Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo

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Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo episodes

  • Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 3 febbraio 2026 su "la colpa"
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Alcune dottrine religiose, la maggior parte delle teorie complottiste, molte esplosioni di rabbia in casa e sul posto di lavoro iniziano con la domanda:
    "Di chi è la colpa?"
    Le idee di punizione e di vendetta, e perfino di perdono, derivano da questa domanda: "Di chi è la colpa?"
    Dalla domanda "Di chi è la colpa?" emerge un mondo a cartoni animati, dai contorni rigidi, in bianco e nero. Una falsa pace può essere ottenuta con le parole: "Siamo tutti colpevoli". Una falsa umiltà può essere rivendicata con le parole: "La colpa è mia". Una falsa responsabilità può essere accettata "prendendosi la colpa".
    L’idea di colpa non è all'origine dei conflitti tra le persone, ma è un fattore che vi contribuisce.
    La saggezza inizia con le domande:
    "Quali fattori hanno contribuito?"
    "Quali fattori stanno contribuendo?"
    "Quali fattori contribuiranno?"
    Ajahn Jayasāro, 3 febbraio 2026
    2 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 31 gennaio 2026 sul meditare sui pericoli
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Indugiare su tutti i pericoli che l’umanità dovrà trovarsi ad affrontare negli anni futuri potrebbe sembrare un modo sicuro per attrarre nella propria vita stress e ansia non necessari. Di certo è meglio cercare di restare nel momento presente e procedere passo dopo passo, un respiro per volta.
    Beh, sì e no. Tutto dipende dal modo in cui la nostra mente si rapporta a questi pericoli. A volte il Buddha incoraggiava i monaci a contemplare la fragilità della loro condizione favorevole momentanea per stimolarli nella pratica. Invitava i monaci giovani e in buona salute a riflettere su quanto sarebbe stato più difficile, in futuro, impegnarsi con energia nella vita solitaria se fossero stati colti da malattie e vecchiaia. Faceva notare quanto la loro esistenza sarebbe divenuta ardua se i villaggi circostanti fossero stati colpiti da carestie o disordini sociali, o se fossero sorte gravi divisioni all’interno del Sangha.
    Il Buddha richiamava l’attenzione anche su pericoli più immediati che potevano minacciare i monaci dediti alla pratica in solitudine. Avrebbero potuto essere morsi da serpenti velenosi, millepiedi o scorpioni; ammalarsi improvvisamente per via di un’intossicazione alimentare o avere un incidente e rompersi un braccio o una gamba; essere attaccati da animali feroci come tigri o leopardi; subire crudeltà da parte di criminali rifugiatisi nella foresta per pianificare reati o per sfuggire alla cattura; oppure essere tormentati da esseri non umani.
    Invece di lasciarci deprimere o farci prendere dall'ansia in presenza di eventuali pericoli, possiamo considerarli in modo costruttivo. Contemplandoli con calma, possiamo apprezzare maggiormente le condizioni favorevoli di cui disponiamo al momento e farne il miglior uso possibile, finché ne abbiamo l’opportunità.
    Ajahn Jayasāro, 31 gennaio 2026
    3 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto giallo del 24 gennaio 2026 sui pregiudizi
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Recentemente ho trascorso un po' di tempo a parlare con alcuni studenti. Ho osservato quanto le persone riescano ad essere tanto intelligenti da costruire macchine in grado di viaggiare su Marte, ma tanto stupide da avere pregiudizi nei confronti dei propri simili solo per il colore della loro pelle. La stessa persona può conseguire un dottorato presso un'università prestigiosa e tuttavia non essere in grado di applicare il proprio intelletto alle attività più elementari come quella del mangiare, riposare e fare esercizio fisico. Per superare questo consueto guazzabuglio tra l'intelligenza e il suo contrario, abbiamo bisogno dell'equilibrato approccio alla vita suggerito dal Buddha. I suoi insegnamenti rivelano i nostri punti ciechi e contaminazioni e ci forniscono strumenti efficaci per affrontarli. Egli ci indica il nostro potenziale e ci mostra come raggiungerlo. Praticando il Dhamma, possiamo armonizzare il nostro mondo interiore ed esteriore.
    Qualcuno mi ha chiesto informazioni sulle credenze. Ho risposto che le azioni del corpo, della parola e della mente sono più importanti. La storia è piena di persone che affermano di agire in nome del proprio dio o della propria filosofia e trattano gli altri con grande crudeltà e violenza. Nobili credenze non portano necessariamente a una condotta saggia e compassionevole. Le credenze buddhiste sono ipotesi verificabili sulla nostra capacità di abbandonare ciò che non è salutare, coltivare ciò che lo è e purificare la mente. Mettetele alla prova e le vostre azioni saranno la dimostrazione del Dhamma.
