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Il 24 febbraio 2022 ha inizio l’invasione russa in Ucraina. Dopo quasi 2 mesi, migliaia di civili uccisi e milioni di cittadini ucraini sono stati costretti ad abbandonare il paese. E ancora non si vede la fine. Con Simone Attilio Bellezza, ricercatore di Storia contemporanea nel Dipartimento di Scienze Sociali dell'Università di Napoli Federico II e autore di diversi libri sull’Ucraina tra cui “Il destino dell'Ucraina. Il futuro dell'Europa", abbiamo cercato di capire come si è arrivati fin qui, dando una prospettiva storica alla comprensione del presente.
La liquidazione di Memorial ordinata dalla Corte Suprema russa a dicembre, in combinazione con la decisione di muovere alla guerra, è un chiarissimo messaggio rivolto al nemico interno, ai “traditori della nazione”, coi quali Putin ha deciso di chiudere la partita, e all'Occidente.
Serie "La Rete è di tutti" ideata e curata da Fabio Chiusi. Incontro con Antonio Aloisi e Valerio De Stefano.
Il recupero di ecosistemi ormai persi, attraverso la loro rinaturalizzazione, come parte della strategia per contrastare la crisi climatica, è un tema molto dibattuto.
Il dibattito sugli accordi segreti come il “lodo Moro”, che doveva preservare l’Italia dal terrorismo palestinese, è a un punto di svolta: di “lodi” ve ne furono tanti, erano una politica degli Stati, ora però bisogna studiare i loro effetti nel contesto internazionale del mondo diviso. Qui l'articolo di Gianluca Falanga.
La crisi climatica non può essere una questione che interessa solo scienziati, attivisti, decisori politici, addetti ai lavori dell'informazione. Deve essere una priorità per l'intera società. Qui l'articolo di Antonio Scalari.
Per la propaganda russa, l'invasione dell'Ucraina è necessaria per liberare la popolazione dai "nazisti". In realtà, il conflitto potrebbe trasformare il paese in un campo d'addestramento per l'estrema destra occidentale. Qui l'articolo di Leonardo Bianchi.
L’instabilità di questa regione ha radici antiche ed è dovuta alla stratificazione etnica avvenuta nei secoli precedenti. Le ideologie nazionaliste hanno soffiato sul fuoco, dagli inizi del ‘900 in poi, creando spaccature e conflitti che oggi sono difficilissimi da sanare, perché diffidenza e desiderio di rivalsa per antichi torti offuscano spesso il buon senso e rendono questa terra, come molte altre, martoriata nel presente perché prigioniera del proprio passato.
Qui l'articolo di Galatea Vaglio.
Uno dei leitmotiv di una classe politica il cui orizzonte temporale arriva al massimo alle prossime elezioni è stato il costante richiamo ai giovani. Frasi come “ce lo chiedono i nostri giovani” o “dobbiamo farlo per le prossime generazioni” hanno trasceso le divisioni politiche e sono diventati una sorta di lessico bipartisan buono per ogni occasione.
Qui l'articolo di Mattia Marasti.
All'inizio di febbraio, con la pubblicazione di un documento di 278 pagine, al termine di un lavoro di ricerca di quattro anni iniziato a luglio 2017 e terminato a novembre 2021, Amnesty International parla, attraverso nuove prove, di apartheid in Israele, determinandone la portata e descrivendo in maniera dettagliata il sistema di oppressione e dominazione che le autorità esercitano nei confronti dei palestinesi sotto il loro controllo, indipendentemente da dove vivano.
Qui l'articolo di Roberta Aiello.
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