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149: Il contagio corre, il governo resta a guardare


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Tre nuovi studi aiutano a capire il rischio costituito dalla variante Omicron, ma nonostante il numero di casi in rapido aumento, il governo non sembra intenzionato a introdurre misure anti–contagio incisive
 

Tre nuovi studi sembrano confermare che la variante Omicron causi sintomi meno gravi. Tuttavia, l’elevata contagiosità probabilmente provocherà comunque un’ondata di ospedalizzazioni. Riuscendo a evadere in certa misura le protezioni del vaccino, Omicron causa anche numerose re–infezioni: molti casi vengono registrati come meno gravi proprio perché riguardano chi ha già una forma di protezione dal Covid–19. In particolare, secondo un nuovo studio dell’Imperial College, la percentuale di persone ammalate nonostante una precedente infezione sono il 13%, mentre la media di reinfezione di Delta era stimata pari a 2,5%. I ricercatori arrivano alla conclusione che il 40% dei casi osservati sono re–infezioni, e di questi l’8% sono re-infezioni da Delta. Il rischio di ospedalizzazione è solo parzialmente ridotto rispetto a Delta — tra il 15 e il 20% — e per il 50–60% è riconducibile alle re-infezioni. Per approfondire ulteriormente, vi rimandiamo a questo ottimo thread di Deepti Guardasani.

 

Gli altri due studi — uno ancora in fase di lavoro e disponibile sul sito dell’Università di Edimburgo su dati raccolti in Scozia, l’altro disponibile in pre-print e basato su casi in Sudafrica — aggiungono altri dettagli utili agli stati per valutare come reagire a Omicron: i ricercatori scozzesi hanno registrato una riduzione del rischio di ospedalizzazione di due terzi, una percentuale che sale addirittura all’80% nei dati sudafricani. Però, una volta raggiunto il livello di gravità per cui è necessario andare in ospedale, il rischio che la malattia diventi più severa è pari alle precedenti varianti.

 

Le nuove restrizioni approvate dal governo confermano gran parte delle anticipazioni dei giorni scorsi. Dopo una settimana di attendismo per “aspettare i dati,” l’esecutivo ha adottato una serie di misure molto timide per contrastare l’ondata di variante Omicron. Viene poi estesa l’applicazione del “green pass rafforzato”: sarà obbligatorio in bar e ristoranti anche per il consumo al banco e per accedere a numerosi servizi o locali: piscine, palestre, musei, sale gioco, etc. Fa la sua comparsa anche una digi-evoluzione del green pass: il “mega green pass” — nome giornalistico ma non ufficiale, purtroppo — ovvero il certificato valido solo per chi ha la combinazione di seconda dose e tampone negativo, oppure la terza dose. Per il momento, però, servirà solo entrare come visitatori nelle Rsa e hospice.

 

Con queste misure, per i vaccinati o i guariti, viene sostanzialmente annullata la distinzione tra zona bianca, gialla e arancione — rendendo quindi obsoleto il sistema a zone per gran parte della popolazione italiana. Non è stata approvata una delle misure più discusse nei giorni scorsi, ovvero l’obbligo di tampone per partecipare agli eventi affollati al chiuso — né l’obbligo vaccinale per i dipendenti della pubblica amministrazione, voluto, secondo i retroscena, soprattutto dal Pd. 

 

Il governo spera insomma che l’accelerazione sulle terze dosi e l’obbligo di indossare mascherine FFP2 al chiuso — anche in situazioni molto affollate, dato che non sono previste nuove regole per le capienze di mezzi pubblici, cinema o teatri — sia sufficiente ad arginare l’ondata dei contagi. Che ieri ha raggiunto un nuovo picco massimo dall’inizio della pandemia, con 44.595 casi, 168 morti e un tasso di positività al 4,9% — indice di una circolazione del virus molto ampia. Secondo la tanto attesa “flash survey” dell’Iss, la variante Omicron è al 28% di prevalenza, con un tasso di raddoppio ogni due giorni. I dati sono già vecchi: è quasi certo che alla prossima indagine, prevista per il 3 gennaio, la nuova variante risulterà dominante. 

 

Come sempre, la situazione non è uguale in tutte le re
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