Analisi e commenti | RRL

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Analisi e commenti | RRL episodes

  • 242 - Il Santo Sacrificio della Messa
    Sull'altare tutti i raggi della verità e della grazia celeste si incontrano come in un fuoco: chi può avvicinarsi a questo focolare incandescente, senza essere infiammato di ardente devozione e di fervente amore di Dio? L'altare sul quale il Dio-Uomo giorno dopo giorno si offre davanti ai nostri occhi e mediante le nostre mani, è il focolare sacro dove vengono accesi e infiammati la fede, la speranza e l'amore, dove viene animato lo spirito di preghiera e la devozione è suscitata e ascende al Cielo stesso. Nella legge antica (Lv 6, 12) Dio ha detto: "Il fuoco sull'altare deve sempre bruciare". 
    Ma in realtà è sui nostri altari che Dio ha acceso un fuoco che non si spegnerà mai. Tutti i misteri e le verità nascosti nel Sacrificio della Messa e che, dall'altare, attraggono il cuore con una forza meravigliosa, richiamano lo spirito e le parole della preghiera. È difficile elevarsi al Cielo col pensiero, elevare la nostra mente a Dio, sebbene la terra ci trascina sempre verso il basso come un peso di piombo, quando nella Messa il Cielo scende a noi, quando il nostro Dio e Redentore sta davanti a noi, umilmente velato sotto le apparenze del pane e del vino? Cristo scende sotto le apparenze di cibo materiale, al quale sono rivolti i nostri pensieri e le nostre preoccupazioni, e dai quali Egli può distoglierci silenziosamente e delicatamente, e sollevare i nostri cuori verso il cielo.
    4 min
  • 12 VITA – L’antispecismo galoppa
    Non mancano di suscitare quanto meno perplessità i due titoli affiancati sul numero di settembre del mensile Con, edito dalla Coop, alle pagine 36 e 37. Titoli, che cozzano l’uno contro l’altro. Sulla facciata di destra, «Il diritto all’aborto negato anche online» e, su quella di sinistra, «Mettere fine alla strage dei pulcini maschi».
    Nel primo articolo non una bioeticista, nemmeno una filosofa od una sociologa, bensì una «docente ed esperta di comunicazione web», come viene presentata, ovvero la professoressa Alessandra Farabegoli, definisce «inquietante», dopo la famosa sentenza della Corte Suprema americana, che, negli Stati Usa ove l’aborto sia stato bandito per legge, le autorità possano richiedere l’accesso ai dati individuali, per capire chi vi si sia sottoposto e chi no attraverso le app per il monitoraggio del ciclo, quelle per la geolocalizzazione presso cliniche abortiste di altri Stati e l’eventuale acquisto di medicinali abortivi. Perciò «le attiviste pro-choice hanno iniziato a consigliare di interrompere» quelle app, «senza limitarsi a disinstallarle dallo smartphone, ma richiedendo la cancellazione completa dei dati del proprio account». Esse temono anche quei gruppi pro-life, che fanno ricorso a database commerciali «per indirizzare le loro campagne a donne, i cui comportamenti lascino presumere l’intenzione di abortire»: sia mai che qualcuna di queste possa ripensarci e salvare la vita del figlio, che tiene in grembo! La professoressa Farabegoli conclude prevedibilmente il proprio articolo con l’appello, da donna a donne, a «continuare a impegnarci per difendere e ampliare i nostri diritti».
    Dopo tanto accanimento a favore dell’aborto lascia perplessi il vigore con cui, nella pagina accanto, ci si scaglia invece contro «l’uccisione dei pulcini maschi nelle filiere delle galline ovaiole», perché «considerati “scarti” improduttivi», definendola una «prassi inutile e crudele». Lo stridore tra le due notizie è evidente. Com’è possibile che ai pulcini maschi si voglia riconoscere quel diritto alla vita che viceversa viene negato ai bambini nel grembo materno? Com’è possibile definire «prassi inutile e crudele» l’eliminazione dei pulcini e non l’aborto? Com’è possibile inorridire per il fatto che i pulcini vengano definiti «scarti improduttivi» e non per il fatto che i piccoli umani abortiti vengano considerati nelle cliniche e negli ospedali «materiale organico di scarto»?
    5 min
  • XIV domenica dopo Pentecoste
    Cercate prima il Regno di Dio e la Sua giustizia, e ogni altra cosa vi verrà data in più
