Non è stato facile né trovarla né convincerla a parlarmi perché lei, Zaira, il suo antico nome d’arte, è una di quelle signorine che ha passato qualche anno della sua vita dentro ai casini.
Adesso Zaira è una simpatica ed elegante signora, con il vezzo di tingersi ancora i capelli di rosso scuro e di usare la cipria rosata dal profumo tenue e inconfondibile. Gli anni sono passati, è vero, ma quella bellezza che incantava gli uomini è rimasta, un po’ appannata certo ma ancora evidente.
Dopo qualche attimo di imbarazzo plausibile da entrambe le parti, inizia a parlare senza che le faccia domande precise, come sapesse già cosa volevo chiederle.
“Chi frequentava i casini di un tempo erano uomini diversi, molto diversi da quelli di oggi. Potevano essere persone dallo sguardo severo, dai modi bruschi che mettevano in soggezione, ma sempre gentili e mai arroganti. La maggior parte dei clienti era ammaliata da noi, ci amava e noi li trattavamo bene, con affetto direi. I clienti arrivavano sempre vestiti con giacca e cravatta, non mi è capitato mai nessuno ubriaco o pericoloso. In quel senso sì, eravamo molto tutelate, nessuno poteva farci del male”.
©Editoriale Programma - Alessandra Artale