SustainabiliTALKS©

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By ExsultingBusinessCareers
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SustainabiliTALKS© episodes

  • La sfida di comunicare la transizione energetica: 32° SustainabiliTALKS©

    La sfida di comunicare la transizione energetica è il tema al centro del nuovo episodio dei SustainabiliTALKS© di Exsulting.

    Si fa presto a dire transizione…

    Molti sono d’accordo in astratto sul fatto che siamo in una fase di trasformazione del rapporto tra Uomo ed energia. Tantissimi sono concordi sul fatto che “altri” debbano fare questa transizione.

    Pochi hanno le idee chiare su cosa comporti una transizione energetica a l livello sistemico. Ancora meno sono coloro i quali sono impegnati concretamente a passare da un sistema energetico basato su fonti fossili a uno basato su fonti rinnovabili e illimitate.

    Cosa manca per rendere più massiccia la partecipazione alla transizione energetica? C’è forse bisogno di una comunicazione più efficace?

    La sfida di comunicare un tema complesso

    La sfida di comunicare la transizione energetica è effettivamente enorme. Da un lato vi sono aspetti tecnici, che necessitano attenzione e cura per evitare di passare informazioni scorrette.

    Dall’altro vi  la necessità di comunicare a tanti livelli diversi. Vi sono le imprese, con le loro esigenze di valutazioni sia di fattibilità tecnica che di investimento. Poi vi sono istituzioni e infrastrutture, sistemi complessi che hanno necessità e modi di determinare ciò che è possibile del tutto particolari.

    Infine vi sono i cittadini, persone di ogni tipo, nessuna delle quali potrà passare attraverso la transizione senza prenderne atto e adattare le proprie scelte e stili di comportamento.

    La figura del Behavioral designer

    Forse per questa rilevanza del comportamento, che ogni soggetto del sistema dovrà modificare in funzione del cambiamento nell”approvvigionamento e uso dell’energia, nasce un profilo nuovo. Il “progettista di comportamento” (Behavioral designer)

    A prima vista sembrerebbe una figura di manipolatore professionale. Per questo ci aspettiamo di scoprire quale etica ferrea definisce i confini di questo profilo professionale.

    Poi, scoprendo meglio la figura e pensando all’istituzione che l’ha creata, ci rendiamo conto che è un modo interessante di affrontare la sfida di comunicare la transizione energetica.

    Informazione corretta per scelte adeguate: ne abbiamo parlato con l’ospite

    Come in tanti altri campi, anche per vincere la sfida di comunicare la transizione energetica oggi è essenziale fare informazione corretta.

    Proprio per aiutare a comprendere meglio la complessità di questa sfida e acquisire preziose informazioni sullo stato dell’arte della trasformazione, il 12 Ottobre 2022 alle 18,00 in diretta Linkedin il nostro CEO Federico Fioretto ha ospitato Antonio Disi.  Giusto il Behavioral Designer di ENEA, oltre che creatore di divertentissime campagne informative sul tema ed esperto di efficienza energetica.

    52 min
  • Per una politica all'altezza delle sfide del tempo: 31° SustainabiliTALKS©

    Una politica all’altezza delle sfide del tempo è ciò di abbiamo parlato nell’episodio di ripresa dei SustainabiliTALKS© dopo la pausa estiva. E dopo ben 30 episodi che hanno portato questa nostra formula a essere uno dei podcast sul tema della sostenibilità più ascoltati.

    Elezioni e non solo

    Al momento di andare in onda con questo episodio sono da pochi giorni passate le elezioni politiche in Italia. Chiaramente non potremo ignorare il risultato delle elezioni. Tuttavia, per i SustainabiliTALKS© non conta tanto commentare un evento politico contingente.

    Il nostro intento, vista la grande competenza dell’ospite, è quello di ragionare su quali esigenze un’economia sostenibile presenti rispetto al mondo politico. E come potrebbe essere una politica all’altezza delle sfide del tempo.

    Il pericolo dell’antipolitica

    La “Politica”, con la P maiuscola, sarebbe l’essenza della democrazia. Sarebbe anche la via per progettare e realizzare una società più sostenibile. Una società prospera, rispettosa dell’ambiente, attenta a soddisfare i bisogni dei propri cittadini. Una società in pace con i propri vicini e con tutte le nazioni del mondo.

