....

....

By Michele D’InnellaSociety & Culture
Download on the App Store

.... episodes

  • Giornalisti nel mirino della Mafia
    Cosimo Cristina iniziò la propria carriera di giornalista nel 1955 a vent'anni. Successivamente fondò e diresse a Palermo il periodico «Prospettive Siciliane».
    Giovane e ambizioso, con il periodico da lui fondato seguiva con particolare attenzione la cronaca nera, il fenomeno mafioso e le sue ramificazioni nei territori di Termini Imerese e della vicina Caccamo. Tali attività di cronaca gli costarono la condanna a morte da parte di alcune famiglie mafiose. Le circostanze dell'assassinio furono studiate per far apparire tutto come se si fosse trattato di un suicidio. Infatti venne trovato in un primo tempo morto sui binari delle ferrovie all'interno della galleria Fossola vicino Termini Imerese, e questo fece concludere agli inquirenti che si fosse trattato di un suicidio.
    A sollevare la questione e a far notare alcuni particolari furono prima i parenti, poi i colleghi de L'Ora di Palermo, quindi il coraggioso giornalista Mario Francese (anch'egli successivamente vittima di mafia), ma si dovettero attendere ben sei anni perché il caso venisse riaperto. Nel 1966 si effettuò l'autopsia sul corpo del giornalista: i periti Marco Stassi e Ideale Del Carpio esclusero la tesi dell'omicidio e confermarono quella del suicidio. Da quel momento sulla figura di Cosimo Cristina calò l'oblio e il cronista venne del tutto dimenticato.
    Entra a far parte della nostra community seguendo Blu Notte su Instagram e Twitter e iscriviti al canale Telegram per rimanere sempre aggiornato sulle prossime puntate cliccando su questi link:
    • Twitter: http://twitter.com/BluNottePodcast
    • Instagram: instagram.com/blu.notte.podcast
    • Telegram: https://t.me/BluNottePodcast
    1 hr 39 min
  • La Banda degli Uomini d’Oro
    Giuliano Guerzoni ed Enrico Ughini erano due degli "Uomini d'oro", la banda che eseguì un colpo alle Poste di Torino il 26 giugno 1992. Durante il colpo vennero trafugati due miliardi e mezzo di lire e i due persero la vita, probabilmente assassinati dai loro stessi complici...
    Corre l’anno 1996. È la mattina del 27 giugno quando alla direzione delle Poste si accorgono che i sacchi, regolarmente chiusi (e non regolarmente piombati, ma quello inizialmente sfugge) provenienti da varie filiali degli uffici postali, contengono pagine di fumetti di Topolino tagliati a misura di banconote e un pezzo di busta paga di un dipendente. Un errore o una firma lasciata per troppa sicurezza? A casa della persona indicata sulla busta paga, Giuliano Guerzoni, autista dei furgoni che trasportano quei sacchi, gli inquirenti trovano un curioso oggetto, una sveglia trafitta da un coltello. Se sia un messaggio o altro, non si saprà mai. Il bottino del furto ammonta a qualcosa come otto miliardi, di cui in contanti poco più di due miliardi ‒ che se facciamo due conti nel secolo scorso erano una bella cifra. A parziale discolpa della poca attenzione relativamente alle punzonature, va detto che solo due giorni prima, il 25, sempre a Torino, polizia e carabinieri hanno sventato una rapina da un miliardo e mezzo in contanti ad un altro ufficio postale: le probabilità di un bis sono l’ultima cosa a cui può pensare. Le indagini ‒ nonostante si abbia la certezza di almeno un nome ‒ si rivelano più complicate del previsto. Il Guerzoni è scomparso. Letteralmente dissolto nel nulla. Nel frattempo gli inquirenti ipotizzano complici e modalità del furto. ll 14 luglio, un colpo di scena del tutto inaspettato cambierà tute le carte in tavola…
    Entra a far parte della nostra community seguendo Blu Notte su Instagram e Twitter e iscriviti al canale Telegram per rimanere sempre aggiornato sulle prossime puntate cliccando su questi link:
    • Twitter: http://twitter.com/BluNottePodcast
    • Instagram: instagram.com/blu.notte.podcast
    • Telegram: https://t.me/BluNottePodcast
    49 min
  • Poliziotti allo sbaraglio - Le morti senza giustizia degli agenti Agostino e Piazza
    Il 5 agosto 1989 Antonino Agostino, poliziotto e agente segreto italiano, specializzato nella cattura dei latitanti, era a Villagrazia di Carini con la moglie Ida Castelluccio, sposata appena un mese prima ed incinta di due mesi. Mentre entravano nella villa di famiglia per festeggiare il compleanno della sorella di lui, un gruppo di sicari in motocicletta arrivò all'improvviso e cominciò a sparare sui due. Agostino venne colpito da vari proiettili, mentre la Castelluccio venne raggiunta da un solo colpo e cominciò a strisciare per terra per avvicinarsi al marito morente. I genitori di Agostino, uditi gli spari, andarono a soccorrere il figlio e la nuora ma non c'era più niente da fare: erano entrambi già morti. Quel giorno, Agostino non portava armi addosso. La squadra mobile di Palermo seguì inutilmente per mesi un'improbabile "pista passionale"...
