"We're on the ball" - Nuovi farmaci e nuove indicazioni

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"We're on the ball" - Nuovi farmaci e nuove indicazioni episodes

  • 45 - Pembrolizumab in associazione a lenvatinib nel carcinoma anaplastico della tiroide localmente avanzato metastatico e/o ricorrente
    A cura di Erika Stucchi, Milano 

    Il carcinoma anaplastico della tiroide costituisce il 3% tutti i carcinomi tiroidei. È un tumore aggressivo a prognosi infausta, che per definizione risulta al IV stadio alla diagnosi. I carcinomi anaplastici sono tumori molto complessi dal punto di vista genetico; infatti circa la metà presentano da 4 a 6 mutazioni driver quali BRAF, NTRK, RET ed ALK. Molti inoltre sono PD-L1 positivi. Ad oggi, la chemioterapia è stato il trattamento principale per la malattia localmente avanzata o metastatica, con tassi di risposta molto bassi e tossicità significative. Per i pazienti con mutazione di BRAF V600E la terapia di prima linea risulta essere invece la combinazione di dabrafenib e trametinib.

    Il 27 agosto 2024 pembrolizumab in associazione a lenvatinib ha ottenuto la rimborsabilità secondo Legge 648/96 da parte di AIFA per il trattamento del carcinoma anaplastico della tiroide localmente avanzato, metastatico e/o ricorrente.

    A supporto di questa approvazione i dati dello studio di fase II ATLEP che ha coinvolto 8 pazienti con carcinoma tiroideo scarsamente differenziato e 27 pazienti con carcinoma anaplastico della tiroide metastatico, BRAF wild type, precedente trattati con chemioterapia/radioterapia e chirurgia. L’overall response rate a 3 mesi è stato 34,3%, con risposte parziali nel 51,9% dei pazienti affetti da carcinoma anaplastico. La median progression-free survival è stata di 9,5 mesi e la median overall survival di 10,25 mesi. Le tossicità di grado II-IV più frequentemente riportate sono state ipertensione (71,4%), mucosite (74,2%), e sindrome mano-piede (45,7%).

    Quale è la rilevanza pratica di questa nuova rimborsabilità?
    La combinazione di pembrolizumab e lenvatinib ha dimostrato elevati e duraturi tassi di risposta nei pazienti affetti da carcinoma anaplastico della tiroide, BRAF wilde type, superando quelli fino ad ora ottenuti con il trattamento chemioterapico. Pembrolizumab in associazione a lenvatinib è diventato pertanto il nuovo standard of care ed ora rimborsato in Italia come trattamento per questi tumori altamente aggressivi ed a prognosi infausta.

    Bibliografia
    • Inserimento dei medicinali «Pembrolizumab» e «Lenvatinib» nell'elenco istituito ai sensi della legge n. 649/1996, per il trattamento del carcinoma anaplastico della tiroide localmente avanzato, metastatico e/o ricorrente. (Determina n. 402/2024). (24A04457) (GU Serie Generale n.200 del 27-08-2024)
    • Brose A, et al. Cabozantinib (C) vs placebo (P) in patients (pts) with radioiodine-refractory (RAIR) differentiated thyroid cancer (DTC) who progressed after prior VEGFR-targeted therapy: Outcomes by duration of prior lenvatinib (L) treatmentAnnals of Oncology (2022) 33: S750-S757.
    3 min
  • 44- Rimborsabilità di futibatinib nel colangiocarcinoma localmente avanzato o metastatico, con fusione o riarrangiamento di FGFR2
    A cura di Giulia Tesini (MI) 

