"We're on the ball" - Nuovi farmaci e nuove indicazioni

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  • 65 - Prescrivibilità di Erdafitinib per il trattamento dei tumori uroteliali FGFR3 mutati
    A cura di Eleonora Lai, Castelfranco Veneto 


    Oggi ci focalizziamo sullo sviluppo clinico e regolatorio di erdafitinib nel contesto del carcinoma uroteliale avanzato o metastatico. Questa molecola è indicata nei pazienti adulti con tumore uroteliale caratterizzato dalla presenza di alterazioni selezionate del gene FGFR3, e che abbiano ricevuto in precedenza almeno una linea di terapia, tra cui un inibitore del recettore della morte programmata 1 (PD-1) o del suo ligando (PD-L1).
    Il razionale molecolare poggia sull’attivazione aberrante del recettore FGFR, che promuove via MAPK/PI3K-Akt la proliferazione cellulare e l’angiogenesi. In circa il 15-20% dei casi di carcinoma uroteliale avanzato vengono identificate mutazioni o fusioni FGFR3, rendendo questo target clinicamente rilevante. Lo studio registrativo chiave è il trial multicentrico, open-label, di fase II denominato BLC2001, che ha arruolato circa 99 pazienti adulti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico portatori di alterazioni FGFR3/2 e con progressione dopo chemioterapia a base di platino.
    I principali risultati di efficacia riportano: un tasso di risposta obiettiva (ORR) circa 40 % (con ~3 % risposte complete e ~37 % risposte parziali) nei pazienti selezionati per FGFR3 mutazione/fusione. La durata mediana della risposta (DoR) nello studio era circa 5,4 mesi (con intervallo di confidenza ~4,2-6,9 mesi) nella coorte iniziale. I dati aggiornati suggeriscono anche una mediana di sopravvivenza globale (OS) dell’ordine di ~13,8 mesi in analisi di follow-up più lunghe. Sul versante della tossicità, Erdafitinib presenta un profilo coerente con la classe: iperfosfatemia (indicatore farmacodinamico del target FGFR), alterazioni oculari (tra cui retinopatia sierosa centrale/ distacco epiteliale retinico), mucosite, xerosi, onicopatie. È raccomandato un monitoraggio oftalmologico periodico e del fosfato sierico, accanto ad una adeguata presa in carico dermatologica in caso di tossicità cutanea. Accanto al monitoraggio clinico specialistico, la modulazione del dosaggio di erdafitinib consente di ottimizzare la gestione di questi effetti collaterali.
    Dal 28 Ottobre 2025 il farmaco è disponibile anche in Italia e rimborsato da AIFA nel contesto del Servizio Sanitario Nazionale.

    Qual è la rilevanza pratica di questa nuova rimborsabilità
    In sintesi, l’indicazione di erdafitinib rappresenta un paradigma dell’oncologia di precisione nel carcinoma uroteliale, in cui l’identificazione del target molecolare consente di somministrare una terapia non solo con risultati clinici tangibili, ma anche in una fase di malattia con opzioni limitate. Il monitoraggio selettivo della tossicità e l’appropriatezza della selezione sono fondamentali per massimizzare il beneficio. In un contesto complesso come quello del carcinoma uroteliale avanzato, disporre di un farmaco capace di colpire selettivamente un’alterazione genetica specifica non è solo un progresso scientifico: è una nuova speranza reale per molti pazienti.

    Bibliografia
    Siefker-Radtke AO, Necchi A, Park SH, et al. Efficacy and safety of erdafitinib in patients with locally advanced or metastatic urothelial carcinoma: long-term follow-up of a phase 2 study. Lancet Oncol. 2022;23(2):248–258
    4 min
  • 64 - Nivolumab in associazione a ipilimumab nel trattamento neoadiuvante del melanoma, seguito da adiuvante con solo Nivolumab (l. 648/1996)
    A cura di Monica Variolo, Milano

    Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 24 novembre 2025, è stata approvata la rimborsabilità (già anticipata lo scorso luglio) attraverso l’inserimento nell’elenco dei farmaci erogabili ai sensi della legge 648/96 di Nivolumab e Ipilimumab in associazione per il trattamento neoadiuvante dei pazienti affetti da melanoma stadio terzo macroscopicamente evidente, resecabile, seguito da trattamento adiuvante con Nivolumab per undici cicli solo nei pazienti che, dopo intervento chirurgico di dissezione linfonodale terapeutica, non abbiano registrato una risposta maggiore al trattamento, definita come la persistenza di meno del 10% di tumore residuo vitale.
    I pazienti affetti da melanoma al terzo stadio sono considerati ad alto rischio di recidiva locale o metastasi a distanza, con tassi di sopravvivenza a 5 anni che arrivano al 32%, e fino ad ora erano candidati a chirurgia, seguita da terapia adiuvante, oppure a pembrolizumab perioperatorio, secondo lo studio SWOG 1801, disponibile secondo legge 648 da gennaio di quest’anno per i pazienti con melanoma in stadio IIIb, IIIc, IIId resecabile. 
    Questa approvazione si basa sullo studio di fase III NADINA, il braccio di controllo era rappresentato da chirurgia seguita da nivolumab adiuvante mentre il braccio di studio era trattamento neoadiuvante per due cicli di ipilimumab 80mg più nivolumab 240mg ogni 3 settimane, seguito da chirurgia e un prosieguo personalizzato in base alla risposta patologica. L’endpoint primario era l’Event-Free Survival (EFS), l’intervallo di tempo dalla randomizzazione alla comparsa di progressione (per melanoma non resecabile prima della chirurgia), oppure ripresa di malattia o morte (per melanoma o per tossicità del trattamento). I risultati hanno mostrato che la strategia neoadiuvante ha aumentato i tassi di sopravvivenza libera da eventi (EFS) a 12 mesi rispetto alla sola chirurgia seguita da nivolumab adiuvante, dati confermati anche secondo gli ultimi aggiornamenti presentati a ESMO 2025, la sopravvivenza libera da eventi a 24 mesi era del 77% per i pazienti del braccio neoadiuvante, con un vantaggio di 20 punti percentuali rispetto al braccio di controllo. 
    Tra i pazienti nel braccio neoadiuvante più del 60% ha ottenuto una risposta patologica maggiore, e tra questi, la sopravvivenza libera da recidiva rimane superiore al 95% anche al follow up di 24 mesi. Il profilo di tossicità rimane in svantaggio rispetto al braccio standard con il doppio di eventi avversi di grado ≥ 3-4, per cui rimane evidente che l’approccio neoadiuvante comporti un aumento significativo di tossicità severa, che — benché considerata “gestibile” dagli autori — richiede una rigorosa selezione dei pazienti e un attento monitoraggio clinico.

    Qual è la rilevanza pratica di questa nuova rimborsabilità?
    Questo approccio consente di riservare la terapia adiuvante a chi abbia ancora un carico residuo significativo di malattia, evitando esposizione e tossicità a chi invece abbia ottenuto una risposta patologica maggiore, che come si è visto in diversi studi, rappresenta un indicatore di aumentata sopravvivenza libera da recidiva. La strategia neoadiuvante diventa quindi interessante non solo per la potenziale riduzione precoce del carico tumorale ma anche come marcatore prognostico in grado di guidare la terapia adiuvante.

    Bibliografia
    • Inserimento del medicinale Nivolumab, in associazione a Ipilimumab, nell'elenco istituito, ai sensi della legge n. 648/1996, per il trattamento neoadiuvante dei pazienti affetti da melanoma, seguito da trattamento adiuvante con solo Nivolumab in monoterapia per 11 cicli solo nei pazienti che, dopo intervento chirurgico (dissezione linfonodale terapeutica ed eventuale resezione di metastasi in-transit alla settimana 6), hanno registrato una risposta patologica parziale (definita come persistenza dell'11-50% di tumore residuo vitale) o una non risposta patologica (definita come persistenza del ≥50% di tumore residuo vitale). (Determina n. 1572/2025). (25A06337) (GU Serie Generale n.273 del 24-11-2025)
    • Blank CU, et al. Neoadjuvant Nivolumab and Ipilimumab in Resectable Stage III Melanoma. N Engl J Med. 2024;391(18):1696-1708.

