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Figlia, moglie e madre, questa è la vita che tutti si aspettano per Euridice. Una vita in silenzio, all'ombra degli uomini e delle loro regole, senza mai aver la possibilità di scegliere davvero, fino a quando un serpente le toglie la vita con il suo veleno.
Nella morte, Euridice scoprirà cosa significa vivere davvero. Quella che doveva essere la fine, diventa per lei l'inizio di una nuova esistenza che l'aiuterà a trovare la propria voce e la porterà a compiere la scelta più importante della sua vita.
L'autrice
Valentina Zanetti è nata in provincia di Bergamo nel Febbraio del 1995. Vive in un piccolo paese dell’isola bergamasca, una realtà dalla quale, fin da piccola, evade attraverso la lettura e la scrittura. Laureata in scienze dei Beni Culturali all’Università degli studi di Milano, da sempre ha unito la sua passione per l’archeologia, la storia, in particolare quella antica, e la mitologia con la scrittura. Nel tempo libero ama guardare serie tv, bere una birra in compagnia, passeggiare nel bosco e leggere romanzi che narrano i grandi poemi antichi dal punto di vista delle donne.
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Il venticinque per cento delle gravidanze termina con un aborto spontaneo. Una donna su quattro, insomma. Non si tratta quindi di un caso isolato, ma di milioni di donne che si trovano di fronte a quello che ad oggi resta uno dei più grandi tabù.
Questo libro affronta alcuni dei tabù legati all’essere donna, riflettendo su cert che sembrano particolarmente interconnessi. La salute delle donne, dal ciclo all’infertilità, dagli aborti spontanei alla salute mentale.
Nonostante alcuni progressi negli ultimi anni, i molti esempi elencati in questo libro dimostrano che il progresso fatto finora non è sufficiente. Perché le donne sentono il bisogno di nascondere i loro prodotti sanitari mentre si recano in bagno sul posto di lavoro? Perché le donne dovrebbero sentirsi imbarazzate nel parlare al loro capo di dolori mestruali paralizzanti? Perché è una norma sociale per le donne annunciare la propria gravidanza solo dopo il primo trimestre?
Questo normalizza il silenzio intorno alla fertilità e alle complicazioni della gravidanza e ignora le implicazioni sulla salute emotiva.
"Ci sono svariati motivi per cui le persone decidono, a un certo punto della loro vita, di venire a sedersi su di me. Non si tratta certamente di una questione di comodità, il mio legno scolorito è perfettamente rigido nella struttura ed è quasi sempre accompagnato da gocce di pioggia semi- nate qua e là dall’ultimo acquazzone. A prima vista sembrano sempre poche e chi si siede rimane stupito nel constatare quanto in fretta gli si sia bagnato il sedere. Lo sento da come cominciano a dondolarsi sulle natiche, nel tentativo di trova- re un angolo asciutto. A volte, mentre percepisco il disagio e la ricerca a tentoni sulle mie tavole di una sensazione più asciutta, mi ritrovo a pensare che le persone abbiano sempre aspettative irrealistiche. Me ne convinco ancora di più mentre odo i pensieri che il loro corpo emana, seduto scomposto, e che il mio legno assorbe."
L'autrice
Martina Celestina Micciché, nata e crescita nel quartiere Comasina di Milano, vegana, femminista, è una fotografa e un’attivista. Lavora come giornalista e si occupa di geopolitica, diritti umani e disuguaglianze. Dottoressa in Scienze Politiche e dottoressa magistrale in Relazioni Internazionali, ha contribuito a fondare il progetto Alwaysithaka, che si occupa di informazione e sensibilizzazione su diritti umani, sostenibilità e femminismo intersezionale.
Direzione Creativa: Valentino Chidiac
"into my blues" è la prima raccolta di Naomi Kelechi Di Meo. Ecco come la stessa autrice descrive questa sua prima pubblicazione:
"Mettiamo in chiaro un paio di cose per chi leggerà le pagine a venire.
