Dopo una dormita profonda mi ero svegliato di buon mattino e a colazione avevo ceduto all'irrefrenabile impulso di confessare alla giovane barista dell'hotel la mia destinazione giornaliera.
Da prima aveva strabuzzato gli occhi, poi mi aveva invitato a prendere ancora una brioche e un succo di frutta, viveri di conforto per il mio lungo viaggio.
Non avevo trovato un ProntoBus, perciò avevo iniziato la risalita della strada provinciale 108 del Cirone in perfetta solitudine scoprendo una delle strade più affascinanti dell'intera area sali arriva dolcemente assecondando il profilo delle colline e pochi erano stati i chilometri da percorrere fino al valico: un'oretta buona di marcia nel silenzio più totale.
Arrivato a Castiglione di Garfagnana, con animo leggero come quello di un bambino, me ne stavo seduto sulla panchina ai margini delle antiche mura medievali e, in attesa del bus, filosofeggiavo tra me e me.
Non ci sarebbe stato altro modo di salire al valico in bus fino all'indomani pomeriggio.
Nonostante il gran caldo e sapendo bene che non ce l'avrei fatta ad ammazzarmi in salita per 20 km, mi ero avviato comunque lungo la strada sperando nel passaggio di qualche automobilista di buon cuore.
Quasi subito avrei fatto compassione a un camionista che, seppur non diretto al valico, incuriosito dalla mia strana bicicletta mi aveva offerto uno strappo.
Non nascondo che avevo fatto un po' fatica già solo a salire in cabina facendomi precedere dalla bicicletta.
Una volta sceso dal dinosauro con le ruote, era stato un vetusto camper francese a darmi uno strappo.
Da lontano non faceva certo una buona impressione; per questo motivo avevo rallentato il passo prendendo tempo per decidere se salire sul camper di quello strano tipo che a braccia conserte e mi scrutava da lontano senza proferire verbo.
Non sapevo bene quali parole avrei scelto per opporre il mio diniego, optando piuttosto per una repentina fuga, ma quando stavo per inforcare la bici e scappare lontano da lì approfittando della discesa.
Si procedeva a passo d'uomo e così avevamo impiegato più del dovuto per coprire i dodici chilometri che restavano da percorrere fino al valico.
Io, come si conviene a chi accetta un passaggio da uno sconosciuto, avevo raccontato la storia di quei viaggi in Emilia e la mia passione per le bici pieghevoli, scoprendo che al contrario loro due non sapevano neanche dove si trovassero in quel momento.
Avevo spiegato che ero diretta a San Pellegrino in Alpe, località che loro ignoravano ma dove sarebbero stati felici di venire.
Fu così che al Passo delle Radici, avevamo svoltato a destra e, superato il vicino Passo del Lagadello, eravamo arrivati al cospetto del Santuario dei Santi Pellegrino e Bianco.
Se VUOI puoi cliccare sul link che trovi qui sotto per ASCOLTARE tutti i podcast di «Viaggetti In Emilia» https://penisolabella.blogspot.com/2025/01/audiolibro-viaggetti-in-emilia-fuori.html
Paolo Merlini e Maurizio Silvestri, autori nel 2024 di questo diario di viaggio, marchigiani di San Benedetto del Tronto, sono scrittori e viaggiatori "terranauti", dediti cioè con passione all'arte del viaggiare lento, fuori dai circuiti del turismo ordinario e in genere con il trasporto pubblico.La geografia dei corsi d'acqua e delle Valli li guida alla ricerca dell'osteria perduta, piacevolmente trascinati da un'onda anomala di luoghi, persone comuni e personaggi noti, scrittori, poeti, trattorie, cibi, libri, vini, film, canzoni, montagne, fiumi ...