Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo

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Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo episodes

  • Ep. 558 Meditazione di esplorazione del respiro
    𝗠𝗘𝗗𝗜𝗧𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗜 𝗘𝗦𝗣𝗟𝗢𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗘𝗟 𝗥𝗘𝗦𝗣𝗜𝗥𝗢
    Respiriamo migliaia di volte al giorno senza accorgercene. Ma se ci fermiamo a osservare, scopriamo che il respiro ha qualità, sfumature, pause nascoste. In questa meditazione guidata esploriamo il respiro come un campo di indagine: caldo o freddo, lungo o breve, e quegli spazi silenziosi tra un'inspirazione e un'espirazione in cui semplicemente il corpo si sta. E poi rivolgiamo la stessa attenzione alla mente, scoprendo che i pensieri di ieri sono già scomparsi.
    Meditazione guidata registrata da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 15 giugno 2026.
    Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.
    36 min
  • Ep. 557 Riflessioni sui segni di verità del Dhamma
    Come facciamo a sapere se un insegnamento è davvero Dhamma? Il Buddha stesso ci ha dato un criterio preciso: non fidarti della fonte, fosse anche il Buddha in persona. Confronta ogni insegnamento con l'insieme dei Sutta e del Vinaya. Se è coerente, accoglilo. Altrimenti, lascialo andare. Un invito all'ascolto attivo e alla responsabilità personale che ci permette di adattare la pratica alle nostre esigenze senza perderci.
    Riflessioni di Dharma registrate da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 8 maggio 2026.
    Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.
    28 min
  • Ep. 556 Meditazione sul mantenere il respiro nella mente
    Respiriamo continuamente, eppure raramente sentiamo davvero dove il respiro arriva nel corpo. In questa pratica, ispirata all'insegnamento di Ajahn Lee Dhammadharo, impariamo a far fluire il respiro dalla base del cranio lungo la spina dorsale, nelle braccia, nelle gambe, fino alle dita e poi fuori nell'aria. Il corpo intero diventa un unico spazio di consapevolezza e benessere.
    Meditazione guidata registrata da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 8 maggio 2026.
    Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.
    35 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 31 marzo 2026 sulle azioni virtuose e i cinici
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    I cinici adottano spesso un tono di superiorità nelle loro sentenze, del tipo: “Dai, siamo onesti su quello che sta realmente succedendo”. Il filosofo olandese del Seicento Bernard de Mandeville, ad esempio, affermava: “L’uomo più umile al mondo deve ammettere che la ricompensa di un'azione virtuosa... consiste in un certo piacere che si procura contemplando il proprio valore”.
    In sostanza, secondo questa visione, le persone compiono buone azioni principalmente per le sensazioni piacevoli che ne ricavano. Una cosiddetta azione virtuosa, dunque, non sarebbe poi così diversa da quelle considerate non virtuose (comprese, forse, certe azioni care al signor de Mandeville). La convinzione alla base di questa visione è che dovremmo accettare l'umiliante verità che siamo tutti, sempre e inevitabilmente, mossi dall'interesse personale.
    Un paio di osservazioni: in primo luogo, il fatto che il ricordo di un'azione virtuosa procuri gioia alla mente non dimostra che quella gioia debba necessariamente essere lo scopo o la ricompensa attesa di quell’atto. Non si può liquidare con tanta disinvoltura il desiderio di rendere il mondo un posto migliore, di fare la differenza, di contribuire a ridurre la sofferenza. Accanto all'amore per il piacere e per sé stessi, l'amore per il bene e per la verità ha avuto un ruolo innegabile nella storia dell'umanità.
    Inoltre, dal punto di vista buddhista, un atto compiuto allo scopo di procurarsi il piacere di contemplare il proprio valore non è per nulla, in realtà, un’azione virtuosa: è una transazione.
    Ajahn Jayasāro, 31 marzo 2026
    2 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 28 marzo 2026 su un aneddoto di vita
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Diversi anni fa vivevo in una piccola capanna sul fianco di una collina fittamente alberata.
    Un giorno decisi di risalire il torrente che ruggiva poco distante, ingrossato dalle copiose piogge del giorno precedente.
    Non si trattava di una salita facile e, mentre mi arrampicavo, passando da una roccia all’altra, scivolai e caddi. Mi ritrovai supino nell’acqua, senza fiato ma per il resto illeso, improvvisamente consapevole di quanto fossi stato avventato. Se mi fossi rotto una gamba, solo la mattina seguente, non presentandomi al giro di elemosina nelle fattorie più a valle, qualcuno avrebbe potuto sospettare che qualcosa non andava.
    Poi mi colpì un altro pensiero: come avevo mai fatto a ritrovarmi a terra sano e salvo? Compresi che dovevo aver compiuto un movimento davvero acrobatico in aria. Non potei fare a meno di esserne in qualche modo impressionato.
