Storie di sport al femminile

Storie di sport al femminile

By Isabella AgostinelliSports
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Storie di sport al femminile episodes

  • Akari Fukunishi: "Se ci provi, puoi farcela"

    Ex giocatrice di hockey su ghiaccio professionista, Akari Fukunishi ha subito un terribile incidente in moto che le ha tolto l'uso degli arti inferiori. È stato il para ice hockey a restituirle la voglia di vivere e di competere, portandola a scoprire nuovi punti di forza: una straordinaria capacità di leggere il gioco e un eccezionale senso della posizione.


    A Milano Cortina 2026 è stata l'unica donna a partecipare al torneo di hockey su ghiaccio paralimpico — competizione aperta alle squadre miste dal 1998 — dimostrando a tutte le giovani atlete con disabilità che, mettendosi in gioco, si possono compiere grandi imprese.


    Ma le sue sfide non finiscono qui: Akari punta ora a creare una squadra di hockey paralimpico interamente femminile, con l'obiettivo di centrare la qualificazione ai Giochi che si terranno in Francia nel 2030.


    Scopri la sua storia nel nuovo episodio di Storie di Sport al Femminile.

    5 min
  • Paralimpiadi: Kin Yunji e Cécile Hernandez, quando l'età è solo un numero

    Alle Paralimpiadi Milano Cortina 2026 ci sono storie che vanno oltre il risultato sportivo, storie che parlano di determinazione, coraggio e di limiti che esistono solo per essere superati. È il caso di Kim Yun-ji e Cécile Hernandez, due atlete straordinarie che hanno dimostrato come età e disabilità non siano ostacoli, ma semplicemente parte del percorso.

    La giovanissima Kim, ad appena 19 anni si è laureata campionessa paralimpica di Biathlon individuale. Ha iniziato per caso a sciare solo nel 2020 come parte della fisioterapia per curare la sua spina bifida: oggi è la prima atleta sudcoreana ad aver vinto un oro alle Paralimpiadi invernali.

    Celine è invece la veterana di questi giochi invernali. La sclerosi multipla ha messo fine alla sua carriera nel motocross, ma non l'ha tenuta lontana dalle competizioni. Ora vola e va veloce sul suo snowboard; e come lei, nessuno mai ha vinto una Paralimpiade a 51 anni,

    Curiosi di scoprire le loro storie? Ne parlo nel nuovo episodio di Storie di Sport al Femminile.

    5 min
  • Olimpiadi e Paralimpiadi: insieme o separate?

    Non so voi, ma guardando la cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici invernali ho avuto la sensazione che i riflettori che si erano appena spenti sui Giochi Olimpici non si fossero riaccesi del tutto: una cerimonia più in sordina, poca copertura mediatica, poca rappresentanza politica.

    Mi sono chiesta allora: ma perché non fare Olimpiadi e Paralimpiadi in contemporanea?

    Ho così scoperto che in realtà inizialmente si svolgevano insieme (Roma e Tokyo) per poi essere separate fino a Seoul 88 e Albertville 92.

    Oltre che per motivi logistici, sono gli stessi atleti paralimpici a volere che le due manifestazioni rimangano separate garantendo così uno spazio dedicato solo a loro e alle loro imprese sportive.

    Ne parlo nel nuovo episodio di Storie di Sport al Femminile.

    E voi cosa ne pensate?

    8 min
  • L'influencer prestata al ghiaccio e altre mirabolanti narrative delle Olimpiadi

    Jutta Leerdam è passata alla storia dei giochi di Milano Cortina 2026 come "Venere del Mascara"; Francesca Lollobrigida come la "Mamma d'Oro" (ma anche un po' sconsiderata); Arianna Fontana deve il suo successo al suo amato e che dire di Federica Brignone che ha vinto davanti al suo fidanzato?

    Se notate qualcosa di strano in questa narrazione non vi state sbagliando. Anche in questa edizione delle Olimpiadi invernali la cronaca ha preferito le etichette ai risultati sportivi sminuendo il valore delle atlete e la portata dei loro sacrifici.