    Sino a oggi, l’unica terapia a bersaglio molecolare disponibile in Italia per pazienti affetti da colangiocarcinoma avanzato con fusione o riarrangiamento di FGFR2 è stata pemigatinib. Il primo agosto 2024 futibatinib ha ottenuto la rimborsabilità da parte di AIFA per il trattamento di pazienti con colangiocarcinoma localmente avanzato o metastatico, con fusione o riarrangiamento di FGFR2, pretrattati, che non abbiano mai ricevuto un altro inibitore di FGFR2. Futibatinib è un inibitore selettivo di FGFR1-4. Le evidenze a supporto della sua efficacia derivano dallo studio FOENIX-CCA2, uno studio multicentrico di fase 2, in aperto e a singolo braccio, in cui sono stati arruolati pazienti affetti da colangiocarcinoma intraepatico avanzato con riarrangiamento o fusione di FGFR2 e già sottoposti ad almeno una linea di trattamento, tra cui chemioterapia con cisplatino e gemcitabina; erano esclusi pazienti che avessero già ricevuto un inibitore di FGFR. A un follow-up mediano di 17,1 mesi, il tasso di risposta è stato pari al 42% e il tasso di controllo di malattia dell’83%. La median progression free survival è stata di 9 mesi e la median overall survival di 21,7 mesi. Gli effetti collaterali più comuni sono stati l’iperfosfatemia, le alterazioni ungueali e l’alopecia.

    Quale è la rilevanza pratica di questa nuova rimborsabilità?
    Futibatinib è una nuova opzione terapeutica per pazienti con colangiocarcinoma avanzato con fusioni o riarrangiamenti di FGFR2 pretrattati. La sua corretta collocazione nell’attuale scenario terapeutico non è definita, dal momento che, a fronte di un’indicazione sovrapponibile a quella di pemigatinib, non si hanno studi di confronto diretto tra i due farmaci. La ricerca futura dovrà esplorare i meccanismi di resistenza primaria e secondaria, in modo tale da guidare la corretta sequenza di utilizzo di questi farmaci, al fine di consentire un approccio terapeutico sempre più personalizzato.

    Bibliografia
    1. Goyal L, et al. Futibatinib for FGFR2-rearranged intrahepatic cholangiocarcinoma. N Engl J Med 2023; 388(3):228-39.
    2. AIFA, DETERMINA - 9 luglio 2024 - Riclassificazione del medicinale per uso umano «Lytgobi», ai sensi dell'articolo 8, comma 10, della legge 24 dicembre 1993, n. 537. (Determina n. 206/2024). (24A03937) (GU Serie Generale n.179 del 01-08-2024).
    3 min
  • 43 - Uso nominale di zolbetuximab per i pazienti con adenocarcinoma gastrico o della giunzione gastro-esofagea localmente avanzato
    A cura di Valentina Daprà, Milano

    Negli ultimi anni, il panorama terapeutico del tumore gastrico ha visto significativi sviluppi grazie alla ricerca di nuovi target molecolari e l’introduzione di terapie mirate. Un esempio innovativo in questo campo è rappresentato da zolbetuximab, un anticorpo monoclonale che agisce contro la claudina 18.2 (CLDN18.2), una proteina altamente espressa in molte forme di tumore gastrico e della giunzione gastroesofagea.

    Il 23 settembre 2024 EMA ha conferito a zolbetuximab l’autorizzazione alla richiesta in uso nominale nei pazienti con adenocarcinoma gastrico o della giunzione gastroesofagea localmente avanzato, non resecabile o metastatico, HER2- e positivo per CLDN18.2, non pretrattati.
    Zolbetuximab ha dimostrato la sua sicurezza ed efficacia negli studi clinici di Fase 3 randomizzati SPOTLIGHT e GLOW, migliorando significativamente la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e la sopravvivenza globale (OS) rispetto alla chemioterapia standard in pazienti con adenocarcinoma gastrico o gastroesofageo positivi per CLDN18.2. Nello studio SPOTLIGHT, la PFS mediana con zolbetuximab + FOLFOX è stata di 10,6 mesi vs 8,6 mesi, mentre l'OS mediana è stata di 18,2 vs 15,5 mesi (1). Lo studio GLOW ha mostrato risultati simili con zolbetuximab + XELOX (PFS 8,2 vs 6,8 mesi, OS 14,4 vs 12,2 mesi) (2). Le reazioni avverse più comuni sono state reazioni infusionali, nausea, affaticamento, diarrea e anemia.

