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Il nuovo appuntamento della famiglia Scandali.
Il nuovo episodio è dedicato al caso di Nada Cella, una giovane donna di 25 anni uccisa il 6 maggio 1996 nello studio dove lavorava come segretaria. Un delitto senza colpevoli, un’indagine che per anni non trova un punto d’appoggio, un fascicolo che sembra destinato a rimanere un cold case.
Ripercorriamo l’intera vicenda: dal mattino del 6 maggio 1996 alle prime piste rimaste senza esito, dal ruolo di Marco Soracco - datore di lavoro di Nada - alle nuove ipotesi su Annalucia Cecere, fino al processo in corso oggi, in cui la pm ha chiesto l’ergastolo per Cecere e 4 anni per Soracco. Un processo indiziario, privo di prove dirette, che arriva a un passo dalla sentenza fissata per il 18 dicembre.
Una storia che solleva domande enormi: che valore ha la memoria in un’aula di giustizia? Cosa significa arrivare a una sentenza quasi trent’anni dopo?
E come si intrecciano il racconto mediatico e quello giudiziario, quando il pubblico ha già costruito una narrazione prima ancora del verdetto?
Un progetto di Scandali Podcast, prodotto da BOATS (Based On A True Story). Con le voci di Fabio, Matteo e Niccolò.
Perché, in fondo, siamo fatti della stessa materia dei nostri scandali.
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In questo approfondimento di Dentro ICONICI analizziamo il caso di Wanna Marchi e del suo celebre “D’accordo?”: una delle vicende più emblematiche della televisione commerciale italiana, in cui carisma, marketing aggressivo e assenza di controlli trasformano una semplice televendita in un sistema capace di condizionare migliaia di persone.
Parliamo di comunicazione, vulnerabilità e responsabilità pubblica: cosa succede quando il racconto televisivo diventa più forte dei fatti? Qual è il confine tra persuasione e manipolazione? E soprattutto: come si costruisce un meccanismo che sfrutta paura, fiducia e ripetizione per convincere?
Esploriamo l’impatto di questo caso sul rapporto tra media e pubblico, sull’evoluzione delle televendite, sull’intervento delle autorità e sulla domanda più attuale: quali strumenti abbiamo oggi per riconoscere linguaggi che possono trasformarsi in raggiri?
Un progetto di Scandali Podcast, prodotto da BOATS.
Con le voci di Fabio, Matteo e Niccolò.
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Negli anni ’80 e ’90 una voce urlata, un tormentone rassicurante e un modo nuovo di “vendere” conquistano le tv locali italiane. È l’inizio dell’ascesa di Wanna Marchi, la donna che trasforma il suo “D’accordo?” in un marchio nazionale e che, insieme alla figlia Stefania Nobile, diventerà protagonista di uno dei più grandi scandali mediatici del Paese.
In questa puntata di ICONICI ricostruiamo come nasce e come crolla quell’impero: dalle prime televendite aggressive al passaggio ai talismani magici, dal “maestro” Do Nascimento alla rete di pressioni costruita per convincere migliaia di persone a pagare per sentirsi protette. Seguiamo le denunce, l’intervento di Striscia la Notizia, le indagini, il processo e le condanne definitive.
Un viaggio nella parte più vulnerabile del rapporto tra tv e pubblico: quando il carisma diventa manipolazione, quando la promessa si trasforma in inganno — e quando una semplice frase resta per sempre come simbolo di un’epoca in cui le emozioni, più dei fatti, decidevano cosa era vero e cosa no.
🎧 Ascolta l’approfondimento condotto dal team BOATS, cercando “Dentro ICONICI” su tutte le piattaforme audio.
Con la voce e il volto di Patrizia Labianca.
Un progetto di Scandali Podcast, prodotto da BOATS: Fabio Ragazzo, Matteo Liuzzi e Niccolò Martin.
Registrato negli studi di Likeabee – Creative Company.
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Il nuovo appuntamento della famiglia Scandali.
Ogni venerdì partiamo da una notizia e la usiamo per capire cosa succede davvero nei confini più delicati della nostra società: quelli tra identità digitale e responsabilità concreta, tra percezione pubblica e fatti accertati, tra ciò che gli algoritmi amplificano e ciò che le istituzioni ricostruiscono.
Il nuovo episodio è dedicato alla vicenda di Don Alì, il creator conosciuto come il “Re dei maranza”, al centro di un caso che in poche ore è passato dal feed dei social alle prime pagine dei quotidiani. Un video girato davanti a una scuola elementare, un maestro accusato senza prove, una narrazione polarizzata che rimbalza online, un arresto e un’intera categoria - quella dei maranza - trascinata nel dibattito pubblico.
Ricostruiamo passo dopo passo cosa è successo: dalla diffusione del video virale alle indagini che hanno escluso le accuse rivolte al maestro, dal ruolo dei social nella costruzione di identità “performative” alla nascita e trasformazione del termine maranza, fino ai nuovi episodi che hanno riportato il nome di Don Alì al centro delle cronache giudiziarie.
Una vicenda che apre una domanda più ampia: dove finisce il personaggio e dove inizia la responsabilità? E quanto i social, con i loro algoritmi, influenzano le identità dei più giovani, la percezione di forza, il confine tra imitazione e intimidazione?
Un caso che non racconta solo una storia individuale, ma un fenomeno collettivo che forse stiamo ancora imparando a leggere.
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In questo approfondimento di Dentro ICONICI analizziamo il caso del “Metodo Boffo”: una delle vicende più discusse del giornalismo italiano contemporaneo, in cui un articolo e un presunto dossier diventano strumenti capaci di orientare il racconto pubblico.