    Ajahn Jayasāro, 24 gennaio 2026
    3 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto giallo del 17 gennaio 2026 sul rispetto
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Il Buddha ha insegnato che avere rispetto per valori, principi, verità o persone degne di rispetto è benefico e innalza la mente.
    Nel Gārava Sutta (SN 6.2) il Buddha dichiara che la mancanza di rispetto è fonte di dukkha (sofferenza). Il sentimento del rispetto è un tesoro del cuore che persino il Buddha ritenne appropriato coltivare. Poco dopo il suo risveglio, non vedendo attorno a sé nessuno che potesse eguagliarlo in sīla (condotta etica), samādhi (concentrazione), paññā (saggezza) e vimutti (liberazione), non concluse che quindi non avesse più bisogno di manifestare rispetto; decise invece che il suo oggetto di rispetto sarebbe stato il Dhamma.
    Avere rispetto significa guardare con ammirazione e ciò favorisce l’umiltà. Allo stesso tempo, rispetto significa attribuire peso e significato, dare priorità, dare precedenza. Il Buddha parlò di sette oggetti di rispetto: il Buddha, il Dhamma, il Sangha, sikkhā (addestramento), samādhi, appamāda (vigilanza o sollecitudine) e ospitalità. Il rispetto per il Buddha, il Dhamma e il Sangha può essere espresso attraverso semplici rituali, come unire le mani in añjali o inchinarsi. Il rispetto per l’addestramento si manifesta tenendo presente la sofferenza insita anche nelle trasgressioni minori dei precetti; con la costanza e la devozione all’abbandono degli stati non salutari e alla coltivazione di quelli salutari; riportando la mente, più e più volte, alla percezione di anicca, dukkha e anattā.
    Ajahn Jayasāro, 17 gennaio 2026
    3 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 10 gennaio 2026 sul pellegrinaggio in Maharastra
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Sono le tre del mattino dell'ultimo giorno della mia escursione annuale nel [lo stato indiano del] Maharashtra. Ieri pomeriggio abbiamo attraversato gli ultimi due villaggi. A Warwat siamo stati accolti da un gruppo di scorta che ha sparso fiori lungo il percorso fino al piccolo tempio buddhista, guidato da un vivace tamburista e uno stuolo di giovani danzatrici che facevano tintinnare ritmicamente i tradizionali sonagli sopra le loro teste. La strada era stata decorata con motivi floreali realizzati con petali di fiori e una grande scritta WELCOME in inglese. Nel cortile del tempio erano state preparate delle sedie per il Sangha, e ci è stato servito del tè nero molto dolce. I buddhisti locali si sono seduti a terra di fronte a noi - le donne nei loro migliori sari bianchi - con l’aggiunta di un gruppo che aveva camminato dietro di noi per tutto il tragitto dal villaggio precedente, desideroso di ascoltare altri insegnamenti di Dhamma. Diverse persone avevano vassoi di banane e mele pronti da offrire. Alla richiesta dei cinque precetti ha fatto seguito la recita con facilità da parte di quasi tutti, compresi i bambini in uniforme scolastica seduti in prima fila. Ho iniziato le riflessioni assistito dal mio abile traduttore, il dott. Jeewok. Questa era pressappoco la quarantesima occasione del genere dall'inizio della camminata di 220 km.
    Ecco una cosa che ho ripetuto ai gruppi:
    Questo è un insegnamento verificabile.
    Confrontate come vi sentite quando agite con gentilezza e generosità, con le sensazioni rispetto a quando siete egoisti e avidi. Cosa vi fa sentire meglio? Cosa pensate dovrebbe essere coltivato, e cosa abbandonato? Qual’è la differenza tra l’osservare i precetti e il non osservarli? Calma e agitazione. Guardate, osservate, constatate voi stessi.
    Ajahn Jayasāro 10 gennaio 2026
    p.s. in rif. all'ultima Pagina Gialla c'era un’annotazione personale: nato il 7.1.1958, domani compirò 68 anni.
    4 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 3 gennaio 2026 sugli insegnamenti alle comunità locali
    Nutrimento del cuore, riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    In questi giorni sono in cammino nelle campagne del Maharashtra, nell'India centrale, accompagnato da sette monaci e quattro anagarika*, oltre che da un gruppo sempre diverso di buddhisti locali.