    Quale è la rilevanza pratica di questa nuova rimborsabilità?
    Zolbetuximab si va a collocare quindi nel panorama terapeutico dei farmaci mirati per il trattamento di prima linea nei pazienti con adenocarcinoma gastrico o gastroesofageo positivo per CLDN18.2. Di conseguenza, sarà fondamentale andare a ricercare questo biomarcatore in fase iniziale, oltre a HER-2, PD-L1 CPS e MMR, prima di decidere il trattamento di prima linea più appropriato per i nostri pazienti.

    Bibliografia
    1. Shitara K, et al., Zolbetuximab plus mFOLFOX6 in patients with CLDN18.2-positive, HER2-negative, untreated, locally advanced unresectable or metastatic gastric or gastro-oesophageal junction adenocarcinoma (SPOTLIGHT): a multicentre, randomised, double-blind, phase 3 trial. Lancet 2023; 401:1655-1668.
    2. Shah MA, et al. Zolbetuximab plus CAPOX in CLDN18.2-positive gastric or gastroesophageal junction adenocarcinoma: the randomized, phase 3 GLOW trial. Nat Med 2023;29:2133-2141.
    3. European Medicines Agency (EMA) - EMA/361341/2024 – EPAR Vyloy (zolbetuximab)
    3 min
  • 42 - Inserimento in elenco istituito (legge n. 648) di abiraterone più docetaxel e ADT per il trattamento del mHSPC ad alto volume
    A cura di Fabio Catalano (GE)

    In passato i pazienti affetti da tumore della prostata metastatico ormono-sensibile ad alto volume, se “fit” per ricevere chemioterapia, venivano trattati con l’associazione di terapia androgeno-deprivativa (ADT) e il chemioterapico docetaxel, in base ai risultati dello studio CHAARTED. Per tutti gli altri pazienti l’unica opzione terapeutica era rappresentata dalla sola ADT.

    Nel 2024, per questi pazienti, sono disponibili nuove strategie terapeutiche di associazione, che hanno dimostrato notevoli vantaggi in termini di sopravvivenza. In particolare, da marzo del 2024, nei pazienti con malattia ad alto volume, è prescrivibile e rimborsato in Italia darolutamide in associazione a docetaxel e ADT, e a seguire mantenimento con ADT + darolutamide, secondo i dati dello studio ARASENS. 

    Il 28 marzo 2024 AIFA ha rilasciato inoltre parere favorevole a inserimento di abiraterone, sempre in associazione a docetaxel e ADT, nell’elenco istituito secondo legge 648, rendendo disponibile una nuova opzione terapeutica per questo gruppo di pazienti.
    A supporto di questa scelta i dati dello studio PEACE-1, studio di fase III con disegno fattoriale 2x2 che randomizzava pazienti affetti da carcinoma prostatico metastatico ormono-sensibile a ricevere: standard-of-care rappresentato da ADT +/- docetaxel (SOC), SOC + radioterapia sulla prostata, SOC + abiraterone (tripletta), oppure SOC + abiraterone + RT sul tumore primitivo. I pazienti trattati con associazione di abiraterone, docetaxel e ADT, e a seguire con mantenimento di ADT + abiraterone, avevano una maggiore PFS radiologica e OS rispetto ai pazienti trattati con ADT + docetaxel da solo (con una riduzione del rischio di morte del 28%). Non sono ancora disponibili i dati del braccio di associazione con l’aggiunta di RT sul tumore primitivo.  

    Quale è la rilevanza pratica di questa nuova rimborsabilità?
    Rispetto al passato, risulta ormai evidente che per i pazienti affetti da tumore della prostata metastatico sensibile alla castrazione, la strategia delle terapie di combinazione risulta essere la più vantaggiosa. In Italia, da luglio 2024, trattare questi pazienti con la sola ADT è ormai un errore. L’associazione di ADT con i nuovi farmaci anti-ormonali da soli (abiraterone, enzalutamide o apalutamide) ed eventualmente in regimi di “tripletta” anche con la chemioterapia (abiraterone + docetaxel o darolutamide + docetaxel) è il nuovo standard of care per i pazienti affetti da mHSPC. Non esistono a oggi dati di confronto tra le triplette (ADT + chemioterapia + nuovo agente antiormonale) e regimi di doppietta (con ADT + nuovi agenti antiormonali) in questo setting.


