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By Ma Che Razza di Umani
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Umani episodes

  • Michela Gaffo, il lato punk del fundraising-ep.56

    Comincia la sua carriera professionale come pubblicitaria ed esperta di marketing, ma nel 2003 decide di diventare fundraiser e oggi è Presidente di Assif, l'Associazione Italiana Fundraiser. Lei è Michela Gaffo, un'Umana a metà tra punk e nerd con la missione di tessere relazioni e convincere più persone possibili ad essere felici.

    Michela Gaffo è una fundraiser genovese che, insieme a Tender To Nave, si occupa di sail trainig: allena Umani a credere in se stessi e lo fa in mare con Nave Italia. L'equipaggio di Nave Italia, composto dalla marina militare e da un team di esperti di salute mentale, aiuta le persone ad affrontare situazioni spesso limitanti come la disabilità o l'abbandono scolastico. Chi salpa con Nave Italia scopre le proprie capacità nascoste e si relaziona con gli altri attraverso la vita di mare, sfruttandone tutte le potenzialità. Il sail training permette infatti di esplorare le proprie capacità, navigando contro i pregiudizi, per ritrovare la propria autonomia e un pizzico di autostima in più.

    'Tigna' e gentilezza sono fottutamente punk

    Fan della cultura punk, Michela Gaffo fa della gentilezza il proprio motto. «Essere punk vuol dire essere rivoluzionari, rompere le regole, improvvisare. In un'epoca in cui la dignità degli esseri umani è sotto attacco, la gentilezza è un modo per essere punk». Michela Gaffo condivide così la propria ricetta della speranza: bisogna avere tigna, perseveranza, come dimostra Assif da 25 anni, credendo nei valori che i fundraiser incarnano con il loro lavoro a sostengo delle organizzazioni non profit in Italia. 

    ASSIF, tra punk e salute del fundraiser

    Le organizzazioni del terzo settore si trovano a dover affrontare nuove sfide ogni giorno. Il fundraiser è chiamato ad essere presente e sempre più ''sul pezzo'' in numerosi campi, anche lontani dal proprio ambito lavorativo e, per questo, è sempre più affaticato. Per questo c'è ASSIF: per accompagnare il lavoro del fundraiser.

    Partendo da questo scenario, si osserva che lo stato di salute di chi lavora nel non profit è spesso indice dello stato di salute generale del settore. A livello aziendale, salute e benessere sono fattori di fondamentale importanza e lo sono ancor di più nel terzo settore, che si prende cura proprio della salute e del benessere delle persone e che, di conseguenza, non può non riconoscersi in questi valori.

    Per Michela Gaffo ASSIF è il lievito del terzo settore, perché serve a dare una voce e a stimolare le organizzazioni non profit rispetto ad alcune istanze cruciali della società odierna.

    ASSIF vive attualmente un triennio importante, con un nuovo consiglio direttivo che affronta le tematiche fondamentali del fundraising. Si potrebbe definire un triennio punk, che punta ad una forte presenza del terzo settore all'interno del dibattito pubblico e politico. Questa è la direzione in cui bisogna muoversi.

    15 min
  • Ferruccio de Bortoli, il Terzo Settore simbolo di riscatto civico-ep.55

    Da tempo impegnato in prima persona nel sociale, nonché 'editorialista' raffinato su cosa sia e cosa dovrebbe fare il terzo settore, Ferruccio de Bortoli è l'Umano di questo episodio. Due volte direttore del Corriere della Sera, già direttore del Sole 24 Ore, De Bortoli firma molti editoriali del Corriere e ha scritto diversi libri, tra cui Ci salveremo. Appunti per una riscossa civica, esemplificativo del suo impegno e della sua fiducia nel non profit:

    “Se vogliamo trovare degli elementi di fiducia e di speranza, una capacità non soltanto di reagire a situazioni emergenziali, ma anche di far sì che cresca una coscienza civica e il bene comune possa moltiplicarsi, a me sembra che il terzo settore sia la piattaforma del riscatto civico”

    Ferruccio de Bortoli fa anche il volontario in qualità di presidente di molte realtà, tra cui Vidas che

    dal 1982 a Milano offre assistenza sociosanitaria completa e gratuita ai malati di ogni età, affetti da patologie inguaribili. Una realtà che conosciamo bene, anche perché una dei nostri Umani è stata Lisa Orombelli, direttrice della raccolta fondi e dello sviluppo di Vidas.

    Per Ferruccio De Bortoli infatti «il volontariato è un dovere civico» e in questo episodio ci racconta la sua storia con Vidas, ma aiuta anche a mettere a fuoco perché il terzo settore è piattaforma di riscatto civico, come possiamo moltiplicare il «dividendo del bene» e quale narrazione servirebbe per raccontarlo al meglio.