    Come monaco, ogni giorno contemplo la natura impersonale del corpo: come i capelli e le unghie crescono, il cuore batte, il sangue circola, il cibo viene digerito e così via, il tutto senza permesso né controllo da parte mia - anzi, nella maggior parte dei casi, senza che io neppure ne comprenda i processi coinvolti. Soprattutto, rifletto su come il corpo umano invecchi istante dopo istante, sia soggetto alla malattia e infine alla morte, del tutto indifferente ai desideri e alle paure della mente con cui condivide il mondo. Rifletto su questi temi da quasi cinquant’anni. E tuttavia, seduto nel mezzo di quel torrente impetuoso, fu l’imprevista, inimmaginabile grazia del corpo che cadeva da un masso a offrirmi una delle intuizioni più memorabili sulla verità di "anattā".
    Ajahn Jayasāro, 28 marzo 2026
    3 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 24 marzo 2026 sulla gestione dei pensieri di rabbia
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Cercando di mantenere l’attenzione sul respiro, diventiamo consapevoli di tutte le condizioni che ci impediscono di farlo. Impariamo come prevenire il loro sorgere e come lasciarle andare. Questo principio si applica anche ad altri ambiti della pratica. Tenendo presente il quarto precetto, ad esempio, diventiamo consapevoli di tutte le intenzioni e le motivazioni, i desideri e le paure che ci portano a mentire. Questo ci fornisce la consapevolezza necessaria per purificare gradualmente la nostra parola. Rispettiamo i precetti perché siamo abbastanza saggi da comprenderne il valore e, rispettandoli, cresciamo in saggezza.
    Praticando la Retta Intenzione (Sammā Sankappā), mantenendo la nostra ferma intenzione di dimorare in pensieri liberi da malanimo, rabbia e aggressività, diventiamo sensibili ogni volta che tali pensieri sorgono. Questa è una pratica particolarmente importante nei momenti di conflitto. La paura porta facilmente al risentimento e alla rabbia che, se non espressi verbalmente, possono manifestarsi come pensieri del tipo: “Se lo meritano”, “Se la sono cercata”, ecc., quando la parte che vediamo come “loro” soffre. Dimentichiamo che abbandonarci anche al minimo piacere nella sofferenza, sia pure delle persone peggiori, crea una tensione nel cuore.
    I pensieri rabbiosi, i pensieri di risentimento e di aggressività, dimorano nella nostra mente solo perché noi diamo loro rifugio. Una ragione comune per farlo è credere che l'unica alternativa alla rabbia sia la passività. Non è così. La vera alternativa alla rabbia è l'equilibrio mentale lucido e intelligente chiamato upekkhā.
    Ajahn Jayasāro, 24 marzo 2026
    3 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 21 marzo 2026 sulle prove dell'esistenza del Buddha
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Forse vi è stato chiesto: "Quanto si può essere certi che il Buddha sia realmente esistito? Fino a che punto ci si può fidare dei testi?". La mia risposta è che la nostra fede poggia su basi davvero solide.
    I testi in Pali dei Sutta e del Vinaya mostrano un’incredibile unità e coerenza interna e al contempo non contenengono alcun riferimento a testi successivi. Non presentano anacronismi storici. Ciò trasmette al lettore informato la forte sensazione che siano tutti opera di una sola mente. L'uniformità dei testi attraverso lignaggi di trasmissione isolati indica un'origine presettaria comune e anche l'affidabilità dei metodi di trasmissione orale che i monaci usavano per preservarli.
    I sedici paesi menzionati nei testi furono presto inglobati dall'impero Nanda. L'assenza di riferimenti a questo o al successivo impero Maurya e alle sue grandi figure, come Candagutta e Asoka, rafforza la provenienza antica dei testi. Lo stesso vale per qualsiasi riferimento alla scrittura. Le scoperte archeologiche hanno confermato l'esistenza della maggior parte dei monasteri e delle città, datandoli al V secolo a.C.
    Le colonne di Asoka, erette circa 150 anni dopo la morte del Buddha, offrono prove convincenti. La colonna di Lumpini recita: «Qui nacque il Buddha, Shakyamuni». Un'altra include i titoli dei sutta che il grande imperatore consigliò ai suoi sudditi di studiare. I grandi stupa che fece costruire a Sanchi e a Bharthur, a 1000 km dalla sua capitale, presentano incisioni su pietra che raffigurano episodi della vita del Buddha, a dimostrazione di quanto fosse già diffuso il suo insegnamento.
    C'è molto altro ancora. Con questa singola pagina gialla sto solo sfiorando la superficie dell'argomento. A chiunque sia interessato consiglio l'eccellente “The Authenticity of the Early Buddhist Texts” ("L'autenticità dei primi testi buddhisti"), dei venerabili bhikkhu Sujāto e Brahmāli.
    Ajahn Jayasāro, 21 marzo 2026
    3 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 17 marzo 2026 sull'importanza di sila
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Nel 1978 a Londra, poco prima di partire per la Thailandia, ebbi un confronto con una psichiatra da poco in pensione dopo una lunga e brillante carriera. Mi sorprese quando mi disse che raramente aveva consigliato ai suoi pazienti di meditare. A suo avviso, la cosa essenziale da far comprendere alle persone con problemi di salute mentale era quanto le difficoltà che incontravano fossero legate alle loro azioni e al modo di parlare, e come il primo, fondamentale passo fosse il prendersi cura del proprio comportamento nel mondo.
