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Come si protegge un capolavoro quando si teme che possa scomparire?
All’inizio del Seicento, il Cenacolo di Leonardo presentava già gravi problemi di conservazione. Federico Borromeo incaricò quindi Andrea Bianchi, detto il Vespino, di realizzarne una copia capace di tramandare l’immagine dell’originale.
Il pittore lavorò alla grande tela tra il 1611 e il 1616. Nell’angolo superiore sinistro, un’iscrizione voluta dal cardinale ne chiarisce lo scopo: raccogliere ciò che restava dell’Ultima Cena affinché l’opera di Leonardo potesse essere conservata.
Non si trattava dunque di una semplice riproduzione, ma di un vero intervento di tutela del patrimonio artistico milanese, compiuto secoli prima della nascita delle moderne pratiche di conservazione.
In questo episodio scopriamo la storia dell’Ultima Cena del Vespino e la lungimirante iniziativa con cui Federico Borromeo cercò di salvare la memoria del capolavoro di Leonardo.
Una luce improvvisa trasforma Cristo e lascia gli apostoli senza parole.
Sulla cima del monte Tabor, Gesù appare avvolto in una mandorla luminosa, mentre le sue vesti diventano candide come la neve. Ai suoi lati si trovano Mosè ed Elia: la Legge e i Profeti dell’Antico Testamento che convergono verso Cristo.
Più in basso, Pietro, Giacomo e Giovanni sono travolti dalla meraviglia. Pietro stringe le chiavi, Giacomo alza una mano contro il bagliore e il giovane Giovanni cerca riparo accanto alla roccia.
La vera protagonista del dipinto è la luce. Nasce dalla figura di Cristo e si diffonde progressivamente sugli altri personaggi, creando straordinari effetti di controluce e rendendo visibile lo stupore dei tre testimoni.
In questo episodio scopriamo la forza luminosa e il significato della Trasfigurazione di Giovanni Gerolamo Savoldo, entrata nella collezione della Pinacoteca Ambrosiana nel 1674.
Che cosa accade quando un seguace di Leonardo riprende una composizione del maestro e la trasforma in una nuova opera?
Per questa Santa Famiglia, Bernardino Luini si ispirò al celebre cartone di Leonardo oggi conservato alla National Gallery di Londra, probabilmente ricalcandone in parte le figure. Alla composizione originale aggiunse però san Giuseppe, collocato alla sinistra della Vergine.
Nasce così un’immagine intima e armoniosa, nella quale Maria, Gesù Bambino, sant’Anna, san Giovanni e san Giuseppe sono uniti dalla dolcezza dei gesti e dall’intensità degli sguardi.
Federico Borromeo amava particolarmente quest’opera e volle assegnarle grande risalto nella collezione ambrosiana. La sua «soavità, movimento e tenerezza dei volti» corrispondeva perfettamente alla sua idea di arte sacra: una bellezza capace di suscitare devozione.
In questo episodio scopriamo il legame con Leonardo e la delicata spiritualità della Santa Famiglia con sant’Anna e san Giovanni di Bernardino Luini.
Un incontro che non appartiene alla storia, ma alla dimensione della contemplazione.
In questa monumentale tela di Daniele Crespi, Maria porge maternamente Gesù Bambino a san Francesco, che lo accoglie tra le braccia. Non è il racconto di un episodio della vita del santo, ma una visione mistica, osservata sulla destra da san Carlo Borromeo, raccolto in una preghiera estatica.
Al centro, ai piedi dei personaggi, compare un teschio dipinto con grande realismo. È un richiamo alla fragilità della vita e alla dimensione ascetica e penitenziale che accomuna la spiritualità di san Francesco e quella di san Carlo.
Poco distante, sopra una pietra, il pittore appone la propria firma e si definisce “Mediolanensis”, milanese: una dichiarazione di appartenenza alla città che considerava la sua patria artistica.
In questo episodio scopriamo simboli, spiritualità e dettagli della Madonna con il Bambino e i santi Francesco e Carlo, conservata alla Pinacoteca Ambrosiana.
Che cosa accade quando un allievo decide di reinterpretare, con una certa libertà, un capolavoro del proprio maestro?
Questo San Giovanni Battista si ispira chiaramente al celebre dipinto di Leonardo conservato al Louvre. Qui, però, la croce scompare, lo sfondo oscuro lascia spazio a un paesaggio idilliaco e il santo assume tratti più femminei, eleganti e quasi vezzosi. Anche l’intensità religiosa dell’originale sembra attenuarsi, lasciando emergere un’immagine più enigmatica e terrena.
L’opera è stata attribuita prima a Bernardino Luini, poi allo stesso Leonardo e infine a Gian Giacomo Caprotti, detto il Salaì: il discepolo più irrequieto e spavaldo del maestro. Oggi la critica preferisce indicare più prudentemente un anonimo pittore leonardesco del primo Cinquecento.
In questo episodio scopriamo confronti, differenze e misteri del San Giovanni Battista dell’Ambrosiana, nato nel cuore dell’eredità artistica di Leonardo.
