Il direttore della Stazione dell’Arte racconta a Unica Radio la mostra, l’eredità di Maria Lai e il legame tra Ulassai e Vitebsk
Chagall con Maria Lai è il cuore del progetto espositivo con cui la Stazione dell’Arte di Ulassai celebra i vent’anni dalla sua apertura. A raccontare il significato della mostra è Marco Peri, direttore del museo, intervistato da Unica Radio.
“Il villaggio interiore” mette in dialogo due artisti lontani per formazione, biografia e linguaggi, ma accomunati da un rapporto profondo con i propri luoghi d’origine. Da una parte Maria Lai e Ulassai, dall’altra Marc Chagall e Vitebsk, città della sua infanzia in Bielorussia.
La mostra nasce proprio da questa risonanza. Non dalla ricerca di una somiglianza artistica diretta, ma dalla volontà di mettere a confronto due sensibilità capaci di trasformare la memoria e il paesaggio d’origine in materia creativa.
La Stazione dell’Arte e l’eredità di Maria Lai
La storia della Stazione dell’Arte comincia nel 2006. Fu Maria Lai a voler trasformare l'ex stazione ferroviaria di Ulassai in un luogo dedicato all’arte contemporanea, lasciando alla propria comunità un nucleo significativo delle sue opere.
Per Peri, però, l’eredità dell’artista va ben oltre la collezione del museo. Maria Lai ha lasciato a Ulassai un vero e proprio progetto culturale, fondato sull’idea di creare relazioni tra arte, territorio e comunità.
Il museo è diventato così uno dei simboli del percorso culturale del paese. Un percorso che continua ancora oggi e che ha portato alla nascita di nuovi spazi e nuove occasioni di incontro con l’arte contemporanea.
Da Legarsi alla Montagna a un paese museo
Uno dei momenti decisivi di questo percorso è stato Legarsi alla Montagna, l’azione artistica realizzata da Maria Lai nel 1981 e diventata uno degli episodi più importanti della sua ricerca.
L’opera coinvolse direttamente gli abitanti di Ulassai e trasformò il rapporto tra arte e comunità. Non più un’opera da osservare soltanto, ma un’esperienza collettiva da vivere.
È da quella esperienza che, secondo Peri, è iniziato un processo di rigenerazione culturale destinato a lasciare un segno profondo. Oggi Ulassai ospita la Stazione dell’Arte, il CaMuC, Museo Casa Cannas, e diverse iniziative che continuano a valorizzare il rapporto tra creatività, territorio e comunità.
Chagall con Maria Lai: il filo della memoria
Il dialogo tra i due artisti nasce soprattutto dal rapporto con le proprie radici. Maria Lai ha sempre mantenuto un legame fortissimo con Ulassai e con la Sardegna. Chagall, invece, ha continuato a portare con sé le immagini di Vitebsk anche dopo aver lasciato la città.
È questo il filo sottile che attraversa la mostra. Due artisti molto diversi, ma entrambi difficili da racchiudere nelle categorie dei principali movimenti artistici del loro tempo.
“Il villaggio interiore” parte quindi dal concetto di memoria. Il villaggio non è soltanto un luogo fisico, ma diventa uno spazio interiore che continua a vivere attraverso immagini, ricordi e visioni.
Per Chagall è Vitebsk. Per Lai è Ulassai. Due luoghi lontani, ma capaci di svolgere una funzione simile nella ricerca dei due artisti: diventare una sorgente creativa alla quale tornare nel corso della vita.
Una mostra internazionale nel cuore della Sardegna
Portare le opere di un artista come Marc Chagall a Ulassai rappresenta anche una scelta importante per la Stazione dell’Arte. Il museo, spiega Peri, ha consolidato negli anni una struttura e uno staff capaci di sostenere progetti di rilievo.
Il 2026 segna inoltre un passaggio importante per l'istituzione, con il riconoscimento regionale museale e l'inserimento nel sistema nazionale dei musei. Un risultato che rafforza il ruolo della Stazione dell’Arte nel panorama culturale sardo.
Negli anni il museo ha ospitato anche mostre di arte contemporanea e progetti dedicati ad artisti sardi, creando occasioni di confronto con la ricerca di Maria Lai. L’obiettivo è mantenere aperto quel dialogo tra passato e presente che rappresenta una parte essenziale dell’identità del museo.
Chagall con Maria Lai: il pubblico risponde
La mostra, inaugurata a giugno e visitabile fino al 27 settembre, ha registrato una risposta positiva da parte del pubblico. Per Ulassai significa anche confrontarsi con un pubblico interessato a conoscere artisti internazionali in un contesto diverso dai tradizionali circuiti espositivi.
Il successo dell’esposizione conferma, secondo Peri, la necessità di continuare a investire in progetti culturali capaci di portare nuove esperienze anche nei territori più periferici.
La Stazione dell’Arte non vuole infatti essere soltanto un luogo di conservazione. Il suo obiettivo è continuare a generare incontri, percorsi e occasioni di crescita attraverso l’arte contemporanea.
Il futuro della Stazione dell’Arte
Il calendario del museo guarda già oltre la mostra. Il prossimo appuntamento è previsto per il 17 ottobre con l’inaugurazione di Legarti, un progetto nato da un anno di residenze artistiche realizzate a Ulassai.
Artisti italiani e internazionali hanno trascorso periodi nel paese, incontrando gli abitanti e lavorando con persone di diverse generazioni. Strade, spazi e comunità sono diventati parte del processo creativo.
Le opere nate durante le residenze confluiranno in una nuova collezione della Stazione dell’Arte. Un modo per continuare ad arricchire il patrimonio del museo e, soprattutto, per mantenere vivo il principio dell’arte come esperienza condivisa.
Un invito a scoprire Ulassai
Nel finale dell’intervista, Marco Peri invita il pubblico a raggiungere Ulassai non soltanto per visitare la mostra, ma per conoscere un territorio in cui arte e paesaggio sono strettamente legati.
La Stazione dell’Arte è infatti parte di un’esperienza più ampia. Ulassai è un paese museo, dove le opere e le idee di Maria Lai continuano a dialogare con la natura, le strade e la comunità.
Chagall con Maria Lai diventa così anche un’occasione per riscoprire il significato delle radici. Due artisti, due villaggi e due percorsi differenti che si incontrano attraverso la memoria. Un dialogo che parte da Ulassai e Vitebsk e arriva fino al pubblico di oggi.