    15 min
  • 4 ottobre: Irpinia Sannio capitale del Dono 2025 -speciale ep.54

    Il 4 ottobre 2025 è il Giorno del Dono, istituito dalla Legge 110/2015 in Italia che è il primo Paese al mondo a celebrare il dono. Assieme al decennale del Giorno del Dono, quest'anno festeggiamo anche i 20 anni dalla nascita dell'Istituto Italiano della Donazione(IID) che ha voluto l'istituzione del Giorno del Dono o #DonoDay.

    Questa ricorrenza è diventata un appuntamento nazionale che promuove la cultura del dono, tanto da proporre una Capitale del Dono diversa ogni anno. Per il 2025 è stata scelta l'Irpinia Sannio. Ecco perché abbiamo incontrato a Pietrelcina alcuni Umani protagonisti della giornata: Cinzia Di Stasio, direttrice dell'Istituto Italiano della Donazione, Maria Cristina Aceto, direttrice CESVOLAB-CSV Irpinia Sannio ETS, Annamaria Baccarelli, vicedirettrice Rai Parlamento e Deborah, mamma di Daniel.

    Gli eventi Irpinia Sannio Capitale Italiana del Dono 2025, organizzati in collaborazione con CESVOLAB-CSV Irpinia Sannio ETS sono un'occasione unica per guardare al futuro, partendo da dieci anni di impegno, testimonianze e crescita collettiva.

    0 min
  • Riusiamo, cittadini e associazioni in festa – speciale ep.53

    Chi ricicla non scarta e noi ricicliamo.

    Ma che Razza di Umani ha partecipato alla prima festa delle associazioni e dei volontari milanesi che si dedicano al riciclo, rispondendo ogni giorno ai bisogni di tanti concittadini: Riusiamo, cittadini e associazioni in festa presso Comunità Nuova Onlus nel quartiere Bisceglie di Milano da un'idea di Mario Donadio.

    Fare volontariato è importante per restare cittadini attivi e sfruttare la possibilità di stare bene, far stare bene gli altri e stare bene nei luoghi che abitiamo. Forse è arrivato il momento di accettare che siamo tutti umani un po' riciclati con l'odore del mondo addosso.

    13 min
  • Maria Maggiore, tra umanesimo glocal e intelligenza artificiale – ep.51

    Per più di vent'anni giornalista su temi europei, ha lavorato per La Stampa, Radio Popolare ed Euronews, Maria Maggiore fonda Investigate Europe. Lavora insieme ad un team transfrontaliero di 24 professionisti tra giornalisti, editori e redattori provenienti da 12 paesi europei che conducono inchieste importanti dal 2016.

    Il giornalismo collaborativo per rimanere Umani

    Durante la crisi greca del 2009, Maria Maggiore, come molti giornalisti in quel periodo, si appassiona al tema. Il problema comune era la gestione dell'euro a livello europeo, il problema maggiore: la narrativa.

    Maria Maggiore incontra per caso un giornalista tedesco nei corridoi del Parlamento europeo: entrambi lavoravano a un documentario sulla crisi greca. È il luglio del 2016 e lui ha il progetto di riunire giornalisti che vogliono fare un giornalismo non solo locale. Nasce così Investigate Europe, un progetto di giornalismo glocal e collbarativo in cui ogni storia si costruisce con l'apporto di varie realtà che si scambiano informazioni e fonti, per cui un articolo non sarà mai una storia proveniente da un solo Paese. Si parte da una realtà locale per spostarsi sul piano europeo.

    Tramite il giornalismo collaborativo Maria Maggiore, assieme al suo team di professionisti, cerca di scegliere sempre argomenti trattati poco o male dalla stampa e informa la conoscenza, che poi è il primo passo verso la consapevolezza.

    Intelligenza artificiale e diritti

    Da un anno Maria Maggiore studia gli effetti dell'intelligenza artificiale sui nostri diritti fondamentali. Il primo agosto 2024 viene approvato l'AI act, il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale che studia le scappatoie delle forze dell'ordine nell'uso del riconoscimento facciale e delle emozioni, al fine di interpretare il comportamento delle persone alla frontiera. Maria Maggiore ci chiede qual è la società verso cui stiamo andando? È bello che ci sia una storia raccontata nell'ottica di un problema più grande, un problema sistemico, di società.

    Siamo veramente pronti, in nome dell'intelligenza artificiale, a rinunciare ai nostri diritti fondamentali? Pensiamo davvero di saper usare in maniera responsabile questi strumenti? Siamo sicuri di averne consapevolezza?