Chi è la donna ritratta in questa tavola? E perché per secoli si è pensato che fosse stata dipinta da Leonardo da Vinci?
Fu Federico Borromeo a descriverla come una duchessa di Milano ritratta «di mano di Leonardo». Da quelle parole nacquero numerose ipotesi: Beatrice d’Este, Isabella d’Aragona, Bianca Giovanna Sforza, Cecilia Gallerani o Anna Maria Sforza.
Anche l’autore rimane incerto. Nel tempo il dipinto è stato attribuito a Leonardo, al suo allievo Giovanni Ambrogio de Predis e, più prudentemente, a un pittore attivo tra Lombardia ed Emilia alla fine del Quattrocento.
Oggi la donna continua a custodire la propria identità dietro lo sguardo e la raffinata reticella che le raccoglie i capelli.
In questo episodio scopriamo ipotesi, attribuzioni e misteri del Ritratto di dama, conosciuto anche come Dama della reticella: un’opera fondamentale per raccontare le origini della presenza di Leonardo all’Ambrosiana.
Può un piccolo cane essere considerato scandaloso all’interno di un capolavoro?
Nell’Adorazione dei Magi di Tiziano, la bestiola ai piedi della capanna venne coperta perché giudicata irriverente. Una decisione che suscitò la dura reazione dello stesso pittore e che Federico Borromeo attribuì a una persona «austera e fanatica». Soltanto con l’ultimo restauro il cagnolino è tornato finalmente visibile.
Realizzata intorno al 1559-1560, la grande tela raccoglie figure umane, animali, paesaggi e raffinate architetture. Anche il cielo rivela la libertà del Tiziano maturo, con pennellate che lasciano affiorare in alcuni punti la tela grezza.
Commissionata per il re di Francia Enrico II e per Diane de Poitiers, l’opera non raggiunse mai la Francia. Passò invece da san Carlo Borromeo e giunse infine nella collezione di Federico Borromeo.
In questo episodio scopriamo la storia, i dettagli e le curiosità dell’Adorazione dei Magi di Tiziano, conservata alla Pinacoteca Ambrosiana.
Un affresco monumentale racconta, in un’unica composizione, l’intero mistero della Pasqua.
Al centro, Cristo è seduto come un re: indossa un manto scarlatto, tiene una canna al posto dello scettro e porta sul capo la corona di spine. Intorno a lui, i suoi aguzzini lo deridono e premono la corona con dei bastoni. Sopra la scena, un’iscrizione ne rivela il significato: «Il capo del re della gloria è coronato di spine».
Ai lati sono inginocchiati i dodici membri della Confraternita della Santa Corona, committente dell’opera e dedita all’assistenza dei più bisognosi. Sullo sfondo, il racconto prosegue con la sepoltura di Cristo e con l’annuncio della risurrezione alle donne giunte al sepolcro.
In questo episodio scopriamo personaggi, iscrizioni e significati del Cristo incoronato di spine di Bernardino Luini, il grandioso affresco che domina l’Aula Leonardi della Pinacoteca Ambrosiana.
Come si potevano studiare a Milano i grandi capolavori dell’antica Roma?
Nel Cinquecento, alcuni rilievi della Colonna Traiana furono riprodotti attraverso una serie di calchi in gesso, probabilmente provenienti dalla raccolta dello scultore Leone Leoni nella celebre Casa degli Omenoni. Federico Borromeo volle poi portarli all’Ambrosiana, affinché diventassero modelli per gli artisti e gli studenti dell’Accademia.
Le scene raccontano la conquista della Dacia da parte dell’imperatore Traiano: soldati romani, cavalieri, ambasciatori, battaglie, attraversamenti di fiumi e popoli in fuga compongono una lunga narrazione scolpita.
Questi calchi non sono però soltanto delle copie. Conservano una testimonianza preziosa dell’aspetto che i rilievi originali della Colonna Traiana avevano alla metà del Cinquecento.
In questo episodio scopriamo la storia e il valore dei Calchi della Colonna Traiana, attraverso i quali un frammento dell’antica Roma arrivò nel cuore di Milano.
Perché san Rocco compare davanti a Gesù Bambino insieme al suo fedele cane?
In questa tavola di Giampietrino, putti musicanti accompagnano l’adorazione del Bambino, alla quale partecipa anche il santo pellegrino. Il bordone, la cappa, la piaga sulla gamba e il cane con una pagnotta permettono di riconoscerlo immediatamente.
Secondo la tradizione, dopo aver contratto la peste san Rocco si ritirò in un luogo isolato, dove sopravvisse grazie a un cane che ogni giorno gli portava del pane. La sua presenza potrebbe collegare il dipinto alla terribile epidemia che colpì Milano tra il 1524 e il 1529.
Nel paesaggio sullo sfondo si nascondono altri due episodi: l’annuncio degli angeli ai pastori e la fuga in Egitto, alla quale curiosamente si unisce ancora san Rocco.
In questo episodio scopriamo personaggi, simboli e dettagli dell’Adorazione con san Rocco di Giampietrino, proveniente dalla chiesa milanese di San Sepolcro e oggi conservata alla Pinacoteca Ambrosiana.
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