    4 min
  • 63 - Rimborsabilità di tegafur/gimeracil/oteracil nel trattamento del carcinoma del colon-retto metastatico
    A cura di Valentina Daprà, Milano

    Per i pazienti con carcinoma colorettale metastatico, la chemioterapia a base di fluoropirimidine rappresenta uno dei pilastri delle linee di trattamento. Tuttavia, una quota non trascurabile di pazienti sviluppa tossicità significative legate a 5-fluorouracile o capecitabina, come sindrome mano-piede o cardiotossicità severa, che impongono la sospensione o la modifica della terapia.
    A partire dal 2022, EMA ha approvato l’estensione dell’indicazione di Teysuno (tegafur/gimeracil/oteracil) per i pazienti con carcinoma colorettale metastatico che non possono continuare altre fluoropirimidine a causa di tossicità manifestate in setting adiuvante o metastatico (1). 

    AIFA ha recepito tale estensione nel 2023 attraverso la relativa determina, rendendo il farmaco rimborsabile per questa popolazione di pazienti (2). La rimborsabilità è limitata al solo setting metastatico. L’approvazione si basa sul razionale farmacologico: la combinazione del profarmaco tegafur con gli inibitori gimeracil e oteracil consente un’esposizione sistemica al 5-FU più modulata e potenzialmente meno tossica rispetto ai regimi infusivi o alla capecitabina. 
    Questo rende Teysuno particolarmente utile nei pazienti che hanno sperimentato tossicità pur necessitando di mantenere un backbone fluoropirimidinico. Dal punto di vista terapeutico, Teysuno può essere impiegato come monoterapia o in associazione a oxaliplatino o irinotecan, con o senza bevacizumab, mantenendo la compatibilità con i principali schemi chemioterapici utilizzati nel carcinoma colorettale metastatico.

    Bibliografia

    1. European Commission approves Teysuno in metastatic colorectal cancer. Nordic Pharma. 2022
    2. Regime di rimborsabilità e prezzo, a seguito di nuove indicazioni terapeutiche, del medicinale per uso umano «Teysuno». (Determina n. 723/2023).



    3 min
  • 62 - Prescrivibilità di atezolizumab per il trattamento dei sarcomi alveolari delle parti molli nell’ambito della Legge 648
    A cura di Massimiliano Grassi, Genova 

    Il sarcoma alveolare delle parti molli è un raro sottotipo di sarcoma, con un alto potenziale metastatico, che colpisce prevalentemente adolescenti e giovani adulti.
    Per i pazienti affetti da questo sarcoma le opzioni terapeutiche sono rimaste per anni limitate, essendo tumori resistenti ai trattamenti con i chemioterapici convenzionali. Dal 14 marzo 2025, è disponibile anche in Italia e rimborsato da AIFA ai sensi della legge 648, atezolizumab per il trattamento dei pazienti adulti e pediatrici (a partire da 2 anni) affetti da sarcoma alveolare delle parti molli non resecabile o metastatico. L’approvazione si basa sui risultati di uno studio di fase II multicentrico internazionale che ha arruolato 52 pazienti affetti da questa neoplasia in progressione dopo terapia sistemica o non candidabili a chirurgia. I pazienti sono stati trattati con atezolizumab in monoterapia, ogni 21 giorni alla flat dose di 1200 mg per la popolazione adulta o 15 mg/kg (cap dose 1200 mg) nella popolazione pediatrica. 
    Lo studio ha evidenziato un tasso di risposta obiettiva (ORR) del 37%, con una risposta mediana al trattamento (mDOR) di 24,7 mesi e una sopravvivenza libera da progressione mediana (mPFS) di 20,8 mesi che in pazienti orfani di terapie è sicuramente un grande risultato nonostante l’assenza di un braccio di controllo. Atezolizumab ha inoltre mostrato un profilo di tossicità accettabile e coerente con quello osservato in altre indicazioni oncologiche. 
    Gli eventi avversi più comuni sono stati fatigue, rash cutaneo, prurito e aumento transitorio degli enzimi epatici, nella maggior parte dei casi di grado lieve o moderato e comunque gestibili.