    0 min
  • Elena Salem, come conoscere ci può trasformare – ep. 49

    «Sin da bambina, la lettura è stata l’apertura sul mondo, mi ha dato la possibilità di crescere»

    Giornalista, scrittrice, docente di scrittura creativa: le qualifiche che designano fedelmente il temperamento di Elena Salem, cultrice del racconto e della conoscenza.

    Di origini milanesi e laureata in Filosofia, Elena intraprende la sua carriera professionale come giornalista stringendo collaborazioni con una delle testate giornalistiche più note, il Corriere della sera.

    «Per me i libri erano il massimo in assoluto della cosa che mi sarebbe piaciuto fare nella vita»

    Dopo aver fondato una piccola casa editrice - Bridge Editore - specializzata nella comunicazione d’impresa, Elena riceve per quattro anni l'incarico di Presidente dell'Associazione Nazionale Piccoli Editori (AIPE), diventata successivamente in Associazione Italiana Editori (AIE), «quindi ero al massimo della felicità, anche perché l’obiettivo era promuovere la lettura, aiutare le persone, coinvolgerle a capire quanto fosse importante per sé stessi leggere».

    La crisi economica e il riscatto

    I progetti di Elena sembrano essere fiorenti e promettenti, fino al momento in cui, sfortunatamente, subentra una crisi economica, motivo per cui si è trovata costretta ad accettare una proposta di acquisizione, perché in queste circostanze le case editrici non hanno molte possibilità di superare tali crolli economici.

    «Mi ci è voluto poco tempo per capire che mi sono trovata davanti a una opportunità straordinaria»

    Questa sconfitta si trasforma quindi in un'occasione di riscatto per Elena che non si perde d'animo, perché ha la possibilità di lavorare in Poste Italiane, iniziando a lavorare al progetto di change management che aiuta le aziende a gestire i cambiamenti in modo efficace: «È stata un’esperienza straordinaria, ho capito quanto valore nell’essere umano c’era, non perché in teoria non lo sapessi, ma un conto è saperlo, un conto è viverle, incontrarle queste persone».

    In realtà, anche questa opportunità è destinata a svanire a causa della crisi dei subprime che ha colpito l'economia mondiale in quegli anni, ma Elena non si perde d'animo e si reinventa, acquisendo nuove competenze di scrittura e insegnando scrittura creativa, diventando così una coach.

    Il piacere di raccontare: una community culturale

    La passione per il racconto, la stimola a fondare Il piacere di raccontare, una community culturale digitale nella quale 500.000 persone condividono l'arte della narrazione.

    «Il racconto non solo è trasformativo per gli altri a cui racconti qualche cosa, ma è trasformativo anche per se stessi perché ti permette di esprimerti, di tirar fuori, di mettere a fuoco delle cose»

    Fondando una pagina Facebook, Elena riunisce di volta in volta gli utenti, creando una vera e propria community di divulgazione culturale, un circolo virtuale in cui condividere la passione per la lettura, per la scrittura, per l'arte e per la solidarietà.

    La mission della community sta nel dare la possibilità alle persone di esprimersi, di ritrovare la propria identità, di ritrovare i propri talenti...nel ricordare di quanto la conoscenza possa essere trasformativa.

    «Ognuno deve potersi esprimere, ritrovare il proprio desiderio di espressione»

    0 min
  • Marco Petrelli, il potere delle relazioni umane – ep.48

    «Ho conosciuto questa realtà che è accattivante dove, appunto, senti onde, vibrazioni molto particolari, molto diverse da quelle alle quali si è abituati nella vita di tutti i giorni»

    Questa dichiarazione appartiene all'imprenditore Marco Petrelli, già presidente di Cena dell'Amicizia, un'associazione di volontariato milanese, la quale provvede all'accoglienza e al reinserimento nella società di persone senza una fissa dimora, in condizioni di grave emarginazione sociale.

    Il significato del nome: Cena dell'Amicizia

    «Il nome nasce con la genesi dell'associazione nel 1968, quando un gruppo di giovani amici ha deciso di invitare delle persone senza fissa dimora a una cena, che fosse una cena e non una mensa»

    Dunque, la scelta del nome dell'associazione non è casuale.

    Il fine, ampiamente raggiunto, è stato proprio quello di restituire quel senso di accoglienza, di ospitalità, di calore e di familiarità a tutti coloro che, per tanti motivi, non erano più nelle condizioni di avvertirne anche solo la sensazione.