    Purtroppo, con la complicità di media ormai irrimediabilmente schierati e “parte in causa” nella gazzarra, la politica ha perso la maiuscola da tempo. Questo significa che ha perso la capacità di divenire interprete dei bisogni della società. Il personale politico è scaduto in qualità a un livello indefinibilmente basso. E ha trascinato con sé buona parte della burocrazia e delle Istituzioni dello Stato.

    Negli ultimi decenni si è affermata la scorciatoia della cosiddetta “antipolitica”, di cui l’apoteosi è stato il Movimento 5 Stelle, un nulla fondato sui “vaffa”, che però è stato capace di intercettare per un quinquennio circa il malcontento degli italiani. Senza darvi soluzione. Anzi, congelandolo in uno sterile piagnisteo.

    Il ritorno della Politica?

    Per avere una politica all’altezza delle sfide del tempo bisognerebbe tornare alla maiuscola, superando gli sterili battibecchi, insopportabili nell’enfasi della campagna elettorale. La Politica dovrebbe tornare a proporre visioni di società, diverse e confrontabili. E poi operare onestamente e in modo competente, per realizzare la propria, premiata dalla delega del corpo elettorale.

    Ce la possiamo fare? Oggi la sfida sembra improba. Le forze in campo, pur con qualche afflato etico e visionario che viene perlopiù dalle forze cosiddette “antisistema” (ma molto più democratiche di molti dei partiti presenti in Parlamento oggi), fanno disperare. Ma qualche speranza di ritrovare una politica all’altezza delle sfide del tempo sembra esserci.

    Parliamone con l’ospite

    Proprio per aiutare a impostare una riflessione costruttiva sull’esigenza del Paese, e dell’Europa, di ritrovare una politica all’altezza delle sfide del tempo, il 28 Settembre alle 18,00 in diretta Linkedin il nostro CEO Federico Fioretto ha ospitato Luigi Curini, professore ordinario di Scienze Politiche all’Università Statale di Milano. Un osservatore acuto ed esperto della politica, dal taglio scientifico ma non freddo sul panorama e sugli orizzonti.

    54 min
  • La scomoda realtà della transizione energetica: 30° SustainabiliTALKS©

    La scomoda realtà della transizione energetica è oggetto del 30° episodio dei SustainabiliTALKS© di Exsulting, con il quale chiudiamo la stagione.

    Un’urgenza non più rinviabile

    Come abbiamo visto nel 28° episodio, l’urgenza di un’azione per contenere il cambiamento climatico non è più rinviabile. I dati disponibili dai rapporti dell’IPCC parlano chiaro. Se non fermiamo l’aumento delle temperature causato dalle attività antropiche, passando la soglia del grado e mezzo, andiamo incontro a disastri colossali. E costi insostenibili. Molto di più degli investimenti necessari alla transizione.

    Continuare a mettere in discussione questa evidenza, che ormai anche l’esperienza empirica di chi almeno vive nelle campagne, oppure frequenta le montagne e vede cosa sta succedendo ai ghiacciai, è solo una perdita di tempo. Quel tempo che non abbiamo più, come dice un libro pubblicato proprio del nostro ospite.

    Distrazioni di massa

    Purtroppo, con la complicità di media posseduti in gran parte dagli stessi proprietari dei colossi del fossile, gran parte della discussione sul tema è svolta con livello e toni da tifoseria calcistica. E a pari livello di superficialità.

    Va a finire che ci si accapiglia sul fatto se sia meglio l’auto elettrica, il diesel o a idrogeno. Ma si dimentica del tutto di fare un bilancio energetico dello spostamento di una persona con i vari mezzi a disposizione. Piuttosto che ragionare in termini di ciclo di vita complessivo dell’una o dell’altra soluzione, compreso il costo di esercizio e l’efficienza dei processi. Per non parlare del costo ambientale e sanitario.

    L’industria del fossile spinge a fondo su improbabili utilizzi dell’idrogeno, per continuare a usare le proprie infrastrutture ora utilizzate per petrolio e gas. Molti produttori di auto resistono a ogni costo all’innovazione radicale dei modelli di mobilità, cercando di aggrapparsi al vecchio schema dell’auto privata (parcheggiata per il 92% della propria vita) e magari a benzina. La discussione si perde così in feroci lotte per indirizzare incentivi a destra o a manca. Ma si ignora la scomoda realtà della transizione energetica.

