Nel periodo dei Comuni, fra il 1300 e il 1400, il podestà aveva stabilito le regole a cui le prostitute, i clienti e i bordelli dovevano attenersi. Le meretrici dovevano vestirsi di giallo, andare a messa e in processione ogni 22 luglio, dietro la statua della santa a cui erano devote, Maria Maddalena. Il quartiere di Monte Albano era ‘a luci rosse’ e pullulava di casupole dove le prostitute praticavano l’antico mestiere. Dovevano però pagare una tassa giornaliera di 5 soldi che serviva ai lavori di manutenzione del porto e dei moli.
Le tasse pagate dalle prostitute venivano investite anche in altre opere, come la cattedrale di San Lorenzo, dove esiste ancora una lastra di marmo con inciso un braccio femminile. Pagando le tasse, alle prostitute venivano riconosciuti i contributi, i giorni di sosta per malattia e le ferie vere e proprie, come a ogni dipendente.
Con il decreto dogale del 17 marzo 1550 - in cui si avviavano i lavori per la costruzione di Strada Nuova, ora via Garibaldi – il quartiere di Monte Albano praticamente scomparve e le prostitute e i relativi bordelli vennero spostati nella zona della Maddalena, la sede storica della prostituzione genovese, in mezzo ai caruggi.
©Editoriale Programma - Alessandra Artale