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Il grande specialista del sax soprano Steve Lacy è stato il primo, verso la fine degli anni 50, a rileggere le composizioni di Thelonious Monk in un momento dove la musica di Monk la suonava solo…Monk!
È da quel momento, dallo storico album Reflections, che il mondo del jazz ha finalmente certificato quanto le composizioni del pianista neroamericano stavano influenzando il jazz moderno, un repertorio che è poi diventato una miniera di standard con cui tutti avrebbero in seguito dovuto fare i conti.
Partendo proprio da quel disco Riccardo Bertoncelli ci propone una ricognizione nell’universo monkiano riletto da parte del suo primo grande interprete, un percorso che spazierà poi attraverso i tanti altri lavori discografici del sassofonista - in gruppo o in solitaria con il suo sax, monografici ma non soltanto – dove la musica di “Sphere” grazie a Lacy assume nuova luce.
La tipica formazione jazz piano-contrabbasso-batteria nasce nella seconda metà degli anni ’40 e si svilupperà nei decenni seguenti fino a diventare una delle più classiche del jazz moderno.
Dopo che il pianoforte aveva avuto un ruolo in trii di altra natura (con strumenti a fiato, chitarra, batteria…) grazie all’impulso che diedero Jelly Roll Morton e Teddy Wilson (con Benny Goodman), in seguito in maniera più decisa Nat Cole e Art Tatum, fu Erroll Garner che - dopo aver preso il posto di Tatum nel di lui trio con il chitarrista “Tiny" Grimes e il bassista "Slam" Stewart – per primo sperimentò alla fine del 1944 la line-up con contrabbasso e batteria. Tra i giovani “modernisti” fu Bud Powell il primo pianista a cogliere le potenzialità del nuovo format nel contesto del be-bop nascente.
Le cose poi andarono veloci. Nella linea “classica” di Garner si profilarono i trii dello stesso Teddy Wilson, di Duke Ellington, poi di un grande stilista quale Oscar Peterson.
Su quella di Bud Powell si innestarono i trii di Horace Silver e poco dopo di Bill Evans, vero e proprio caposcuola che farà di questa formazione il suo maggiore veicolo espressivo diventando modello di quanti seguiranno: Hancock, in un’altra accezione McCoy Tyner, Corea, Jarrett.
La tipica formazione jazz piano-contrabbasso-batteria nasce nella seconda metà degli anni ’40 e si svilupperà nei decenni seguenti fino a diventare una delle più classiche del jazz moderno.
Dopo che il pianoforte aveva avuto un ruolo in trii di altra natura (con strumenti a fiato, chitarra, batteria…) grazie all’impulso che diedero Jelly Roll Morton e Teddy Wilson (con Benny Goodman), in seguito in maniera più decisa Nat Cole e Art Tatum, fu Erroll Garner che - dopo aver preso il posto di Tatum nel di lui trio con il chitarrista “Tiny" Grimes e il bassista "Slam" Stewart – per primo sperimentò alla fine del 1944 la line-up con contrabbasso e batteria. Tra i giovani “modernisti” fu Bud Powell il primo pianista a cogliere le potenzialità del nuovo format nel contesto del be-bop nascente.
Le cose poi andarono veloci. Nella linea “classica” di Garner si profilarono i trii dello stesso Teddy Wilson, di Duke Ellington, poi di un grande stilista quale Oscar Peterson.
Su quella di Bud Powell si innestarono i trii di Horace Silver e poco dopo di Bill Evans, vero e proprio caposcuola che farà di questa formazione il suo maggiore veicolo espressivo diventando modello di quanti seguiranno: Hancock, in un’altra accezione McCoy Tyner, Corea, Jarrett.
La tipica formazione jazz piano-contrabbasso-batteria nasce nella seconda metà degli anni ’40 e si svilupperà nei decenni seguenti fino a diventare una delle più classiche del jazz moderno.
Dopo che il pianoforte aveva avuto un ruolo in trii di altra natura (con strumenti a fiato, chitarra, batteria…) grazie all’impulso che diedero Jelly Roll Morton e Teddy Wilson (con Benny Goodman), in seguito in maniera più decisa Nat Cole e Art Tatum, fu Erroll Garner che - dopo aver preso il posto di Tatum nel di lui trio con il chitarrista “Tiny" Grimes e il bassista "Slam" Stewart – per primo sperimentò alla fine del 1944 la line-up con contrabbasso e batteria. Tra i giovani “modernisti” fu Bud Powell il primo pianista a cogliere le potenzialità del nuovo format nel contesto del be-bop nascente.
Le cose poi andarono veloci. Nella linea “classica” di Garner si profilarono i trii dello stesso Teddy Wilson, di Duke Ellington, poi di un grande stilista quale Oscar Peterson.