    Questo ultimo episodio del ciclo olimpico - prima di passare alle Paralimpiadi - è dedicato alla narrativa malata che persiste nel giornalismo italiano e internazionale.

    L'obiettivo è sensibilizzare su un trend ormai troppo radicato che continua a influenzare il modo in cui percepiamo il talento e la professionalità delle donne nello sport.

    6 min
  • Federica Brignone: la tigre e il rispetto

    I due ori olimpici di Federica Brignone vanno al di là della semplice vittoria sportiva. E non sono una semplice storia di rinascita dopo un terribile incidente.

    No. Sono l’emblema della determinazione di un’atleta che ha deciso di dare tutta se stessa al suo sport, con dedizione, fatica e anche alcune paure. Federica Brignone ha incarnato al meglio lo spirito olimpico dimostrando di essere la migliore nella sua disciplina e lanciando un forte segnale a tutto il mondo sportivo: competere senza distruggere; spingersi al limite senza mai perdere il rispetto per l’avversaria.

    Oggi celebrare Federica Brignone significa celebrare un modello. Non solo perché ha vinto, ma perché ha alzato l’asticella per tutte. Ha dimostrato che essere la migliore non è un’etichetta, è una responsabilità. È l’impegno costante a onorare il proprio talento.

    E forse è proprio questo il suo messaggio più forte: il successo non è un lampo. È una scelta ripetuta ogni giorno.

    5 min
  • Finding her edge: la gioa di Alysa Liu è la sua vera forza

    C’è qualcosa di magico in una persona che torna a fare ciò che ama non per dovere, non per pressione, ma per scelta. Questo è ciò che ha fatto Alysa Liu alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026: non solo ha vinto l’oro, ma soprattutto ha ritrovato se stessa.

    Alysa non è tornata a pattinare perché qualcuno glielo ha chiesto…

    È tornata con i suoi tempi, con le sue regole, e con la sua gioia ritrovata. Dopo essersi allontanata dallo sport che da bambina era stato una fonte di stress e di pressioni — dove ogni allenamento, dieta e costume sembravano dettati da altri — ha scelto di tornare solo quando ha sentito di volerlo davvero.

    Ha scoperto cosa significa essere una ragazza normale — uscire con le amiche, dormire fino a tardi, decidere cosa mangiare — e poi ha capito che, sì, voleva di nuovo salire su quel ghiaccio.

    Ma questa volta alle sue condizioni: scegliere la musica, i ritmi di allenamento, lo stile, e persino le calze leopardate con cui si sente felice.

    E quando è tornata, ha trovato la gioia pura di pattinare: sorrisi, energia, autenticità. Non ha solo eseguito salti; ha espresso chi è davvero. Ha trasformato la sua passione in un atto di libertà, e da questa libertà è nata la sua forza più grande.

    La forza di Alysa non sta soltanto negli ori olimpici ma nel suo coraggio di ritrovare se stessa.

    9 min
  • Orgoglio e disagio: le atlete americane parlano di cosa vuol dire rappresentare il loro Paese quando non ne condividi più i valori

    Alle Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026, diverse atlete statunitensi hanno parlato apertamente della situazione politica negli USA, tra divisioni interne e polemiche legate all’amministrazione di Donald Trump.

    Amber Glenn ha difeso il diritto di esprimersi sui diritti L.G.B.T.Q., denunciando anche minacce ricevute online. Mikaela Shiffrin, Chris Lillis, Bea Kim e Jessie Diggins hanno sottolineato di voler rappresentare un’America inclusiva, rispettosa e solidale, oltre le divisioni politiche.

    Le loro parole riaprono il dibattito: le Olimpiadi devono restare neutrali o possono essere anche uno spazio per difendere diritti e valori? In un momento di forte polarizzazione negli Stati Uniti, molte di loro richiamano proprio i principi olimpici di inclusione, rispetto e unità.

