulato.
    Il letto del torrente, asciutto qualche minuto fa, è percorso da centinaia di rivi che si cercano e si confondono.
    Da tutte le parti da montagna scarica i suoi rigagnoli e i suoi canali.
    Quello che noi abbiamo sentito per un'ora, e in un'ora placato, è stata una piccola prova.
    Il torrente in Calabria è un mostro perfido ben più presente del terremoto; frantuma i ponti come fragili gabbie, passa sopra gli agrumeti e gli uliveti, demolisce le strade a mezza costa, spacca la casupola lassù.
    23 min
  • Sottoguda uno scrigno dolomitico ai piedi della Marmolada (Veneto - Borghi più Belli d'Italia)
    Sottoguda (Staguda in ladino) è una frazione del comune di Rocca Piètore (La Ròcia in ladino), in provincia di Belluno, nella regione del Veneto, che sorge a 1.250 metri s.l.m. ai piedi del ghiacciaio più esteso delle Dolomiti, quello della Marmolada.
    Sottoguda è un grazioso borgo che sorge ai piedi del Piz de Guda, un piccolo monte dalla forma affascinante, che gli dona il nome.Il borgo, entrato dal 2016 nel club de I Borghi più Belli d'Italia, conta 98 abitanti e comprende anche l'abitato di Palue.
    Molto viva a Sottoguda, come in tutto il territorio di Rocca Piètore, la cultura ladina dolomitica attraverso la parlata locale e alcune usanze di antiche origini che vengono tramandate fra le generazioni.
    Sottoguda è uno scrigno di scorci indimenticabili: i colori dei fiori sui poggioli e nei piccoli giardini, le farfalle di ferro battuto che colorano le facciate delle case, le sculture di legno intagliate con cura, le cataste di legna sapientemente sistemate e abbellite con gerani dai colori intensi, antichi fienili (detti tabiei) addobbati con gli attrezzi di una volta.
    Ogni viuzza è una scoperta che riempie gli occhi di bellezza.

    Sottoguda: https://maps.app.goo.gl/GFmLNfRFVFobwMGYA
    4 min
  • San Giorgio antico borgo di pietra tra ulivi e vigne della Valpolicella (Veneto - Borghi più Belli d'Italia)
    San Giorgio di Valpolicella è una frazione del comune di Sant'Ambrogio di Valpolicella, in provincia di Verona.
    Il borgo sorge a pochi chilometri dal capoluogo comunale, a breve distanza dal lago di Garda, da Verona e dal resto delle altre località della Valpolicella e fa parte dell'associazione de I Borghi più Belli d'Italia.
    San Giorgio ha rappresentato nel tempo, in maniera continuativa almeno sin dall’800 a.C., un luogo importante per l’uomo, sia per la sua sacralità che come centro della vita collettiva di tutta la Valpolicella.
    San Giorgio di Valpolicella è detto anche San Giorgio Inganna poltron (cioè inganna i pigri), perché la salita per raggiungerlo è più faticosa di quanto appaia.
    In realtà il toponimo corretto è San Giorgio in Ganna, derivante da Ganne, nome pre-romano, che significherebbe “mucchio di pietre” o “località rocciosa e pietrosa”.

    San Giorgio di Valpolicella: https://maps.app.goo.gl/LcK4gQmZakEZ59Pt7
    5 min
  • Portobuffolè la gaia dimora (Veneto - Borghi più Belli d'Italia)
    Portobuffolé è un comune veneto in provincia di Treviso, i cui abitanti son detti Portobuffolesi o Portuensi e il patrono è San Marco Evangelista.
    E’ il più piccolo paese della provincia e il comune è stato inserito nell'associazione de I Borghi più Belli d'Italia, fregiandosi, inoltre, della Bandiera Arancione del Touring Club Italiano.
    Come per Asolo, Castelfranco Veneto e Treviso, anche il centro storico di Portobuffolé è recintato da mura.
    Non ci si aspetterebbe di trovare questo gioiellino incastonato nella campagna trevigiana, là dove il Veneto volge ormai al Friuli.
    L’Alto Livenza è invece un territorio ancora vivibile, industrioso ma attento a non disperdere le proprie radici.
    Portobuffolè ne è l’esempio: un borgo d’impronta veneziana che conserva la grazia di una feudataria amante dell’arte e della poesia, e la volubilità del suo fiume, il Livenza.
    Ma oggi che non scorre più sotto i suoi ponti, il fiume è muto: “nel Livenza regna la solitudine, il silenzio umiliante - scrisse don Bruno Florian, l'indimenticabile parroco portuense -, mentre un tempo neppure molto lontano, vi era un’animazione da Porto buffolè alla foce”.
    Si è perso l’allegro vociare dei barcaioli, il via vai di silenziosi pescatori e di allegre brigate di nobili veneziani, di bracconieri e trasportatori.

    Portobuffolè: https://maps.app.goo.gl/67w4t5mC5o8vkJAYA
    5 min
  • Montagnana e le mura di Giorgione (Veneto - Borghi più Belli d'Italia)
    Montagnana è un comune veneto in provincia di Padova, i cui abitanti son detti Montagnanesi e la patrona è Santa Maria Assunta.
    Alla città di Montagnana è stata conferita la Bandiera Arancione per le sue bellezze storiche e per la valorizzazione dei prodotti tipici e inoltre fa parte dell'associazione I Borghi più Belli d'Italia.
    Nel 2018 è stata riconosciuta tra le località Spighe Verdi, riconoscimento nazionale conferito dalla FEE Italia (Foundation for Environmental Education) alle località italiane che promuovono uno sviluppo rurale sostenibile del territorio, la cura dell'ambiente e la difesa del paesaggio.
    La cerchia murata di Montagnana è «una delle vere glorie d’Italia», scrisse il grande storico dell’arte Bernard Berenson, infatti basta un veloce giro esterno alle mura lunghe circa 2 km, per farsi un’idea di cosa fosse una città fortificata nel 1300.
    Il verde dell’antico fossato, ormai solo erboso, contrasta col mattone degli spalti merlati, interrotti da 24 torri alte fino a 19 metri, e dalle due principali porte fortificate, il castello di San Zeno e la rocca degli Alberi.
    Sono le stesse mura che ispirarono a Giorgione un disegno a sanguigna conservato a Rotterdam, a torto identificate per secoli con quelle di Castelfranco Veneto.
    E non solo Giorgione, ma anche Palladio, Michele Sammicheli, il Marescalco, il Veronese e Palma il Giovane, hanno lasciato tracce qui. Insomma, tanta arte e tanta storia, da Ezzelino da Romano alla Repubblica di Venezia, richiamata anche dal grande “listón” della vasta piazza centrale, che per privilegio antico può imitare la pavimentazione di piazza San Marco.
    All’interno della cortina trecentesca, il disegno urbano mantiene l’impronta medievale con vie a portici e vicoli d’atmosfera.

    Montagnana: https://maps.app.goo.gl/QpdZUgMMPV4NTaH89
    5 min

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