    La cena, che da sempre rappresenta un momento di raccoglimento e condivisione, è stato il mezzo per cui questa associazione ancora oggi, dopo tanti anni, è in piedi. L'idea di cena è rimasta invariata per tutto il tempo, quindi volontari e ospiti cenano insieme, nello stesso posto e allo stesso tavolo.

    La missione

    L'associazione è frequentata da circa ottanta volontari che erogano quasi diecimila ore di volontariato all'anno e prestano la loro disponibilità in vari settori, in base a dove c'è più bisogno.

    Operatori e volontari - studenti, lavoratori e pensionati - «si impegnano ogni giorno per curare il profondo disagio psicologico e affettivo che affligge i senzatetto e chi si trova in una situazione di grave emarginazione sociale».

    La Cena del Martedì è un incontro settimanale che continua ad avere luogo da 55 anni.

    Nella metà del pomeriggio, i volontari provvedono ad allestire la sala e la cena. Una volta arrivati, gli ospiti si ritrovano in un momento ricreativo, e, una volta terminato, si prosegue con la cena.

    «Il martedì, io dico che è una grande festa dove ci sono dei nonni che trovano almeno per due o tre ore alla settimana dei nipoti affettuosi e la cosa bella è che si creano delle relazioni che vanno al di là del martedì»

    I servizi di accoglienza e recupero

    Relazione, dignità e progetto sono le parole chiave dell'associazione. Parole che si intrecciano con le problematiche e le esigenze che appartengono agli ospiti che abitano l'associazione.

    Si tratta di persone afflitte da debolezze e fragilità di natura fisica, psicologica , affettiva o economica, «e noi pensiamo che queste debolezze non siano un motivo per togliere la dignità a queste persone».
    Perciò, nel 1989 nasce il centro notturno di accoglienza Clemente Papi , con il sostegno di Fondazione Cariplo. Il centro ospita12 uomini senza dimora, sette giorni su sette per tutto l’anno.

    «Noi accogliamo delle persone sulle quali scommettiamo per cercare di facilitare e realizzare il loro reinserimento nella società, partendo dalla cura del sè, dall'igiene, dalla disciplina e che poi possa ritrovare, per quanto possibile, la salute psichica, fisica, e possa ritrovare la via verso l'autonomia»

    Centro di Accoglienza Diurno Ermanno Azzali - che prende il nome dal suo fondatore Ermanno Azzali, appunto - è uno spazio di sperimentazione di lavoro e socialità per quindici uomini e donne. Qui presta servizio un'educatrice esperta che si occupa dell'accoglienza degli ospiti.

    Casa di Alessia, invece, è la terza accoglienza: si tratta di un appartamento condiviso da tre uomini e tre donne, impegnati in un percorso di autonomia e responsabilizzazione, con il supporto di un educatore e dei volontari.

    Gli Appartamenti protetti ospitano persone che hanno raggiunto un livello di autonomia tale per cui possono vivere la loro vita in modo relativamente indipendente, seppur con un minimo di assistenza da parte degli operatori.

    Pertanto, tutto ciò esprime e racchiude il senso compiuto di Cena dell'Amicizia, più che un'associazione. Si potrebbe definire una grande famiglia con cui condividere momenti di vita importanti, difficili e delicati, che aiutano a risalire in superficie grazie al supporto di tutti coloro che ogni giorno sono al servizio del prossimo. L'associazione elargisce il sostentamento necessario a persone che, in primis, sono esseri umani in cerca di quella dignità che non è del tutto perduta.

    «Con Cena dell’Amicizia ho una relazione lunga più di 30 anni, ne ammiro la dedizione con cui si fanno le cose, anche le più piccole, senza chiedere nulla in cambio»

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  • Marta Grelli, la disabilità è una questione di misure – ep.45

    «Noi vogliamo far sì che le persone disabili viaggino in autonomia»

    Questo è il mantra di Marta Grelli, una ragazza di 26 anni a cui il Presidente Sergio Mattarella ha conferito l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, il primo degli Ordini cavallereschi nazionali che viene attribuito per aver acquisito benemerenze verso la Nazione nel campo delle scienze, delle lettere, delle arti, dell’economia e nel disimpegno di pubbliche cariche e di attività svolte ai fini sociali, filantropici ed umanitari.

    Quella di Marta è la storia di una ragazza che ha una passione per i viaggi, che è stata al contempo intrecciata a una tematica importante e delicata: la disabilità, dalla quale si evince una particolare sensibilità scaturita consapevolmente dall'incontro con una persona, rivelatasi poi un caro amico. Si tratta di Marco, un ragazzo ipovedente.

