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In questo approfondimento di Dentro ICONICI ricostruiamo la storia di “Vada a bordo”: dalla notte del 13 gennaio 2012 di fronte all’Isola del Giglio, alla telefonata tra Gregorio De Falco e Francesco Schettino che porta un ordine operativo a diventare un simbolo nazionale.
Parliamo di linguaggio, media e responsabilità pubblica: quando una frase restituisce chiarezza e quando rischia di semplificare una storia complessa?
E perché, a distanza di anni, “Vada a bordo” continua a orientare la nostra percezione di comando, dovere e responsabilità, anche attraverso l’opposizione simbolica tra chi resta e chi fugge raccontata dai media di quelle ore.
Un progetto di Scandali Podcast, prodotto da BOATS.
Con le voci di Fabio, Matteo e Niccolò.
Perché, in fondo, siamo fatti della stessa materia dei nostri scandali.
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Nel 2012 la Costa Concordia si inclina di fronte all’Isola del Giglio.
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Come nasce un’etichetta che entra nel linguaggio di tutti i giorni?
Parliamo di linguaggio, giornali, TV e processi mediatici: quando una formula efficace spiega oppure semplifica troppo? E perché, a distanza di anni, continuiamo a usare quelle due parole per indicare un intero clima e non solo tre persone?
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Un’espressione semplice, ripetuta per anni sui media, è diventata un nome che tutti conoscono.
In questa puntata di ICONICI ricostruiamo la storia di “Compagni di merende”: le origini, il significato iniziale, i protagonisti e le tappe che hanno portato la frase dall’aula alle prime pagine, fino all’uso nel linguaggio di tutti i giorni. Seguiamo una linea temporale chiara, con fonti verificabili e passaggi chiave spiegati senza sensazionalismi: come si diffonde l’etichetta, come viene ripresa da stampa e TV, e in che modo il suo significato si trasforma nel tempo.
🎧 Ascolta l’approfondimento condotto dal team BOATS, cercando “Dentro ICONICI” su tutte le piattaforme audio.
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Dietro una delle espressioni più note della cronaca italiana – «I furbetti del cartellino» – c’è molto più di una foto diventata virale.
In questa puntata di Dentro ICONICI analizziamo il caso di Alberto Muraglia, il vigile urbano di Sanremo che, ripreso mentre timbra il cartellino in biancheria, è diventato – suo malgrado – il volto di un dibattito nazionale sul lavoro pubblico e sull’etica collettiva.
Dal potere delle immagini alla gogna mediatica, dalle reazioni politiche alle sentenze che hanno ribaltato la percezione del caso: un racconto che mostra come una singola fotografia possa trasformarsi in simbolo, riscrivendo il confine tra verità, opinione e reputazione.
Un viaggio tra media, giustizia e società — per capire come una storia nata da un frame sia diventata il riflesso di un Paese intero.
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Nel 2015, nella città di Sanremo, una telecamera riprende un vigile urbano mentre timbra il cartellino in biancheria.
Ascolta l’approfondimento completo cercando “Dentro ICONICI” su tutte le piattaforme audio.
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Dietro una delle espressioni più celebri della finanza italiana – «I furbetti del quartierino» – c’è molto più di una battuta intercettata.
In questa puntata di Dentro ICONICI analizziamo il caso di Stefano Ricucci, il “re del mattone” che sognava di sfidare i giganti della finanza, e la rete di imprenditori e banchieri che negli anni 2000 tentarono la scalata ad Antonveneta.
Dal mito del self-made man alla cultura della scorciatoia, fino alla contrapposizione tra finanza all’italiana e modelli globali: un racconto che mostra come l’ambizione, quando si trasforma in spregiudicatezza, può far crollare anche gli imperi più solidi.
Un viaggio tra potere, media e illusioni — per capire come una frase nata quasi per scherzo sia diventata il simbolo di un’intera stagione economica e culturale del nostro Paese.
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Nel 2005 esplode lo scandalo dei “Furbetti del Quartierino”, con protagonista Stefano Ricucci, l’imprenditore romano che da odontotecnico diventa il “re del mattone” e simbolo di una finanza spregiudicata.
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Dietro una delle frasi più famose della Seconda Repubblica – «Abbiamo una banca?» – c’è molto più di un’intercettazione.
In questa puntata di Dentro Iconici analizziamo il caso Fassino–Consorte, la scalata Unipol alla BNL e il ruolo decisivo che ebbero i media e la politica nel trasformare tre parole in un simbolo di potere.
Dalla semplificazione giornalistica che ha cambiato il senso della frase, alla pubblicazione illegittima de Il Giornale, fino al dibattito – ancora attuale – su privacy, giustizia mediatica e rapporti tra politica e finanza.
Un racconto che mostra come, in Italia, la percezione conti spesso più dei fatti e come una frase possa segnare per sempre la carriera di un leader.
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Nel 2005, nel pieno delle grandi scalate bancarie italiane, una telefonata tra Piero Fassino, allora segretario dei Democratici di Sinistra, e Giovanni Consorte, presidente della compagnia assicurativa Unipol, finisce per cambiare tutto.
Bastano poche parole, tra l'altro mai pronunciate esattamente – «Abbiamo una banca?» – per far tremare la politica e aprire un caso che intreccia finanza, potere e privacy.
Cosa c’era dietro quella frase?
In questo episodio di Iconici, ripercorriamo lo scandalo che ha imbarazzato Fassino e segnato un’intera stagione politica: dalla scalata Unipol alla BNL, fino alle polemiche sulle intercettazioni e al dibattito sul confine tra informazione e riservatezza.
Narrato da Loris Leoci.
Registrato negli studi di Likeabee - Creative Company.
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