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Quella di Chico Hamilton (1921-2013) è stata una originale figura nell’ambito del jazz moderno. Non molti altri colleghi hanno riunito in sé le peculiarità di questo artista che, da dietro piatti e tamburi, si è profilato anche come innovativo compositore e direttore di propri gruppi.
Già ai tempi del liceo a Los Angeles aveva suonato con gente come Dexter Gordon e Charles Mingus, per poi andare in tour con Lionel Hampton e Billy Berg. Dopo la guerra lavorò tra gli altri con Count Basie, Lester Young, Lena Horne e nel quartetto di Gerry Mulligan.
Nel 1955 fondò un proprio quintetto che resterà nella storia per la particolare line-up (con, oltre alla batteria, flauto/sax, chitarra, cello, contrabbasso – poi trombone) e una peculiare proposta al crocevia di avanguardia, Third Stream e ultra hard-bop. Fucina di talenti - dove sfileranno tra gli altri giovani virgulti come Jim Hall, Buddy Collette, Eric Dolphy, Charles Lloyd, Gregor Szabo, il gruppo sarà attivo fino a metà anni ’60.
Lo ritroveremo in seguito molto impegnato come musicista di studio e per la TV, ma senza rinunciare a propri gruppi dove troveranno spazio gente come il chitarrista Larry Coryell e i sassofonisti Arthur Blythe, Steve Potts, più tardi Eric Person. Registrerà negli anni ’90 diversi album per l’italiana Soul Note e sarà presente sui palcoscenici e in studio di registrazione sin nel primo decennio del nuovo secolo.
Dopo il recente ciclo dedicato alle visite e all’attività di Miles Davis a Parigi, un altro ciclo “trasversale” dedicato al grande trombettista. Stavolta è Riccardo Bertoncelli a guidarci nell’intricata giungla di registrazioni dal vivo, ufficiali e non, di Davis durante il suo cosiddetto periodo elettrico.
Si partirà dalle registrazioni di Antibes del luglio 1969 del quintetto (con Wayne Shorter, Chick Corea, Dave Hollend e Jack DeJohnette) che sarà la formazione-base delle leggendarie registrazioni in studio di Bitches Brew, di un mese successivo. Per arrivare – attraverso i live del Fillmore East, le sessions Cellar Doors di Washington, quelle di New York del ’74 per l’album Dark Magus e diverse altre – all’ultima apparizione di Davis in concerto (al Festival di Newport nel luglio 1975) prima del temporaneo ritiro, che durerà fino al 1981.
Dopo il recente ciclo dedicato alle visite e all’attività di Miles Davis a Parigi, un altro ciclo “trasversale” dedicato al grande trombettista. Stavolta è Riccardo Bertoncelli a guidarci nell’intricata giungla di registrazioni dal vivo, ufficiali e non, di Davis durante il suo cosiddetto periodo elettrico.
Si partirà dalle registrazioni di Antibes del luglio 1969 del quintetto (con Wayne Shorter, Chick Corea, Dave Hollend e Jack DeJohnette) che sarà la formazione-base delle leggendarie registrazioni in studio di Bitches Brew, di un mese successivo. Per arrivare – attraverso i live del Fillmore East, le sessions Cellar Doors di Washington, quelle di New York del ’74 per l’album Dark Magus e diverse altre – all’ultima apparizione di Davis in concerto (al Festival di Newport nel luglio 1975) prima del temporaneo ritiro, che durerà fino al 1981.
Dopo il recente ciclo dedicato alle visite e all’attività di Miles Davis a Parigi, un altro ciclo “trasversale” dedicato al grande trombettista. Stavolta è Riccardo Bertoncelli a guidarci nell’intricata giungla di registrazioni dal vivo, ufficiali e non, di Davis durante il suo cosiddetto periodo elettrico.
Si partirà dalle registrazioni di Antibes del luglio 1969 del quintetto (con Wayne Shorter, Chick Corea, Dave Hollend e Jack DeJohnette) che sarà la formazione-base delle leggendarie registrazioni in studio di Bitches Brew, di un mese successivo. Per arrivare – attraverso i live del Fillmore East, le sessions Cellar Doors di Washington, quelle di New York del ’74 per l’album Dark Magus e diverse altre – all’ultima apparizione di Davis in concerto (al Festival di Newport nel luglio 1975) prima del temporaneo ritiro, che durerà fino al 1981.
Dopo il recente ciclo dedicato alle visite e all’attività di Miles Davis a Parigi, un altro ciclo “trasversale” dedicato al grande trombettista. Stavolta è Riccardo Bertoncelli a guidarci nell’intricata giungla di registrazioni dal vivo, ufficiali e non, di Davis durante il suo cosiddetto periodo elettrico.
Si partirà dalle registrazioni di Antibes del luglio 1969 del quintetto (con Wayne Shorter, Chick Corea, Dave Hollend e Jack DeJohnette) che sarà la formazione-base delle leggendarie registrazioni in studio di Bitches Brew, di un mese successivo. Per arrivare – attraverso i live del Fillmore East, le sessions Cellar Doors di Washington, quelle di New York del ’74 per l’album Dark Magus e diverse altre – all’ultima apparizione di Davis in concerto (al Festival di Newport nel luglio 1975) prima del temporaneo ritiro, che durerà fino al 1981.