    Grazie ad un eccellente traduttore, mi trovo in grado d'impartire insegnamenti alle comunità buddhiste dei villaggi che attraversiamo. Sono felici di vederci. Nonostante ci siano oltre dieci milioni di buddhisti in questo Stato, pochi di loro, specialmente nelle zone rurali, hanno la possibilità di vedere il Sangha e di ascoltare il Dhamma. Ieri, camminando verso sud da Nagpur, ho tenuto tre discorsi completi, tre esortazioni lungo la strada e ho raccontato una storia sull'onestà e il coraggio a un gruppo di scolari e ai loro insegnanti nel polveroso cortile della scuola. È stata una bella giornata.
    Ripeto qui alcune di queste riflessioni sulla morale (sīla):
    Prendetevi cura dei vostri precetti e i vostri precetti si prenderanno cura di voi.
    Mantenendo i precetti, offrite un gran dono di protezione a coloro che amate.
    La fiducia cresce nelle famiglie e nelle comunità, quando tutti mantengono i precetti, e la felicità nasce dalla fiducia reciproca.
    I precetti apportano rispetto verso se stessi e libertà dal rimorso.
    Ajahn Jayasāro, 3 gennaio 2026
    *NdT: anagarika: postulanti laici dalle vesti bianche, che seguono gli otto precetti del codice monastico.
    3 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto giallo del 27 gennaio 2026 sui tre vijjā o conoscenze del Buddha illuminato
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Uno degli appellativi del Buddha è "vijjācarana sampanno", cioè "perfetto nella conoscenza e nella condotta". Nella notte della sua illuminazione, il Buddha realizzò i tevijjā, i tre vijjā o conoscenze. Nella prima parte della notte, acquisì una profonda conoscenza delle sue vite passate, nella seconda parte della notte una profonda conoscenza della morte e della rinascita degli esseri in base alle loro azioni, e nella terza parte della notte una profonda conoscenza della distruzione di tutte le impurità (āsavā, sinonimo di kilesa o contaminazioni). Sebbene fosse solo l'ultima di queste tre conoscenze a costituire la sua illuminazione, il ruolo delle prime due nel preparare il terreno per la terza non dovrebbe essere sottovalutato.
    Il vijjā del Buddha - tradotto anche come saggezza e comprensione - è accompagnato da carana, o condotta. La sua saggezza guida e informa ogni sua azione. Questo principio non interessa solo il Buddha, ma è condiviso da tutti coloro che seguono il suo cammino. La saggezza autentica si esprime inevitabilmente nell'azione. Alla fine, certi tipi di condotta e di linguaggio diventano letteralmente impensabili. A un livello più elementare di pratica, la comprensione esperienziale del flusso di cause e condizioni che hanno contribuito alla propria vita porta alla gratitudine e ad azioni che cercano di esprimerla; la comprensione esperienziale della legge del kamma dà origine a un fermo impegno nell'osservanza dei precetti. La sfera interiore ed esteriore, quindi, entrano in armonioso allineamento.
    Ajahn Jayasāro, 27 gennaio 2026
    3 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto giallo del 20 gennaio 2026 sui benefici della meditazione
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Immaginate di avere il compito di osservare un gruppo di persone mentre attraversano una porta.Tutto quello che dovete fare è notare quali di queste siano vestite di bianco. Con tale obiettivo in mente, altre percezioni quali uomo, donna, alto, basso, attraente, poco attraente, e così via, possono affacciarsi brevemente alla mente, restando tuttavia ai margini della coscienza. Infatti, nel dare priorità a un singolo fattore - gli abiti bianchi - automaticamente tutto il resto viene relegato in secondo piano .
    Nello stesso modo, quando i meditanti si concentrano su un oggetto come il respiro, tutte le altre attività mentali perdono importanza. Pensieri e ricordi, indipendentemente dal loro contenuto, diventano semplicemente "non respiro", cioè altro rispetto al respiro. I meditanti che faticano a rimanere con il respiro cadono facilmente nello scoraggiamento. Ma ciò che spesso non colgono è che nella loro mente è già avvenuto un cambiamento significativo, pur se a volte può capitare che essa venga trascinata lontano dal respiro, verso il desiderio, l’avversione, il torpore, l’agitazione o il dubbio. Infatti l'identificazione con gli stati mentali quali "io" o "mio", l’assunzione implicita di possesso, è stata indebolita radicalmente, sostituita dalla percezione degli stati mentali come semplici fenomeni impersonali che, come tali, sorgono e cessano. Si tratta di un rivoluzionario balzo in avanti della consapevolezza.
