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Il suo motto è "la vita è una figata". Il suo obiettivo? Essere un modello per le più giovani e sensibilizzare le persone sull'importanza del vaccino contro la meningite. Il suo mezzo? La scherma in sedia rotelle! Conosciamo insieme questa atleta il cui entusiasmo è davvero contagioso e la cui storia sta ispirando le persone di tutto il mondo.
Nadia Nadim è l'attaccante del PSG, ora negli Stati Uniti. Nel 2018 Forbes ha inserito Nadia tra le sportive più influenti al mondo: vuole poter dare ad altre centinaia di giovani, un’occasione di speranza dove speranza non c’è. Ora ancora di più.
Monica è una combattente vera, prima in teatri di guerra e oggi con una sola gamba sulle piste di atletica. Ma con lo stesso entusiasmo nell'onorare la bandiera italiana e la sua solarità. Dopo il bronzo di Rio punta all'oro di Tokyo, sempre a fianco della sua amica-rivale Martina Caironi. Conosciamola meglio in questo podcast.
Skateistan ha dato la possibilità a molte bambine di usare lo sport come empowerment. Ora, con l'arrivo dei talebani e il ritorno della sharia che vieta alle donne di fare sport e di stare in giro da sole, il loro sogno si sta infrangendo Ma non è l'unica storia. Questo podcast lo voglio dedicare a tutte le donne di sport afghane. Sono con voi! Forza
Quando il 27 luglio Simone Biles ha deciso di non continuare la gara a squadre e il giorno dopo si è ritirata dall'All Around, il web è esploso: egoista, perdente, non ha a cuore il suo Paese. Niente di più falso. Simone, rinunciando alla gara, ha voluto dimostrare che gli atleti sono innanzitutto delle persone umane e che la loro salute fisica e psichica non deve e non può essere messa in secondo piano dalla filosofia del "voglio vincere tutto" di alcune federazioni come quella americana. Una lezione di vita e di sport che l'ha resa anche più grande.
Masomah Ali Zada è alla sua prima olimpiade e parteciperà sotto il sigillo della squadra dei rifugiati. É arrivata a Tokyo dopo aver subito la guerra, la discriminazione e aver sofferto le persecuzioni dei Talebani. Per Formiga sarà la settima, un vero record negli sport di squadra. A 43 anni potrebbe essere la ultima , ma il suo lavoro continua: il suo obiettivo è di la possibilità a tutte le bambine brasiliane di poter giocare e sognare di partecipare alle olimpiadi.
Nell'antica Grecia non potevano neppure guardare le gare. Ma nella vicina Sparta, la prima donna a mettere il suo nome nell'albo delle Olimpiadi. Cinisca, figlia del re Archidamo, che vinse per ben due volte la corsa dei carri alle Olimpiadi nel 396 a.C. e nel 392 a.C. Di tempo ne è passato e le donne hanno aumentato sempre di più la loro presenza nei giochi Olimpici. A pochi giorni dalla cerimonia di apertura di Tokyo 2020, ho voluto raccontare la storia di queste pioniere. Buon ascolto e ...buone Olimpiadi a tutti!
É introversa di natura, ma ciò non le impedisce di prendere parte attiva alle proteste per i diritti civili o di farsi portavoce dei problemi mentali degli atleti. Proprio per questa voglia di trovare il contrasto, in patria in molti non la considerano neppure giapponese. Ma lei si dice orgogliosa di poter rappresentare il proprio Paese. Questo podcast lo voglio dedicare a questa tennista che non si è mai tirata indietro e che ha dato voce alle cause e le difficoltà dei più deboli. Ed è per questo che la ammiro. Buon ascolto.
Rosalie Fish è un'atleta americana. Meglio. Un'atleta indigena americana che fa parte della Cowlitz Tribe.
Anche io dico stop alla misoginia nello sport e appoggio #mismapasion
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