    «Con Marco mi si apre un mondo, scopro che le persone disabili possono essere attive nella società, possono comprare, possono viaggiare, possono fare cose»

    Come nasce Travelin e come funziona

    Le persone disabili sono molto limitate, non per la loro condizione di disabilità che sfortunatamente vivono, bensì a causa della nostra società che pone dei limiti di mobilità e non sempre permette loro di avvalersi dei servizi messi a disposizione di tutti.

    Da qui l'idea di fondare - insieme a un gruppo di amici - Travelin, un progetto ideato per consentire a tutti di viaggiare, senza ostacoli e senza barriere.

    «Travelin è nata un così: per passione, consapevolezza e con l’obiettivo di realizzare un’idea di impresa che avesse soprattutto forti impatti sociali»

    La scelta di questo nome non è casuale.

    «Si chiama così perchè fin da subito abbiam voluto non essere protagonisti del mondo della disabilità, ma essere protagonisti di un mondo, anzi di un mercato, già esistente e proficuo, che era quello del turismo»

    Quindi, è stato scelto un nome che richiamasse il verbo viaggiare - travel, appunto - a cui è stato aggiunto la particella finale in, che ne completa il significato di inclusività, ma anche di innovazione.

    Travelin vuole essere non solo una piattaforma digitale ma un sistema di servizi disponibili agli utenti del turismo accessibile.

    «Vogliamo spargere il verbo dell’accessibilità altrimenti questa società non la cambiamo»

    Ma come funziona precisamente Travelin?

    Il progetto si serve della piattaforma B2C - acronimo di Business to Consumer -, ovvero un modello di business che prevede che un'azienda venda prodotti o servizi direttamente al consumatore finale.
    È un modo, quindi, per aiutare le aziende a raccontare e a migliorare la propria accessibilità.

    «Raccontare è essenziale, perchè il grosso problema per cui le persone con disabilità faticano a viaggiare è che non conoscono l'accessibilità delle strutture»

    La risposta delle aziende verso questa proposta non è sempre positiva: il progetto è rivolto soprattutto a a un insieme di strutture piuttosto che piccole strutture. Spesso, i piccoli imprenditori non riescono a capire il vantaggio di questa soluzione e, di conseguenza, non intendono investire denaro per aiutare altre persone, «ecco perché è importante fare formazione, far capire alle imprese che la disabilità si affronta con strumenti e competenze variegate e soprattutto che non è un peso ma anche un driver di crescita sostenibile».

    Il compito di Marta e degli altri componenti che fanno parte di questa startup è quello di raccogliere dati oggettivi e tecnici, quali misurare la larghezza dell'ascensore, l'altezza dei gradini o la larghezza delle porte; i dati raccolti vengono poi trasferiti sul software con conseguente resoconto finale a disposizione delle persone, in modo che possano valutare al meglio le proprie esigenze con quelle che offrono le strutture turistiche. Se vengono fornite le informazioni giuste, poi la gente è in grado di viaggiare da sola.

    In sostanza, gli utenti della piattaforma creano un account, pianificano itinerari di viaggio inserendo punti di interesse, filtri di accessibilità e budget, e condividono il risultato con la community. Altri utenti possono poi personalizzare questi itinerari in base alle proprie esigenze, incluse quelle economiche, tematiche o di accessibilità, come nel caso di persone cieche che cercano musei attrezzati.

    «Quando una persona non riesce a fruire di qualsiasi cosa, gli si pone davanti una barriera, quindi è quella che noi vogliam sfondare»

    La startup come opera sociale

    La decisione di fondare una startup è stata studiata correttamente a tavolino. Prima di prendere tale decisione, Marta e i suoi collaboratori hanno analizzato attentamente il mercato, che vanta miliardi di euro nel mondo e milioni di euro in Italia; nonostante questo, le persone disabili non hanno piena possibilità di viaggiare liberamente, perciò, ponendo l'attenzione sul mercato del non profit che sta capitanando questa parentesi di accessibilità, sono giunti a una conclusione: lo scoglio più grande da affrontare risiede nelle associazioni locali. «L’impegno dei Comuni è particolarmente importante perché, grazie ad essi, le attività locali hanno l’opportunità di indicare la modalità di accessibilità delle proprie strutture ed essere mappate per estenderne la conoscenza al pubblico».

    La disabilità non divide

    Un libro particolarmente apprezzato da Marta è stato quello di Ilaria Crippi, un'attivista disabile che si occupa di promozione dei diritti delle persone con disabilità. Lo spazio non è neutro narra di come la disabilità non sia un fattore divisivo. Nessuno, infatti, direbbe di essere a favore della discriminazione delle persone con disabilità. Chiama a sé innanzitutto chi ha a cuore altre battaglie di giustizia sociale guidandoci verso una nuova percezione dello spazio, della socialità e dell’attivismo.

