Voci dipinte

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Voci dipinte episodes

  • Una sola Basilea

    Tante Art Basel, ma una sola Basilea: la fiera d’arte più importante del mondo con il tempo è diventata un marchio globale con cinque piattaforme, ma la sua identità resta radicata nella storia della città d’arte renana. Basilea si trasforma ogni anno in un ecosistema che accoglie decine di migliaia di visitatori attirati da Unlimited – selezione di opere monumentali – e da Parcours – una minibiennale a cielo aperto nelle vie di Basilea – ma anche dal circuito di fiere satellite, meno formali e più festival, come il Basel Social Club. La chiave del successo di Art Basel si basa sull’alta qualità e la capacità di reinventarsi. Per capire come, abbiamo intervistato il direttore generale di Art Basel Vincenzo De Bellis a pochi giorni dall’apertura della fiera.

    Per la mostra della settimana saremo a Mendrisio insieme a Cristiana Coletti che ha visitato l’esposizione dedicata al lavoro del fotografo e artista visivo italiano Pino Musi. Un progetto concepito appositamente per gli spazi circolari del Teatro dell’architettura di Mendrisio.

    57 min
  • L’atlante delle emozioni

    Una geografia emozionale che unisce arte, architettura, cinema e design in un viaggio visivo avvincente ed erudito: l’Atlante delle emozioni di Giuliana Bruno appena ristampato per le edizioni Johan and Levi è stato e resta un testo fondamentale per i Visual Studies. La prima edizione italiana risale al 2006: da allora le prospettive inedite proposte da questa originale mappa della storia culturale delle arti visive e dello spazio ha ispirato molti ricercatori e artisti, semplici lettori e storici dell’arte. Insieme all’autrice, Giuliana Bruno, titolare della cattedra di Visual and Environmental Studies presso la Harvard University viaggeremo tra i capitoli di questo libro nato da una rampa di un edificio di LeCorbusier. 

    1 hr 1 min
  • Oltre il disincanto

    “La lamentatio circa lo stato della critica d’arte, che manca, è mediocre o assente, è un sottogenere letterario in voga.” Scrive lo storico dell’arte Michele Dantini “I punti di vista sono molteplici, persino concorrenti. Sembrano tuttavia convergere in un’amnesia. (…)“

    In questa puntata di Voci Dipinte interroghiamo la critica d’arte non solo come genere, ma anche come ruolo di responsabilità verso le opere e verso gli artisti. Parliamo di indagine poetica e discorsi retorici, di crisi della figura del critico d’arte ma anche di opportunità da riscoprire.

    Il tema è complesso e suscita spesso opinioni conflittuali, come dimostra il confronto fra i nostri due ospiti:

    Angela Vettese, critica e storica dell’arte italiana, fondatrice e coordinatrice del corso magistrale di Arti visive presso l’università di Venezia Iuav, autrice di libri come “Capire l’arte contemporanea” (Allemandi), “Arte contemporanea tra mercato e nuovi linguaggi” (Il Mulino), “La rivolta del corpo - gli artisti che lo hanno usato, spinto al limite, liberato” (Editori Laterza)

    Michele Dantini, storico e critico d’arte, saggista, Professore ordinario di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università per Stranieri di Perugia e alla IMT Scuola Alti Studi Lucca, autore di libri come e “Arte e sfera pubblica” (Donzelli), “Storia dell’arte e storia civile” (Il Mulino), “Le forme del divino” (Il Mulino).

    L’inserto della settimana ci porta al Kunsthaus di Zurigo, dove è allestita “The Histories”, la prima grande retrospettiva in area germanofona dedicata all’artista afroamericano Kerry James Marshall: un viaggio fra tele monumentali, riferimenti alla cultura pop e riflessioni su rappresentazione, potere e appartenenza. Marshall mette al centro della propria opera corpi, memorie e identità troppo a lungo esclusi dalla narrazione occidentale. Emanuela Burgazzoli ha incontrato la curatrice Cathérine Hug.

    57 min
  • Pittore nello spazio

    «Fuori dai punti di vista è la pittura che si libera di tutto, che prende il suo corpo nello spazio e ogni volta è una realtà inattesa e sorprendente. Non è mai una cosa scontata» ha detto Felice Varini ai microfoni di Rete Due.

    In occasione della sua prima grande mostra antologica in Svizzera, la redazione di Voci Dipinte ha deciso di dedicare al grande artista ticinese, ma parigino d’adozione, una puntata monografica.

    Insieme a Barbara Paltenghi Malacrida, direttrice del Museo d’arte di Mendrisio e curatrice della mostra, esploriamo l’universo artistico di Felice Varini, a partire dal dialogo che nasce fra il suo lavoro e il particolare contesto architettonico dello storico edificio.

    La voce stessa di Felice Varini ci accompagna, infine, in un percorso attraverso alcune delle opere da lui realizzate o reinterpretate per gli spazi del museo: “Le mie opere esistono come uno spartito musicale che può viaggiare nel tempo e nello spazio”.