    Bisogno di una riflessione seria e razionale

    La scomoda realtà della transizione energetica avrebbe invece bisogno di una riflessione seria, razionale costruttiva e in grado di portare i decisori a investire in soluzioni sostenibili. E coinvolgere il pubblico in un cambiamento profondo di abitudini di consumo.

    Del resto, come abbiamo di recente visto con Marco Giusti, la strada per affrontare la scomoda realtà della transizione energetica, ha forzatamente tre componenti. Esse non si possono affrontare senza il massiccio coinvolgimento del pubblico degli stakeholders:

    • Sobrietà energetica
    • Massima efficienza negli usi
    • Fonti rinnovabili al 100%
    • Parliamone con l’ospite

      Proprio per aiutare a impostare una riflessione costruttiva sulla scomoda realtà della transizione energetica, in questa puntata il nostro CEO Federico Fioretto ne ha parlato Nicola Armaroli, Research Director presso CNR-Consiglio Nazionale delle Ricerche e una delle più autorevoli voci sulla transizione energetica nel nostro Paese.

      55 min
    • Aerospaziale per l'agricoltura sostenibile: 29° SustainabiliTALKS©

      Negli ultimi decenni si sono sviluppati molti nuovi approcci all’agricoltura, nell’ottica della sostenibilità. In primis quelli più “convenzionali”, se così si può dire, come l’agricoltura biologica, la permacoltura o l’agricoltura rigenerativa. Ognuno con la sua validità e in comune il tentativo di ridurre gli effetti indesiderati della precedente evoluzione tecnologica. Ma vi sono anche tentativi “ad alta tecnologia” per cercare di creare un futuro diverso per la produzione di alimenti. In particolare considerando che ormai la maggioranza dell’umanità vive in città, se non addirittura in megalopoli. Nelle quali la produzione di cibo autonoma è impossibile, ma le necessità sono concentrate e imponenti. In quest’ottica sono nate le cosiddette “vertical farm“. Sono esperimenti di coltivazione intensiva che invece di utilizzare superfici agricole orizzontali sfruttano la verticalità di appositi edifici per sviluppare colture alimentari. Oppure serre tecnologiche, in alcuni casi anche a livello già di produzione industriale, per consentire la fornitura alla Grande Distribuzione di sufficienti quantità di derrate. In questo filone si innesta la proposta di tecnologie estremamente avanzate, digitali, agronomiche e biologiche, per proposte forse di frontiera, ma che possono fornire un utile spunto per la soluzione di almeno alcune sfide del nostro tempo. Talvolta, si tratta persino di tecnologie che sono state sviluppare in campo aerospaziale… niente di meno! 

      Aerospaziale per l’agricoltura sostenibile 

      Proprio di aerospaziale per l’agricoltura sostenibile abbiamo parlato in questo episodio dei SustainabiliTALKS©, nel quale il nostro CEO Federico Fioretto ha ospitato Giorgia Pontetti, fondatrice e DT di ELT HUB e CEO di Ferrari Farm. Grazie al background e all’esperienza dell’ospite, potremo porre sul tavolo domande e dare spunti di riflessione e approfondimento sui potenziali di una nuova, possibile rivoluzione agricola per la sostenibilità.


      52 min
    • L'urgenza della transizione energetica: 28° episodio dei SustainabiliTALKS©

      L'urgenza della transizione energetica è il tema del  28° episodio dei SustainabiliTALKS©. 

      Dati serissimi ma non nuovi 

      Il recente 6th Assessment Report dell'IPCC rilasciato nel Febbraio di quest'anno non lascia molto spazio all'ottimismo. Che lo chiamiamo Global Warming, Climate Change o Emergenza Climatica, la situazione è grave e urgente. In sintesi l'attività umana, specialmente quella intensamente industriale e basata sulle energie fossili, cioè sull'estrazione di CO2 dalle profondità della Terra per immetterle in atmosfera, causa "cambiamenti in atmosfera, criosfera, biosfera e oceani sono stati ampi, diffusi e rapidi". Non sono dati nuovi. O meglio: il grido d'allarme per gli effetti dell'attività umana sul clima si alzano da decenni. Ma non è che abbiamo fatto molto in merito. E la CO2 nell'atmosfera terrestre aumenta continuamente. Lo fa a un ritmo crescente, mentre in teoria dovremmo decrescere velocemente per evitare, dicono gli scienziati, la catastrofe. 