    Bibliografia
    Chen AP, et al. Atezolizumab for Advanced Alveolar Soft Part Sarcoma. N Engl J Med 2023;389(10):911-921.
    4 min
  • 61 - Retifanlimab in monoterapia in prima linea nel MCC recidivato localmente avanzato non resecabile né candidabile a radioterapia
    A cura di Monica Variolo, Milano 


    Con la determina del 07-10-2025, AIFA ha reso rimborsabile il medicinale retifanlimab, impiegato in monoterapia per il trattamento di prima linea di pazienti adulti con carcinoma a cellule di Merkel (MCC) recidivato localmente avanzato non resecabile né candidabile a radioterapia.
    Retifanlimab è un anticorpo monoclonale umanizzato che agisce sul recettore PD-1, approvato sulla base dei dati dello studio di fase II POD1UM-201, un trial clinico in aperto, a braccio singolo, internazionale e multicentrico che ha coinvolto 101 pazienti. Il trattamento consisteva in retifanlimab 500 mg per via endovenosa ogni quattro settimane, senza necessità di premedicazione, fino alla progressione della malattia o alla comparsa di tossicità inaccettabili, per un massimo di 24 mesi.
    La durata mediana del follow up per la risposta è stata pari a 22,2 (1,1– 55,3) mesi.
    I risultati? Sia nei pazienti con malattia localmente avanzata, sia metastatica, il retifanlimab ha performato benissimo, con un’Overall Response Rate (ORR) che ha superato il 50% (54,5%) includendo 18 risposte complete (CR) (17,8%) e 37 parziali (PR) (36,6%). Il DCR (disease control rate) è stato del 60,4%, e la durata mediana della risposta non è stata raggiunta per i pazienti con CR, mentre per quelli con PR è stata di 25,3 mesi. Ma soprattutto abbiamo visto una PFS mediana di 16 mesi e una OS mediana non raggiunta con il 63% di pazienti vivi a 3 anni e un profilo di sicurezza in linea con gli altri inibitori di PD-(L)1.

    Qual è la rilevanza clinica di questa approvazione?
    Il carcinoma a cellule di Merkel è un tumore cutaneo neuroendocrino raro, altamente aggressivo, che tende a localizzarsi a livello cervico-facciale, zona non sempre facile da trattare con chirurgia o radioterapia, per di più in una popolazione di età prevalentemente avanzata. A differenza di avelumab, l’immunoterapico già disponibile in Italia, retifanlimab viene inoltre somministrato in assenza di premedicazione con una tempistica conveniente.

    Bibliografia
    Grignani G, et al. Phase II study of retifanlimab in patients with recurrent locally advanced or metastatic Merkel cell carcinoma (POD1UM-201). Journal for ImmunoTherapy of Cancer 2025;13:e012478.
    3 min
  • 60 - Rimborsabilità di fruquintinib per il trattamento del carcinoma del colon-retto metastatico dalla quarta linea in poi
    A cura di Valentina Daprà (MI) 

