Priorità: il governo ha bocciato la proposta di congedo parentale paritario delle opposizioni e ha presentato una nuova legge elettorale su misura.
La proposta di legge, a prima firma Schlein, avrebbe portato il congedo di entrambi i genitori a 5 mesi retribuiti al 100%, finanziandolo con il taglio dei sussidi ambientalmente dannosi — che in Italia valgono circa 123 miliardi di euro all'anno. Il governo ha risposto che non ci sono le coperture: la stessa scusa usata per il salario minimo, mentre i soldi per i centri in Albania, il ponte sullo Stretto e l'aumento delle spese militari saltano fuori senza problemi.
Oggi in Italia il congedo obbligatorio per le madri è di 5 mesi pagato all'80%, quello per i padri è di 10 giorni — fino al 2018 erano due. La sproporzione è la radice strutturale della disparità salariale tra uomini e donne: i dati mostrano che le retribuzioni femminili subiscono una flessione in corrispondenza della maternità che non viene mai recuperata lungo l'intera carriera lavorativa. Equiparare i congedi significherebbe anche eliminare l'alibi con cui molte imprese preferiscono assumere uomini.
Schlein ha fatto notare che questa bocciatura arriva "dal primo governo che ha un presidente del Consiglio donna." Il tema si allarga alla questione della riduzione dell'orario lavorativo — la proposta Conte delle 6 ore giornaliere, tutt'altro che populista alla luce degli studi sulla produttività — e alla contraddizione di fondo di un sistema che chiede alla gente di fare figli e poi tratta la genitorialità come un problema.
Intanto, di fronte a sondaggi sempre meno incoraggianti — in particolare sul referendum sulla giustizia, dove il fronte del No è in netta rimonta — il governo corre ai ripari con una nuova legge elettorale.
Lo "Stabilicum," che suona più come un farmaco per la regolarità intestinale che come una riforma istituzionale, è un proporzionale con soglia di sbarramento al 3% e un premio di maggioranza flessibile: chi supera il 40% dei voti ottiene fino al 55% dei seggi. Non ci sono le preferenze — una vecchia battaglia di Meloni, silenziosamente abbandonata — e sulla scheda dovrà comparire il nome del candidato presidente del Consiglio, una mossa pensata per mettere in difficoltà un centrosinistra che dovrebbe scegliere in fretta il proprio candidato.
Una simulazione YouTrend parla chiaro: con il sistema attuale, centrodestra e centrosinistra arriverebbero sostanzialmente in parità; con la nuova legge, la destra avrebbe il 57% dei seggi in Parlamento. Il tempismo è rivelatore. La proposta arriva mentre il fronte del Sì al referendum perde terreno di giorno in giorno, e la comunicazione del governo è diventata più nervosa e flamboyant. Più fanno campagna per il Sì, più la gente si mobilita per il No: una posizione di lose-lose da cui sembra difficile uscire.
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