    La mostra “Felice Varini” è aperta al Museo d’Arte di Mendrisio fino al 11 ottobre 2026.

    56 min
  • Bertille Bak

    Lo sfruttamento minorile nelle miniere di oggi, i paradossi del commercio internazionale, le implicazioni sociali ed ecologiche della globalizzazione, ma anche le gravi conseguenze sul territorio e sulla salute dei lavoratori che hanno avuto le attività di estrazione del carbone nel Nord-pas-de-Calais, uno dei più importanti bacini minerari in Europa.

    Bertille Bak, artista francese nata ad Arras – che ha già esposto in musei internazionali - è un’artista che si cala nella realtà, lavora a fianco delle comunità invisibili e delle persone al margine, per creare nuove strategie di resistenza poetica e “favole contemporanee”. Una metodologia originale e unica: la sua non è arte militante né arte documentaristica, ma nasce dall’incontro con l’essere umano, restando in bilico tra realismo e invenzione, quotidianità e assurdo. I suoi lavori entrano in risonanza con la casa-museo di Vincenzo Vela, dialogando con uno dei capolavori dello scultore di Ligornetto: Le vittime del lavoro, altorilievo dedicato ai lavoratori morti sul cantiere del traforo ferroviario del San Gottardo. Con la direttrice del Museo Vela Antonia Nessi andremo alla scoperta di una mostra che mette in dialogo linguaggi contemporanei, rinnovando lo sguardo sulle collezioni del museo.

    Pe la mostra della settimana un’incursione nella videoarte sudcoreana grazie al reportage di Cristiana Coletti che ha visitato la mostra in corso al Masi di Lugano.

    56 min
  • Il fuoco di Van Dyck

    «Strano, che la tua mano sappia infondere non solo bellezza, ma anche fuoco». Nelle parole del poeta inglese Edmund Waller si cela una caratteristica fondamentale dell’opera di Anton van Dyck: un artista che non si limitò a ritrarre l’aristocrazia, ma ne colse l’anima più inquieta.

    La biografia di Anton van Dyck è stata spesso raccontata in chiave aneddotica: il bambino prodigio di Anversa, l’allievo brillante di Rubens, il pittore di corte cosmopolita la cui eleganza divenne cifra di un’epoca. Questa narrazione ormai canonica tende a lasciare nell’ombra un’esistenza che riflette molte delle tensioni proprie del Seicento.

    Oggi una grande mostra ci consente di ribaltare la prospettiva per scoprire da vicino il percorso e l’evoluzione artistica di Van Dyck, testimone privilegiato della crisi del Seicento: “Van Dyck l’Europeo”, aperta a Genova, Palazzo Ducale fino al 19 luglio.

    Ospite: Anna Orlando, co-curatrice della mostra, storica dell’arte specialista in pittura genovese e fiamminga antica e profonda conoscitrice del patrimonio culturale e artistico ligure.

    Al centro dell’inserto della settimana c’è un’altra forte personalità artistica che ha saputo interpretare il proprio tempo: Kurt Schwitters, uno dei più importanti esponenti dell’avanguardia artistica internazionale del periodo tra le due guerre. Al microfono di Emanuela Burgazzoli il curatore Martin Waldmeier ci racconta la mostra “Schwitters. Oltre l’avanguardia”, allestita al Zentrum Paul Klee di Berna fino al 21 giugno 2026.

    Prima emissione: 19 aprile 2026

    57 min
  • La risata che ribella

    Cosa unisce il cinema di Monicelli, le performance di Carla Lonzi e l’ironia feroce di Maurizio Cattelan? Secondo quanto propone la mostra Tragicomica in corso al MAXXI di Roma e nata dalla collaborazione tra il Maxxi stesso e il Centre d’art Contemporaine di Ginevra, sarebbe la particolare “sensibilità nazionale italiana” per il tragicomico, un filo rosso presente nella filosofia, nel cinema, nel teatro, e naturalmente anche nella storia dell’arte e più in generale nella cultura italiana.

    A “Voci dipinte” ne parliamo con i curatori del progetto nonché direttori artistici degli istituti museali, rispettivamente Andrea Bellini per Ginevra e Francesco Stocchi per Roma, che in un dialogo serrato e dialettico, analizzano come l’arte italiana abbia trasformato il fallimento in resistenza e la risata in atto politico. Al centro, una riflessione profonda sulla maschera: da strumento di ribellione femminista contro il patriarcato a metafora del potere contemporaneo. Una riflessione soprattutto che rompe lo stereotipo dell’italiano “scanzonato” per rivelare una mappatura alternativa, tragica e vitale, del Paese e della sua storia dell’arte.

    Per la mostra della settimana ci spostiamo a Zurigo dove al Landesmuseum ha da poco aperto una mostra dal titolo Noi e la guerra. Lou Lepori l’ha visitata con la direttrice del museo Denise Tonella.

