A più di una settimana dall’inizio dell’aggresione israelo-statunitense all’Iran, non si fermano gli attacchi. I bombardamenti finora hanno ucciso 1.255 persone e ferite oltre 13.00, in un’escalation che non sembra seguira alcuna strategia definita se non quella di destabilizzare il Paese, sperando di trovare qualche esponente del regime disposto a cedere. Una scommessa che al momento non accade come dimostra la nomina di Mojtaba Khamenei a nuova Guida Suprema, esponente dell’ala dura del regime e in particolare dei Pasdaran.
Nella notte, una telefonata tra Trump e Putin: il presidente USA ha sostenuto che “la guerra è quasi finita”. La risposta dei Pasdaran non si è fatta attendere: “Saremo noi a decidere la fine della guerra scatenata contro di noi”. Parole a cui hanno dato sostanza concreta i missili e i droni iraniani lanciati all’alba contro Dubai, gli Emirati Arabi, il Bahrein, l’Arabia Saudita e l’Iraq. In territorio iraceno è stata colpita la base Usa Al Harir, nel Kurdistan, dove Washington ha ucciso almeno 4 filoiraniani.
A poca distanza si trova la Turchia, dove ieri la Nato ha abbatutto un missile iraniano uscito probabilemnte dalla sua traiettoria. Ankara ha annunciato oggi la preparazione di un sistema di difesa area Patriot nell’area orientale del Paese, in coordinamento con l’Alleanza. Nel frattempo il presidente francese Macron prova a intestarsi la difesa di Cipro, scatenando tensioni e malumori tra i partner europei.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, l’intervento di Raffaelle Crocco, giornalista, direttore di Unimondo – Atlante delle guerre e dei conflitti. Ascolta o scarica.
Ennio Remondino, curatore del sito remocontro.org, ex inviato di guerra della Rai. Ascolta o scarica.
C’è poi la guerra nella guerra, quella di Israele, che ha un obiettivo dichiarato: ridisegnare l’intera regione piegandola a un disegno messianico-coloniale. In questa direzione si inserscono i raid a tappeto sul Libano: 500 persone uccise e 1.300 quelle ferite in otto giorni di aggressione. Solo questa mattina sei vittime: un’inter famiglia sterminata nel sud del Paese.
Nuovi ordini di evacuazione, nella sostanza, non altro che ordini di autodeportazioni che colpiscono le due principali città libanesi del meridione, Tiro e Sidone, in una ulteriore escalation. Solo nelle ultime 24 ore si contano 100.000 nuovi sfollati mentre gli USA invitano i propri cittadini a lasciare immediatamente il Paese, dove il governo di Beirut, guidato dal presidente Aoun, accusa Hezbollah di “puntare alla dissoluzione del Paese” e chiede agli Stati Uniti di mediare per un negoziato diretto con Tel Aviv. Risposta di Israele: il silenzio.
Pasquale Porciello, giornalista e corrispondente da Beirut per il quotidiano Il Manifesto. Ascolta o scarica.
Raid e morti anche in Palestina, dove non si ferma il genocidio per mano israeliana. Ieri sette vittime a Gaza, tra cui una giornalista palestinese di Qatar Radio. Nei territori occupati dal 1948, oggi è sciopero generale indetto dai sindacati.
Epicentro: Arraba, l’ultima città colpita dalla violenze delle gang criminali israeliane che Tel Aviv lascia agire indisturbate. Solo nel 2025, 252 palestinesi con cittadinanza israeliana sono stati uccisi.
C’è poi la Cisgiordania Occupata: pure qui valichi chiusi, mentre il ministro fascista Ben Gvir – assieme al sodale e anche lui ministro Smotrich – annuncia il porto d’armi automatico e senza alcun controllo preventivo a ogni uomo maggiorenne che occupa Gerusalemme, 300mila coloni – pistoleri in più in circolazione. Il tutto a fronte già oggi di un aumento esponenziale della violenza, in tutta la Cisgiordania Occupata.
L’analisi e il commento di Romana Rubeo, direttrice di Palestine Chronicle. Ascolta o scarica.
Alla guerra militare si affianca quella economica ed energetica. Trump ha minacciato l’Iran di ritorsioni “venti volte più dure” se dovesse bloccare il flusso di petroio nello Stretto di Hormuz. Tehran ha risposto per le rime: “finché saremo sotto attacco, non lascerà passare un litro di petrolio dal Golfo Persico”
Sul piano internazioanle, i Paesi OPEC tagliano da oggi la produzione quotidina, in risposta alle difficoltà di esportazione. Washington valuta un allentamento delle sanzioni sul gregio russo e lo svincolo delle riserve di emergenza, lipotesi su cui ragiona anche l’Unione Europea. In Italia, i prezzi dei carburanti cotninuano a salire: oggi si riunisce il Consiglio dei Ministri, Roma, insieme a Berlino e Bruxelles, ha convocato per oggi una videoconferenza straordinaria tra leader europei.