C’era una volta, tra le Dolomiti che si ergono come torri di roccia chiara e i laghi cristallini che riflettono il cielo alpino, una terra dal doppio cuore. Il Trentino-Alto Adige, o Südtirol, è una regione in cui l'Italia e l'Austria si intrecciano da secoli, dove le lingue si mescolano e i sapori raccontano storie di montagna, di malghe e di vigneti eroici.
La cucina di questa regione è sostanziosa, generosa, capace di scaldare le ossa dopo una giornata di neve o di trekking. Tutto inizia dallo Speck Alto Adige IGP, il salume simbolo. Cosce di maiale stagionate, leggermente affumicate con legni di ginepro e abete, poi lasciate a maturare all’aria delle montagne. Si taglia a fette sottili e si gusta con pane di segale, rafano e un pezzo di formaggio di malga. Accanto a lui, la carne salata trentina: fesa di manzo salata e speziata, servita cruda a carpaccio con fagioli o scottata in padella.
I primi piatti sono un inno al recupero e alla saturazione. I canederli, o Knödel, sono grandi gnocchi di pane raffermo, latte, uova, speck e prezzemolo. Si cuociono in brodo o si servono asciutti con burro fuso e formaggio. Nelle valli altoatesine dominano gli spätzle, piccoli gnocchetti di pastella irregolari, spesso conditi con panna e speck. Non manca la polenta, soprattutto in Trentino, accompagnata da funghi porcini, formaggi fusi o selvaggina. La zuppa d’orzo, antica e rustica, e gli strangolapreti di spinaci completano il panorama dei primi. Nei giorni di festa arriva il gulasch, stufato di manzo con paprika e cipolle, eredità asburgica, servito con polenta o canederli.
I formaggi raccontano gli alpeggi: Trentingrana, simile al Grana ma più delicato; Stelvio, Puzzone di Moena, Vezzena. Le mele, di cui la regione è grande produttrice, entrano in ogni casa: nello strudel di mele, dolce leggendario con pasta sottilissima, mele Renetta, uvetta, pinoli e cannella, e nei krapfen, nelle strauben e nello zelten natalizio. La selvaggina – capriolo, camoscio, lepre – viene stufata con spezie e vino, mentre i crauti e le patate arricchiscono i secondi.
Ma se la cucina è il corpo della regione, il vino ne è l’anima cristallina. Il Trentino-Alto Adige è una delle zone vinicole più prestigiose d’Italia, nonostante la superficie limitata. I vigneti si arrampicano sui versanti soleggiati, spesso sopra i 500-600 metri, fino a quote elevate dove l’escursione termica dona freschezza e aromaticità uniche.
In Alto Adige regnano i bianchi. Il Gewürztraminer, nato proprio a Termeno (Tramin), è intensamente aromatico: rosa, litchi, spezie, ma con una struttura e una mineralità che lo distinguono dalle versioni alsaziane. Il Pinot Grigio qui è più strutturato e complesso rispetto alle versioni più leggere di altre regioni. Pinot Bianco, Sauvignon Blanc, Müller-Thurgau, Kerner e Sylvaner offrono un ventaglio di freschezza alpina, con note floreali, agrumate ed erbose di montagna. Il Pinot Nero, soprattutto nelle zone di Egna-Orta e Mazzon, produce alcuni dei migliori esempi italiani: eleganti, con frutti rossi e tannini setosi.
Tra i rossi autoctoni, il Lagrein è il re dell'Alto Adige: colore scuro, note di ciliegia nera, cioccolato e spezie, struttura importante. La Schiava (Vernatsch) dà vini leggeri, fruttati, beverini, perfetti con lo speck. In Trentino, il Teroldego Rotaliano, coltivato nella Piana Rotaliana, è potente, fruttato, con tannini morbidi e grande personalità. Il Marzemino, citato anche da Mozart nel Don Giovanni, è più delicato e aromatico. Non manca il Nosiola, autoctono bianco usato anche per il Vin Santo.
Grande vanto è il Trentodoc, lo spumante metodo classico a base di Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Nero, affinato a lungo sui lieviti. Fresco, elegante, minerale, rappresenta l'eccellenza delle bollicine di montagna.
La DOC Alto Adige/Südtirol e la DOC Trentino, insieme a sottozone come Santa Maddalena, Lago di Caldaro e Teroldego Rotaliano, garantiscono un'elevatissima qualità: quasi tutta la produzione è a denominazione.