    Entra a far parte della nostra community seguendo Blu Notte su Instagram e Twitter e iscriviti al canale Telegram per rimanere sempre aggiornato sulle prossime puntate cliccando su questi link:
    • Twitter: http://twitter.com/BluNottePodcast
    • Instagram: instagram.com/blu.notte.podcast
    • Telegram: https://t.me/BluNottePodcast
    43 min
  • Il delitto dell’Università Cattolica
    Il delitto della Cattolica è un caso di omicidio commesso il 24 luglio 1971 all'interno dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove una giovane donna, Simonetta Ferrero, venne uccisa. Il caso è rimasto irrisolto.
    Nata a Serravalle Sesia nel 1945 da famiglia benestante piemontese, Simonetta Ferrero risiedeva con la famiglia a Milano, dove il padre lavorava presso la Montedison. Laureata nel 1969 in Scienze politiche alla Cattolica di Milano, dietro raccomandazione di suo padre era stata assunta alla direzione del personale della stessa Montedison presso la sede di piazzale Luigi Cadorna.
    Sabato 24 luglio 1971 era impegnata con alcune commissioni in quanto la sera stessa sarebbe dovuta partire con i genitori per recarsi in vacanza all'estero. La mattina di lunedì 26 luglio, alle ore 9 circa, un seminarista ventunenne di Mogliano Veneto, frequentante Filosofia nell'ateneo cattolico, Mario Toso (oggi vescovo e docente universitario), dopo aver partecipato in università alla messa delle 8 stava recandosi alla segreteria degli istituti religiosi tramite le scale del blocco G, il più distante dall'entrata di largo Gemelli. La sua attenzione fu richiamata dallo scrosciare ininterrotto dell'acqua proveniente dal bagno delle donne. Toso riferì agli inquirenti che la circostanza lo aveva contrariato in quanto - deputato alla gestione dell'ordine dei bagni e delle camerate nel suo seminario - vedeva la cosa come uno spreco e ciò l'indusse quindi a entrare nel locale bagno per chiudere il rubinetto. Una volta entrato scoprì il corpo pugnalato di Simonetta Ferrero.
    La salma, il cui riconoscimento fu affidato a due lontani parenti, perché il padre della ragazza fu colpito da due infarti e la madre ebbe un collasso una volta appresa la notizia, presentava 33 ferite di arma da taglio e sette di esse furono ritenute mortali. Dodici coltellate avevano colpito ventre, collo o volto. Il corpo era vestito, privo di segni che indicassero violenza sessuale e con ferite sulle mani che suggerivano disperati tentativi di difesa messi in atto dalla vittima.
    Le indagini sulla vita della ragazza non trovano nulla di particolare; non ha fidanzati, è una ragazza seria e precisa e vive ancora con i suoi; da poco lavorava all'ufficio selezione del personale della Montedison. Si ipotizza che magari potrebbe essere stato qualcuno respinto a un colloquio di lavoro. Il movente della rapina venne escluso perché venne ritrovata la borsa con i soldi e aveva ancora un anello d'oro al dito. Si indaga anche su alcuni personaggi sospetti che importunano le studentesse ma anche questa pista non porta a nulla. La risonanza mediatica del caso genera anche mitomani che si accusano del delitto; dopo centinaia di interrogatori non si riesce a trovare ne' testimoni e neanche un movente.
    Entra a far parte della nostra community seguendo Blu Notte su Instagram e Twitter e iscriviti al canale Telegram per rimanere sempre aggiornato sulle prossime puntate cliccando su questi link:
    • Twitter: http://twitter.com/BluNottePodcast
    • Instagram: instagram.com/blu.notte.podcast
    • Telegram: https://t.me/BluNottePodcast
    48 min
  • Uomini di Stato
    Boris Giuliano, capo della squadra mobile di Palermo, segue la traccia dei flussi di denaro e arriva a scoprire i meccanismi del traffico internazionale di stupefacenti di Cosa Nostra.
    Il Maresciallo della Guardia di Finanza Silvio Novembre, collaborando con l’avvocato Giorgio Ambrosoli, riesce ad incastrare il finanziere Michele Sindona.