    Ne parlo nel primo episodio di Storie di Sport al Femminile dedicato alle Olimpiadi Milano Cortina 2026.

    6 min
  • We won't be silent: da Minneapolis a Teheran, le donne di sport si uniscono alle proteste.

    Le storie di Jordan Thompson e Sahaba Rashtian non potrebbero essere più diverse: una americana, l’altra iraniana; una giocatrice professionista e opposto titolare della nazionale di pallavolo, l’altra arbitra iraniana che, nella vita di tutti i giorni, lavora come animatrice per i giovani.

    Eppure, nonostante queste differenze, le accomuna una profonda determinazione: quella di far sentire la propria voce contro il sopruso di potere esercitato dai rispettivi governi. Due esempi potenti di come lo sport, a volte, non possa — e non voglia — rimanere in silenzio.

    Le loro storie, dagli epiloghi molto diversi, mi hanno profondamente colpito. È per questo che ho deciso di dedicare loro questo nuovo episodio di Storie di Sport al Femminile.

    5 min
  • Laila Edward: black ice

    L’hockey è sempre stato percepito come uno degli sport più “bianchi” del Nord America. Eppure, negli ultimi anni, qualcosa si è mosso anche sul ghiaccio. Dopo la morte di George Floyd, la lega ha iniziato a interrogarsi sul proprio ruolo e sulle proprie responsabilità, avviando un percorso per rendere questo sport più inclusivo e realmente accessibile anche agli atleti e alle atlete afroamericane.

    A guidare questo cambiamento è stato soprattutto l’hockey femminile, che ha saputo aprire strade nuove grazie a figure come Blake Bolden, prima professionista afroamericana della disciplina. Un percorso che oggi trova un nuovo simbolo nella convocazione di Laila Edward, destinata a diventare la prima atleta afroamericana a rappresentare gli Stati Uniti alle Olimpiadi.

    La sua storia non nasce dal nulla: affonda le radici nel 1973, quando a Boston una ragazza di nome Doxi McCoy fu la prima “colored girl” a scendere sul ghiaccio con un paio di pattini ai piedi. Da allora, il cammino non è stato lineare, ma ha portato l’hockey femminile a compiere in pochi decenni progressi che meritano di essere raccontati.

    A poche settimane da Milano-Cortina 2026, la vicenda di Laila mi ha spinto a guardare a questo sport con occhi diversi. In Italia l’hockey rimane una disciplina considerata minore, spesso lontana dai riflettori, e proprio per questo rischiamo di perderci storie che, al di là dell’Oceano, hanno contribuito a ridefinire un intero movimento.

    Vale la pena conoscerle.

    7 min
  • Milano - Cortina 2026: le Olimpiadi delle donne italiane

    A poco più di un mese di distanza dall'inizio delle olimpiadi invernali di Milano - Cortina 2026, ho deciso di dedicare questo episodio del mio podcast alle donne che hanno lavorato alla loro organizzazione.

    Avevo letto un articolo su di loro in un approfondimento di D-La Repubblica delle Donne (il magazine di L repubblica) e ho così iniziato a conoscere meglio le storie di Diana Bianchedi, Irene Marcatto, Maria Laura Iascone, Raffaella Panié, Valentina Marchei e Martina Cairolli.

    Storie che ho raccolto qui nel mio podcast: c'è chi ha vissuto le Olimpiadi sulla sua pelle, chi le ha organizzate per decenni, chi le aveva vissute da spettatrice ... storie che si intersecano e che rendono queste olimpiadi speciali; non solo perché sono le prime olimpiadi "diffuse" - ossia spalmate su tre regioni - ma anche perché per la prima volta nell'organizzazione ci sono un numero uguale di donne e di uomini che collaborano insieme per uno degli eventi più importanti del mondo sportivo.

    Storie che vi voglio raccontare.

    7 min

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Lo sport è la mia passione; le storie legate alle sport le mie preferite. Ve ne racconto qualcuna