    Per i pazienti con adenocarcinoma colorettale metastatico in progressione dopo almeno tre linee di trattamento – inclusi fluoropirimidine, oxaliplatino, irinotecano, anti-VEGF e anti-EGFR, e almeno uno tra TAS-102 o regorafenib – le opzioni terapeutiche erano fino a oggi molto limitate. Dal 18 giugno 2025 è finalmente disponibile e rimborsato AIFA fruquintinib per il trattamento di pazienti con adenocarcinoma colorettale metastatico dalla quarta linea in poi.
    L’approvazione si basa sullo studio FRESCO-2, trial internazionale di fase III che ha arruolato 691 pazienti fortemente pretrattati e randomizzati in rapporto 2:1 a fruquintinib o placebo, entrambi in aggiunta alla best supportive care. Fruquintinib ha dimostrato un beneficio statisticamente e clinicamente significativo in sopravvivenza globale (7,4 vs 4,8 mesi; HR 0,66) ed in progression-free survival (3,7 vs 1,8 mesi; HR 0,32), con un disease control rate del 55% tra i pazienti responder (1). Il vantaggio si è mantenuto in tutti i principali sottogruppi, risultando indipendente dallo stato mutazionale di RAS, dalla precedente esposizione ad anti-VEGF, dalla sede del tumore primitivo e dal numero di linee ricevute in precedenza.
    Fruquintinib si distingue il suo meccanismo d’azione più selettivo, rivolto esclusivamente a VEGFR-1, -2 e -3, con un profilo di tossicità quindi più prevedibile. Gli eventi avversi più comuni, ovvero ipertensione, astenia, sindrome mano-piede, proteinuria e diarrea, sono stati per lo più di grado lieve o moderato e gestibili con terapia di supporto adeguata (2).

    Qual è la rilevanza pratica di questa nuova rimborsabilità?
    Fruquintinib va ad inserirsi come una nuova importante opzione in quarta o quinta linea, grazie al suo profilo selettivo antiangiogenico, alla buona tollerabilità e alla somministrazione orale, in uno scenario in cui le alternative erano limitate e spesso poco tollerate. Il beneficio osservato è risultato indipendente da biomarcatori predittivi, caratteristiche molecolari o cliniche, e può pertanto essere considerato trasversalmente applicabile nella pratica clinica. Lo studio inoltre avvalora il razionale dell’inibizione continua dell’angiogenesi anche nelle linee avanzate di trattamento, in coerenza con i risultati dello studio SUNLIGHT.

    Bibliografia
    1. Dasari, A. et al. Fruquintinib versus placebo in patients with refractory metastatic colorectal cancer (FRESCO-2): an international, multicentre, randomised, double-blind, phase 3 study. Lancet 2023; 402(10395):41-53
    2. Stucchi, E. et al. Fruquintinib as new treatment option in metastatic colorectal cancer patients: is there an optimal sequence? Expert opinion on pharmacotherapy 2024; 25: 371-382.
    3 min
  • 59 - Pembrolizumab + gemcitabina e cisplatino nella I linea del carcinoma delle vie biliari localmente avanzato non resecabile o metastatico
    A cura di Rita Balsamo (MI) 


    Il colangiocarcinoma è una neoplasia rara, ma la sua incidenza è in costante crescita. Nel 70% dei casi, la diagnosi avviene in fase avanzata, quando l’approccio chirurgico, unica possibilità curativa, non risulta piu’ attuabile. Per questo motivo, è essenziale disporre di terapie efficaci per il trattamento della malattia in stadio avanzato.
    Attualmente, il trattamento di scelta di prima linea è rappresentato da una combinazione di chemio e immunoterapia. Tuttavia, data l’aggressività della patologia, è fondamentale disporre di nuove opzioni terapeutiche in grado di migliorare la prognosi dei pazienti.
    Pembrolizumab è un farmaco immunoterapico che si lega al recettore (PD-1), bloccandone l'attività e potenziando la risposta del sistema immunitario contro le cellule tumorali. Il farmaco è stato valutato nello studio di fase 3 KEYNOTE-966 che ha confrontato il trattamento standard con cisplatino e gemcitabina rispetto alla combinazione di cisplatino, gemcitabina e pembrolizumab. Lo studio ha coinvolto oltre 1.000 pazienti, introducendo una variante nel trattamento chemioterapico. Infatti, mentre sulla base dello studio di fase 3 ABC-02 la chemioterapia con cisplatino e gemcitabina veniva somministrata per un totale di 8 cicli, nel braccio sperimentale dello studio la gemcitabina poteva essere proseguita oltre gli 8 cicli senza un limite predefinito. Inoltre, il pembrolizumab veniva somministrato per un massimo di due anni da solo o in associazione con gemcitabina. I risultati dello studio hanno dimostrato che la combinazione di chemio-immunoterapia era associata a un miglioramento significativo della sopravvivenza globale (12.7 mesi vs 10.9 mesi, HR 0.83), endpoint primario dello studio, in assenza di aumento significativo degli eventi avversi, e senza deterioramento della qualità di vita dei pazienti. Inoltre, i dati aggiornati hanno evidenziato un beneficio a lungo termine con un vantaggio di sopravvivenza a tre anni.
    Sulla base dei risultati dello studio KEYNOTE-966, pembrolizumab in associazione a cisplatino e gemcitabina è stato approvato da FDA ed EMA ed ha ottenuto la rimborsabilità del farmaco in Italia da parte di AIFA a partire da marzo 2025.

