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  • Charles Mingus (1922-1979): una retrospettiva a cent’anni dalla nascita (1./5)

    Nato in Arizona nell’aprile del 1922 e scomparso ancora in piena attività nel 1979, Charles Mingus è stata una delle personalità di primissimo piano del jazz moderno sin dalla seconda metà degli anni ’40.

    Personalità forte, vulcanica, a volte decisamente scontrosa, Mingus è stato il leader di innumerevoli formazioni dove svolgeva il ruolo di catalizzatore e centro di gravità, e con cui praticava una sorta di composizione/arrangiamento istantanei frutto del continuo lavoro comune. Da queste band sono fuoriusciti numerosi campioni del jazz degli anni ’60 e ’70.

    Nell’anno del centenario dalla nascita, Maurizio Franco dedica un’ampia e completa retrospettiva in dieci puntate sull’arte del grande contrabbassista e compositore. Questa settimana vi proponiamo la prima parte.

    29 min
  • L’avventura del be-bop (5./5)

    Da lunedì 21 a venerdì 25 settembre 2020

    In concomitanza con l’anniversario di Charlie Parker (1920-1955), a cui sarà dedicato un doppio ciclo di trasmissioni, “Birdland” propone, con la sapiente guida di Claudio Sessa, anche una riflessione sul fenomeno del be-bop, rivoluzionario movimento nato nei primi anni ’40 di cui Parker fu protagonista insieme a colleghi quali Dizzy Gillespie, Bud Powell, Max Roach, Thelonious Monk, per non citare che i più noti.

    In reazione a quello che era all’epoca il dominio delle grandi orchestre swing, Parker e Co. iniziarono a pensare ad una musica liberata da certe strutture formali, dalle troppo sfruttate formule armoniche, dai canonici accompagnamenti ritmici, un jazz che si contrapponesse a quella che era considerata ormai una musica troppo commerciale. Il be-bop sarà così il primo tipo di jazz a nascere ai margini e contro lo show-business.

    A partire dai primi anni ’40, in coincidenza con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, un drappello di giovani musicisti, finito il lavoro ordinario in big band, si ritrovava tardi la notte in alcuni oscuri locali di Harlem quali il Minton’s Playhouse o il Monroe’s Uptown House, per sperimentare nuovi tipi di brani caratterizzati da grande virtuosismo e serrata competizione fra i solisti, uso degli strumenti al limite delle loro possibilità, tempi spesso vertiginosi, un utilizzo quasi sistematico del “levare” e delle accentuazioni dei tempi deboli.

    Anche il recording ban, il boicotto indetto dal forte sindacato dei musicisti dall’agosto del ’42 al novembre del ‘44 delle sale di registrazione - per ottenere dalle case discografiche migliori condizioni di pagamento delle royalties - contribuì in parte allo sviluppo sotterraneo del nuovo genere, che si manifestò in tutta la sua evidenza nel 1945 quando in poco tempo il mercato discografico fu stravolto dalle prime registrazioni ufficiali di Gillespie, Parker e gli altri. Il be-bop iniziò a diffondersi su una più larga scala e si “ufficializzò” con l’apertura degli storici locali a Manhattan, sulla 52.a strada, nella zona di Broadway: il Bop City, il Birdland, il Royal Roost.

    27 min
  • L’avventura del be-bop (4./5)

    Da lunedì 21 a venerdì 25 settembre 2020

    In concomitanza con l’anniversario di Charlie Parker (1920-1955), a cui sarà dedicato un doppio ciclo di trasmissioni, “Birdland” propone, con la sapiente guida di Claudio Sessa, anche una riflessione sul fenomeno del be-bop, rivoluzionario movimento nato nei primi anni ’40 di cui Parker fu protagonista insieme a colleghi quali Dizzy Gillespie, Bud Powell, Max Roach, Thelonious Monk, per non citare che i più noti.

    In reazione a quello che era all’epoca il dominio delle grandi orchestre swing, Parker e Co. iniziarono a pensare ad una musica liberata da certe strutture formali, dalle troppo sfruttate formule armoniche, dai canonici accompagnamenti ritmici, un jazz che si contrapponesse a quella che era considerata ormai una musica troppo commerciale. Il be-bop sarà così il primo tipo di jazz a nascere ai margini e contro lo show-business.