    L’importanza di sīla non può essere sottovalutata. I ritiri di meditazione per laici sono stati senza dubbio uno sviluppo molto positivo nelle comunità buddhiste durante gli ultimi cinquant’anni. Tuttavia, la meditazione è solo una parte dell’addestramento integrato di corpo, parola e mente, necessario per la liberazione. Un’enfasi eccessiva sull’applicazione di una particolare tecnica meditativa, e una attenzione insufficiente alle condizioni di supporto offerte da dāna e sīla, conduce spesso a progressi non duraturi. Nelle condizioni particolari offerte da un ritiro, è possibile che la mente colga un fugace barlume del sublime; la questione è se essa sia abbastanza matura da approfondire quella visione. Imparare la gioia del donare disinteressatamente e fare esperienza dell’integrità e del rispetto di sé che derivano dall’osservanza dei precetti sono componenti fondamentali di tale maturità.
    Ajahn Jayasāro, 17 marzo 2026
    2 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 14 marzo 2026 sul significato di "amare se stessi"
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Oggigiorno si sente spesso dire che bisognerebbe amare se stessi. Sembra ragionevole, ma non è chiaro cosa comporti esattamente amarsi, né, in realtà, quale sia il vero significato di questa espressione. Presumibilmente, si riferisce al provare un certo tipo di sentimento verso se stessi. Molte persone cercano di capire se lo provano e, non trovandolo, finiscono per nutrire idee tossiche e incoerenti come quella di non essere abbastanza bravi.
    Il Buddhadhamma è preciso e pragmatico. Parte da domande pratiche e concrete, ad esempio: come si può essere buoni amici per se stessi? La risposta che dà è:
    Nutri il tuo cuore con atti di gentilezza e generosità.
    Crea e mantieni confini intelligenti nella vita, osservando i cinque precetti.
    Impegnati ad abbandonare gli stati mentali non salutari e a coltivare quelli positivi, come la pazienza, la benevolenza (mettā) e la consapevolezza.
    Cerca di imparare da ogni esperienza e sviluppa una visione profonda di come sono le cose, una visione libera da attaccamenti e da pregiudizi.
    Ajahn Jayasāro, 14 marzo 2026
    2 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 10 marzo 2026 sul suscitare ardore nella pratica
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Ancora, Udāyin, ho insegnato ai miei discepoli la via per lo sviluppo dei quattro retti sforzi.
    Qui un bhikkhu suscita ardore affinché non sorgano stati non salutari e nocivi non ancora sorti; egli si sforza, sviluppa energia, applica la mente e si adopera con determinazione.
    Suscita ardore per l’abbandono di stati non salutari e nocivi già sorti; egli si sforza, sviluppa energia, applica la mente e si adopera con determinazione.
    Suscita ardore per il sorgere di stati salutari non ancora sorti; egli si sforza, sviluppa energia, applica la mente e si adopera con determinazione.
    Suscita ardore per la continuità, la non-scomparsa, il rafforzamento, l’accrescimento e il pieno sviluppo di stati salutari già sorti; egli si sforza, sviluppa energia, applica la mente e si adopera con determinazione.
    Con ciò molti miei discepoli dimorano, avendo raggiunto il compimento e la perfezione della conoscenza diretta.
    (Majjhima Nikāya 77)
    Oggi si pone spesso grande enfasi sui minimi dettagli delle tecniche di meditazione, quasi che la pratica del Dhamma consista nell’applicare correttamente una formula. Nei sutta, tuttavia, il Buddha pone molto più rilievo sull’atteggiamento della mente. Nel passo ricorrente sopra citato, il primo e più importante passo è suscitare ardore. Quando l’ardore è stato suscitato, il Retto Sforzo segue naturalmente.
    Ma come si suscita ardore?
    Lo si può suscitare riflettendo sulla sofferenza (dukkha) che avete visto nella vostra vita, causata da stati mentali non salutari, finché non nasce l’ispirazione a impegnarvi per proteggere la mente da essi.
    Lo si può suscitare riflettendo sulla bellezza degli stati salutari, fino a sentirsi ispirati a coltivarli.
    Oppure lo si può suscitare anche ricordando a voi stessi che la vita è breve e che non dovreste perdere tempo, ma seguire il sentiero per la liberazione finché ne avete la possibilità.
    Suscitate dunque grande ardore, coltivatelo, e la pratica diverrà più agevole e piena di energia.
    Ajahn Jayasāro, 10 marzo 2026
    3 min

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Nel podcast dell'Associazione Kalyanamitta (una volta "Terrapura"), proponiamo meditazioni guidate nella tradizione buddhista e in quella laica della mindfulness e riflessioni e insegnamenti del Dharma Buddhista, adatti a principianti ed esperti.

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