    Qual è la rilevanza pratica di questa nuova rimborsabilità?
    Questa nuova opzione terapeutica ha un’importante rilevanza per i pazienti affetti da tumore delle vie biliari avanzato, considerando che ad oggi sono disponibili poche alternative di trattamento. La possibilità di utilizzare una strategia di mantenimento di chemio-immunoterapia è un elemento innovativo nel panorama terapeutico della malattia in fase avanzata, che potrebbe migliorare la gestione clinica di questi pazienti.

    Bibliografia


    • Kelley RK, Ueno M, Yoo C, et al. Pembrolizumab in combination with gemcitabine and cisplatin compared with gemcitabine and cisplatin alone for patients with advanced biliary tract cancer (KEYNOTE-966): a randomised, double-blind, placebo-controlled, phase 3 trial. Lancet. 2023 Jun 3;401(10391):1853-1865.
    • Finn R, Ueno M, Yoo C, et al. Three-year follow-up data from KEYNOTE-966: Pembrolizumab (pembro) plus gemcitabine and cisplatin (gem/cis) compared with gem/cis alone for patients (pts) with advanced biliary tract cancer (BTC). Journal of Clinical Oncology 42(16_suppl):4093-4093. 
    4 min
  • 58 - Pembrolizumab + chemio neoadiuvante a base platino, seguito da monoterapia adiuvante, nel NSCLC resecabile ad alto rischio di recidiva
    A cura di Marco Sposito (VR) 

    Attualmente, il trattamento del carcinoma polmonare non a piccole cellule resecabile sta vivendo una vera e propria rivoluzione terapeutica, grazie all’introduzione dell’immunoterapia anche nel setting perioperatorio. Tra le nuove strategie disponibili, pembrolizumab in associazione a chemioterapia contenente platino come trattamento neoadiuvante e successivamente in monoterapia nella fase postoperatoria ha recentemente ottenuto l’approvazione nei pazienti con tumore del polmone resecabile in stadio dal II al IIIB sulla base dei risultati dello studio di fase III KEYNOTE-671. Tale studio ha confrontato il trattamento perioperatorio con pembrolizumab associato a chemioterapia rispetto alla sola chemioterapia neoadiuvante.
    Al momento della seconda interim analysis, con un follow-up mediano di 36,6 mesi, il tasso di sopravvivenza globale a 36 mesi è stato del 71% nel gruppo pembrolizumab rispetto al 64% nel gruppo placebo con una riduzione del rischio di morte del 28% (HR 0,72). Inoltre, la sopravvivenza libera da eventi è risultata significativamente superiore nel gruppo pembrolizumab, con una mediana di 47,2 mesi, rispetto a 18,3 mesi nel gruppo placebo.
    Pembrolizumab infine ha anche migliorato il tasso di risposta patologica maggiore (30% vs 11%) e di risposta patologica completa (18% vs 4%) rispetto alla sola chemioterapia (p<0,0001). Il profilo di sicurezza è risultato coerente con quello noto per i singoli farmaci, con eventi avversi di grado 3-5 nel 45% dei pazienti trattati con pembrolizumab e nel 38% del gruppo placebo.