Su quella di Bud Powell si innestarono i trii di Horace Silver e poco dopo di Bill Evans, vero e proprio caposcuola che farà di questa formazione il suo maggiore veicolo espressivo diventando modello di quanti seguiranno: Hancock, in un’altra accezione McCoy Tyner, Corea, Jarrett.
La tipica formazione jazz piano-contrabbasso-batteria nasce nella seconda metà degli anni ’40 e si svilupperà nei decenni seguenti fino a diventare una delle più classiche del jazz moderno.
Dopo che il pianoforte aveva avuto un ruolo in trii di altra natura (con strumenti a fiato, chitarra, batteria…) grazie all’impulso che diedero Jelly Roll Morton e Teddy Wilson (con Benny Goodman), in seguito in maniera più decisa Nat Cole e Art Tatum, fu Erroll Garner che - dopo aver preso il posto di Tatum nel di lui trio con il chitarrista “Tiny" Grimes e il bassista "Slam" Stewart – per primo sperimentò alla fine del 1944 la line-up con contrabbasso e batteria. Tra i giovani “modernisti” fu Bud Powell il primo pianista a cogliere le potenzialità del nuovo format nel contesto del be-bop nascente.
Le cose poi andarono veloci. Nella linea “classica” di Garner si profilarono i trii dello stesso Teddy Wilson, di Duke Ellington, poi di un grande stilista quale Oscar Peterson.
Su quella di Bud Powell si innestarono i trii di Horace Silver e poco dopo di Bill Evans, vero e proprio caposcuola che farà di questa formazione il suo maggiore veicolo espressivo diventando modello di quanti seguiranno: Hancock, in un’altra accezione McCoy Tyner, Corea, Jarrett.
La tipica formazione jazz piano-contrabbasso-batteria nasce nella seconda metà degli anni ’40 e si svilupperà nei decenni seguenti fino a diventare una delle più classiche del jazz moderno.
Dopo che il pianoforte aveva avuto un ruolo in trii di altra natura (con strumenti a fiato, chitarra, batteria…) grazie all’impulso che diedero Jelly Roll Morton e Teddy Wilson (con Benny Goodman), in seguito in maniera più decisa Nat Cole e Art Tatum, fu Erroll Garner che - dopo aver preso il posto di Tatum nel di lui trio con il chitarrista “Tiny" Grimes e il bassista "Slam" Stewart – per primo sperimentò alla fine del 1944 la line-up con contrabbasso e batteria. Tra i giovani “modernisti” fu Bud Powell il primo pianista a cogliere le potenzialità del nuovo format nel contesto del be-bop nascente.
Le cose poi andarono veloci. Nella linea “classica” di Garner si profilarono i trii dello stesso Teddy Wilson, di Duke Ellington, poi di un grande stilista quale Oscar Peterson.
Su quella di Bud Powell si innestarono i trii di Horace Silver e poco dopo di Bill Evans, vero e proprio caposcuola che farà di questa formazione il suo maggiore veicolo espressivo diventando modello di quanti seguiranno: Hancock, in un’altra accezione McCoy Tyner, Corea, Jarrett.
Quella di Chico Hamilton (1921-2013) è stata una originale figura nell’ambito del jazz moderno. Non molti altri colleghi hanno riunito in sé le peculiarità di questo artista che, da dietro piatti e tamburi, si è profilato anche come innovativo compositore e direttore di propri gruppi.
Già ai tempi del liceo a Los Angeles aveva suonato con gente come Dexter Gordon e Charles Mingus, per poi andare in tour con Lionel Hampton e Billy Berg. Dopo la guerra lavorò tra gli altri con Count Basie, Lester Young, Lena Horne e nel quartetto di Gerry Mulligan.
Nel 1955 fondò un proprio quintetto che resterà nella storia per la particolare line-up (con, oltre alla batteria, flauto/sax, chitarra, cello, contrabbasso – poi trombone) e una peculiare proposta al crocevia di avanguardia, Third Stream e ultra hard-bop. Fucina di talenti - dove sfileranno tra gli altri giovani virgulti come Jim Hall, Buddy Collette, Eric Dolphy, Charles Lloyd, Gregor Szabo, il gruppo sarà attivo fino a metà anni ’60.
Lo ritroveremo in seguito molto impegnato come musicista di studio e per la TV, ma senza rinunciare a propri gruppi dove troveranno spazio gente come il chitarrista Larry Coryell e i sassofonisti Arthur Blythe, Steve Potts, più tardi Eric Person. Registrerà negli anni ’90 diversi album per l’italiana Soul Note e sarà presente sui palcoscenici e in studio di registrazione sin nel primo decennio del nuovo secolo.