    59 min
  • Il fuoco di Van Dyck

    «Strano, che la tua mano sappia infondere non solo bellezza, ma anche fuoco». Nelle parole del poeta inglese Edmund Waller si cela una caratteristica fondamentale dell’opera di Anton van Dyck: un artista che non si limitò a ritrarre l’aristocrazia, ma ne colse l’anima più inquieta.

    La biografia di Anton van Dyck è stata spesso raccontata in chiave aneddotica: il bambino prodigio di Anversa, l’allievo brillante di Rubens, il pittore di corte cosmopolita la cui eleganza divenne cifra di un’epoca. Questa narrazione ormai canonica tende a lasciare nell’ombra un’esistenza che riflette molte delle tensioni proprie del Seicento.

    Oggi una grande mostra ci consente di ribaltare la prospettiva per scoprire da vicino il percorso e l’evoluzione artistica di Van Dyck, testimone privilegiato della crisi del Seicento: “Van Dyck l’Europeo”, aperta a Genova, Palazzo Ducale fino al 19 luglio.

    Ospite: Anna Orlando, co-curatrice della mostra, storica dell’arte specialista in pittura genovese e fiamminga antica e profonda conoscitrice del patrimonio culturale e artistico ligure.

    Al centro dell’inserto della settimana c’è un’altra forte personalità artistica che ha saputo interpretare il proprio tempo: Kurt Schwitters, uno dei più importanti esponenti dell’avanguardia artistica internazionale del periodo tra le due guerre. Al microfono di Emanuela Burgazzoli il curatore Martin Waldmeier ci racconta la mostra “Schwitters. Oltre l’avanguardia”, allestita al Zentrum Paul Klee di Berna fino al 21 giugno 2026.

    57 min
  • Abitare il museo

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    Casa mia è il progetto espositivo di Zilla Leutenegger pensato per il Museo Villa dei Cedri di Bellinzona. L’artista zurighese, una delle figure più note dell’arte contemporanea svizzera, da anni esplora il tema degli spazi privati dell’universo domestico; per l’occasione ha trasformato le sale del museo, un tempo residenza borghese appartenuta ad agiate famiglie, nelle stanze di una nuova residenza immaginaria di cui l’alter ego dell’artista – Zilla - diventa la nuova padrona di casa. Riarredando le stanze con mobili d’epoca, proiezioni animate, installazioni e disegni e cambiando le funzioni originarie di questi spazi, l’artista gioca sul rapporto tra spazio pubblico e privato, invitando a ripensare anche un sistema di valori del passato, invitando i visitatori ad abitare il museo in una modalità inedita, in cui la tradizionale distanza tra opera e spettatore si annulla.

    Da una casa-museo all’altra. L’inserto della settimana è dedicato all’esposizione di Margherita Turewicz Lafranchi appena inaugurata negli spazi del Museo di Villa Pia a Porza, un tempo residenza dell’artista tedesco Erich Lindenberg e oggi sede della fondazione omonima.

    Prima emissione: 15 marzo 2026

    57 min
  • L’immagine in movimento

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    «La mia tv sperimentale non è sempre interessante ma non è nemmeno sempre priva di interesse, come la natura che è bella non perché cambia in modo meraviglioso, ma semplicemente perché cambia.» Scrive Nam June Paik in un suo saggio pubblicato nel 1963.

    Prendendo le mosse da opere storiche di Nam June Paik e soprattutto, da quelle dei pionieri della videoarte svizzera, l’Aargauer Kunsthaus e il Kunstmuseum di Soletta, in collaborazione con la Videocompany hanno realizzato un progetto espositivo che rende omaggio alle immagini in movimento e al loro potere evocativo: “Mehr Licht. Video in der Kunst“. (Più luce, il video nell’arte). Due mostre complementari che esplorano le tracce lasciate dalla videoarte nel panorama artistico svizzero e che raccontano l’evoluzione di questo linguaggio nel tempo.

    Ospiti: Simona Ciuccio, responsabile per le collezioni e la curatela delle mostre dell’Aargauer Kunsthaus, co-curatrice del progetto espositivo Mehr Licht. Video in der Kunst (Più luce, il video nell’arte) e Tessa Prati, co-curatrice del progetto e collaboratrice scientifica Aargauer Kunsthaus.

    Anche l’inserto della settimana guarda alla Svizzera. “Propizio è attraversare la grande acqua”, questo è il titolo della mostra di Simonetta Martini allo Spazio d’arte ai Frati di Lugano fino al 12 aprile. L’acqua è infatti un elemento e un tema fondamentale nella pittura dell’artista ticinese che vive nel Malcantone. Un’arte che nasce dalla lentezza e dalla riflessione: le tele si presentano quasi come tappeti sui quali l’artista ha condotto un lungo lavoro di scavo e sottrazione. Ne parlano Simonetta Martini e il curatore Simone Soldini al microfono di Emanuela Burgazzoli.

    Prima emissione: 08 marzo 2026.

    57 min

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Un programma che approfondisce temi d’attualità nel mondo dell’arte, con uno sguardo trasversale e multidisciplinare che dà la parola a storici dell’arte, artisti e conservatori, scrittori e…

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