    Qual è la rilevanza pratica di questa nuova rimborsabilità?
    L’approvazione di pembrolizumab nel setting perioperatorio rappresenta un passo importante nella gestione del carcinoma polmonare resecabile, offrendo una strategia terapeutica che integra l’immunoterapia negli stadi precoci. Questa opzione amplia le possibilità di migliorare il controllo della malattia a lungo termine, riducendo il rischio di recidiva e aumentando il tasso di cura potenziale per pazienti selezionati. Tuttavia, la scelta del trattamento deve essere formulata all’interno di un gruppo multidisciplinare, basata su una corretta stadiazione di malattia, sulle condizioni del paziente e sulle potenziali tossicità associate a tale trattamento.

    Bibliografia
    Regime di rimborsabilità e prezzo a seguito di nuove indicazioni terapeutiche del medicinale per uso umano «Keytruda». (Determina n. 240/2025). (25A01307)

    Spicer JD, Garassino MC et al. Neoadjuvant pembrolizumab plus chemotherapy followed by adjuvant pembrolizumab compared with neoadjuvant chemotherapy alone in patients with early-stage non-small-cell lung cancer (KEYNOTE-671): a randomised, double-blind, placebo-controlled, phase 3 trial. Lancet. 2024 Sep 28;404(10459):1240-1252

    3 min
  • 57 - Pembrolizumab in monoterapia per il trattamento adiuvante nel carcinoma a cellule renali a rischio intermedio o elevato di recidiva
    A cura di Ilaria Zampiva (PD) 

    I pazienti affetti da carcinoma renale operati radicalmente hanno tassi di ricaduta che si aggirano attorno al 30%. Negli anni furono diverse le molecole testate nel setting adiuvante per tumore del rene, di cui solo sunitinib aveva dimostrato un vantaggio in disease free survival, mentre nessuna di queste ha portato a un beneficio in termini di sopravvivenza.
    Unica eccezione è lo studio KEYNOTE-564, studio di fase III in doppio cieco, che randomizzava pazienti sottoposti a nefrectomia totale o parziale, con o senza la resezione di lesioni metastatiche a ricevere pembrolizumab o placebo per la durata di 1 anno. Erano eleggibili per lo studio pazienti affetti da ccRCC a rischio intermedio-alto di recidiva, ovvero tumori pT2 con grading 4 o con componente sarcomatoide, tutti i pT3 e i pT4, tutti i tumori con coinvolgimento linfonodale e infine pazienti metastatici resi chirurgicamente NED entro 1 anno dall’intervento sul primitivo.
    A un follow-up mediano di 57 mesi l’utilizzo di pembrolizumab rispetto a placebo ha ridotto del 28% il rischio di recidiva e del 38% quello di morte. Il vantaggio è stato dimostrato per tutti i sottogruppi. Le tossicità riscontrate sono state coerenti con quelle già riportate in letteratura sia per tipologia sia per incidenza, con circa il 18% di tossicità immunomediate di grado ≥ 3. Già nel 2023, il pembrolizumab adiuvante aveva ricevuto la rimborsabilità da parte di AIFA per i Pazienti M1 NED sulla base dei dati di disease free survival presentati all’ASCO-GU del 2022.
    A seguito della pubblicazione dei risultati di sopravvivenza sul NEJM avvenuta nel 2024, AIFA a febbraio di quest’anno ha esteso la rimborsabilità di pembrolizumab nel setting adiuvante, anche nei pazienti con malattia localizzata operati a rischio intermedio alto di recidiva.

    Quale è la rilevanza pratica di questa nuova rimborsabilità?
    Per la prima volta un trattamento adiuvante per carcinoma renale operato ha dimostrato un beneficio significativo in termini di sopravvivenza, oltre che di disease free survival, con un buon profilo di tollerabilità. Questa terapia si situa in un setting orfano di trattamenti, dove in passato nessun TKi nè immuno-checkpoint inhibitor ha dimostrato un vantaggio in sopravvivenza. Per tanto con questa approvazione pembrolizumab diventa lo standard of care come terapia adiuvante nei  pazienti operati per un carcinoma renale a rischio intermedio o alto di recidiva.