    Bibliografia

    • Fizazi K, et al; PEACE-1 investigators. Abiraterone plus prednisone added to androgen deprivation therapy and docetaxel in de novo metastatic castration-sensitive prostate cancer (PEACE-1): a multicentre, open-label, randomised, phase 3 study with a 2 × 2 factorial design. Lancet 2022; 30;399:1695-1707. 
    • Smith MR, et al; ARASENS Trial Investigators. Darolutamide and Survival in Metastatic, Hormone-Sensitive Prostate Cancer. N Engl J Med 2022;386:1132-1142. 
    • AIFA, DETERMINA - 28 marzo 2024 - Inserimento del medicinale Abiraterone nell'elenco istituito, ai sensi della legge n. 648/1996, per il trattamento del carcinoma prostatico metastatico ormono-sensibile (mHSPC), ad alto volume, in associazione a docetaxel e terapia androgeno-deprivativa. (Determina n. 38698/2024). (24A01728) (GU Serie Generale n.79 del 04-04 2024) 
    4 min
  • 41 - Rimborsabilità di sotorasib in seconda linea nel NSCLC KRAS G12C mutato
    A cura di Luca Pasqualin (VR) 


    Il tumore del polmone con mutazione KRAS G12C, che colpisce circa l’11% dei pazienti affetti da tumore del polmone non a piccole cellule, rappresenta a oggi una realtà con peculiarità clinico-patologiche rispetto ad altre alterazioni driver. Anche in questo contesto, l’avvento di farmaci inibitori tirosin-chinasici (TKI) ha portato a un miglioramento della sopravvivenza dei nostri pazienti. In particolare, il 17 Maggio 2024 è stata approvata la rimborsabilità di sotorasib nel cancro del polmone non a piccole cellule in stadio avanzato, con mutazione KRAS G12C e in progressione dopo almeno una precedente linea di terapia sistemica.
    Il primo studio a supporto è stato il CodeBreak 100, studio di fase II multicentrico a singolo braccio, al cui interno sono stati arruolati 126 pazienti pretrattati affetti da NSCLC localmente avanzato o metastatico con mutazione KRAS G12C. Il tasso di risposte obiettive (ORR), endpoint primario dello studio, è stato osservato in quasi il 40% dei partecipanti, di cui 4 con evidenza di risposta completa. La mPFS è risultata di 6,8 mesi con un profilo di sicurezza accetabile (i principali eventi avversi sono stati diarrea o rialzo degli indici di funzionalità epatica). Sulla scia dei dati ottenuti è stato condotto lo studio di fase III CodeBreak 200 che ha randomizzato pazienti pretrattati affetti da NSCLC con mutazione KRAS G12C a ricevere sotorasib versus lo standard of care, ossia docetaxel.
    Lo studio ha raggiunto l'endpoint primario mostrando un aumento statisticamente significativo della PFS per sotorasib rispetto a docetaxel con una riduzione del rischio di progressione del 34%. Come nello studio CodeBreak 100, sotorasib è stato ben tollerato riportando globalmente un numero inferiore di eventi avversi G3-G4 rispetto a docetaxel.

    Qual è la rilevanza pratica di questa nuova rimborsabilità?
    I risultati ottenuti sia in termini di efficacia che di sicurezza di sotorasib nei pazienti pretrattati con tumore del polmone metastatico con mutazione di KRAS G12C ci permettono oggi di offrire un’opzione chemo-free a questo sottogruppo che per molto tempo è rimasto orfano di una terapia target.
    3 min
  • 40 - Rimborsabilità di durvalumab in associazione a tremelimumab come prima linea dell’epatocarcinoma avanzato o non resecabile
    A cura di Giulia Tesini (MI) 

