Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo

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Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo episodes

  • Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 7 marzo 2026 sui due livelli di Retta Visione
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Vi sono due livelli di Retta Visione:
    mondana e sovramondana (vedi, ad esempio, MN117). La Retta Visione sovramondana (lokuttara) si riferisce alla chiara visione delle cose alla luce delle Quattro Nobili Verità. La Retta Visione mondana (lokiya) richiede l'adozione di determinati presupposti, non come dogmi religiosi ma come ipotesi di lavoro. In questo modo, tali proposizioni forniscono le basi e la struttura per coltivare il Retto Pensiero e tutti gli altri aspetti dell'Ottuplice Sentiero. Il termine "retto" è qui utilizzato in senso funzionale. Questi principi della Retta Visione sono "retti" nel senso che forniscono le visioni e i valori necessari per compiere il cammino verso il Nibbana. Rifiutarli crea un ostacolo, non certo al condurre una vita buona, ma alla liberazione.
    Per un nuovo studente, accettare un insegnamento sulla causalità può essere semplice. Ma può essere più difficile comprendere perché l’accettare, ad esempio, un profondo legame kammico con i propri genitori, o la rinascita e l'esistenza di diversi regni esistenziali, sia in qualche modo vitale per la pratica del Dhamma. La nostra disponibilità ad accettare dipenderà dalla profondità della fiducia che abbiamo nella saggezza del Buddha. Potremmo considerare: se il Buddha insegna cose non vere, o presenta questioni banali come importanti, cosa ci dice questo sulla sua buddhità? E se selezioniamo solo alcuni dei suoi insegnamenti e non altri, come possiamo affermare di aver preso rifugio nel Triplice Gioiello?
    Ajahn Jayasāro, 7 marzo 2026
    3 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 3 marzo 2026 su "tapas", il calore spirituale
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Al tempo del Buddha, la parola tapas (calore, fuoco spirituale) era usata per riferirsi a pratiche ascetiche esercitate sia come mezzo per stimolare il fuoco interiore sia, come nel caso dei Jainisti, per bruciare il kamma passato. Il Buddha diede al termine tapas un nuovo significato e scopo: l'incenerimento delle contaminazioni mentali.
    Nel primo plenilunio di Māgha dopo il suo risveglio, il Buddha espose l’Ovāda Pātimokkha, un sermone di insegnamenti fondamentali, a un gruppo di 1250 arahant, molti dei quali erano ex adoratori del fuoco. In esso affermò che khanti (tollerante pazienza, sopportazione) è il supremo tapas.
    La pazienza incenerisce le impurità perché si oppone alla naturale tendenza della mente verso rabbia, risentimento e depressione di fronte a ciò che è spiacevole. Senza di essa, la mente è facilmente sopraffatta dalle impurità, e tutte le sue qualità salutari rimangono fragili e immature.
    Khanti ci permette di sopportare i fenomeni spiacevoli senza agitazione, che si tratti di dolore o disagio fisico, delle parole dure degli altri o dei propri impulsi interiori verso azioni non sagge, così da rendere ancora peggiori le situazioni difficili.
    Nel nostro impegno a coltivare khanti, siamo guidati dalla comprensione che la mente è vasta, grande abbastanza da includere anche ciò che è spiacevole. La manteniamo ampia e spaziosa e non le permettiamo di contrarsi fino ad assumere la forma del dolore.
    AjahnJayasāro, 3 marzo 2026
    3 min
  • Ep. 555 Lettura di sutta sul ritiro
    Lettura dei sutta AN 2.30 e SN 35.64—Migajāla Sutta e breve commento.
    Registrato da Riccardo Marin nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 24 aprile 2026.
    Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.
    12 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 28 febbraio 2026 su come affrontare le situazioni
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Ovunque tu sia,
    In un luogo amichevole o ostile
    In un posto affollato o solitario
    Che tu ti senta sicuro o dubbioso
    Su o giù di morale
    In equilibrio sull'acqua o sballottato da onde incerte
    Che tu ti senta entusiasta o indifferente
    Soggetto a lodi o a critiche
    Che tu riceva attenzione o sia ignorato
    Che ridano con te o ridano di te
    Che tu ti senta ispirato o disincantato
    Pieno di speranza o scoraggiato
    In pace o depresso
    Chiediti:
    Qual è la cosa migliore
    la cosa migliore in assoluto
    che posso portare in questa circostanza?
    Ajahn Jayasāro, 28 febbraio 2026
    2 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto giallo del 10 febbraio 2026 sulle rinunce e il percorso della pratica
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Durante l'adolescenza, alla fine di una giornata frustrante, prima di addormentarmi, ascoltavo spesso un breve brano musicale sul mio lettore di musicassette. La canzone era “The Great Gig in the Sky” dei Pink Floyd, il mio gruppo preferito. Per me, la canzone esprimeva la lotta emotiva, la catarsi e l'accettazione in modo profondamente soddisfacente.