      Una questione di Magnitudo 

      Per comprendere veramente l'urgenza della transizione energetica, cioè di cosa vuol dire smettere di generare energia con fonti fossili, c'è da comprenderne gli ordini di grandezza. Una comprensione che ci sembra totalmente assente nel pubblico generale, tra la maggior parte degli operatori economici. E anche tra i decisori politici, la maggior parte dei quali oltre a grandi parole non pare avere la leadership per guidare una svolta sufficientemente decisa. Tra i "paroloni" possiamo anche annoverare gli impegni alle "emissioni zero" entro il 2050 dell'Europa. Niente di male, s'intenda, anzi! Tuttavia, ci pare che "sparata" così, alla leggera, non si sia data l'idea agli operatori economici, ai decisori né alle popolazioni, di cosa significhi passare a ZERO energia fossile per una società come quella Europea oggi. 

      Non solo case... 

      L'urgenza della transizione energetica riguarda tutti. A volte si sente dire che "basterebbe ogni casa avesse i pannelli solari sul tetto" per coprire l'intero fabbisogno energetico dell'abitazione. Possibile. Ma quell'abitazione è probabilmente costruita con acciaio, cemento, minerali come rame e alluminio, ha finestre in vetro, pavimenti in ceramica... Tutte materie che per essere prodotte richiedono enormi quantità di energia. Anche la casa fosse costruita in paglia, intonacata e pavimentata in terra cruda e calce... il costo energetico della sua realizzazione difficilmente potrebbe essere coperto dai "pannelli solari sul tetto". Come spesso accade, anzi quasi sempre: la questione della transizione energetica è complessa, sistemica, comporta l'intreccio di molti fattori. Lo stesso è per le soluzioni. 

      Non solo FER 

      Al di fuori di circoli molto tecnici, il dibattito sull'urgenza della transizione energetica è sostanzialmente focalizzato sulle Fonti di Energia Rinnovabile. E sull'aumento massiccio della capacità produttiva di queste. In parte è vero che c'è bisogno di aumentare la produzione eolica, solare e di altre fonti. Ma per raggiungere il risultato di un aumento massimo di 1,5 gradi Celsius della temperatura media del Pianeta, cioè la soglia sotto la quale c'è la maggior probabilità di evitare catastrofi, non basta. Per raggiungere questo risultato, servono anche Sobrietà ed Efficienza nei consumi di energia. Due aspetti sui quali le performance delle nostre società sono piuttosto scarse. 

      Parliamone con l'esperto 

      Mercoledì 15 giugno, alle 18 sulla pagina LinkedIn di Exsulting. Per chiarire la questione della magnitudo della transizione energetica e mettere sul tavolo altri ELEMENTI REALI che aiutino le scelte degli imprenditori, il nostro CEO Federico Fioretto ospita in questo episodio dei SustainabiliTALKS© Marco Giusti, Direttore Ingegneria e Ricerca del Gruppo AGSM AIM.


      51 min
    • Business Model sostenibile: o lo fai o muori. 27° SustainabiliTALKS©

      Business model sostenibile: o lo fai o muori” è il titolo del  27° episodio dei SustainabiliTALKS© ispirato a un’affermazione forte ed evocativa, pronunciata dall’ospite di questa puntata in un’intervista di due anni fa.

      La performance va a braccetto con la Sostenibilità
      …Sostenibilità: se non la fai muori. Non è questione di “quando” ma di “se”.

      Si, perché il mercato dei prodotti sostenibili è in fortissima espansione. Seppur il pubblico possa confondersi navigando tra le molteplici offerte, non tutte oneste, per le aziende davvero sostenibili vendere non è un problema.

      Infatti, la capacità di leggere tempestivamente il cambiamento delle abitudini di acquisto,  il miglioramento della propria reputazione e la messa sul mercato di prodotti ad alto valore aggiunto permette un aumento importante delle vendite e, di conseguenza, migliori performance economiche e finanziarie.