Dopo il recente ciclo dedicato alle visite e all’attività di Miles Davis a Parigi, un altro ciclo “trasversale” dedicato al grande trombettista. Stavolta è Riccardo Bertoncelli a guidarci nell’intricata giungla di registrazioni dal vivo, ufficiali e non, di Davis durante il suo cosiddetto periodo elettrico.
Si partirà dalle registrazioni di Antibes del luglio 1969 del quintetto (con Wayne Shorter, Chick Corea, Dave Hollend e Jack DeJohnette) che sarà la formazione-base delle leggendarie registrazioni in studio di Bitches Brew, di un mese successivo. Per arrivare – attraverso i live del Fillmore East, le sessions Cellar Doors di Washington, quelle di New York del ’74 per l’album Dark Magus e diverse altre – all’ultima apparizione di Davis in concerto (al Festival di Newport nel luglio 1975) prima del temporaneo ritiro, che durerà fino al 1981.
Di origine veneziana, ma milanese d’adozione, Claudio Fasoli è una delle grandi figure del jazz italiano, non del tutto riconosciuta, sin dagli anni’70.
Si mise in evidenza dapprima nel gruppo di jazz-rock Perigeo, con il quale lavorò dal 1972 al ’77, per poi indirizzare la sua ricerca (passando anche dal sax alto al tenore) in un ambito più prettamente jazzistico con la direzione di piccoli gruppi.
Di rilievo la sua vena di compositore, sviluppata sin dagli anni ’70, dove convergono influenze del jazz modale ma anche della musica novecentesca e contemporanea.
Ha lavorato tra gli altri con Lee Konitz, Kenny Wheeler, Dave Holland, Bobo Stenson, Manfred Schoof, Henri Texier, Aldo Romano. In Italia ricordiamo la sua partecipazione al quintetto di Giorgio Gaslini, alla Grande orchestra nazionale, alla Lydian Sound Orchestra, nonché le collaborazioni con Enrico Pieranunzi, Stefano Battaglia e molti altri.
Di origine veneziana, ma milanese d’adozione, Claudio Fasoli è una delle grandi figure del jazz italiano, non del tutto riconosciuta, sin dagli anni’70.
Si mise in evidenza dapprima nel gruppo di jazz-rock Perigeo, con il quale lavorò dal 1972 al ’77, per poi indirizzare la sua ricerca (passando anche dal sax alto al tenore) in un ambito più prettamente jazzistico con la direzione di piccoli gruppi.
Di rilievo la sua vena di compositore, sviluppata sin dagli anni ’70, dove convergono influenze del jazz modale ma anche della musica novecentesca e contemporanea.
Ha lavorato tra gli altri con Lee Konitz, Kenny Wheeler, Dave Holland, Bobo Stenson, Manfred Schoof, Henri Texier, Aldo Romano. In Italia ricordiamo la sua partecipazione al quintetto di Giorgio Gaslini, alla Grande orchestra nazionale, alla Lydian Sound Orchestra, nonché le collaborazioni con Enrico Pieranunzi, Stefano Battaglia e molti altri.
Di origine veneziana, ma milanese d’adozione, Claudio Fasoli è una delle grandi figure del jazz italiano, non del tutto riconosciuta, sin dagli anni’70.
Si mise in evidenza dapprima nel gruppo di jazz-rock Perigeo, con il quale lavorò dal 1972 al ’77, per poi indirizzare la sua ricerca (passando anche dal sax alto al tenore) in un ambito più prettamente jazzistico con la direzione di piccoli gruppi.
Di rilievo la sua vena di compositore, sviluppata sin dagli anni ’70, dove convergono influenze del jazz modale ma anche della musica novecentesca e contemporanea.
Ha lavorato tra gli altri con Lee Konitz, Kenny Wheeler, Dave Holland, Bobo Stenson, Manfred Schoof, Henri Texier, Aldo Romano. In Italia ricordiamo la sua partecipazione al quintetto di Giorgio Gaslini, alla Grande orchestra nazionale, alla Lydian Sound Orchestra, nonché le collaborazioni con Enrico Pieranunzi, Stefano Battaglia e molti altri.
Di origine veneziana, ma milanese d’adozione, Claudio Fasoli è una delle grandi figure del jazz italiano, non del tutto riconosciuta, sin dagli anni’70.
Si mise in evidenza dapprima nel gruppo di jazz-rock Perigeo, con il quale lavorò dal 1972 al ’77, per poi indirizzare la sua ricerca (passando anche dal sax alto al tenore) in un ambito più prettamente jazzistico con la direzione di piccoli gruppi.
Di rilievo la sua vena di compositore, sviluppata sin dagli anni ’70, dove convergono influenze del jazz modale ma anche della musica novecentesca e contemporanea.
Ha lavorato tra gli altri con Lee Konitz, Kenny Wheeler, Dave Holland, Bobo Stenson, Manfred Schoof, Henri Texier, Aldo Romano. In Italia ricordiamo la sua partecipazione al quintetto di Giorgio Gaslini, alla Grande orchestra nazionale, alla Lydian Sound Orchestra, nonché le collaborazioni con Enrico Pieranunzi, Stefano Battaglia e molti altri.
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