    Per quasi 20 anni, il cardine della terapia sistemica di I linea per l’epatocarcinoma avanzato o non resecabile è stato rappresentato dagli inibitori delle tirosin-chinasi, in particolare sorafenib e, più recentemente, lenvatinib. 
    Negli ultimi anni, schemi terapeutici comprendenti farmaci immunoterapici hanno dimostrato un beneficio in sopravvivenza; il primo a essere approvato in Italia è stata la combinazione di atezolizumab e bevacizumab, nel maggio 2022. Il 17 febbraio 2024 durvalumab ha ottenuto da parte di AIFA la rimborsabilità in associazione a tremelimumab per il trattamento di prima linea dei pazienti affetti da epatocarcinoma avanzato o non resecabile. La delibera si basa sui dati dello studio di fase III HIMALAYA, in cui pazienti che non avevano mai ricevuto terapia sistemica venivano randomizzati a ricevere durvalumab in associazione a una singola priming dose di tremelimumab (schema STRIDE), durvalumab in monoterapia o sorafenib. Dallo studio erano esclusi i pazienti con trombosi del ramo principale della vena porta, che costituiscono una sottopopolazione a cattiva prognosi. 
    Lo schema STRIDE ha dimostrato un vantaggio in sopravvivenza statisticamente significativo rispetto a sorafenib, con una median overall survival (mOS) di 16,43 mesi versus 13,77 mesi; inoltre, il durvalumab in monoterapia ha dimostrato la non inferiorità rispetto al sorafenib. Il risultato è stato confermato all’analisi condotta a un follow-up mediano di 4 anni, che ha documentato una riduzione del rischio di morte del 22% con lo STRIDE. Gli effetti collaterali di grado 3-4 si sono verificati nel 25,8% dei pazienti, compatibili con il profilo di tollerabilità dei farmaci.

    Quale è la rilevanza pratica di questa nuova rimborsabilità?
    L’associazione di durvalumab e tremelimumab rappresenta una nuova opzione efficace e ben tollerata per i pazienti affetti da epatocarcinoma avanzato o non resecabile con buon performance status e funzione epatica preservata. Durvalumab/tremelimumab può rappresentare un’opzione terapeutica in pazienti con controindicazioni assolute o relative a farmaci antiangiogenici o in pazienti con significative comorbidità cardiovascolari. La ricerca futura dovrà concentrarsi sull’individuare biomarcatori che permettano di identificare i pazienti che possono beneficiare maggiormente dallo schema STRIDE rispetto ad atezolizumab e bevacizumab o agli inibitori delle tirosin-chinasi, nonché sulla definizione delle sequenze terapeutiche più efficaci.
    4 min
  • 39 - Rimborsabilità di durvalumab più gemcitabina e cisplatino in prima linea nel tumore delle vie biliari non resecabile o metastatico
    A cura di Valentina Zanuso (MI) 


    Il carcinoma delle vie biliari rappresenta un gruppo eterogeneo di patologie che comprende il colangiocarcinoma intra ed extraepatico, il carcinoma della colecisti e dell’ampolla di Vater. Viene generalmente diagnosticato in stadio avanzato e l’associazione di cisplatino e gemcitabina ha rappresentato lo standard di cura nell’ultimo decennio. L’immunoterapia ha cambiato lo scenario terapeutico di molte neoplasie solide, incluso il carcinoma delle vie biliari.
    Il 17 febbraio 2024 durvalumab ha ottenuto da parte di AIFA la rimborsabilità in associazione a cisplatino e gemcitabina per il trattamento di prima linea di pazienti affetti da carcinoma delle vie biliari non resecabile o metastatico.
    A supporto di questa approvazione i dati dello studio di fase III TOPAZ-1 che randomizzava pazienti non pretrattati a ricevere durvalumab o placebo in associazione a cisplatino e gemcitabina. Il vantaggio di sopravvivenza è risultato statisticamente significativo a favore del braccio sperimentale con una median overall survival (mOS) di 12,8 versus 11,5 mesi e una median progression-free survival (mPFS) di 7,2 versus 5,7 mesi. Il beneficio è stato osservato indipendentemente dalla sede della neoplasia e dall’espressione di PD-L1. Le principali tossicità immuno-mediate di qualsiasi grado sono state rappresentate da ipotiroidismo (5,9%) e rash (3,6%), con un tasso di eventi avversi immuno-mediati di grado 3-4 del 2,4%.