    Dopo aver iniziato a meditare, ho scoperto una via di mezzo tra l'indulgenza nelle emozioni e la loro repressione, che è diventata sempre più naturale. Quando sono diventato monaco, rinunciare alla musica non è stato difficile. In una vita dedicata ad abbandonare ogni forma di brama, compresa quella nei confronti dell'eccitazione, della distrazione e persino del conforto emotivo, mi è sembrato un passo ovvio. A volte ascoltavo musica sui mezzi o durante la questua, e mi sorprendeva quanto la trovassi noiosa. L'unica eccezione era rappresentata dalle occasionali increspature di piacere che provavo se la canzone era una di quelle che mi erano piaciute in passato. Era un ricordo di quanto il piacere sensuale fosse legato alla memoria e alle aspettative.
    Il percorso della pratica non consiste tanto nel rinunciare alle cose attraverso atti di volontà. La rinuncia è più un riorientamento della mente. Scopriamo che certe cose non rispondono più alle domande che vogliamo porre alla nostra vita e, anzi, possono perfino ostacolarci.
    Ajahn Jayasāro, 10 febbraio 2026
    2 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto giallo del 21 febbraio 2026 sulla pratica di meditazione
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Ad un recente ritiro una meditante mi ha raccontato che, mentre trovava la calma durante la meditazione, spesso aveva delle intuizioni relative a problemi di lavoro. Si sentiva frustrata perché, una volta terminata la sessione di meditazione, per quanto ci provasse, non riusciva a ricordarle. Mi ha chiesto se fosse possibile tenere un quaderno e una penna accanto a sé mentre meditava, in modo da poter annotare qualsiasi idea le venisse in mente.
    Ho pensato non fosse una buona idea. Prestare attenzione alle questioni di lavoro durante la meditazione rientra nel primo ostacolo kāmacchanda, il desiderio dei sensi. L'ostacolo in questo caso non è solo creato dall'indulgere nei ricordi o nelle fantasie dei piaceri sensuali, ma da qualsiasi interesse prolungato verso qualunque aspetto del mondo materiale.
    Ho suggerito alla meditante che una volta tornata a casa avrebbe potuto usare un esercizio di meditazione per calmare la mente, specificamente in modo da creare lo spazio necessario a far sorgere intuizioni utili relative al lavoro, con un quaderno e una penna al suo fianco. La cosa importante era non mischiare la meditazione buddhista e il suo obiettivo di liberarsi dalla sofferenza con esercizi di calma mirati a scopi più mondani.
    Ajahn Jayasāro, 21 febbraio 2026
    3 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 17 febbraio 2026 sulla fiducia
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Il re di Yan desiderava solo quanto vi fosse di meglio per il suo regno: i migliori ministri, i migliori amministratori, i migliori generali e anche i migliori cavalli. Voleva cavalli in grado di percorrere mille lì* al giorno e annunciò che sarebbe stato disposto a pagare mille monete d’oro per uno di essi. Benché questa straordinaria offerta fosse stata diffusa in tutto il paese, nessuno si fece avanti. Frustrato, il re si rivolse al suo consigliere più saggio.
    Dopo aver a lungo perlustrato le campagne, il consigliere venne a conoscenza dell’esistenza di uno di quei meravigliosi cavalli. Sfortunatamente l’animale era appena morto. Senza lasciarsi scoraggiare, egli offrì al proprietario cinquecento monete d’oro per le sue ossa. Quando tornò a palazzo, il re si infuriò per il fatto che avesse sperperato tanto denaro. A che cosa potevano servirgli delle misere ossa? Il consigliere lo pregò di avere pazienza.
    Poco tempo dopo, iniziò a presentarsi a corte un flusso costante di persone con cavalli capaci di percorrere mille lì al giorno, pronte a venderli al re.
    Quelle cinquecento monete d’oro erano servite a conquistare la loro fiducia. Fino a quel momento, nessuno aveva creduto che il re avrebbe davvero pagato quanto promesso per un cavallo. Quando si seppe che aveva versato cinquecento monete solo per delle ossa, tutti si rassicurarono.
    Le transazioni commerciali, come la comunicazione personale, hanno bisogno di un fondamento di fiducia. Se non riuscite a farvi comprendere da qualcuno, forse la cosa non è da imputare alla vostra logica o alle vostre intenzioni. Chiedetevi piuttosto se avete saputo meritare la fiducia di quella persona. E se tutto il resto fallisce, la storia del re di Yan suggerisce che talvolta è necessario dimostrare la propria sincerità con un impegno concreto e verificabile.
    Ajahn Jayasāro, 17 febbraio 2026
    *Il lì è un'antica unità di misura di lunghezza cinese, pari a 500 metri. [N.d.T]
    3 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto giallo del 24 febbraio 2026 su lealtà e slealtà
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Lealtà è una parola circondata da un'aura di virtù. Sembra qualcosa di indiscutibilmente buono, così come la slealtà richiama a gran voce la corruzione morale. Ma la lealtà è sempre una virtù? E se non lo è, come e in quali circostanze la lealtà diventa tossica? E poi, che cosa intendiamo esattamente per lealtà?
