L’Albero. Né Davanti, né Dietro Ma Sopra e Sotto. Come medusa secca Conficcata in terra. In alto per nutrirmi Di vapori zuccherini Nella luce del giorno. Di notte unito a te Nel respiro bocca a bocca Solidale e inscindibile. Nel corpo nutrito e sanato. Tu? Inconsapevole e ingrato… In basso do udienza Ai miei figli, ai miei fratelli Sparsi attorno che, si sa, Il frutto mai cade lontano. È tutto un cicaleccio Un telegrafo di menti comari Scavatrici nel buio odoroso E fertile e duro di sasso. Sono lento assai, è vero, Dovrei muovermi? Perché mai? Tutto attorno c’è cibo E vento per il mio seme. E tu, sempliciotto Che mi stringi a stento In un abbraccio fasullo, Infelice idiota, Perché non freni invece il morso Delle tue frastornanti Motoseghe puzzolenti? Vegetale, si, lo sono, eccome. Ma vivo, e certo non in coma. Da un lato simbolo di saggezza Dall’altro fiamme nel camino, E porte e armadi e sedie. Vergognati ingrato Persino l’ombra ti sei fregato.