    A partire dai primi anni ’40, in coincidenza con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, un drappello di giovani musicisti, finito il lavoro ordinario in big band, si ritrovava tardi la notte in alcuni oscuri locali di Harlem quali il Minton’s Playhouse o il Monroe’s Uptown House, per sperimentare nuovi tipi di brani caratterizzati da grande virtuosismo e serrata competizione fra i solisti, uso degli strumenti al limite delle loro possibilità, tempi spesso vertiginosi, un utilizzo quasi sistematico del “levare” e delle accentuazioni dei tempi deboli.

    Anche il recording ban, il boicotto indetto dal forte sindacato dei musicisti dall’agosto del ’42 al novembre del ‘44 delle sale di registrazione - per ottenere dalle case discografiche migliori condizioni di pagamento delle royalties - contribuì in parte allo sviluppo sotterraneo del nuovo genere, che si manifestò in tutta la sua evidenza nel 1945 quando in poco tempo il mercato discografico fu stravolto dalle prime registrazioni ufficiali di Gillespie, Parker e gli altri. Il be-bop iniziò a diffondersi su una più larga scala e si “ufficializzò” con l’apertura degli storici locali a Manhattan, sulla 52.a strada, nella zona di Broadway: il Bop City, il Birdland, il Royal Roost.

    27 min
  • L’avventura del be-bop (3./5)

    Da lunedì 21 a venerdì 25 settembre 2020

    In concomitanza con l’anniversario di Charlie Parker (1920-1955), a cui sarà dedicato un doppio ciclo di trasmissioni, “Birdland” propone, con la sapiente guida di Claudio Sessa, anche una riflessione sul fenomeno del be-bop, rivoluzionario movimento nato nei primi anni ’40 di cui Parker fu protagonista insieme a colleghi quali Dizzy Gillespie, Bud Powell, Max Roach, Thelonious Monk, per non citare che i più noti.

    In reazione a quello che era all’epoca il dominio delle grandi orchestre swing, Parker e Co. iniziarono a pensare ad una musica liberata da certe strutture formali, dalle troppo sfruttate formule armoniche, dai canonici accompagnamenti ritmici, un jazz che si contrapponesse a quella che era considerata ormai una musica troppo commerciale. Il be-bop sarà così il primo tipo di jazz a nascere ai margini e contro lo show-business.

    A partire dai primi anni ’40, in coincidenza con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, un drappello di giovani musicisti, finito il lavoro ordinario in big band, si ritrovava tardi la notte in alcuni oscuri locali di Harlem quali il Minton’s Playhouse o il Monroe’s Uptown House, per sperimentare nuovi tipi di brani caratterizzati da grande virtuosismo e serrata competizione fra i solisti, uso degli strumenti al limite delle loro possibilità, tempi spesso vertiginosi, un utilizzo quasi sistematico del “levare” e delle accentuazioni dei tempi deboli.

    Anche il recording ban, il boicotto indetto dal forte sindacato dei musicisti dall’agosto del ’42 al novembre del ‘44 delle sale di registrazione - per ottenere dalle case discografiche migliori condizioni di pagamento delle royalties - contribuì in parte allo sviluppo sotterraneo del nuovo genere, che si manifestò in tutta la sua evidenza nel 1945 quando in poco tempo il mercato discografico fu stravolto dalle prime registrazioni ufficiali di Gillespie, Parker e gli altri. Il be-bop iniziò a diffondersi su una più larga scala e si “ufficializzò” con l’apertura degli storici locali a Manhattan, sulla 52.a strada, nella zona di Broadway: il Bop City, il Birdland, il Royal Roost.

    27 min
  • L’avventura del be-bop (2./5)

    Da lunedì 21 a venerdì 25 settembre 2020

    In concomitanza con l’anniversario di Charlie Parker (1920-1955), a cui sarà dedicato un doppio ciclo di trasmissioni, “Birdland” propone, con la sapiente guida di Claudio Sessa, anche una riflessione sul fenomeno del be-bop, rivoluzionario movimento nato nei primi anni ’40 di cui Parker fu protagonista insieme a colleghi quali Dizzy Gillespie, Bud Powell, Max Roach, Thelonious Monk, per non citare che i più noti.

    In reazione a quello che era all’epoca il dominio delle grandi orchestre swing, Parker e Co. iniziarono a pensare ad una musica liberata da certe strutture formali, dalle troppo sfruttate formule armoniche, dai canonici accompagnamenti ritmici, un jazz che si contrapponesse a quella che era considerata ormai una musica troppo commerciale. Il be-bop sarà così il primo tipo di jazz a nascere ai margini e contro lo show-business.