    Troppo spesso i meditanti trascurano il beneficio più importante della meditazione nel lungo periodo - la comprensione del modo in cui le cose sono come esperienza diretta - a favore dell'acquisizione nel breve periodo di stati mentali salutari.
    Ajahn Jayasāro, 20 gennaio 2026
    3 min
  • Nutrimento del cuore - Foglietto Giallo del 13 gennaio 2026 sul nostro atteggiamento verso ciò che ci accade
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    In una vecchia storia, un re decreta che qualunque strada egli percorra deve essere lastricata d'oro. Si profila una crisi riguardo alle tasse necessarie a finanziare un tale progetto che causerebbe una miseria dilagante. Un saggio ministro risolve il problema presentando al re un paio di scarpe con suole placcate d'oro.
    Cambiate il vostro atteggiamento nei confronti di ciò che vi circonda - ci insegna la storia - piuttosto che cercare sempre di cambiare l'ambiente stesso. Sono sempre stato affezionato a questa storia fin dall'infanzia e ancora oggi la racconto.
    Ma, per me, questo racconto non indica che non dobbiamo mantenere le nostre strade in buono stato, o che esiste un unico modo di vedere il mondo che ci manterrà di buon umore qualunque cosa accada. Piuttosto, ci incoraggia a essere consapevoli di ciò che apportiamo alle situazioni, del quadro attraverso il quale le percepiamo. Molte volte, con il nostro modo di pensare, rendiamo le cose peggiori di quanto dovrebbero essere, o meno vantaggiose di quanto potrebbero essere. Invece possiamo chiedere a noi stessi: "In questo preciso istante, quale semplice cambiamento nel pensiero potrebbe fare la differenza?".
    C'era una volta (due giorni fa) un monaco che si trovava in un luogo pubblico molto affollato. Stava aspettando. E aspettando ancora. Perciò, si diede il compito di contare 108 respiri consecutivi. Il desiderio di completarlo prima di andarsene ribaltò il suo atteggiamento nei confronti del tempo che passava e così rivestì d'oro la sua mente.
    Ajahn Jayasāro, 13 gennaio 2026
    3 min
  • Nutrimento del cuore - Foglietto Giallo del 6 gennaio 2026 sulle condizioni per la liberazione umana
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Nascere nel regno umano significa disporre delle condizioni fondamentali per la liberazione. Il Dhamma ce ne offre la conoscenza e gli strumenti.
    Sette forze ci sostengono: la fede, l’energia, il pudore morale consapevole, il timore intelligente delle conseguenze, la presenza mentale, la concentrazione (samādhi), la saggezza.
    Una cosa conduce all’eccellenza: la saggia attenzione.
    Una cosa dovrebbe essere realizzata: la liberazione incrollabile.
    Nove sono i modi per superare la malevolenza: quando sorgono i pensieri "mi hanno fatto un torto, mi stanno facendo un torto, mi faranno un torto";
    oppure "hanno fatto, stanno facendo o faranno un torto a qualcuno che mi è caro e gradito"; oppure "hanno fatto, stanno facendo o faranno un favore a qualcuno che mi è ostile e sgradito", in ogni caso, chiedetevi: che beneficio c’è nel coltivare la malevolenza?
    Cinque percezioni conducono alla maturazione della liberazione: la percezione dell’impermanenza; la percezione della sofferenza (dukkha) nell’impermanenza; la percezione dell’impersonalità nella sofferenza; la percezione dell’abbandono; la percezione dell'equanimità.
    Otto cose devono essere profondamente comprese: guadagno e perdita; prestigio e perdita di prestigio; biasimo e lode; piacere e dolore.
    Sei forme di rispetto vanno mantenute:
    verso il Buddha, il Dhamma e il Sangha; verso l’addestramento; verso l'attenzione; verso l’ospitalità.
    Otto cose devono essere sviluppate:
    Retta Visione, Retta Intenzione, Retta Parola, Retta Azione, Retta Sussistenza, Retto Sforzo, Retta Consapevolezza, Retta Concentrazione.
    Il domani è soltanto un’idea nella nostra mente. Il presente è tutto ciò che abbiamo.
    Ajahn Jayasāro, 6 gennaio 2026
    3 min

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Nel podcast dell'Associazione Kalyanamitta (una volta "Terrapura"), proponiamo meditazioni guidate nella tradizione buddhista e in quella laica della mindfulness e riflessioni e insegnamenti del Dharma Buddhista, adatti a principianti ed esperti.

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