Non le definisco “poesie” perché l’ultima volta che ho studiato qualcosa inerente alla composizione di una poesia risale alle antologie delle scuole. Però, ne leggo tante. Diciamo che mi pia- ce scrive i miei pensieri, incastrarli da qualche parte per trovare un ordine in ciò che mi frulla nella testa. Non sono tanto fan dell’ordine in realtà, la mia camera e le urla di mia madre ne sono l’evidenza, eppure quando si tratta di ciò che provo esigo una linea verosimilmente chiara. È come se i miei testi fossero delle cartelle sul MacBook, con il compito di tenere i miei pensieri in ordine.
Le lingue. Penso e sono circondata sempre da un botto di lingue, quindi anche le mie emozioni si manifestano diversamente in base alla lingua che utilizzo per veicolarle. No, non voglio fare l’hipster o l’edgy. Se oggi è in italiano bene, but if tomorrow is English so be it.
Quindi troverete un po’ e un po’."
L'autrice
Naomi Kelechi Di Meo, classe 1999, nata a Bre- scia e cresciuta sulle colline moreniche che ab- bracciano il lago di Garda.
Studia presso l’Università di Amsterdam il cor- so di Media and Information, dopo aver lasciato il corso di Scienze Politiche il primo anno.
Dall’età di 12 anni inizia a coltivare una forte passione per la scrittura che terrà segreta fino al 2020, anno di svolta per via della pandemia.
Inizia con testi brevi, che ancora oggi non riesce a definire poesie, fino a trovare interesse an- che nella composizione di articoli sia accademici e non, principalmente su argomenti che toccano la politica e le questioni sociali.
Grazie al suo background multietnico, madre nigeriana e padre italo-argentino-etiope, è sem- pre riuscita a guardare al mondo con uno sguardo poliedrico che definisce essere “sempre in co- stante evoluzione”.
Aspira ad intraprendere una carriera che si spo- si con la sua passione per la scrittura e i temi sociali, ammirando scrittori come Chimamanda Ngozi Adichie, Chinua Achebe, bell hooks, Wole Soyinka, Frantz Fanon, Léopold Sédal Senghor e William Wordsworth.
Si definisce una attivista per necessità, e una scrittrice per amore. Da aprile 2021 è attiva socialmente con il suo profilo personale di Instagram ed è co-fondatrice del collettivo Art3, il quale si occupa di attivismo online e offline.
Tutto è potenzialmente infiammabile, se sfiorato dalla passione. Il fuoco nasconde molte storie nella cenere. Albe, tramonti, visioni miracolose, rose rosse, luci di locali, lusso, vesti regali, vini inebrianti, bacche velenose, sangue, rabbia, eros, tragedie, libri di poesia. E in merito a questi ultimi, in particolare: meglio leggerli subito... perché le fiamme li divorano più in fretta!
Beatrice Carmen d'Abbicco, nativa di Puglia dal 1995. Anima che passeggia tra le tarante nell'afa e le atmosfere fiabesche e pagane più remote. Laureata in Lettere e attualmente immersa in "Scienze dello Spettacolo", arti, pedagogia, gender studies, volontariato e danza.
Woolwich è un’ipotetica cittadina del Nebraska. A Woolwich succedono cose strane: ogni tre anni qualcuno muore, per mano di un serial killer. La popolazione si è abituata a scorrere la cronaca nera a ogni ricorrenza, cercando un nome familiare. E ogni volta quell’attimo di apprensione, il respiro trattenuto e poi la scossa: anche
stavolta la morte è andata incontro a uno sconosciuto. Thomas Randall Newman è uno scrittore in cerca di una storia. La sua storia. Thomas è nato e cresciuto a Woolwich e l’idea di tornarci non lo entusiasma affatto. Eppure ha deciso: la storia dell’assassino dei tre anni sarà il suo prossimo romanzo. Quello che ancora non sa
è fin dove lo porterà, questa storia. "Giro sul girello. Il mondo intorno a me gira. Sono il re ma non mi interessa. Scapperò. Lascerò soli i miei sudditi. Non mi interessa. Sono il re. Posso fare ciò che voglio. Con il girello arrivo fino al mio pianeta. Anche qui sono il re. Sono il re del mondo. Vado ancora più veloce. Arrivo alle stelle. Voglio essere il re delle stelle. Il re dell’universo. Se fossi il re dell’universo mi creerei degli
amici. Degli amici veri. Con i miei amici giocherei. Con i miei amici parlerei. Non tradirei mai i miei amici. I miei amici non tradirebbero mai me".