      Il prodotto non basta, serve un business model sostenibile

      Molti percorsi di sostenibilità iniziano proprio con un prodotto. Non è un male, ma si deve avere visione per andare avanti, superare l’idea molto anni ’90 del “prodotto sostenibile” per abbracciare la sfida dell’intero business model sostenibile e della sostenibilità integrata.

      Del resto, diciamocelo chiaramente: un prodotto in sé non può essere “sostenibile”, se non inquadrato in un’intera attività dell’organizzazione che risponda ai requisiti della sostenibilità. Altrimenti siamo in presenza della famosa “green capsule” che fa vetrina ma non risolve affatto il problema della sostenibilità.

      Non è un passaggio facile, ma necessario. La sostenibilità deve diventare l’essenza del modello di business. Una sfida importante, complessa, ma che ha ripagato ampiamente gli imprenditori che hanno saputo guardare avanti e investirci.

      Perché non c’è solo il mercato… c’è il Tempo

      Tempo nel senso dell’epoca che stiamo vivendo. C’è un grave problema climatico, che richiede azione in tempi brevissimi. Ci sono limiti all’utilizzo di risorse, rispetto al dovere di conservarne per le future generazioni.  E non solo.

      L’urgenza della transizione energetica la rende non più rimandabile. Uno degli elementi primari della transizione è la sobrietà nei consumi, e con essa l’efficienza nell’utilizzo. Questi due elementi richiedono innovazione nei processi, oltre che nei prodotti.

      Essi sono anche spesso tra i pilastri sui quali poggia la riforma verso un modello di business sostenibile, ad esempio quello della servitizzazione. Oppure un modello basato sulla circolarità, e su competenze raffinatissime di logistica versa come quelle dell’azienda che incontriamo in questo episodio.

      Parliamone con l’esperto

      Per trovare risposte e cercare altre domande che aiutino le scelte degli imprenditori, il nostro CEO Federico Fioretto ospita in questo episodio dei SustainabiliTALKS© Giulio Bonazzi, Cavaliere del Lavoro, presidente e Amministratore Delegato di Aquafil Spa. Aquafil è leader mondiale nel filato di nylon rigenerato con il marchio ECONYL®. Vi aspettiamo mercoledì 1 Giugno alle ore 18 in diretta LIVE sulla pagina LinkedIn di Exsulting.

      50 min
    • Mobilità elettrica di massa: 26° SustainabiliTALKS©

      Mobilità sostenibile, cioè elettrica e di massa è il titolo del 26° episodio dei SustainabiliTALKS©. 

      Il grande equivoco 

      O meglio uno dei grandi equivoci, Quando si parla di mobilità sostenibile, come in altri aspetti della sostenibilità, c’è una gran confusione. Nella confusione, si affermano le voci semplicistiche. Ad esempio: l’auto elettrica è la soluzione della mobilità sostenibile. Oppure, dall’altro fronte: l’auto elettrica è un bidone, consuma risorse e va a fuoco facilmente. E poi, come la fai la corrente per miliardi di auto elettriche? Frasi da bar che non servono a risolvere il problema di muovere miliardi di persone in modo da salvaguardare l’ambiente che ci circonda e, ancora per un po’, ci permette di vivere. Né di farlo con sicurezza in un modo che sia economicamente e socialmente sostenibile. Il tema della mobilità sostenibile è molto più complesso e riguarda diversi aspetti che abbiamo trattato nel podcast, come per esempio quello delle città sostenibili. 

      Integrazione, parola chiave 

      Tanto per cambiare, come spesso accade parlando di sostenibilità, è nell’integrazione di approcci complessi e articolati che si possono trovare le soluzioni. Per la mobilità sostenibile è la stessa cosa. Il tema è: permettere alle persone di spostarsi in modo confortevole e sicuro, secondo le reali necessità, con la tempestività e puntualità necessarie. Il tutto con un impatto sull’ambiente e sulle risorse minimo possibile. Utilizzando energie rinnovabili, disponibili in modo adeguato, e con la massima efficienza possibile. Un tema, appunto, non banale quello della mobilità sostenibile. Nella ricerca di soluzioni a questo dilemma bisogna tener conto di una grande varietà di fattori, di portatori d’interesse, di esigenze tecnologiche, organizzative, sociali ed economiche. 