    Quale è la rilevanza pratica di questa nuova rimborsabilità?
    Per la prima volta, una combinazione a base di chemioimmunoterapia ha mostrato un beneficio clinicamente significato in termini di miglioramento della sopravvivenza globale nel carcinoma avanzato delle vie biliari. Durvalumab è entrato nello scenario terapeutico come standard di prima linea in associazione a chemioterapia. Con l’introduzione dell’immunoterapia in questo setting risulterà fondamentale definire nuovi biomarcatori sulla base dei quali selezionare i pazienti in grado di beneficiare maggiormente del trattamento.
    3 min
  • 38 - Rimborsabilità di trastuzumab deruxtecan nel carcinoma mammario avanzato HER2-low
    A cura di Chiara Benvenuti

    Il termine HER2-low identifica un sottogruppo di carcinomi mammari (circa il 60% nel setting avanzato), che presenta un’espressione della proteina HER2 valutata con score 1+ o 2+ in immunoistochimica, in assenza di amplificazione genica documentata con metodica FISH. Trastuzumab deruxtecan è un anticorpo farmaco coniugato anti-HER2 di nuova generazione che è in grado di agire efficacemente anche nelle cellule tumorali con espressione eterogenea di HER2, attraverso il cosiddetto effetto bystander. Nell’ipotesi che anche bassi livelli di espressione di HER2 siano sufficienti per l’efficacia del farmaco, lo studio DESTINY-Breast 04 ha confrontato il trattamento con trastuzumab deruxtecan rispetto alla chemioterapia standard, in pazienti affette da carcinoma mammario avanzato HER2-low, pretrattate, sia con recettori ormonali positivi che negativi.

    Il trattamento con trastuzumab deruxtecan ha dimostrato un miglioramento statisticamente e clinicamente significativo sia della sopravvivenza libera da progressione, con un dimezzamento del rischio di progressione o morte, sia della sopravvivenza globale, con un incremento assoluto di circa sei mesi della sopravvivenza mediana. Questi risultati si sono confermati indipendentemente dallo status dei recettori ormonali. Anche il profilo di tossicità è risultato a favore del trattamento con trastuzumab deruxtecan, seppur rimane imperativo un attento monitoraggio della tossicità polmonare, considerando che l'interstiziopatia farmaco correlata è occorsa nel 12% dei pazienti trattati con trastuzumab deruxtecan, anche se nella maggior parte dei casi di grado 1-2.

    Alla luce di questi risultati practice-changing, il 15 dicembre 2023, l'AIFA ha determinato la rimborsabilità di trastuzumab deruxtecan per il trattamento di pazienti con carcinoma mammario HER2-low avanzato, che hanno ricevuto precedente chemioterapia per malattia metastatica o che sono recidivati entro sei mesi dal completamento della chemioterapia adiuvante.

    Quale è la rilevanza pratica di questa novità?
    L'approvazione di trastuzumab deruxtecan per il trattamento del carcinoma mammario avanzato HER2-low introduce una validissima opzione terapeutica per un’ampia proporzione di pazienti. Nella pratica clinica, si traduce nella necessità di un accurato inquadramento anatomopatologico dello status di HER2 e rende mandatorio considerare un ricampionamento bioptico in tutte quelle pazienti che potrebbero rientrare nei criteri per il trattamento e che nella loro storia clinica presentano uno score 0 per HER2.

    4 min
  • 37 - Trastuzumab deruxtecan: la nuova seconda linea nei pazienti con tumore gastrico HER2-positivo
    A cura di Annalice Gandini

    Il 20 dicembre 2023 è stata registrata la rimborsabilità dell’anticorpo coniugato trastuzumab-deruxtecan per pazienti affetti da adenocarcinoma dello stomaco o della giunzione gastroesofagea avanzato HER2-positivo che abbiano ricevuto un precedente regime a base di trastuzumab. L’approvazione è basata sui dati dei trial DESTINY-Gastric 01 e 02, che includevano rispettivamente pazienti asiatici e occidentali, già trattati con trastuzumab. I risultati dimostrano tassi di risposte obiettive intorno al 40–50%, una median PFS di 5,6 mesi e una sopravvivenza mediana di circa un anno. Questi risultati sono impensabili con le seconde linee standard a base di taxolo +/- ramucirumab o FOLFIRI. Nel DESTINY 01, è importante sottolineare, infatti, che il 30% dei pazienti fosse progression-free a 12 mesi nel braccio sperimentale versus lo 0% nel braccio di terapia standard.