    Il commissario Pasquale Juliano arriva molto vicino alla verità sulla “strategia della tensione” prima che scoppi la bomba di piazza Fontana a Milano, ma viene fermato. Storie di servitori dello Stato abili e onesti, che nella lotta contro la criminalità hanno perso la vita o sono stati traditi e abbandonati alla peggiore delle condanne, l’indifferenza e la rimozione dalla memoria collettiva...
    Entra a far parte della nostra community seguendo Blu Notte su Instagram e Twitter e iscriviti al canale Telegram per rimanere sempre aggiornato sulle prossime puntate cliccando su questi link:
    • Twitter: http://twitter.com/BluNottePodcast
    • Instagram: instagram.com/blu.notte.podcast
    • Telegram: https://t.me/BluNottePodcast
    1 hr 37 min
  • Il misterioso caso del Professor Klinger
    Il professor Roberto Klinger venne ucciso il 18 febbraio 1992 da tre colpi di pistola mentre andava al lavoro. L'unico indiziato viene scarcerato. Solo dopo l'archiviazione un anonimo scrive: "So chi è l'assassino".
    Nove faldoni impolverati racchiudono il mistero di via Muratori. Raccontano, senza riuscire a spiegare, la morte di un uomo amato e stimato. Aprono squarci inquietanti sulla vita dell'unico indagato per quei tre colpi di arma da fuoco sparati un martedì mattina di diciotto anni fa, a distanza ravvicinata, contro un medico di 67 anni, appena uscito di casa per andare a lavoro. Nessuna ombra nell'esistenza di Roberto Klinger: diabetologo, medico famoso della clinica Pio X, consulente di società sportive e vip, ma pronto a curare gratis i bisognosi. Patriarca, a suo modo, di una famiglia molto unita. Quella mattina, è il 18 febbraio del 1992, quando si diffonde la notizia della sua morte nessuno riesce a crederci. Sarà stata una rapina, o un errore, pensano tutti.
    Senza testimoni, senza un indizio preciso, senza una direzione da imboccare nelle prime 48 ore, la soluzione di un delitto diventa molto difficile. Questo spiegano gli investigatori, questo è quello che dimostra il caso del medico ucciso. Un percorso che trova nuovi, definitivi ostacoli quando entra in gioco l'uomo che farà di tutto per confondere le acque, sovrapporre opacità a falsi alibi. Per ora, nella stessa mattina in cui i giornali danno notizia dell'arresto di Mario Chiesa, gli agenti della Omicidi si trovano di fronte a una Panda celeste, parcheggiata sul marciapiede. La portiera del lato guidatore è aperta, spunta un piede poggiato per terra.
    Roberto Klinger era uscito di casa come ogni mattina alle 7 con il suo cane. Dopo un quarto d'ora era rientrato, per riuscire poco dopo per andare in clinica. Il tempo appena di entrare in auto, poi quei colpi in rapida sequenza, nessuna possibilità di difendersi. Tre proiettili calibro 7,65  -  il dubbio irrisolto è che siano partiti da una Molgora, una pistola a salve modificata  - sparati a distanza ravvicinata. L'assassino ha puntato al volto, uno dei proiettili ha raggiunto il midollo spinale, Klinger è morto subito.
    Entra a far parte della nostra community seguendo Blu Notte su Instagram e Twitter e iscriviti al canale Telegram per rimanere sempre aggiornato sulle prossime puntate cliccando su questi link:
    • Twitter: http://twitter.com/BluNottePodcast
    • Instagram: instagram.com/blu.notte.podcast
    • Telegram: https://t.me/BluNottePodcast
    42 min
  • La Storia della ‘Ndrangheta
    La 'Ndrangheta è un'organizzazione criminale italiana di connotazione mafiosa originaria della Calabria, inserita esplicitamente dal 30 marzo 2010 nell'articolo 416-bis del codice penale e riconosciuta come organizzazione criminale unitaria e con un vertice collegiale nel processo Crimine dalla corte di cassazione il 18 giugno 2016. È l'unica mafia presente in tutti i cinque continenti del mondo e secondo una indagine di Demoskopika del 2013, ha a livello globale un giro d'affari di 53 miliardi di euro. In Calabria vi sarebbero 166 cosche con almeno 4000 affiliati. Secondo altre stime invece la 'ndrangheta sarebbe attiva in 30 nazioni con 400 cosche e 60 000 affiliati di cui la maggior parte in Calabria. In Calabria svolge un profondo condizionamento sociale fondato sia sulla forza delle armi che sul ruolo economico raggiunto attraverso il riciclaggio del denaro, quest'attività permise così di controllare ampi settori dell'economia dall'impresa al commercio e all'agricoltura, spesso con una forte connivenza di aree della pubblica amministrazione a livello locale e regionale di tutti gli schieramenti politici. La relazione della Commissione parlamentare antimafia del 20 febbraio 2008 afferma che la 'ndrangheta «ha una struttura tentacolare priva di direzione strategica ma caratterizzata da una sorta di intelligenza organica» e la paragona alla struttura del movimento terroristico islamico al-Qaida. Dal 2013, la 'ndrangheta è considerata tra le più pericolose organizzazioni criminali del mondo con un fatturato che si aggira intorno ai 53 miliardi di euro, con numerose ramificazioni all'estero (dal Canada all'Australia e nei paesi europei meta dell'emigrazione calabrese).
