Zoe Pia racconta il Festival Pedras e Sonus 2026, tra libertà di scelta, multidisciplinarietà, cultura sarda e nuove connessioni tra tradizione, musica e territorio
Da nove anni il Pedras e Sonus Festival Jazz porta la musica nel cuore della Marmilla e del Parte Montis, creando un rapporto particolare tra arte, paesaggio e patrimonio archeologico.
A raccontare questa esperienza ai microfoni di Unica Radio è Zoe Pia, direttrice artistica della nuova edizione. Il nome del festival nasce proprio dall'identità dei luoghi che lo ospitano: le pietre dei nuraghi, del Parco dell'Ossidiana e dei paesaggi della Sardegna diventano parte di un racconto che, attraverso la musica, acquista una nuova voce.
Un'idea che richiama anche l'opera del maestro Pinuccio Sciola e la sua ricerca sulle pietre sonore. Da qui prende forma un festival che non vuole limitarsi al palco, ma dialogare con il territorio.
“Eresie”, la libertà di scegliere
Il tema scelto per il 2026 è “Eresie”. Per Zoe Pia significa soprattutto ricordare che la possibilità di scegliere non è qualcosa di scontato.
La direttrice artistica collega questa riflessione anche alla propria esperienza di insegnante e al rapporto con le nuove generazioni. In un periodo segnato da trasformazioni rapide e nuove forme di isolamento, ricordare il valore della libertà individuale diventa un messaggio culturale prima ancora che artistico.
Il festival prova così a creare uno spazio in cui ascoltare, confrontarsi e mettere in discussione prospettive consolidate. La cultura, secondo Pia, può diventare uno strumento per aprire nuove strade.
Un festival dove le arti si incontrano
Musica, letteratura, teatro e performance convivono nel programma del Pedras e Sonus. La multidisciplinarietà è infatti uno degli elementi centrali della visione di Zoe Pia.
La direttrice artistica racconta di essere rimasta affascinata dall'opera lirica, considerata come una forma d'arte capace di riunire linguaggi differenti. Da questa esperienza nasce il desiderio di costruire un festival da vivere attraverso più percezioni e più forme espressive.
L'obiettivo è coinvolgere il pubblico non soltanto attraverso l'ascolto, ma creando un'esperienza capace di ampliare gli orizzonti e stimolare la riflessione.
La cultura contro l'isolamento
C'è poi una dimensione sociale. Il festival coinvolge giovani, comunità e realtà del territorio, partendo dalla convinzione che la cultura possa contribuire a costruire relazioni.
Per Pia questo aspetto è particolarmente importante in una fase in cui l'isolamento, soprattutto tra i giovani, rappresenta una questione sempre più presente. Concerti, incontri e iniziative culturali possono diventare occasioni concrete per tornare a stare insieme.
Non soltanto spettacolo, quindi, ma anche socialità. Il festival prova a creare connessioni e a trasformare gli spazi culturali in luoghi di incontro.
Indindara e i Tenores di Orosei
Uno dei momenti più significativi dell'edizione 2026 è l'incontro tra sperimentazione e tradizione. Il progetto Indindara dialoga con i Tenores di Orosei, mettendo in relazione linguaggi musicali