      Elettrico e di massa: perché? 

      Una delle proposte più interessanti attualmente sul tavolo, pur in modo discontinuo, è quella della mobilità elettrica di massa. Cosa significa? Il concetto sta prima di tutto a ricordare che la mobilità sostenibile riguarda masse di persone, non un ristretto numero di persone in grado di pagare fior di quattrini per le auto elettriche, con relativi costi. Nell’ipotesi piuttosto insipida di voler sostituire tutti i veicoli a combustione interna con auto elettriche, ci troveremo ugualmente nella situazione per cui un veicolo privato viene utilizzato mediamente per meno del 5% del suo tempo di vita utile. Per il resto è un cimitero di risorse naturali sprecate. E di costi sostenuti inutilmente. Ben vengano certo le auto private (o per servizi pubblici, ma sempre veicoli del genere “auto”), nei (pochi) casi nei quali servono veramente. Tuttavia, la mobilità sostenibile di massa deve basarsi su infrastrutture che permettano lo spostamento senza la proprietà del mezzo. E senza la seccatura di doverlo parcheggiare per la gran parte della sua vita utile. 

      Un sistema integrato 

      La proposta di una mobilità veramente sostenibile passa dunque per una riflessione sistemica, che integri: urbanistica, infrastrutture, business model innovativi, rete di trasporto pubblico… Soprattutto, riguarda una onesta ricognizione delle esigenze della mobilità e un lavoro intelligente per darvi risposta. Abbiamo trovato tracce più che interessanti di proposte di mobilità veramente sostenibile e per questo le portiamo ai SustainabiliTALKS© 

      Parliamone con l’esperto, 

      Per affrontare questo ennesimo tema fondamentale della transizione alla sostenibilità, mercoledì 4 maggio in diretta sulla pagina Linkedin di Exsulting il nostro CEO Federico Fioretto ospiterà Giovanni Velato, per 33 anni in ENEL e anima di alcuni dei più importanti progetti di ricerca e proposta sulla mobilità sostenibile, e ovviamente “elettrica e di massa” sviluppati nel nostro Paese.”

      54 min
    • Servitizzazione e Sostenibilità: 25° episodio dei SustainabiliTALKS©

      Sostenibilità e servitizzazione è il tema del 25° episodio dei SustainabiliTALKS©.

      Il termine servitizzazione è stato introdotto per la prima volta nel 1988 dagli autori Sandra Vandermerwe e Juan Rada, che sostenevano che i produttori avessero bisogno di un modo per distinguersi dai concorrenti e, soprattutto, per mantenere la loro base di clienti e aumentare i livelli di differenziazione.

      Tuttavia, il concetto di servitizzazione può essere fatto risalire agli anni ’60, quando Bristol Siddeley Engines iniziò a fornire “Power By The Hour”. Si tratta dell’approccio pionieristico di Rolls-Royce alla gestione della manutenzione dei motori aerei che costituisce la base del loro servizio leader di  mercato Corporate Care® .

      Si tratta di un servizio completo di sostituzione del motore e degli accessori, addebitato a una tariffa fissa per ora di volo. Invece di comprare il motore, si compra la potenza che fornisce, permettendo agli operatori una maggior precisione nelle previsioni e sollevandoli dai costi di capitale.

      La servitizzazione oggi

      La traduzione del termine inglese “Servitization” fa riferimento a modelli di business che portano le aziende a modificare la loro proposta di valore passando dalla vendita di un prodotto alla vendita di servizi.

      È un processo graduale che porta il servizio a non essere solo venduto in aggiunta al prodotto, ma a diventare il fulcro dell’offerta di valore.

      In questo panorama ricoprono un ruolo centrale le tecnologie IoT, la sensoristica e la gestione e analisi di una gran quantità di dati. Questi sono indispensabili per controllare il servizio offerto, sia per garantire una giusta quotazione che per assicurare una continuità dello stesso.

      Sostenibilità e Servitizzazione: quali opportunità?

      Nella tradizionale vendita transazionale di beni fisici le aziende non hanno un incentivo a preoccuparsi di quanto il prodotto sia riutilizzabile, rigenerabile, rinnovabile o riciclabile. Questo ha notevoli conseguenze in termini di impatti ambientali, a partire dall’ingente quantità di rifiuti che il sistema economico attuale produce.