    «C'è la possibilità di cambiare, e allora affrontiamolo questo cambiamento»

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  • Alessandro Mucci, pedalare al ritmo della solidarietà – ep.44

    6250 km, un percorso di cinque anni che racchiude essenzialmente l'esperienza di vita più significativa di Alessandro Mucci, un vero e proprio Ambasciatore del Dono che a bordo della sua fedele compagna di viaggi a due ruote, ha attraversato diverse tappe d'Italia e non solo, allo scopo di sensibilizzare e coinvolgere quanta più gente possibile nei confronti di una tematica delicata: la ricerca sul cancro a cura di Fondazione AIRC, la principale organizzazione non-profit per il finanziamento della ricerca oncologica indipendente in Italia.

    Nella vita Alessandro si occupa di social media marketing, sostanzialmente si tratta di aiutare le aziende con cui collabora a convertire gli utenti in clienti.

    «Perchè non posso provare a convertire gli utenti in donatori per qualcosa di benefico?»

    L'avvio del progetto solidale

    Spinto dal desiderio di aiutare chi ne ha bisogno, soprattutto dopo aver scoperto che nel 2020 la sua mamma si è ammalata di tumore al pancreas (fortunatamente guarita grazie alla ricerca), fonda Pedalando per la ricerca, un progetto che supporta la ricerca contro il cancro di Fondazione AIRC attraverso diverse sfide sportive e solidali.

    Mediante questa iniziativa, Alessandro ha calcato molti territori, tra cui le zone del centro Italia vittime del terremoto di qualche anno fa.

    «Ogni sfida e ogni momento è buono per andare a pedalare».

    Durante questa prima edizione più di cinquecento persone si sono mobilitate a donare e sono stati raccolti oltre dieci mila euro, «ma al di là della cifra era vedere mia mamma orgogliosa di me, tra l'altro appena uscita da una malattia tremenda».

    Le successive edizioni hanno preso piede anno dopo anno.

    «Mia mamma sta bene grazie alla ricerca, non possiamo fermarci qui».

    L'elemento chiave che coinvolge tutti

    Un modo per coinvolgere la gente è sicuramente l'utilizzo dei social network, che, grazie alla loro potenza mediatica, sono in grado di raggiungere un numero smisurato di persone. Dunque, la comunicazione in questo caso è fondamentale, che si tratti di una comunicazione digitale o di un semplice passaparola.

    «Più la sfida è dura, più le persone sono incentivate a seguirti».

    Alessandro racconta che fino al 2022 era soltanto lui a pedalare e a raccogliere fondi, ma poi qualcosa è cambiato. Da lì a poco, le stesse persone che donavano per la ricerca si sono attivate per creare anche loro dei progetti di raccolta fondi.

    Uniti da una grande solidarietà e orgogliosi di far svolazzare in sella la bandiera di AIRC, sono entusiasti di donare il raccolto a favore di coloro i quali saranno grati per questa bellissima iniziativa e riusciranno speranzosamente a guarire grazie alla ricerca che va avanti.

    Un supporto essenziale per le donazioni

    Le donazioni sono possibili grazie al supporto essenziale di Rete del Dono, che ricordiamo essere la piattaforma di crowdfunding e personal fundraising per la raccolta di donazioni online a favore di progetti di enti non profit.

    In questi anni, Alessandro ha collezionato tante soddisfazioni che hanno ripagato la sua fatica e quella di coloro che hanno scelto di sostenere questi progetti benefici, ma ha potuto constatare altrettanto la diffidenza nei confronti delle donazioni da parte della gente che ha incontrato e invita riflettere, ancora una volta, sul fatto che ogni singolo euro donato, è destinato unicamente a Fondazione AIRC, cui utilizza piattaforme di crowfunding come, appunto, Rete del Dono, che rappresenta l'unico modo possibile per fare raccolte fondi.

    Un ricordo emozionante

    Alessandro ricorda con commozione l'ultimo viaggio che ha fatto in penisola iberica durante il periodo natalizio. Propenso di voler passare un Natale diverso dal solito, ha programmato il suo viaggio e si è messo in sella il 15 dicembre, in pieno inverno, passando dal freddo gelido delle Alpi fino a raggiungere la destinazione finale, e quindi una temperatura più mite.

    Il ricordo più emozionante legato a questa esperienza incredibile, è stato l'invito ricevuto da parte della proprietaria che gli aveva affittato il suo B&B per festeggiare il giorno di Natale, in compagnia degli amici. Una proposta, anche un po' bizzarra, che non ci si aspetterebbe da parte di gente sconosciuta.