    A partire dai primi anni ’40, in coincidenza con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, un drappello di giovani musicisti, finito il lavoro ordinario in big band, si ritrovava tardi la notte in alcuni oscuri locali di Harlem quali il Minton’s Playhouse o il Monroe’s Uptown House, per sperimentare nuovi tipi di brani caratterizzati da grande virtuosismo e serrata competizione fra i solisti, uso degli strumenti al limite delle loro possibilità, tempi spesso vertiginosi, un utilizzo quasi sistematico del “levare” e delle accentuazioni dei tempi deboli.

    Anche il recording ban, il boicotto indetto dal forte sindacato dei musicisti dall’agosto del ’42 al novembre del ‘44 delle sale di registrazione - per ottenere dalle case discografiche migliori condizioni di pagamento delle royalties - contribuì in parte allo sviluppo sotterraneo del nuovo genere, che si manifestò in tutta la sua evidenza nel 1945 quando in poco tempo il mercato discografico fu stravolto dalle prime registrazioni ufficiali di Gillespie, Parker e gli altri. Il be-bop iniziò a diffondersi su una più larga scala e si “ufficializzò” con l’apertura degli storici locali a Manhattan, sulla 52.a strada, nella zona di Broadway: il Bop City, il Birdland, il Royal Roost.

    28 min
  • L’avventura del be-bop (1./5)

    Da lunedì 21 a venerdì 25 settembre 2020

    In concomitanza con l’anniversario di Charlie Parker (1920-1955), a cui sarà dedicato un doppio ciclo di trasmissioni, “Birdland” propone, con la sapiente guida di Claudio Sessa, anche una riflessione sul fenomeno del be-bop, rivoluzionario movimento nato nei primi anni ’40 di cui Parker fu protagonista insieme a colleghi quali Dizzy Gillespie, Bud Powell, Max Roach, Thelonious Monk, per non citare che i più noti.

    In reazione a quello che era all’epoca il dominio delle grandi orchestre swing, Parker e Co. iniziarono a pensare ad una musica liberata da certe strutture formali, dalle troppo sfruttate formule armoniche, dai canonici accompagnamenti ritmici, un jazz che si contrapponesse a quella che era considerata ormai una musica troppo commerciale. Il be-bop sarà così il primo tipo di jazz a nascere ai margini e contro lo show-business.

    A partire dai primi anni ’40, in coincidenza con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, un drappello di giovani musicisti, finito il lavoro ordinario in big band, si ritrovava tardi la notte in alcuni oscuri locali di Harlem quali il Minton’s Playhouse o il Monroe’s Uptown House, per sperimentare nuovi tipi di brani caratterizzati da grande virtuosismo e serrata competizione fra i solisti, uso degli strumenti al limite delle loro possibilità, tempi spesso vertiginosi, un utilizzo quasi sistematico del “levare” e delle accentuazioni dei tempi deboli.

    Anche il recording ban, il boicotto indetto dal forte sindacato dei musicisti dall’agosto del ’42 al novembre del ‘44 delle sale di registrazione - per ottenere dalle case discografiche migliori condizioni di pagamento delle royalties - contribuì in parte allo sviluppo sotterraneo del nuovo genere, che si manifestò in tutta la sua evidenza nel 1945 quando in poco tempo il mercato discografico fu stravolto dalle prime registrazioni ufficiali di Gillespie, Parker e gli altri. Il be-bop iniziò a diffondersi su una più larga scala e si “ufficializzò” con l’apertura degli storici locali a Manhattan, sulla 52.a strada, nella zona di Broadway: il Bop City, il Birdland, il Royal Roost.

    28 min
  • L'avventura del be-bop (5./5)

    Da lunedì 02 a venerdì 06 marzo 2020

    In concomitanza con l’anniversario di Charlie Parker (1920-1955), a cui sarà dedicato un doppio ciclo di trasmissioni, “Birdland” propone, con la sapiente guida di Claudio Sessa, anche una riflessione sul fenomeno del be-bop, rivoluzionario movimento nato nei primi anni ’40 di cui Parker fu protagonista insieme a colleghi quali Dizzy Gillespie, Bud Powell, Max Roach, Thelonious Monk, per non citare che i più noti.