    Bibliografia
    • Regime di rimborsabilità e prezzo a seguito di nuove indicazioni terapeutiche del medicinale per uso umano «Keytruda». (Determina n. 240/2025). (25A01307) (GU Serie Generale n.51 del 03-03-2025)  
    • Choueiri TK, et al. KEYNOTE-564 Investigators. Overall Survival with Adjuvant Pembrolizumab in Renal-Cell Carcinoma. N Engl J Med 2024;390:1359-1371. 
    3 min
  • 56 - Sacituzumab govitecan nel ca mammario a HR+/HER2-, metastatico o non resecabile trattato in precedenza con terapia endocrina
    A cura di Fabio Canino (MO)  

    Negli ultimi anni, l’avvento dei CDK4/6 inhibitors in associazione alla terapia endocrina e un numero sempre maggiore di trattamenti target in presenza di specifiche mutazioni, hanno sensibilmente migliorato gli outcomes delle pazienti affette da carcinoma mammario avanzato a recettori ormonali positivi ed HER2 negativo. Tuttavia, l’instaurarsi dell’endocrino-resistenza rende necessario passare a trattamenti sequenziali con agenti chemioterapici classici, la cui efficacia risulta progressivamente ridotta. Sacituzumab govitecan è un anticorpo farmaco coniugato diretto contro TROP-2 e associato a SN-38, metabolita attivo dell’irinotecano.
    A partire dal 03 marzo 2025, sacituzumab ha ottenuto da AIFA la rimborsabilità, in pazienti affetti da carcinoma mammario HR+/HER2- metastatico o non resecabile, che abbiano ricevuto in precedenza terapia endocrina e almeno altre due terapie sistemiche nel setting avanzato.
    A supporto di questa approvazione i dati del TROPICS 02, studio di fase III, nel quale 543 pazienti con malattia luminal-like sottoposti a 2-4 linee di chemioterapia sistemica nel setting avanzato, sono stati randomizzati 1:1 a ricevere sacituzumab vs la mono-chemioterapia a scelta dello sperimentatore (eribulina, vinorelbina, gemcitabina, capecitabina). Tutti i pazienti dovevano aver ricevuto almeno un CDK4/6i, un trattamento endocrino e un taxano. Sacituzumab ha dimostrato un vantaggio statisticamente significativo rispetto allo standard of care, in termini di median progression-free survival, 5.5 vs 4 mesi, con una riduzione del rischio di progressione del 34%. Ma anche in median over survival, 14,4 vs 11,2 mesi, con una riduzione del rischio di morte del 21% e un incremento delle risposte obiettive, 21 vs 14%.

    Quale è la rilevanza pratica di questa nuova rimborsabilità?
    Dopo l’arrivo di trastuzumab deruxtecan nella malattia HER2low, l’approvazione di sacituzumab govitecan in un setting di malattia altamente pretrattato e con poche opzioni efficaci disponibili fino a questo momento, rafforza ulteriormente il ruolo preponderante che gli ADC stanno assumendo nell’algoritmo terapeutico del carcinoma mammario avanzato, costituendo un ulteriore cambio di paradigma.

    Bibliografia

    • Regime di rimborsabilità e prezzo a seguito di nuove indicazioni terapeutiche del medicinale per uso umano «Trodelvy» e rinegoziazione ai sensi dell'art. 8, comma 10, della legge 24 dicembre 1993, n. 537. (Determina n. 239/2025).
    • Rugo HS, et al. Sacituzumab Govitecan in Hormone Receptor-Positive/Human Epidermal Growth Factor Receptor 2-Negative Metastatic Breast Cancer. Journal of clinical oncology : official journal of the American Society of Clinical Oncology 2022; 40(29), 3365–3376. 
    • Rugo HS, et al. Overall survival with sacituzumab govitecan in hormone receptor-positive and human epidermal growth factor receptor 2-negative metastatic breast cancer (TROPiCS-02): a randomised, open-label, multicentre, phase 3 trial. Lancet 2023; 402(10411), 1423–1433.
    3 min

About "We're on the ball" - Nuovi farmaci e nuove indicazioni

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