Tremila anni fa, nel Deuteronomio, qualcuno scrisse che il re d'Israele doveva copiare a mano la Torah ogni giorno, per tutta la vita. Il motivo: "Perché il suo cuore non si innalzi al di sopra dei suoi fratelli." L'unica cultura antica a prescrivere l'umiltà al sovrano. Il re più saggio mai esistito, Salomone, ignorò quel consiglio. Accumulò cavalli, settecento mogli, ricchezze senza misura. Fu l'inizio della fine. Nel 2014, un team di neuroscienziati canadesi ha misurato cosa succede nel cervello di chi ha potere. La risposta: il sistema dei neuroni specchio — il meccanismo che ci permette di sentire quello che sentono gli altri — si spegne. Non si riduce. Si anestetizza. Bastava il ricordo di un'esperienza di potere per modificare il funzionamento della corteccia motoria di studenti universitari. Andreotti diceva che il potere logora chi non ce l'ha. Le neuroscienze dicono il contrario. Il potere logora chi ce l'ha. Gli toglie la capacità di vedere gli altri, di giudicarsi con onestà e di sentire ciò che i suoi collaboratori sentono. Non per cattiveria. Per un meccanismo neurologico documentato, misurabile e — dato più sorprendente — reversibile. Togli il potere, il cervello torna a funzionare. La parola di oggi è: POTERE.
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