    In reazione a quello che era all’epoca il dominio delle grandi orchestre swing, Parker e Co. iniziarono a pensare ad una musica liberata da certe strutture formali, dalle troppo sfruttate formule armoniche, dai canonici accompagnamenti ritmici, un jazz che si contrapponesse a quella che era considerata ormai una musica troppo commerciale. Il be-bop sarà così il primo tipo di jazz a nascere ai margini e contro lo show-business.

    A partire dai primi anni ’40, in coincidenza con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, un drappello di giovani musicisti, finito il lavoro ordinario in big band, si ritrovava tardi la notte in alcuni oscuri locali di Harlem quali il Minton’s Playhouse o il Monroe’s Uptown House, per sperimentare nuovi tipi di brani caratterizzati da grande virtuosismo e serrata competizione fra i solisti, uso degli strumenti al limite delle loro possibilità, tempi spesso vertiginosi, un utilizzo quasi sistematico del “levare” e delle accentuazioni dei tempi deboli.

    Anche il recording ban, il boicotto indetto dal forte sindacato dei musicisti dall’agosto del ’42 al novembre del ‘44 delle sale di registrazione - per ottenere dalle case discografiche migliori condizioni di pagamento delle royalties, contribuì in parte allo sviluppo sotterraneo del nuovo genere, che si manifestò in tutta la sua evidenza nel 1945 quando in poco tempo il mercato discografico fu stravolto dalle prime registrazioni ufficiali di Gillespie, Parker e gli altri. Il be-bop iniziò a diffondersi su una più larga scala e si “ufficializzò” con l’apertura degli storici locali a Manhattan, sulla 52.a strada, nella zona di Broadway: il Bop City, il Birdland, il Royal Roost.

    26 min
  • L'avventura del be-bop (4./5)

    ®

    Da lunedì 30 marzo a venerdì 03 aprile 2020

    In concomitanza con l’anniversario di Charlie Parker (1920-1955), a cui sarà dedicato un doppio ciclo di trasmissioni, “Birdland” propone, con la sapiente guida di Claudio Sessa, anche una riflessione sul fenomeno del be-bop, rivoluzionario movimento nato nei primi anni ’40 di cui Parker fu protagonista insieme a colleghi quali Dizzy Gillespie, Bud Powell, Max Roach, Thelonious Monk, per non citare che i più noti.

    In reazione a quello che era all’epoca il dominio delle grandi orchestre swing, Parker e Co. iniziarono a pensare ad una musica liberata da certe strutture formali, dalle troppo sfruttate formule armoniche, dai canonici accompagnamenti ritmici, un jazz che si contrapponesse a quella che era considerata ormai una musica troppo commerciale. Il be-bop sarà così il primo tipo di jazz a nascere ai margini e contro lo show-business.

    A partire dai primi anni ’40, in coincidenza con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, un drappello di giovani musicisti, finito il lavoro ordinario in big band, si ritrovava tardi la notte in alcuni oscuri locali di Harlem quali il Minton’s Playhouse o il Monroe’s Uptown House, per sperimentare nuovi tipi di brani caratterizzati da grande virtuosismo e serrata competizione fra i solisti, uso degli strumenti al limite delle loro possibilità, tempi spesso vertiginosi, un utilizzo quasi sistematico del “levare” e delle accentuazioni dei tempi deboli.

    Anche il recording ban, il boicotto indetto dal forte sindacato dei musicisti dall’agosto del ’42 al novembre del ‘44 delle sale di registrazione - per ottenere dalle case discografiche migliori condizioni di pagamento delle royalties, contribuì in parte allo sviluppo sotterraneo del nuovo genere, che si manifestò in tutta la sua evidenza nel 1945 quando in poco tempo il mercato discografico fu stravolto dalle prime registrazioni ufficiali di Gillespie, Parker e gli altri. Il be-bop iniziò a diffondersi su una più larga scala e si “ufficializzò” con l’apertura degli storici locali a Manhattan, sulla 52.a strada, nella zona di Broadway: il Bop City, il Birdland, il Royal Roost.

    Prima emissione da lunedì 02 a venerdì 06 marzo 

    26 min
  • L'avventura del be-bop (3./5)

    ®

    Da lunedì 30 marzo a venerdì 03 aprile 2020

    In concomitanza con l’anniversario di Charlie Parker (1920-1955), a cui sarà dedicato un doppio ciclo di trasmissioni, “Birdland” propone, con la sapiente guida di Claudio Sessa, anche una riflessione sul fenomeno del be-bop, rivoluzionario movimento nato nei primi anni ’40 di cui Parker fu protagonista insieme a colleghi quali Dizzy Gillespie, Bud Powell, Max Roach, Thelonious Monk, per non citare che i più noti.