    Qual è la rilevanza pratica di questa novità?
    Trastuzumab-deruxtecan si posiziona senza alcun dubbio in seconda linea nei pazienti HER2-positivi in progressione a trastuzumab. La solidità dell’evidenza non deriva soltanto dai risultati dei trial DESTINY di fase II ma dalla forza della “storia” di questo coniugato che è già stato in grado di sovvertire l’iter terapeutico nel tumore della mammella. A dimostrazione di ciò il fatto che AIFA abbia rimborsato trastuzumab-deruxtecan per il carcinoma gastrico nonostante il trial di fase 3 randomizzato DESTINY-Gastric 04 sia attualmente ancora in fase di arruolamento. Dal punto di vista della tossicità, i principali effetti collaterali registrati sono sovrapponibili a quelli già noti dai trial sul tumore della mammella e includono principalmente mielosoppressione, calo dell’appetito e polmoniti interstiziali; è importante che il clinico sia in grado di riconoscere prontamente questi effetti collaterali per il rischio di complicanze anche potenzialmente fatali.
    3 min
  • 36 - Rimborsabilità di nal-IRI per pazienti con adenocarcinoma del pancreas metastatico pretrattati con chemioterapia a base di gemcitabina
    A cura di Daprà Valentina e Zanuso Valentina

    L’adenocarcinoma del pancreas è una neoplasia aggressiva con una sopravvivenza a 5 anni inferiore al 5%. È generalmente diagnosticato in fase avanzata e la chemioterapia rappresenta l’unico trattamento disponibile. Attualmente i regimi standard in prima linea sono gemcitabina-nabpaclitaxel e FOLFIRINOX. Tuttavia, la progressione è inevitabile e le armi terapeutiche a disposizione sono estremamente limitate. In questo contesto, irinotecan rappresenta un’opzione terapeutica in pazienti precedentemente trattati con regimi a base di gemcitabina. In particolare, la formulazione con nanoparticelle liposomiali (nal-IRI), è stata sviluppata per migliorare la penetrazione e la concentrazione intratumorale del farmaco.
    Il primo dicembre 2023 nal-IRI ha ottenuto da parte di AIFA la rimborsabilità in associazione a 5-fluorouracile per adenocarcinoma del pancreas metastatico pretrattato con chemioterapia a base di gemcitabina.
    L’approvazione deriva dallo studio di fase III NAPOLI-1, che ha randomizzato pazienti pretrattati con chemioterapia a base di gemcitabina a ricevere nal-IRI associato a 5FU/LV, nal-IRI in monoterapia, o 5FU in monoterapia. Il trattamento con nal-IRI + 5FU/LV ha mostrato un vantaggio in sopravvivenza rispetto al trattamento con 5FU/LV, con una median overall survival (mOS) di 6,1 versus 4,2 mesi e una median progression-free survival (mPFS) di 3,1 versus 1,5 mesi. Non è stata dimostrata una differenza statisticamente significativa in termini di sopravvivenza tra nal-IRI monoterapia e 5FU/LV. Le principali tossicità di grado 3-4 sono state rappresentate da neutropenia (27%), astenia (14%), diarrea (13%) e vomito (11%).

    Quale è la rilevanza pratica di questa nuova rimborsabilità?
    Dopo molti anni, un nuovo farmaco va ad arricchire le scelte terapeutiche nel contesto di una patologia a prognosi infausta come l’adenocarcinoma pancreatico. nal-IRI associato a 5FU/LV ha dimostrato una maggiore efficacia e un vantaggio in sopravvivenza rispetto a un trattamento a base di fluoropirimidine in monoterapia. Il profilo di sicurezza è risultato accettabile, con una tossicità principalmente ematologica e gastrointestinale.
    3 min

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