(1900 – 1934 Nanga Parbat) Non è stato solo il padre della scala dei gradi delle difficoltà in arrampicata: è stato un grandissimo appassionato delle pareti di misto che hanno spianato la strada alle grandi nord e poi agli “ultimi 3 problemi delle Alpi” (nord del Cervino, delle Grandes Jorasses, dell’Eiger). È stato uno studente di Paulckel, il primo “dottorando” in “valangologia”; è stato un grande alpinista himalayano, morto troppo stupidamente, per colpa del capo spedizione – un grande amico di Willo – incapace di gestire una spedizione, incapace di cogliere che scalare in Himalaya non era come scalare sulle Alpi. È stato un “amico” di Heckmair (l’aveva aiutato ad entrare nel corso guide); faceva parte della ristrettissima “clicca” elitaria degli accademici della sezione alpina “München” che decideva il bello e il brutto tempo sulle spedizioni himalayane (la Repubblica di Weimar tra il 1929 e il 1939 ne organizzerà ben 9 – tutte fallimentari), dei “rich kids” che si presentavano in falesia a Baierbrunn con la macchina, o la moto, tutti ben vestiti ma che tenevano le distanze dall’altra grande (dalla vera ?) eccellenza alpinistica tedesca della Zwischenzeit (degli anni tra le due guerre): quella dei Bergvagabunden. Una figura imprescindibile nella storia dell’alpinismo germanofono, ma evanescente dal punto di vista umano.