    «E quindi alla fine sono andato, mi son fatto la pedalata di Natale partendo all'alba, un'alba sul mare meraviglioso. Ho fatto i miei 120 km al mattino».

    Fatto tesoro dei doni che, anche inaspettatamente, sta ricevendo da questa bellissima esperienza di vita, Alessandro ci fa capire quanto la sua avventura in bici stia regalando momenti che non dimenticherà mai e che custodirà per sempre nel suo cuore.

    Essere consapevoli è l'obiettivo da raggiungere

    La strada da percorrere è ancora lunga e a volte tortuosa; sensibilizzare le persone verso qualcosa o qualcuno non è sempre così semplice, perciò è necessario sempre trovare un modo per non perdere quell'umanità che risiede in ognuno di noi, o che almeno ci si augura di trovare, visto il periodo storico complesso che attualmente viviamo.

    Alessandro è una di quelle persone che ha messo a disposizione la professionalità, la conoscenza, l'intraprendenza e tanto altro al servizio di buone cause, senza perdere di vista l'obiettivo principale, ovvero quello di riconoscere la giusta consapevolezza.

    «Il mio obiettivo io lo raggiungo anche se tu non doni, perchè l'importante è che tu inizi a prendere una consapevolezza su che cos'è la malattia, su che cos'è la ricerca e su che cos'è la beneficienza. Poi, magari, da qui a due, tre, quattro, cinque anni, donerai; ma se non mi doni oggi, io ho comunque raggiunto l'obiettivo».

    In questi anni, Alessandro ha notato, fortunatamente, un aumento della consapevolezza: quest'ultima non riguarda solamente la ricerca o la beneficienza, è un concetto che va oltre e che, banalmente, si riferisce anche allo stile di vita di una persona.

    Avere una piena consapevolezza su ciò che si è o su ciò che si fa è il traguardo da raggiungere. Noi siamo padroni di fare ciò che vogliamo della nostra vita, ma è giusto farlo con consapevolezza e con parsimonia.

    «Lo dice la scienza: se tu fai una donazione e tu regali un sorriso a uno sconosciuto, quello che ne giova più di tutti sei tu che l'hai fatto».

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  • Matteo Bortolotti, il superpotere della scrittura – ep.41

    Divulgatore, formatore, sceneggiatore, romanziere, insegnante, attivista...sono alcune delle tante vesti che ricopre Matteo Bortolotti, il geniale scrittore in giallo, epiteto più che appropriato.

    Si catapulta nel mondo della scrittura poco più che adolescente e, fin da subito, fa delle parole il suo portento più grande, il suo superpotere, la sua occasione di crescita personale da cui emerge una forte umanità, elemento fondamentale per mettersi al servizio degli altri e anche del non profit.

    Autore de La scrittura geniale ne risalta il concetto di come l'Intelligenza Artificiale possa scrivere molte cose al posto nostro, ma non potrà mai scrivere quello che pensiamo, sentiamo e desideriamo, e di come scrivere sia il mezzo più potente che possiamo usare per lo sviluppo della nostra personalità.

    Matteo collabora con la Fiera Internazionale e Festival sull'Innovazione Tecnologica e Digitale (We Make Future) ed è, inoltre, Segretario e Consigliere di ScriptaBo, l'Associazione delle Scrittrici e degli Scrittori di Bologna e dintorni presieduta da Carlo Lucarelli, scrittore e sceneggiatore, con il quale ha collaborato come autore della serie TV RAI L’Ispettore Coliandro.

    «Scrivere è uno strumento fondamentale per costruire storie fantastiche da condividere. Serve a ideare, organizzarsi, progettare qualsiasi cosa; è fondamentale per comunicare con gli altri e con se stessi. Insomma: la scrittura non serve per scrivere, scrivere serve per pensare davvero».

    La scrittura come cura dell'anima

    «Ho vinto qualche partita, ne ho perso qualcun’altra. Un giorno mi sono accorto che non c’era nulla da perdere».

    Quel giorno risale al 1996, un anno memorabile per Matteo. A causa della diagnosi di sarcoma di Ewing, una forma rara di tumore per la quale c'era una possibilità di sopravvivenza del 5%, il giovane scrittore si ritrovò proiettato in una dimensione completamente diversa, rispetto a quella che vive un normale sedicenne.

    «A 16 anni la morte è un mito, una leggenda che ti raccontano gli adulti per spaventarti, per costringerti a lavorare sul concetto di futuro. Poi, ho scoperto essere nient'altro che fiction, una costruzione nella quale possiamo soltanto sperare o credere».

