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Nel 1926 Gertrude Ederle ha vent'anni quando attraversa a nuoto la Manica, diventando la prima donna a riuscirci e stabilendo anche un nuovo record assoluto.
La sua impresa conquista l'America e diventa un punto di riferimento per migliaia di ragazze che si avvicinano al nuoto. Tra queste c'è Florence Chadwick, una bambina che guarda la traversata di Gertrude e, ventiquattro anni dopo, attraverserà a sua volta la Manica.
Una storia di sport, coraggio e cambiamento, che racconta quanto può essere potente l'esempio di un'atleta.
Ascolta la puntata dedicata a Gertrude Ederle di Storie di Sport al Femminile, il podcast che racconta le donne che hanno cambiato la storia dello sport.
Una pubblicità virale, un'ondata di sdegno globale e le voci furiose delle più grandi campionesse dello sport. In questo episodio di Storie di Sport al Femminile analizziamo il caso che sta facendo discutere il mondo intero: lo spot della piattaforma Novig con protagonista l'attrice Sydney Sweeney.
Perché ha fatto così arrabbiare atlete del calibro di Ariarne Titmus e Amy Hunt? E soprattutto: perché nel 2026 il marketing continua a ricorrere alla sessualizzazione del corpo femminile per promuovere lo sport, trasformando la polemica in un business?
Un viaggio tra etica, sport e stereotipi da scardinare.
🎧 Ascolta ora e dimmi la tua nei commenti!
Quando lo sport incontra l'identità e la cultura, i confini del campo da gioco scompaiono. In questo episodio esploriamo il dirompente tributo che Naomi Osaka ha dedicato ad Allen Iverson agli US Open, unendo due epoche e due discipline apparentemente distanti come il tennis e il basket nel segno della rottura dei codici. Analizziamo cosa ha fatto Iverson all'inizio degli anni Duemila, quando ha sfidato la cultura conservatrice e aziendale della NBA portando sul parquet le sue treccine, i suoi tatuaggi e lo streetwear, costringendo il sistema a fare i conti con un'autenticità che rifiutava ogni conformismo.
Scopriamo perché quel gesto trova oggi una eco ancora più potente in Naomi Osaka, che sul palcoscenico tradizionalmente rigido ed eurocentrico del tennis ha scelto di replicare l'iconico look dei Philadelphia 76ers non come un semplice costume, ma come un atto di riconoscimento e lignaggio culturale. Riflettiamo inoltre sul caso del durag e sulle reazioni della stampa, uno specchio perfetto dei doppi standard e del giudizio costante che il mondo dello sport continua a esercitare sull'estetica e sull'espressione degli atleti neri. Un viaggio imperdibile tra moda, attivismo e il coraggio di riscrivere le regole, perché prima di essere campioni, si è se stessi.
Manila Esposito, campionessa europea all-around nel 2024 e nel 2025 e medaglia olimpica a Parigi, torna protagonista agli Europei di ginnastica artistica di Zagabria. In questa puntata di Storie di Sport al Femminile parliamo dei commenti sul suo corpo e del body shaming che colpisce ancora oggi le atlete.
Dalle frasi rivolte a Manila alle testimonianze di Carlotta Ferlito ed Eleonora Rando, fino al caso di Elisa Molinarolo, un viaggio attraverso gli stereotipi sul corpo delle sportive, la cultura della ginnastica che sta cambiando e la necessità di imparare a guardare le atlete per ciò che fanno, non per il loro aspetto fisico.
In occasione degli Europei di atletica di Birmingham 2026, Storie di Sport al femminile racconta le nuove linee guida per le riprese televisive delle gare femminili, pensate per contrastare la sessualizzazione delle atlete. Dalle testimonianze di Marie-Julie Bonnin e Amy Hunt alle nuove indicazioni dell’EBU, una riflessione su immagini, regia e responsabilità nel racconto dello sport. Perché il problema non è mostrare il corpo di un’atleta, ma decidere come guardarlo e raccontarlo: dietro ogni gesto ci sono talento, sacrificio, allenamento e una storia che merita di essere vista.Ne parlo nel nuovo episodio di Storie di Sport al Femminile
Dietro le esultanze da stadio e i cori collettivi si muove una realtà sommersa e complessa, documentata da anni di analisi sociologiche e rapporti di polizia. I dati raccolti a partire dai Mondiali di calcio attraverso gli studi della Lancaster University sul Lancashire evidenziano un incremento dei casi di violenza domestica durante i tornei maschili, con picchi che variano a seconda del risultato sul campo.
In questo episodio di Storie di Sport al Femminile analizziamo i fattori che trasformano i grandi eventi agonistici in momenti di criticità: dalla disinibizione legata al consumo di alcol alla mascolinità tossica, passando per i riti di normalizzazione sociale e la gestione della transizione emotiva al termine delle partite. Un approfondimento che esplora anche l'impatto delle campagne di sensibilizzazione, come l'iniziativa He's Coming Home di Women's Aid, per riflettere su come la sicurezza e la protezione degli spazi domestici rappresentino una priorità non negoziabile, oltre la narrazione sportiva ufficiale.
