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Dopo aver vissuto con la paura del costante confronto con la madre Fiona May, ora Larissa Iachipino sembra aver spiccato il volo inanellando un successo dopo l'altro. I suoi obiettivi? Le Olimpiadi di Parigi 2024 e l'abbattimento della soglia dei 7 metri nel salto in lungo.
Ecco la sua storia, tra successi, crisi e una grande passione per l'eleganza.
Diventare il primo direttore donna di un torneo come quello di Parigi potrebbe incutere timori a tutti. Ma non a lei. Non ad Amelie Mauresmo. Dalle battaglie sui campi da tennis a quelle vinte per il suo diritto ad essere omosessuale, dal rompere le regole come allenatrice di Andy Murray fino a quelle per rendere il Roland Garros più inclusivo ed emozionante, la ex numero 1 francese non ha paura di mettersi in gioco e di far sentire la sua voce. Ecco la sua storia.
Tra i 100 nomi dei Most Influencial People 2023 del Time, ci sono quelle di due sorelle siriane, Yusra e Sarah Mardini. Fuggite dalla loro terra dopo l'inizio della guerra civile, il nuoto è stata la loro arma per salvare se stesse e gli altri profughi che stavano rischiando di affondare nella traversata verso l'Europa. Grazie al nuoto, Yusra ha poi coronato il suo sogno di partecipare alle Olimpiadi di Rio nel 2016 sotto la bandiera della Nazionale dei Rifugiati; Sarah è invece un'attivista politica che ora rischia il carcere dopo delle accuse pesantissime da parte della Grecia, ancora molto ostile all'immigrazione e all'accoglienza dei profughi. Questa è la loro storia che potete approfondire anche grazie al film "Le Nuotatrici" di Sammy El Hosaini.
Marzo è sinonimo di Oscar e quest'anno cinema e sport si sono intrecciati in una sceneggiatura davvero degna delle migliori storie di Hollywood. Questa è la storia di Lesley Patterson, la sceneggiatrice di Niente di Nuovo dal Fronte Occidentale: dalle lezioni di drama agli allenamenti di Triathlon; dalla lettura del libro che le ha cambiato la vita alla vacanza estiva che le ha fatto conoscere XTerra. Cosa hanno in comune film e sport? Dedizione, il fuoco della passione.
Sara Khadim è stata ribattezzata "La Regina degli Scacchi", ma questo titolo va al di là della sua bravura nel muovere pedoni, alfieri e cavalli sulla scacchiera. No. Sara è la vera Regina di questo sport quando ha deciso di giocare senza indossare il velo obbligatorio in sostegno delle proteste che da settembre infiammano il suo Paese. E non ha nessuna intenzione di rimangiarsi il suo gesto. Anzi.
I mondiali di calcio Qatar 2022 si sono appena conclusi con la vittoria dell'Argentina e l'incoronazione di Lion Messi. Ma in campo e sugli spalti è successo molto di più: oltre alle proteste per i diritti della comunità LGBQ, tanti sono stati gli episodi che nel bene e nel male hanno riguardato l'Iran e le proteste anti governative che stanno scuotendo il Paese dopo la morte di Amini. Senza dimenticare la bellissima pagina di sport che hanno scritto Stephanie Frappart, Neuza Back e Karen Diaz, la prima terna arbitrale tutta al femminile di un mondiale.
Lo scorso ottobre Elnaz Rekabi aveva partecipato alle competizioni internazionali di Seul lo scorso ottobre. E lo aveva fatto senza indossare lo jihab. Dopo la fine delle gare di lei si erano perse le tracce. É riapparsa qualche giorno dopo all'aeroporto di Terhan e sui social con un post in cui spiegava che le era caduto accidentalmente. Spiegazione che non ha convinto e che si è rivelata anche meno fondata quando qualche giorno fa la sua casa è stata distrutta e le sue medaglie gettate a terra. Ecco la sua storia attraverso quanto raccontato da BCC e Iran Wire.
La storia di sport al femminile che voglio raccontare oggi mi riguarda in prima persona.
Pochi giorni dopo ciò che è accaduto a Greta Beccaglia, la giornalista che ha subito delle molestie dopo una partita di calcio, un collega mi si è avvicinato e mi ha detto "perché non rifacciamo la scena della giornalista palpeggiata?" e nel mentre ha allungato la mano per metterla proprio sul mio fondoschiena.
Ho sempre pensato che in un'occasione come questa avrei saputo rispondere e farmi valere, ma invece sono rimasta davvero scioccata e incapace di dire o fare qualcosa. Ho portato a termine il mio lavoro con un senso di rabbia, umiliazione e rassegnazione che sono durati per molti molti giorni. Il giorno dopo ho subito riportato l'accaduto al mio superiore e ho deciso di chiamare la persona in questione, che conosco da tanti anni, per dirgli che ero davvero molto arrabbiata. Di tutta risposta mi sono sentita dire "e con questo? C'è qualcosa di male?" e ha terminato con un bel "vai a quel paese" (usando altre parole).
Il mio superiore e tutti i miei colleghi hanno preso immediatamente la mia parte e dopo una chiamata hanno fatto sì che questa persona non si potesse più avvicinare a me.
La cosa che mi ha fatto più arrabbiare è stato constatare che l'episodio che ha visto coinvolta Greta non fosse servito a nulla se non a un nuovo pretesto per una "goliardata" maschile da ripetere perché tanto "non c'è nulla di male".
Io ho avuto la fortuna di avere al mio fianco uomini con dei grandi principi che non mi hanno lasciata sola in quel momento ma che al contrario hanno subito agito in maniera forte.
Ed è proprio di questi uomini di cui abbiamo bisogno affinché gli "altri" possano capire che non si tratta di una sciocchezza ma di una vera e propria violenza fisica e soprattutto morale verso una persona.
Umiliazioni pubbliche, digiuni, insulti, sberle e disturbi alimentari: dopo la rivelazione di Nina Corradini, sempre più ginnaste stanno rivelando i soprusi fisici e psicologici che hanno subito durante la loro carriera agonistica.
Britney Gringer, stella delle Phoenix Mercury e della nazionale statunitense di basket è detenuta a Mosca dal 17 febbraio scorso, quando è stata arrestata per possesso di un olio al cannabis. Pochi giorni dopo è iniziata l'invasione russa in Ucraina e in molti hanno parlato di un vero e proprio caso politico, tanto che si è iniziato a parlare addirittura di uno scambio di prigionieri voluto e proposto dallo stesso Biden. La notizia non è mai stata confermata, ma tanto è bastato a togliere l'attenzione dal vero problema. Cosa ci faceva Britney in Russia? BG, come tante (troppe) atlete statunitensi, si trovava fuori perché il campionato WNBA è troppo corto e gli stipendi troppo bassi per garantire (200 volte in meno dei colleghi NBA) un reddito costante a queste atlete. Intanto la mobilitazione delle giocatrici e delle star dello sport mondiale continua.
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