Parliamo di stampa, potere e responsabilità: cosa succede quando un’informazione non verificata entra nel circuito mediatico? Qual è il confine tra critica legittima e uso politico dei media? E soprattutto: chi risponde delle conseguenze quando un errore diventa narrazione condivisa?
Esploriamo l’impatto di questo caso sul linguaggio giornalistico, sul sistema delle verifiche, sul ruolo dell’Ordine dei Giornalisti e sulla percezione stessa di “campagna mediatica” nel dibattito italiano.
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Nel 2009 un articolo, un presunto dossier e una serie di accuse non verificate cambiano la carriera di un direttore e il linguaggio politico italiano. È l’inizio di quello che verrà chiamato “Metodo Boffo”.
In questa puntata di ICONICI ricostruiamo come nasce questa espressione: il ruolo di Avvenire, l’attacco de Il Giornale, le smentite, le dimissioni e la successiva ammissione dell’errore. Seguiamo i passaggi che trasformano un caso mediatico in un modello citato per anni come esempio di campagna denigratoria.
Un approfondimento su informazione, potere e responsabilità: perché certe storie diventano etichette — e perché alcune etichette restano molto più della verità che le ha generate.
🎧 Ascolta l’approfondimento condotto dal team BOATS, cercando “Dentro ICONICI” su tutte le piattaforme audio.
Con la voce e il volto di Loris Leoci.
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Il nuovo appuntamento della famiglia Scandali.
Ogni venerdì partiamo da una notizia reale e la usiamo per capire cosa succede davvero nei confini più delicati della nostra società: quelli tra scelta individuale e regole comuni, tra percezione pubblica e decisioni istituzionali.
Il nuovo episodio è dedicato al caso della famiglia che vive nel bosco nel Vastese, una storia che in poche settimane è passata dal silenzio locale a diventare un tema nazionale, capace di dividere l’opinione pubblica come pochi altri.
Ricostruiamo passo dopo passo cosa è successo: la scelta di vivere in un casolare isolato, il progetto di un’educazione alternativa, l’intervento dei servizi sociali dopo l’intossicazione da funghi, la valutazione della Procura minorile e il procedimento che porterà il Tribunale a decidere se confermare o meno la responsabilità educativa dei genitori.
Una vicenda che mostra quanto sia complesso tenere insieme due principi entrambi legittimi: la libertà familiare e la tutela dei minori. E come, spesso, tra immaginario e realtà, la narrazione pubblica possa prendere una direzione completamente diversa da quella tecnica e istituzionale.
Nota aggiornata: Nel pomeriggio di ieri, il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento dei tre bambini dalla casa nel bosco: verranno collocati in una comunità educativa di osservazione, mentre la madre resterà con loro nella struttura.
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In questo approfondimento di Dentro ICONICI ripercorriamo la storia di Eriberto, o meglio, di Luciano. Una vicenda che parte da un nome cambiato per inseguire un’occasione e finisce per diventare uno dei casi più emblematici del nostro calcio.
Ricostruiamo cosa è successo davvero, dai documenti falsificati alla rivelazione del 2002, fino al modo in cui questa storia ha aperto domande più ampie sulle regole, sui controlli e sulle pressioni che attraversano lo sport professionistico. Quanto è facile aggirare un sistema? E cosa ci dice questo caso sul confine tra errore, vantaggio e responsabilità?
Raccontiamo anche il dopo: l’ammissione, il ritorno come Luciano e il tema delle seconde possibilità. Per capire perché questa vicenda continua a parlarci di identità, aspettative e limiti, ben oltre il campo da gioco.
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All’inizio degli anni Duemila, nel massimo campionato di calcio italiano, un esterno brasiliano diventa l’eroe del “Chievo dei miracoli”. Tutti lo conoscono come Eriberto, il ragazzo che vola sulla fascia e fa impazzire le difese.
Cosa c’era dietro quella bugia lunga anni?
In questo episodio di Iconici, ripercorriamo lo scandalo del “calciatore dalla doppia identità”: dalla povertà in Brasile all’occasione col Palmeiras, dall’arrivo in Italia tra Bologna e Chievo fino alla quasi firma con la Lazio, bloccata dalla verità sul suo nome e sulla sua età. Seguiamo la squalifica, la scelta di tornare a chiamarsi Luciano e la sua rinascita in campo, per capire cosa ci racconta questa storia sul lato oscuro del sogno calcistico, sul sistema dei procuratori e sul confine tra truffa, redenzione e seconda possibilità.
Narrato da Patrizia Labianca.
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Il nuovo appuntamento della famiglia Scandali.
Ogni venerdì partiamo da una notizia reale e la usiamo per capire cosa succede davvero nei confini più delicati della nostra società: quelli tra morale e legge, tra percezione pubblica e fatti.
Il primo episodio è dedicato al caso di “Zia Martina”, una storia che ha diviso l’opinione pubblica più di qualunque titolo.
Raccontiamo passo dopo passo cosa è successo a Bari nel 2021:
le segnalazioni dei genitori, l’indagine, l’arresto, la condanna in primo grado, e poi il ribaltamento totale in Appello, con l’assoluzione piena “perché il fatto non costituisce reato”.
Ma non solo: affrontiamo anche il filone parallelo sulla diffusione dei video, le responsabilità, le tutele e le domande che questa storia apre su consenso, età, confini e percezione.
Un caso emblematico per capire perché alcune storie diventano “scandali” e come cambiano quando entrano nelle mani della legge.
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