Un’analisi che intreccia memoria personale, emergenze ambientali e responsabilità politiche, mostrando come la crisi climatica non sia mai un tema distante ma una realtà che attraversa città, comunità e persone, diventando materia urgente per istituzioni, informazione e cittadini consapevoli.
Dal quartiere di Napoli Est alla consapevolezza ambientale
Nel suo impegno narrativo e giornalistico, Stefania Divertito parte da un luogo molto preciso: Napoli Est, in particolare l’area di San Giovanni e San Lucio. È un territorio segnato da raffinerie, oleodotti e un mare che negli anni si trasformava in uno spazio non più vivibile.
L’autrice ricorda come un incendio nella raffineria Agip negli anni Ottanta modificava radicalmente la percezione della città e dell’aria che respirava ogni giorno. L’evento costrinse molte famiglie a lasciare temporaneamente le proprie case.
Il rapporto tra ambiente, salute e diritto diventa così parte centrale del suo percorso. La spinge a raccontare le ferite del territorio e la necessità di strumenti giuridici che permettano alle comunità di ottenere giustizia.
Realtà come Unica Radio e associazioni impegnate sul territorio diventano punti di diffusione e confronto necessari. Il quadro più ampio, invece, riguarda la possibilità per i cittadini di rivendicare diritti attraverso istituzioni come la Corte europea dei diritti dell’uomo e movimenti che chiedono il riconoscimento del reato di ecocidio.
Secondo Divertito, la responsabilità individuale e collettiva nasce dalla capacità di cambiare sguardo. Non si deve subire ciò che accade, ma interrogarsi sulle cause e sui soggetti responsabili. Solo così si può costruire un tessuto sociale più consapevole e più forte.
Comunicare la crisi climatica tra Cop 30, scienza e attivismo
Il tema della comunicazione ambientale occupa un posto centrale nelle riflessioni di Stefania Divertito. Questo risulta ancora più evidente in un periodo in cui vertici come la COP 30, ospitata a Belém in Brasile, riportano al centro la necessità di un linguaggio più efficace e meno catastrofista.
Per l’autrice, la narrazione basata solo sul disastro rischia di paralizzare l’azione. Anche l’ottimismo a tutti i costi produce un effetto contrario, perché trasforma la crisi climatica in un fenomeno percepito come lontano o inevitabile.
L’obiettivo diventa quindi raccontare ciò che accade oggi. Bisogna rendere i dati più vicini all’esperienza quotidiana dei cittadini e ricordare che anche le previsioni più dure dell’IPCC o dell’UNEP non escludono la possibilità di invertire la rotta attraverso politiche efficaci e scelte collettive.
Secondo Divertito, la comunicazione deve restare chiara e accessibile. Deve coinvolgere comunità, istituzioni e mondi diversi, dalle associazioni territoriali ai festival culturali che uniscono arte, scienza e cittadinanza.
In questo senso, piattaforme come Comune di Napoli o realtà culturali impegnate nella divulgazione assumono un ruolo chiave. Favoriscono un’alleanza tra linguaggi differenti e una sensibilità ambientale capace di attraversare generazioni e città.
Alleanze, comunità e la forza collettiva
Per Stefania Divertito, la prima forma di salvezza è il riconoscersi come comunità. Solo così cittadini, artisti, scienziati e scrittori possono unire forze e competenze per rispondere a una crisi che richiede partecipazione attiva.
L’idea di comunità non è un concetto astratto. È un territorio concreto, fatto di persone che collaborano, condividono conoscenze e costruiscono reti solide.
Artisti, istituzioni, associazioni e realtà civiche diventano quindi parte di un unico processo culturale e sociale. Questo processo si rafforza anche grazie a progetti e iniziative promosse in molte città italiane, dove la rigenerazione urbana incontra l’attivismo ambientale.
L’alleanza tra arte, scienza e società rappresenta per l’autrice un passaggio imprescindibile. Solo attraverso un dialogo aperto è possibile affrontare la crisi climatica non come un destino ineluttabile, ma come un terreno d’azione collettiva.
Ogni gesto culturale, politico o sociale contribuisce così alla costruzione di un futuro più responsabile.