110.000 spettatori. Tanti erano presenti alla semifinale tra Messico e Italia allo stadio Atzeca di Città del Messico, lo stesso che ha ospitato la gara d'apertura dei Mondiali di Calcio maschile del 2026.
Eppure la Copa 71, i Mondiali femminili disputati nel 1971 in Messico, non se li ricorda nessuno. La FIFA non lo aveva neppure riconosciuto come evento ufficiale e la maggior parte delle partite non furono nemmeno trasmesse.
Ma quel torneo ha segnato la storia del calcio femminile stabilendo un record di pubblico e indicando la strada alle atlete: il nostro sport conta qualcosa.
Per questo nel 2024, la stella del calcio statunitense Alex Morgan e le sorelle d'ro del tennis, Serena e Venus Williams, hanno deciso di raccontarla in un documentario intitolato "Copa 71", un racconto corale che va al di là del semplice racconto sportivo ma che vuole appunto sottolineare l'impatto culturale di quel mondiale dimenticato.
Questa è la sua storia.
6 su 170. È questo il numero che racconta una delle storie più significative del Mondiale FIFA 2026. Tra i 170 ufficiali di gara selezionati dalla FIFA, soltanto sei sono donne della Concacaf: le arbitre Tori Penso e Katia Itzel García, le assistenti Kathryn Nesbitt, Brooke Mayo e Sandra Ramírez, e la video match official Tatiana Guzman.
Dagli Stati Uniti al Messico, fino al Nicaragua, queste professioniste hanno costruito carriere d'eccellenza nei massimi livelli dell'arbitraggio internazionale, abbattendo barriere e conquistando un posto nel torneo più importante e prestigioso del calcio mondiale.
In questo episodio del podcast ripercorriamo le loro storie, i traguardi raggiunti e il significato di una presenza che va ben oltre i numeri, diventando simbolo dell'evoluzione dell'arbitraggio femminile sulla scena globale. 🎙️⚽
Il calcio ha da sempre avuto un codice di abbigliamento conservatore; ma le regole stanno cambiando e con esso anche il modo in cui gli atleti raccontano sé stessi al mondo. E dietro questa trasformazione c'è Ana Sotillo, creativa, stylist e direttrice d'immagine che ha contribuito a ridefinire il ruolo dello styling nel calcio contemporaneo.
Partita dal mondo della moda e della creatività urbana, Sotillo ha portato nel calcio un approccio nuovo, trasformando l'abbigliamento da semplice scelta estetica a vero e proprio strumento di comunicazione, identità e costruzione del personal brand.
Attraverso il suo lavoro, la figura dello stylist smette di essere associata esclusivamente alle passerelle o allo spettacolo e diventa centrale anche nello sport professionistico. I calciatori non sono più soltanto atleti: sono icone culturali, punti di riferimento per milioni di giovani e protagonisti di un dialogo sempre più stretto tra sport, moda e intrattenimento. Ana Sotillo ha saputo interpretare questo cambiamento, aiutando i suoi clienti a esprimere la propria personalità attraverso l'immagine, valorizzando al tempo stesso designer emergenti e nuove tendenze.
La sua storia dimostra come le donne stiano occupando spazi sempre più importanti dietro le quinte dello sport, influenzandone linguaggi, codici e dinamiche culturali. Un percorso costruito con creatività, visione e capacità di anticipare i tempi.
E, naturalmente, non si può parlare di Ana Sotillo senza citare la collaborazione con Lamine Yamal, uno dei talenti più brillanti del calcio mondiale. Un sodalizio che ha contribuito a consolidare l'immagine del giovane campione fuori dal campo e che rappresenta perfettamente il nuovo legame tra performance sportiva, stile e identità personale.
Questa è la sua storia.
Messi, Beckham, Zidane, Yamal rappresentano il passato, il presente e il futuro del calcio mondiale. E sono loro i protagonisti del nuovo bellissimo commercial di Adidas, "Backyard Legends". In mezzo a questo gruppo di leggende c'è poi lei. Trinity Rodman.
Non è lì per rappresentanza, non è lì per caso. Ed è per questo che ho deciso di dedicare il prossimo episodio di storie di sport femminile proprio a lei.
Non parliamo solo di una giocatrice straordinaria. Parliamo di un fenomeno culturale che sta abbattendo i confini tra sport, moda e attivismo . Triniyìty non è infatti solo la figlia di Dennis Rodman, icona dei Chicago Bulls, ma è l'atleta che ha trasformato il calcio femminile in uno sport davvero cool, portandolo dai campi di periferia alle passerelle di Complex, fino a diventare il volto mondiale di Adidas.
Trinity Rodman rappresenta al meglio quel concetto di "leggenda del cortile", che giocando in strada è arrivata fino alla gloria. Ma è andata oltre: ha trasformato il dolore, la sua instabilità, in una storia di successo.
Pronti a scoprire come Trinity ha cambiato le regole del gioco.
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