    Dopo il pesante periodo di cure mediche, durato quasi tre anni, Matteo racconta di come sia stato vittima di una condizione post-terapia, chiamata Chemio brain, un insieme di effetti collaterali che comportano un'incapacità verbale e cognitiva. È stato questo il momento esatto in cui la scrittura è piombata di colpo nella sua vita, per riportare quella curiosità e quell'allegria che ha da sempre caratterizzato il Matteo bambino.

    «La scrittura è arrivata all'improvviso ad aiutarmi, a ritrovare me stesso, a ritrovare anche gli altri, persino a ritrovare quel futuro che non è nient'altro che fiction in queste condizioni e che, invece, mi ha permesso di aggrapparmi a qualcosa e di ricominciare a ricostruirmi, passo dopo passo, senza dovermi fidare esclusivamente del mio cervello».

    Da quel momento, la scrittura ha rappresentato quel valore aggiunto che lo ha accompagnato nel suo percorso di crescita e da lì in poi non si è più fermato «perchè quando poi mi hanno detto che sarei sopravvissuto, io ho dato me stesso alla scrittura».

    La comunicazione sociale attraverso la scrittura

    Arriviamo al 1999 quando due incontri sono fondamentali per la carriera già nascente di Matteo: Loriano Macchiavelli e Maurizio Matrone, due scrittori di rilievo che lo hanno prontamente coinvolto nell'Associazioni Scrittori e Scrittrici di Bologna e dintorni.

    Da lì in poi, la passione per la scrittura ha incrociato il mondo del non profit ed è stata crescente la volontà di far arrivare agli altri una comunicazione onesta e pulita. Uno strumento imprescindibile per chi opera nel Terzo settore è un qualcosa che ci può permettere di comunicare qualcosa di forte, ovvero la scrittura, ancora una volta, che «ci costringe a fermarci, a svuotare i nostri pensieri dentro a un pezzo di carta, dentro a un contenitore, anche digitale».

    Matteo ha avuto l'opportunità di partecipare a diversi progetti sociali, tra questi vi è la collaborazione con la casa circondariale di Bologna col fine di far arrivare in particolar modo la potenza della scrittura nella realtà penitenziaria relativa alla massima sicurezza.

    Quando Matteo collabora con il Terzo settore, svolge principalmente un'attività di retelling e reframing dei concetti e delle storie, portando le storie delle persone all'interno delle aziende, delle organizzazioni mediante un'attività che lui chiama empowerment storytelling, che consiste nel ri-raccontare storie personali, come ad esempio di alcuni dipendenti aziendali affetti da disabilità. Si tratta di una collaborazione con FONDAZIONE ASPHI, un'organizzazione non lucrativa di utilità sociale che si occupa di tecnologia e disabilità, nello specifico con attività di storytelling e di divulgazione degli accomodamenti ragionevoli sul posto di lavoro. Questa collaborazione nasce dal desiderio di sensibilizzare il più possibile e di riconoscerci nella ricchezza della nostra diversità.

    A tal proposito, Marco ci racconta di un episodio vissuto durante il suo periodo di malattia.

    Non riuscendo più a scrivere manualmente a causa delle forti cure e dei conseguenti effetti collaterali subiti e non riuscendo più a veder bene da vicino, un caro amico di famiglia gli ha procurato uno dei primi laptop, grazie al quale Matteo ha scoperto la scrittura dattilografica in digitale. Attraverso questo atto generoso, il promettente scrittore ha continuato a scrivere in attesa di riacquistare completamente l'utilizzo della mano. È grazie a gesti come quello che ha avuto un amico nei confronti di una persona in difficoltà che possiamo ritrovarci a metà strada e che possiamo sensibilizzarci gli uni con gli altri: questo è esattamente ciò che generalmente succede grazie ai gesti volenterosi di chi opera nel Terzo settore.

    Il cambiamento che scrittura e lettura generano in noi

    Matteo collabora anche con le biblioteche, in particolare attraverso il Patto per la Lettura, uno strumento scelto dal Comune di Milano per avviare un’azione capillare di contatto e di conoscenza fra i lettori, così da ridare valore all’atto di leggere. L'intento è quello di indirizzare le persone verso la riflessione sulla libertà di parola, perché tutti hanno il diritto di essere ascoltati, e la lettura può servire anche a questo: leggere e scrivere aiutano a sviluppare l'empatia.

    Pare addirittura che la nostra fisiologia cambi quando noi esperiamo delle storie e a dimostrarlo sono le neuroscienze: raccontare una storia può cambiare le persone che la ascoltano e le persone che la raccontano nuovamente.

    «La vittoria è vivere la vita facendo ciò che consideriamo davvero significativo. È questo che mi ha insegnato la scrittura, a dare senso».

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