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Stesso sport. Stessa passione. Ma percentuali? Un altro mondo.
In WNBA, le giocatrici ricevono solo il 9,3% degli introiti derivati da biglietti, diritti TV e merchandising.
In NBA? 51%.
Non si tratta di chiedere “di più” a caso.
Si tratta di una divisione più equa di ciò che la lega incassa grazie alle giocatrici.
Con la popolarità della WNBA in piena ascesa 📈, il momento per cambiare è adesso; ma mentre si discute di stipendi e diritti, una moda pericolosa sta prendendo piede: lanciare sex toys in campo durante le partite in particolare durante quelle delle Indiana Fever, squadra in cui milita Caitlin Clark, la giocatrice più in vista di questo momento.
L’ultimo episodio? Durante la sfida tra Atlanta Dream e Chicago Sky, con oggetti che hanno sfiorato le giocatrici.
La WNBA ha deciso di intervenire: chi lancia oggetti sarà bandito per un anno dagli stadi e rischia un procedimento penale.
Ma dietro sembra esserci una Crypto valuta in cerca di popolarità.
Scopri tutto nel nuovo episodio di "Storie di Sport al Femminile".
Lontane dai riflettori più scintillanti e dai contratti milionari, le azzurre del calcio e del basket hanno ottenuto due risultati storici: un bronzo europeo per l'Italbasket e una semifinale europea per la nazionale di calcio.
Mattarella ha parlato di risultati che hanno ridestato un intero Paese , ma dopo il grande entusiasmo iniziale, le emittenti televisive sembrano essersi dimenticate del basket e del calcio femminile. Ancora una volta.
Ma le nostre ragazze non ci stanno. Lo sport femminile merita rispetto e visibilità.
Yu Zidi ha soli 12 anni, ma già gareggia - e mette paura - alle grandi del nuoto: quarta nelle finali dei 200 metri farfalla e dei 200 misti e medaglia di bronzo nella staffetta 4×200 stile libero. In tanti inneggiano alla nuova stella del nuoto mondiale, ma le preoccupazioni sulla giovane età hanno destato numerose polemiche.
Non è però la prima - ne sarà l'ultima - atleta ad aver raggiunto un secco così precoce. Nel nuoto era già successo ai tempi delle Olimpiadi del 1929 con l'atleta svedese Inge Sorensen; ma anche nella ginnastica artistica, Comanechi aveva vinto ad appena 14 anni. Lo scorso anno, inoltre, a Parigi c'era stato un vero e proprio boom di baby prodigio nello skateboard, tanto che la medagli d'oro era andata alla quattordicenne Coco Yoshizawa?
Il dubbio resta: è giusto sottoporre le atlete ad uno stress simile ad un'età così precoce quando ancora la loro forza mentale è molto condizionabile?
Fatemi sapere che cosa ne pensate nei commenti.
"Calciatrice professionista, innamorata del proprio sport" così recita la prima linea del cv che Alia Guagni ha fatto stampare sulla sua maglia di gara in occasione della sua ultima partita in maglia Como.
Il motivo? Sensibilizzare l'opinione pubblica su un problema assai comune per le atlete di qualsiasi sport e disciplina: una vita dopo la fine della carriera sportiva.
E mentre il Como si è già mosso per dare supporto alle sue tesserate, sui social le critiche alle parole della ex calciatrice non mancano.
Ne parlo nel nuovo episodio di Storie di Sport al Femminile
Niente più body per le ginnaste francesi. Se vorranno potranno indossare una tuta! Proprio come le atlete tedesche che le scorse olimpiadi hanno sorpreso tutti.
Ma la ginnastica, disciplina in cui il body è parte integrante della prova (ricordate il film "Stick it"?) non è che la punta dell'iceberg di un movimento che sta portando grandi cambiamenti nei "vestiari" sportivi in giro per il mondo.