    Entra a far parte della nostra community seguendo Blu Notte su Instagram e Twitter e iscriviti al canale Telegram per rimanere sempre aggiornato sulle prossime puntate cliccando su questi link:
    • Twitter: http://twitter.com/BluNottePodcast
    • Instagram: instagram.com/blu.notte.podcast
    • Telegram: https://t.me/BluNottePodcast
    1 hr 31 min
  • Gioia Tauro - La strage dimenticata
    La strage di Gioia Tauro venne causata dal deragliamento del treno direttissimo Palermo-Torino del 22 luglio del 1970, avvenuto a poche centinaia di metri dalla stazione di Gioia Tauro. La sentenza della corte di Assise di Palmi n 3/96 del 27/2/2001 individua come responsabili tre esponenti di Avanguardia Nazionale: Vito Silverini, Vincenzo Caracciolo e Giuseppe Scarcella. Le cause non vennero mai accertate, ma nelle conclusioni della relazione del giudice istruttore del tribunale di Palmi si legge che l'attentato dinamitardo sia l'ipotesi più probabile. Con una direttiva del 22 aprile 2014, tutti i fascicoli relativi a questa strage non sono più coperti dal segreto di Stato e sono perciò liberamente consultabili.
    Entra a far parte della nostra community seguendo Blu Notte su Instagram e Twitter e iscriviti al canale Telegram per rimanere sempre aggiornato sulle prossime puntate cliccando su questi link:
    • Twitter: http://twitter.com/BluNottePodcast
    • Instagram: instagram.com/blu.notte.podcast
    • Telegram: https://t.me/BluNottePodcast
    44 min
  • La Vedova Nera del Pavese - Milena Quaglini
    In Italia sono poche le donne che a causa dei crimini commessi sono annoverabili nel “girone” dei serial killer: una di queste è proprio Milena Quaglini. Ha trascorso una vita intera sottomessa dagli uomini che le sono stati accanto: prima il padre, violento e dispotico, poi i mariti e i compagni che si sono alternati con la promessa di una vita felice ma che infine si sono smascherati con una realtà fatta soltanto di botte e abusi. Una condizione di forzata subordinazione contro la quale bisognava lottare, anche con altrettanta violenza...
    Entra a far parte della nostra community seguendo Blu Notte su Instagram e Twitter e iscriviti al canale Telegram per rimanere sempre aggiornato sulle prossime puntate cliccando su questi link:
    • Twitter: http://twitter.com/BluNottePodcast
    • Instagram: instagram.com/blu.notte.podcast
    • Telegram: https://t.me/BluNottePodcast
    44 min
  • Nicola Calipari - L’eroe di Baghdad
    La sera del 4 marzo 2005 un'autovettura dei servizi segreti italiani con a bordo Giuliana Sgrena, l'autista Andrea Carpani e Nicola Calipari, giunta nei pressi dell'aeroporto di Baghdad, transita sulla Route Irish in direzione di un posto di blocco statunitense. La giornalista è stata appena rilasciata dai rapitori, a conclusione di una lunga trattativa condotta da Calipari, che aveva comunicato telefonicamente agli uffici del governo di Roma il felice esito dell'operazione, informando anche l'ambasciata.
    La Route Irish è presidiata a causa delle frequenti azioni ostili nella zona (135 da novembre a marzo, per la maggior parte fra le 19 e le 21: ora in cui transitava l'auto del SISMI), e anche per il previsto passaggio dell'allora ambasciatore statunitense in Iraq John Negroponte. Approssimandosi alla zona vigilata, il veicolo è oggetto di numerosi colpi d'arma da fuoco; Calipari si protende per fare scudo col suo corpo alla giornalista e rimane ucciso da una pallottola alla testa. Anche la giornalista e l'autista del mezzo rimangono feriti. A sparare è Mario Lozano (New York, Bronx, 1969), addetto alla mitragliatrice al posto di blocco, appartenente alla 42ª divisione della New York Army National Guard. Altri soldati sono stati sospettati di aver partecipato alla sparatoria.
    Entra a far parte della nostra community seguendo Blu Notte su Instagram e Twitter e iscriviti al canale Telegram per rimanere sempre aggiornato sulle prossime puntate cliccando su questi link:
    • Twitter: http://twitter.com/BluNottePodcast
    • Instagram: instagram.com/blu.notte.podcast
    • Telegram: https://t.me/BluNottePodcast
    1 hr 8 min

About ....

From the publisher's feed

...