Il 2 febbraio 2026, in Belgio, Mario Draghi parla di “federalismo pragmatico” e avverte: il rischio per l’Europa non è solo il declino economico, ma una combinazione di subordinazione, divisione e deindustrializzazione
Secondo il suo intervento, dove l’UE ha federato competenze — mercato unico, commercio, concorrenza, politica monetaria — riesce a farsi trattare come soggetto unico; dove prevalgono veto e frammentazione, rischia di essere “divisibile”
Nel frattempo, il 12 febbraio 2026 i leader europei si riuniscono ad Alden Biesen per discutere competitività e riduzione delle dipendenze. Sullo sfondo: cooperazioni rafforzate (art. 20 TUE) e voto all’unanimità in politica estera (art. 31 TUE). È una svolta necessaria o una scorciatoia controversa?