I bombardamenti israeliani e statunitensi continuano a colpire tutto l’Iran. Gli attacchi delle ultime ore hanno preso di mira la capitale Tehran e le città di Isfahan, Kashan, Ahvaz e Saqqez. Nella mattinata di giovedì 12 marzo, i militari israeliani hanno annunciato l’inizio di una “nuova ondata di bombardamenti estesi”. Stamattina una forte esplosione è stata registrata nell’impianto nucleare di Fordow. Secondo il presidente Usa Trump “l’Iran è sull’orlo della sconfitta, sono al capolinea”. “Dobbiamo vincere in fretta questa battaglia, ma dobbiamo vincerla”, aggiunge il tycoon, senza spiegare – anche stavolta – in cosa consista, nei suoi piani, la vittoria.
I Pasdaran, però, continuano a rispondere al fuoco: nelle ultime ore sono state colpite nuove raffinerie di petrolio in Iraq, mentre Bahrein, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita riferiscono di aver abbattuto con la contraerea diversi missili iraniani. L’esercito iraniano afferma poi di aver attaccato con i droni due basi aeree israeliane e il quartier generale dello Shin Bet a Tel Aviv. Un drone lanciato da Teheran ha colpito anche un edificio in cui alloggiano truppe Usa a Dubai e la base dell’esercito italiano e Erbil, nella regione del Kurdistan iracheno. “Non ci sono feriti tra i militari italiani, né feriti tra il personale italiano. Stanno tutti bene”, fa sapere il ministro degli Esteri Tajani.
Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, intanto, ha approvato con 13 voti a favore e due astenuti (Russia e Cina) la risoluzione proposta dal Bahrein che “condanna con la massima fermezza i gravi attacchi dell’Iran contro i territori di Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Giordania e ne chiede l’immediata cessazione perché costituiscono una violazione del diritto internazionale e una grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale”.
L’analisi di Fulvio Scaglione analista e giornalista Inside Over Ascolta o scarica
Ci sono poi le conseguenze economiche – volute – della guerra imperialista e dell’escalation bellica globale, in primis la crisi energetica. Teheran ha chiuso lo Stretto di Hormuz, dal quale transitano petrolio e gas destinati a tutto il mondo. Tra ieri e oggi l’esercito iraniano ha attaccato tre petroliere, due al largo della costa irachena e una nelle acque territoriali degli Emirati Arabi. In una di queste, la portarinfuse “Mayuree Naree”, tre membri dell’equipaggio potrebbero essere rimasti intrappolati nella sala macchine. Nonostante questo, per Trump “lo stretto di Hormuz è in ottima forma”. Queste le parole del presidente Usa, secondo cui l’area è al sicuro perché – dice – “abbiamo distrutto tutte le navi”.
Intanto però il prezzo di riferimento globale del petrolio supera già i 100 dollari al barile, nonostante la messa in vendita di ingenti scorte da parte di molti stati per scongiurare una carenza mondiale. Gli Stati Uniti hanno annunciato che preleveranno 172 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche e l’Agenzia internazionale dell’energia ha deciso di mettere a disposizione del mercato 400 milioni di barili.
Mercoledì la presidente del consiglio Meloni è intervenuta per la prima volta in Parlamento, prima al Senato e poi alla Camera nel pomeriggio, sul tema della guerra. Non ha criticato Donald Trump, come c’era da aspettarsi, e ha detto che l’intervento “è avvenuto in un contesto di «crisi del sistema internazionale, nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale». Nulla di concreto invece per affrontare i superprofitti privati che la speculazione delle compagnie petrolifere sta cavalcando, con benzina sopra i 2 euro e diesel in autostrada a 2,6.
Il commento di Roberto Ciccarelli, giornalista della pagina economica de Il Manifesto. Ascolta o scarica.