      La servitizzazione fornisce incentivi ai produttori a prendere decisioni più sostenibili.  Ciò in relazione alla progettazione, alle operazioni e allo smaltimento e/o gestione dei beni fisici alla fine del loro ciclo di vita.

      In un modello di business basato sulla vendita di prodotti i progettisti svolgono il loro lavoro allo scopo di ridurre il costo dei componenti, delle materie prime e dei processi produttivi. Oltre, talvolta, a predisporre una obsolescenza precoce per precostituire ulteriori vendite di prodotto. Al contrario, se la proprietà del prodotto rimane al produttore, la progettazione sarà sicuramente orientata a mantenere il valore del prodotto/servizio il più a lungo possibile e a recuperarlo nel fine vita.

      Parliamone con l’esperto

      Le opportunità che la servitizzazione offre alla sostenibilità sono molte. Ma è richiesto un cambio di paradigma non facile da accettare e digerire in azienda.

      Per discutere di questo complesso tema, il nostro CEO Federico Fioretto ospita in questo episodio dei SustainabiliTALKS© Mario Rapaccini, Ph.D, Professore di Innovation Management, Strategy and Entrepreneurship all’ Università di Firenze e fondatore di ASAP Service Management Forum. Nonché autore di diverse libri e pubblicazioni sulla trasformazione digitale e la servitizzazione delle aziende manifatturiere.

      53 min
    • Le sfide della moda: 24° episodio dei SustainabiliTALKS©

      Le sfide della moda è il titolo del 24° podcast dei SustainabiliTALKS©. 

      Dal punto di vista della Sostenibilità, il settore tessile-abbigliamento-moda è uno dei più critici. Secondo alcune stime il 10% dell’inquinamento globale proverrebbe da questo settore.

      Molti tessuti derivano direttamente dal petrolio. Soprattutto nel campo del cosiddetto “fast fashion”, cioè l’abbigliamento di poco prezzo destinato a essere usato solo pochissime volte e poi gettato a rifiuto, più del 50% è costituito da poliestere. Del resto, oltre il 35% delle microplastiche contenute nell’acqua (e oggi ormai anche nel corpo umano) è considerato provenire proprio da prodotti tessili.

      Il naturale è la soluzione?

      Un ritorno alle fibre naturali sembra essere la soluzione ideale. In parte sicuramente lo è. D’altro canto, va considerato che anche  la coltivazione di fibre naturali come il cotone presenta criticità. L’uso di fertilizzanti, il grande consumo di acqua, l’impoverimento dei suoli a causa delle monocolture e la competizione con le coltivazioni alimentari sono problemi che non possono essere trascurati.

      Le emissioni dell’industria della moda contengono 1,7 miliardi di tonnellate di CO2 ogni anno, con la previsione di un aumento di oltre il 50% nel prossimo decennio. A proposito di acqua, mentre un paio di jeans richiede 3,8 metri cubi di acqua per la produzione, secondo stime delle Nazioni Unite tra l’80 e il 90% dell’acqua utilizzata in questa filiera viene utilizzata e reimmessa in natura senza alcun trattamento o controllo. Producendo gravi danni ambientali e alla salute umana.

      E gli aspetti sociali?

      Abbiamo già visto in un SustainabiliTALKS© precedente gli aspetti critici della filiera moda rispetto agli aspetti sociali, legati alla sicurezza sul luogo di lavoro, al lavoro minorile, alle condizioni economiche e sociali dei lavoratori. In molte parti del mondo, e qui parliamo di una filiera estesa su tutto il pianeta, i lavoratori dell’abbigliamento, operano in condizioni completamente inaccettabili.

      Non fanno eccezione anche grandi marchi, con marginalità che permetterebbero ben altri salari e condizioni di sicurezza. Ma “lontano dagli occhi lontano dal cuore”, si dice. Dunque ancora molto spesso al consumatore sfuggono questi aspetti.

      Nuovi modelli di business

      Ma in questo quadro, come spesso accade, la Sostenibilità porta una ventata di innovazione e idee per le soluzioni. Oggi sono in corso molte innovazioni sia nelle fibre, che nei processi produttivi. Tuttavia, una delle sfide più interessanti è forse quella del cambiamento dei modelli di business.