Il tutto, per permettere alle atlete di vivere il periodo del ciclo nella maniera più tranquilla possibile, senza che la paura di macchiarsi di sangue possa influire sulla propria prestazione.
Un argomento, quello del ciclo mestruale, che ancora oggi è un tabù nel nostro paese (sì, nonostante la pubblicità di una nota marca di assorbenti con due atlete della nazionale italiana di volley).
Caitlin Clark, Emma Raducanu, Morgan Thomas, Alessia Orro e tante tante altre.
La rinascita dello sport femminile ha anche portato ad una nuova violenza psicologica: quella dello stalking. Uomini, per lo più grandi rispetto alle loro vittime, che invadono la vita privata delle atlete fino a farle sentire insicure anche durante le gare.
Dopo aver letto vari articoli sulla BBC e New York Times ho raccolto le storie più interessanti di questo nuovo fenomeno. E oggi, in occasione della Festa Internazionale della Donna, mi unisco al coro di tante milioni di donne "meno fiori e più fatti" in termini di prevenzione dalla violenza e in termini di pari opportunità.
Il 3 febbraio scorso, durante una partita di basket di U19 femminile, una giocatrice dell'Happy Casa Basket Rimini si è sentita apostrofata con la parola "scimmia".
Insulto non abbastanza "razzista" da poter sospendere la partita (da regolamento) ma abbastanza devastante per una giovane immigrata di seconda generazione.
Sintomo di una cultura, quella italiana, dove insulti del genere sembrano essere normalizzati e che potrebbero aumentare vista la sempre maggiore presenza di atleti e atlete figli di immigrati.
Ma è ora di dire basta! Per questo riprendere la storia portata alla luce dalla Giornata Tipo; per dire ogni giorno basta al razzismo sugli spalti di ogni sport; per ricordare a tutti che "scimmia" è un insulto a sfondo razziale e che no, non può più essere tollerato (se mai lo fosse stato).
Il football è uno degli sport più amati in USA; per anni è stato uno sport in cui a farla da padroni sono gli uomini, ma negli ultimi anni ha visto affacciarsi sempre più donne all'interno degli staff della NFL. E anche del Super Bowl.
Da Autumn Lockwood, la prima donna afro americana a vincere un titolo, al logo disegnato da Tahj Williams passando per il grande lavoro delle alle due assistenti allenatrici dei Chiefs Julie Frymyer e Tiffany Morton; dall'half time show con Serena Williams in pista al management tutto al femminile del quarterback degli Eagles, Jalen Hurts, il 59esimo Super Bowl ha portato alla luce diverse storie con protagoniste delle donne.
Curiosi di conoscerle?
Ne parlo nel nuovo episodio di "Storie di Sport al Femminile"
Gli album di figurine Panini in Italia rappresentano lo status del calcio maschile: ne dimostrano la popolarità e ogni anno migliaia di bambini lo acquistano e scambiano tra di loro le immagini dei giocatori per poterlo terminare.
Dopo 64 edizioni al maschile, finalmente Panini dedica un album alle giocatrici dei club femminili italiani. E lo fa con un album di 48 pagine con 322 figurine.
Una pietra miliare a dimostrazione della sempre maggiore popolarità del calcio femminile del nostro Paese. Ma la strada e gli ostacoli sono ancora tanti. Soprattutto se paragoniamo la situazione con gli USA e il resto d'Europa.
In occasione del Black History Month, vi portiamo cinque incredibili storie di atlete afroamericane che hanno infranto barriere, superato limiti e riscritto le regole del gioco. Preparatevi a scoprire le vite di Althea Gibson, Wilma Rudolph, Florence Griffith-Joyner, Cheryl Miller e Debi Thomas.
Dal tennis al pattinaggio sul ghiaccio, dall'atletica al basket ecco le storie che mi hanno maggiormente colpito e che ho piacere di condividere con voi per celebrare la cultura afro-americana.
Buon ascolto!
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