    Una sua definizione può essere "fedeltà salda di fronte a qualsiasi tentazione di rinnegare, abbandonare o tradire", e messa così suona nobile. È paragonabile alla virtù buddhista di khanti, o accettazione paziente. Ma il concetto di lealtà solleva una serie di domande.
    Si dovrebbe mantenere il proprio impegno verso una persona o un’organizzazione che sta causando danno a noi stessi e agli altri, oppure quando essa stessa è sleale rispetto ai principi su cui si fonda il nostro senso di lealtà nei suoi confronti?
    Essere leali significa “Sto con *, che sia giusto o sbagliato”, oppure c’è spazio per una critica costruttiva?
    Come si sceglie una direzione quando c’è un conflitto di lealtà?
    Come si può impedire che diventi una forma di fedeltà tribale e rafforzi l’attaccamento a idee divisive di “noi” e “loro”?
    Da una prospettiva buddhista, direi che la lealtà è un impegno, una fedeltà che deve essere guidata dalla saggezza e allineata con il Dhamma. I criteri che utilizziamo per realizzarla sono il crescere e il diminuire dei dhamma salutari in coloro che danno e ricevono lealtà, e il benessere e la felicità a lungo termine di tutti gli esseri.
    La slealtà suona male. Ma bollare un percorso di condotta come traditore, sedizioso o sleale può talvolta non essere altro che un’espressione di rabbia. In effetti, può semplicemente trattarsi del rifiuto di fare la cosa sbagliata.
    Ajahn Jayasāro, 24 febbraio 2026
    3 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 14 febbraio 2026 sul musicista celeste Pañcasikha
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Uno dei passaggi più sorprendenti dei sutta si trova nel Sakkapañha Sutta (DN21*). In esso, un musicista celeste (gandhabba) chiamato Pañcasikha si avvicina alla grotta dove risiede il Buddha e, accompagnato dalle note del suo liuto giallo, canta versi che esaltano il Buddha, il Dhamma, gli Arahant e l'amore. I versi che canta sono, in realtà, piuttosto osé e sono quasi tutti dedicati al desiderio sensuale che prova per la sua amata. Certamente non il tipo di cose che si riterrebbero adatte alle orecchie del Buddha. I suoi riferimenti buddhisti, quando compaiono, servono solo a illustrare il suo amore.
    "Deliziosa come la brezza per chi suda,
    o come una bevanda rinfrescante per chi ha sete;
    la tua radiosa bellezza mi è cara
    come il Dhamma è caro agli arahant,
    …
    Il mio desiderio era lieve all'inizio,
    o fanciulla dai capelli ondulati, ma è cresciuto rapidamente,
    come crescono i doni che ricevono gli arahant".
    Ci si potrebbe aspettare che alla fine della canzone il Buddha gli rivolga un severo rimprovero. Niente affatto. Egli dice: "Pañcasikha, il suono delle tue corde si fonde così bene con il tuo canto, e il tuo canto con le corde, che nessuno dei due prevale eccessivamente sull'altro". La contemplazione di questo passaggio nel corso degli anni mi ha portato alla conclusione che il Buddha sapeva che rimproverare un gandhabba per un verso musicale sensuale sarebbe stato come rimproverare un gatto per aver fatto le fusa. Invece, spinto dalla compassione e attingendo ai ricordi della sua giovinezza nel palazzo, il Buddha si rivolse con gentilezza ai meriti musicali.
    Ajahn Jayasāro, 14 febbraio 2026
    '* Il Digha Nikaya è la "Raccolta di lunghi discorsi" del Sutta Pitaka, una antologia fondamentale del Canone Pali buddhista Theravada [NdT].
    3 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 7 febbraio 2026 sull'arcobaleno e all'attaccamento alle idee
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Un arcobaleno non è "là fuori". Solo quando il sole è piuttosto basso e il cielo è sereno, esso appare a un osservatore che ha le spalle rivolte al sole e osserva le particelle d'acqua sospese nell'aria con un angolo di 42° rispetto al suo sguardo (il valore è determinato dal modo in cui la luce si rifrange e si riflette nell'acqua). L'arcobaleno è un fenomeno relativo. Le formazioni luminose esistono, ma l'arco colorato che chiamiamo "arcobaleno" dipende dalla presenza di un osservatore umano in un determinato luogo e momento della giornata. Ogni persona vede il proprio arcobaleno, perché le goccioline che inviano la luce a un osservatore non sono le stesse che la inviano alla persona accanto a lui. L'arcobaleno è privo di un'essenza indipendente, ma appare e scompare a seconda delle condizioni. Riflettere sull’arcobaleno può fornire un modello che ci aiuta a mettere in discussione l'attaccamento profondamente radicato all'idea di entità solide e indipendenti che agiscono l'una con l'altra, e a comprendere l'originazione dipendente.
    Ajahn Jayasāro, 7 febbraio 2026
    2 min

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Nel podcast dell'Associazione Kalyanamitta (una volta "Terrapura"), proponiamo meditazioni guidate nella tradizione buddhista e in quella laica della mindfulness e riflessioni e insegnamenti del Dharma Buddhista, adatti a principianti ed esperti.

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