Quella di Chico Hamilton (1921-2013) è stata una originale figura nell’ambito del jazz moderno. Non molti altri colleghi hanno riunito in sé le peculiarità di questo artista che, da dietro piatti e tamburi, si è profilato anche come innovativo compositore e direttore di propri gruppi.
Già ai tempi del liceo a Los Angeles aveva suonato con gente come Dexter Gordon e Charles Mingus, per poi andare in tour con Lionel Hampton e Billy Berg. Dopo la guerra lavorò tra gli altri con Count Basie, Lester Young, Lena Horne e nel quartetto di Gerry Mulligan.
Nel 1955 fondò un proprio quintetto che resterà nella storia per la particolare line-up (con, oltre alla batteria, flauto/sax, chitarra, cello, contrabbasso – poi trombone) e una peculiare proposta al crocevia di avanguardia, Third Stream e ultra hard-bop. Fucina di talenti - dove sfileranno tra gli altri giovani virgulti come Jim Hall, Buddy Collette, Eric Dolphy, Charles Lloyd, Gregor Szabo, il gruppo sarà attivo fino a metà anni ’60.
Lo ritroveremo in seguito molto impegnato come musicista di studio e per la TV, ma senza rinunciare a propri gruppi dove troveranno spazio gente come il chitarrista Larry Coryell e i sassofonisti Arthur Blythe, Steve Potts, più tardi Eric Person. Registrerà negli anni ’90 diversi album per l’italiana Soul Note e sarà presente sui palcoscenici e in studio di registrazione sin nel primo decennio del nuovo secolo.
Quella di Chico Hamilton (1921-2013) è stata una originale figura nell’ambito del jazz moderno. Non molti altri colleghi hanno riunito in sé le peculiarità di questo artista che, da dietro piatti e tamburi, si è profilato anche come innovativo compositore e direttore di propri gruppi.
Già ai tempi del liceo a Los Angeles aveva suonato con gente come Dexter Gordon e Charles Mingus, per poi andare in tour con Lionel Hampton e Billy Berg. Dopo la guerra lavorò tra gli altri con Count Basie, Lester Young, Lena Horne e nel quartetto di Gerry Mulligan.
Nel 1955 fondò un proprio quintetto che resterà nella storia per la particolare line-up (con, oltre alla batteria, flauto/sax, chitarra, cello, contrabbasso – poi trombone) e una peculiare proposta al crocevia di avanguardia, Third Stream e ultra hard-bop. Fucina di talenti - dove sfileranno tra gli altri giovani virgulti come Jim Hall, Buddy Collette, Eric Dolphy, Charles Lloyd, Gregor Szabo, il gruppo sarà attivo fino a metà anni ’60.
Lo ritroveremo in seguito molto impegnato come musicista di studio e per la TV, ma senza rinunciare a propri gruppi dove troveranno spazio gente come il chitarrista Larry Coryell e i sassofonisti Arthur Blythe, Steve Potts, più tardi Eric Person. Registrerà negli anni ’90 diversi album per l’italiana Soul Note e sarà presente sui palcoscenici e in studio di registrazione sin nel primo decennio del nuovo secolo.
Quella di Chico Hamilton (1921-2013) è stata una originale figura nell’ambito del jazz moderno. Non molti altri colleghi hanno riunito in sé le peculiarità di questo artista che, da dietro piatti e tamburi, si è profilato anche come innovativo compositore e direttore di propri gruppi.
Già ai tempi del liceo a Los Angeles aveva suonato con gente come Dexter Gordon e Charles Mingus, per poi andare in tour con Lionel Hampton e Billy Berg. Dopo la guerra lavorò tra gli altri con Count Basie, Lester Young, Lena Horne e nel quartetto di Gerry Mulligan.
Nel 1955 fondò un proprio quintetto che resterà nella storia per la particolare line-up (con, oltre alla batteria, flauto/sax, chitarra, cello, contrabbasso – poi trombone) e una peculiare proposta al crocevia di avanguardia, Third Stream e ultra hard-bop. Fucina di talenti - dove sfileranno tra gli altri giovani virgulti come Jim Hall, Buddy Collette, Eric Dolphy, Charles Lloyd, Gregor Szabo, il gruppo sarà attivo fino a metà anni ’60.
Lo ritroveremo in seguito molto impegnato come musicista di studio e per la TV, ma senza rinunciare a propri gruppi dove troveranno spazio gente come il chitarrista Larry Coryell e i sassofonisti Arthur Blythe, Steve Potts, più tardi Eric Person. Registrerà negli anni ’90 diversi album per l’italiana Soul Note e sarà presente sui palcoscenici e in studio di registrazione sin nel primo decennio del nuovo secolo.
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