Otto racconti collegati tra loro, un microcosmo di personaggi uniti da relazioni simultaneamente reali e soggettive, o per citare Leibniz, da Enti di Ragione, in bilico tra illusione e rassegnazione disperata. Incontri, ricordi, invenzioni che si insinuano tra il passato e il futuro, influenzano nel presente i flussi di coscienza, portano a ripetere gesti, a cambiarli, a dubitare di sé e degli altri. Penserà ancora a me la ragazza a cui da adolescente scrissi una poesia di insulti? Davanti a me ho la stessa sorella che avevo da piccolo o è un'altra? E perché la fuga di un gatto, un programma in tv, un attentato o una chat erotica mi obbligano a fare i conti con la realtà? E se volessi far finta di niente? Marta Cai smaschera i meccanismi di difesa che attuiamo per sfuggire all'ineluttabile: le relazioni ci segnano e non tollerano di essere ignorate.
“Le pagine di un diario raccontano di sentimenti forti, negativi o positivi che siano. Passata un’emozione violenta, si scrive sopra la prossima. La vita è un inseguimento, una corsa. Ritengo invece che sia importante fermarsi, ascoltarsi e imparare ad apprezzare quel che si ha. Saper dire Grazie. Ecco perché credo sia fondamentale scrivere anche sugli stati emotivi di appagamento, di serenità continua, di normalità. Ciò che dovremmo apprezzare maggiormente è proprio la normalità, è questo il vero dono”.
Libere e sentite, le parole fluiscono sulle pagine di questo diario che si legge tutto d’un fiato. Le ansie quotidiane, i dilemmi e le riflessioni sulla vita che solo nella forma “diario” si possono narrare senza filtri, tra oscurità e desideri, in nome dell’ascolto profondo di se stessi, quello vero e autentico in grado di cambiare la propria visione del mondo. Un’opera che parla soprattutto alle donne ed incita al cambiamento poiché “Siamo vittime senza accorgercene perché semplicemente siamo abituate a sistemi sociali e mentali che si sono inconsapevolmente incorporati in noi. È necessario liberarsi da tale prigione che, in quanto costrutto mentale, è totalmente immaginaria”.
Francesca Osseni è nata in provincia di Firenze nel 1990, dove attualmente vive. Dopo le lauree in Lettere moderne e in Teoria della comunicazione, inizia a lavorare come docente di italiano L2 in scuole e altri settori professionali.
Mumble Mumble… è la sua prima pubblicazione letteraria.
Le convenzioni sociali e i pregiudizi possono influenzare le nostre prime volte? Se si in che modo lo fanno? Abbiamo messo a confronto generazioni, orientamenti sessuali ed esperienze e siamo giunte a delle conclusioni decisamente interessanti.
In questo episodio vi proponiamo quindi le nostre opinioni, che con l'aiuto di Carolina
benzi, sex coach e consulente e formatrice, abbiamo provato a deostruire, per capire come e quando la nostra vita sentimentale incontra la convenzione e il giudizio.
Il libro da cui abbiamo preso ispirazione è stato: "I Corpi Astinenti – il sesso tra imposizione sociale e libertà"
I racconti che compongono quest’opera vedono come protagoniste tre giovani donne. Una storia d’amore tardo-adolescenziale dai risvolti amari scuote la fragilità di Isabel, una ventenne abituata a vivere tra caos, incertezze e precarietà. Nel secondo racconto, Roma è pronta ad accogliere Giulia, la quale è però incagliata tra velleità professionali e modelli di pensiero ormai divenuti caposaldo di generazioni talmente lontane tra loro che sembra difficile possano coesistere. Mia è invece la protagonista dell’ultimo episodio, una donna che oscilla tra un incerto presente fatto di borse di studio europee e un rassicurante passato legato alla storia della sua famiglia nella Germania Est. Il desiderio di affermarsi per essere indipendenti è il trait d’union di questi frammenti di vita quotidiana, contornati da precisi riferimenti musicali che contribuiscono a suddividere la narrazione in tempi di danza simili a quelli delle suites barocche.
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