    Questa domenica è talvolta chiamata “la domenica dei due maestri”. Chi di loro serviremo: la carne o lo spirito? Dio o il denaro? Ma potremmo anche chiamarla “la domenica del Regno di Dio”. Sia san Paolo nell’Epistola, sia poi Nostro Signore nel Vangelo, ci parlano di questo grande tema. L’Apostolo ci dà l’insegnamento più elementare. Ci parla di alcuni dei peccati mortali che impediscono a una persona di ereditare il Regno: fornicazione, idolatria, invidia, omicidi e così via. Questo è, per così dire, l’ABC del Cristianesimo. Poi Nostro Signore ci dà un insegnamento più avanzato. Ci mette in guardia non tanto dai peccati, quanto da quello che san Francesco di Sales diceva essere il male più grande che può capitarci dopo il peccato, cioè l’ansia o la sollecitudine. Cristo non ci vieta di desiderare cibo, bevande o vestiti, poiché queste sono necessità naturali; né ci vieta di pensare a come acquistarli, per noi stessi o per gli altri, e di lavorare sodo, se occorre, per questo. Non vuole però che ce ne preoccupiamo, come i pagani, ma piuttosto che abbiamo fede nella provvidenza del nostro Padre celeste e teniamo gli occhi fissi sulla meta: il Regno di Dio.
    9 min
  • 171 - Il Nome di Maria e il trionfo del suo Cuore Immacolato
    Il 12 settembre, dopo la festa della Natività della Santissima Vergine, la Chiesa onora il santo Nome di Maria per insegnarci, attraverso la Liturgia, ad avere sempre sulle labbra e nel cuore, il Nome di Maria, accanto a quello di Gesù. I suoi santi genitori Gioacchino ed Anna, le posero questo nome, nomen Virginis Mariae (Lc, I, 27) per speciale rivelazione del Signore, che in quel nome volle racchiudere tutte le grandezze spirituali di Colei che era destinata ad essere la Madre di Dio.
    Tra i tanti significati che sono stati attribuiti al nome di Maria, i santi e i teologi ne ricordano soprattutto quattro: stella del mare, mare amaro, signora o padrona e illuminatrice. Stella del mare, perché Maria è consolazione e guida di coloro che navigano nel mare di questo mondo, combattuti dalle onde e dalle tempeste delle tentazioni; mare amaro per l’immensità delle grazie celesti comunicatele da Dio, ma anche per l’immensità delle amarezze che Ella subì, durante tutta la vita, soprattutto nella Passione del Figlio; Signora e padrona, perché Maria è Regina del Cielo e della terra, a cui tutto è sottomesso; illuminatrice perché ha dato al mondo la Luce eterna e illumina di celeste sapienza le anime di tutti coloro che a Lei si affidano.
    Il Nome benedetto di Maria è anche un’arma infallibile contro i nemici, interni ed esterni, delle anime e della Chiesa. Il solo Nome di Maria atterrisce infatti i demoni e gli uomini che combattono Gesù Cristo e la Chiesa da lui fondata-
    6 min
  • 261 - La Magnanimita' secondo santa Teresa d'Avila
    Santa Teresa (Cammino di perfezione, c. XIX), riportando queste stesse parole del Salvatore: «Se qualcuno ha sete venga a me e beva», così esprime: «Pensate che il Signore invita tutti. Egli è la stessa verità, dunque la cosa è fuori dubbio. Se il festino non fosse generale, non ci chiamerebbe tutti, oppure, chiamandoci, non direbbe: "Vi darò da bere", ma direbbe invece: Venite tutti, non ci perderete nulla, ed io darò da bere a chi mi piacerà. Ma poiché egli dice senza restrizioni: "Venite tutti", ritengo come cosa certa che tutti quelli che non resteranno per istrada riceveranno quest'acqua viva. Si degni Colui che ce la promise farci la grazia di cercarla come si deve: La chiedo nel Suo nome stesso!».
         Nello stesso capitolo (XIX) la Santa dice: «Quando Dio vuole che beviamo di quest'acqua viva (l'unione divina, essendo assolutamente soprannaturale, non dipende da noi) è per purificare l'anima nostra... Tutto ad un tratto l'avvicina a sé, ed in un momento le insegna più verità, le dà più lume sul nulla di tutte le cose di quel che non avrebbe potuto acquistare in molti anni». Poi soggiunge (c. XXI): «Ritorniamo a quelli che sono risoluti di camminare per questa via e di non arrestarsi prima d'aver raggiunto la mèta, vale a dire prima di essersi abbeverati a questa acqua viva. E in primo luogo, come si deve principiare? Ciò che è di maggiore importanza, anzi di massima importanza, è di prendere una ferma risoluzione, una determinazione assoluta, irremovibile, di non fermarsi finché non abbiamo raggiunto la sorgente, accada quel che può accadere, costi quel che può costare; per quanto possiamo essere oggetto di critica o morire per via, oppressi sotto il peso di mille ostacoli, per quanto infine il mondo intero dovesse andare in rovina».
    In Nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.
    4 min

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