    In reazione a quello che era all’epoca il dominio delle grandi orchestre swing, Parker e Co. iniziarono a pensare ad una musica liberata da certe strutture formali, dalle troppo sfruttate formule armoniche, dai canonici accompagnamenti ritmici, un jazz che si contrapponesse a quella che era considerata ormai una musica troppo commerciale. Il be-bop sarà così il primo tipo di jazz a nascere ai margini e contro lo show-business.

    A partire dai primi anni ’40, in coincidenza con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, un drappello di giovani musicisti, finito il lavoro ordinario in big band, si ritrovava tardi la notte in alcuni oscuri locali di Harlem quali il Minton’s Playhouse o il Monroe’s Uptown House, per sperimentare nuovi tipi di brani caratterizzati da grande virtuosismo e serrata competizione fra i solisti, uso degli strumenti al limite delle loro possibilità, tempi spesso vertiginosi, un utilizzo quasi sistematico del “levare” e delle accentuazioni dei tempi deboli.

    Anche il recording ban, il boicotto indetto dal forte sindacato dei musicisti dall’agosto del ’42 al novembre del ‘44 delle sale di registrazione - per ottenere dalle case discografiche migliori condizioni di pagamento delle royalties, contribuì in parte allo sviluppo sotterraneo del nuovo genere, che si manifestò in tutta la sua evidenza nel 1945 quando in poco tempo il mercato discografico fu stravolto dalle prime registrazioni ufficiali di Gillespie, Parker e gli altri. Il be-bop iniziò a diffondersi su una più larga scala e si “ufficializzò” con l’apertura degli storici locali a Manhattan, sulla 52.a strada, nella zona di Broadway: il Bop City, il Birdland, il Royal Roost.

    Prima emissione da lunedì 02 a venerdì 06 marzo 

    25 min
  • L'avventura del be-bop (2./5)

    ®

    Da lunedì 30 marzo a venerdì 03 aprile 2020

    In concomitanza con l’anniversario di Charlie Parker (1920-1955), a cui sarà dedicato un doppio ciclo di trasmissioni, “Birdland” propone, con la sapiente guida di Claudio Sessa, anche una riflessione sul fenomeno del be-bop, rivoluzionario movimento nato nei primi anni ’40 di cui Parker fu protagonista insieme a colleghi quali Dizzy Gillespie, Bud Powell, Max Roach, Thelonious Monk, per non citare che i più noti.

    In reazione a quello che era all’epoca il dominio delle grandi orchestre swing, Parker e Co. iniziarono a pensare ad una musica liberata da certe strutture formali, dalle troppo sfruttate formule armoniche, dai canonici accompagnamenti ritmici, un jazz che si contrapponesse a quella che era considerata ormai una musica troppo commerciale. Il be-bop sarà così il primo tipo di jazz a nascere ai margini e contro lo show-business.

    A partire dai primi anni ’40, in coincidenza con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, un drappello di giovani musicisti, finito il lavoro ordinario in big band, si ritrovava tardi la notte in alcuni oscuri locali di Harlem quali il Minton’s Playhouse o il Monroe’s Uptown House, per sperimentare nuovi tipi di brani caratterizzati da grande virtuosismo e serrata competizione fra i solisti, uso degli strumenti al limite delle loro possibilità, tempi spesso vertiginosi, un utilizzo quasi sistematico del “levare” e delle accentuazioni dei tempi deboli.

    Anche il recording ban, il boicotto indetto dal forte sindacato dei musicisti dall’agosto del ’42 al novembre del ‘44 delle sale di registrazione - per ottenere dalle case discografiche migliori condizioni di pagamento delle royalties, contribuì in parte allo sviluppo sotterraneo del nuovo genere, che si manifestò in tutta la sua evidenza nel 1945 quando in poco tempo il mercato discografico fu stravolto dalle prime registrazioni ufficiali di Gillespie, Parker e gli altri. Il be-bop iniziò a diffondersi su una più larga scala e si “ufficializzò” con l’apertura degli storici locali a Manhattan, sulla 52.a strada, nella zona di Broadway: il Bop City, il Birdland, il Royal Roost.

    Prima emissione da lunedì 02 a venerdì 06 marzo 

    26 min

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