      Dall’eccesso del modello “fast”, in cui si presenta quasi una “collezione” alla settimana, per indurre un consumo sfrenato, stiamo assistendo alla sperimentazione di modelli di business basati sul riciclo di capi di seconda mano o addirittura esperimenti di servitizzazione dell’abbigliamento, come di altri prodotti tessili (arredamento).

      Forse saranno proprio nuovi approcci alla generazione di Valore da parte delle imprese, che riducano la necessità di aumentare continuamente la produzione, che potranno avviare il settore tessile-moda-abbigliamento verso una nuova stagione di maggior sostenibilità. E vincere le sfide della moda verso la sostenibilità.

      Parliamone con l’esperto, il 6 Aprile in diretta sulla pagina LinkedIn di Exsulting

      L’ospite del nostro CEO Federico Fioretto questa volta è stato Alberto Candiani, rappresentante della 4° generazione di una longeva famiglia di imprenditori del tessile italiano, presidente e amministratore delegato di Candiani Denim.

      48 min
    • Imparare dall'Africa: 23° episodio dei SustainabiliTALKS©

      ”Imparare dall’Africa” è il titolo di questo episodio dei SustainabiliTALKS©. 

      Per secoli l’Africa è stato per l’Europa, e non solo, un continente da sfruttare. Poi è diventato un continente da “aiutare nello sviluppo”, ma questo è spesso rimasto un modo coloniale di guardare all’Africa.

      Si sono portate soluzioni, e sostenute istituzioni, spesso inadatte alla cultura locale e finalizzate tutto sommato a perpetuare lo sfruttamento.

      La più recente ondata è di impronta cinese. Senza dimenticare quella araba, soprattutto Saudita e degli Emirati, sempre e comunque in un’ottica di sfruttamento e con meno vincoli.

      In parallelo a questi sviluppi, gli USA sotto la Presidenza Obama hanno avviato un’azione massiccia, capillare, con il progetto YALI per raggiungere e fidelizzare una nuova generazione di leader economici, sociali e politici. Insomma, un vero ciclone che ha investito il continente.

      Questo panorama è sempre volto a un’idea di sviluppo che non chiede all’Africa e ai suoi abitanti cosa vogliano e quali siano la loro idea di sviluppo o il potenziale che intendono esprimere. Tuttavia, chi guarda con più finezza può vedere il sorgere di una generazione, o forse due, capace, dinamica e desiderosa di dire la propria, costruendo da sé il proprio destino.

      Imparare dall’Africa

      La nostra società malata, e continuamente fallimentare nell’affrontare le sfide della sostenibilità a livello di sistema, potrebbe imparare dall’Africa, invertendo per una volta il flusso delle idee e dei modelli?

      Ci sono dinamiche e approcci allo sviluppo e alla generazione di Valore che l’Africa, o alcune delle sue molteplici culture ed esperienze, possono insegnarci?
      Potrebbe venire dall’Africa il nuovo boom di sviluppo del benessere, in un’accezione magari completamente nuova, dopo che ormai da decenni si è afflosciata la capacità del mondo “sviluppato” di generare Valore in equità e condivisione?

      Ne parliamo 23 marzo alle 18 in diretta sulle pagine LinkedIn di Exsulting

      A queste e ad altre domande, abbiamo cercato di dare risposta nella 23a puntata dei SustainabiliTALKS©.

      L’ospite del nostro CEO Federico Fioretto questa volta è stato Martino Ghielmi, fondatore della comunità Vadoinafrica.com e grande esperto del continente africano. Tra l’altro, Martino e Federico si sono conosciuti in un tempo in cui entrambi lavoravano in Africa, dunque sarà anche un confronto di esperienze professionali e personali, ad arricchire ulteriormente una puntata che sembra promettere un grande interesse.

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    Parliamo di leadership, di trasformazione dei conflitti, transizioni e momenti difficili della vita. Contenuti che interessano le persona, sia individualmente, in famiglia o nelle imprese. Ad esempio, successioni in azienda, costruzione di ecosistemi per l'economia circolare, fasi di grande e drammatico cambiamento come divorzi, lutti, o nel lavoro.