New York, anni '50. In una città divenuta culla di nuovi movimenti artistici rivoluzionari tra arte figurativa, musica e scrittura, un giovane musicista entrò in contatto con la scena culturale della Grande Mela, confrontandosi, per citarne alcuni, con i compositori Earle Brown e Christian Wolff, i poeti e letterati Alfredo de Palchi e Samuel Beckett e i pittori Franz Kline e Jackson Pollock. In particolare, fu l'incontro con il pionere del suono John Cage a mutare radicalmente la sua concenzione della musica.
Quel giovane era Morton Feldman, un compositore che scardinò i modelli della temporalità e giunse progressivamente a concepire il Tempo stesso come ingrediente strutturale delle sue opere. Una struttura successivamente definita "verticale", in cui l'esibizione del suono per quello che è, mostrandolo nella sua completezza, era uno degli approcci principali della sua musica, proprio come avvenne in campo artistico con l'astrattismo.
Attraverso la voce dell'autore di questa serie podcast Michele Selva, conosciamo uno dei compositori più anti conformista del XX secolo in una narrazione intervallata ad ascolti di alcune delle sue opere più significative, in cui si cerca di porre l'attenzione non solo sul suono in sé ma su una dimensione quasi sempre esclusa dalla musica: lo spazio.
Immagine tratta da Francesco Clemente - Morton Feldman, 2014. Tutti i diritti riservati.
Regia di Alessandro Renzi
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