Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo

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Associazione Kalyanamitta: Meditazione, Mindfulness, Buddhismo episodes

  • Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 2 dicembre 2025 sui maestri spirituali
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Un'idea acquisita durante i miei studi da adolescente sulle religioni asiatiche era che il semplice fatto di trovarsi in presenza di un grande essere aiutasse, attraverso una sorta di osmosi spirituale, a purificare la mente. Da ciò ho concluso che trovare un essere simile e stargli il più vicino possibile fosse sicuramente una parte fondamentale dello sviluppo spirituale di una persona.
    È stata una delle prime idee che mi sono ritrovato a scartare durante il mio soggiorno in India. Ciò che mi ha fatto cambiare idea è stato osservare il comportamento degli studenti di lunga data dei grandi maestri.
    Sono stato attratto dall'idea buddhista Theravāda del maestro come il miglior amico possibile piuttosto che come dispensatore di benedizioni. Ma anche in Thailandia, nel corso degli anni, ho osservato che gli studenti più vicini ai maestri più saggi cadevano nelle antiche trappole dell'orgoglio e dell'incuria, della gelosia e della rivalità. In alcuni casi, infatti, sembrava che la prolungata vicinanza al maestro avesse aumentato le contaminazioni degli studenti invece di ridurle.
    Il motivo? Penso che la risposta non sia da ricercare al di là del Dhammapāda. Lì, il Buddha paragona il Dhamma a una zuppa, uno studente saggio alla lingua che la assaggia e uno studente sciocco a un mestolo.
    Per conoscere veramente il Dhamma, dobbiamo imparare il modo per recepire il suo messaggio. Trovare la verità è una cosa, conoscere e coltivare le condizioni in cui essa può trasformare la mente è un'altra.
    Ajahn Jayasāro, 2 dicembre 2025
    3 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 9 dicembre 2025 su cause e condizioni
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    La mia primissima volta a teatro fu per assistere a due brevi opere di Tom Stoppard. "After Magritte" è il titolo di quella che mi colpì maggiormente. In essa il sipario si apre per un attimo su una scena completamente surreale, poi si chiude e si apre di nuovo, mostrando lo stesso ambiente (il soggiorno di una piccola casa), che ora appare però del tutto normale. Il pubblico si rende conto che ci si trova in un momento precedente rispetto alla scena d'apertura. L'opera ci mostra quindi i personaggi che prendono una serie di decisioni normali, addirittura banali, le quali convergono con ingegnosa precisione verso il surreale quadro iniziale.
    L’idea che situazioni bizzarre ed estreme siano il risultato finale di un graduale accumulo di fattori non bizzarri e del tutto ordinari mi colpì profondamente. Da allora, ogni volta che mi sorprendo a pensare: “Come hanno potuto…?”, mi ricordo di questa verità.
    Oggi si pone una tale enfasi sul sentire, sull’ascoltare il proprio cuore e così via, che viene spesso trascurato un fattore importante. In molte aree della vita, è il lento stillicidio di piccole decisioni insignificanti, che non coinvolgono affatto il cuore, a creare il nostro futuro. Questo è un motivo ulteriore per cui i precetti sono così importanti. Quali oggetti di consapevolezza, essi offrono criteri stabili e inequivocabili per l’azione e la parola, impedendo derive inconsapevoli verso ciò che è non salutare.
    Ajahn Jayasāro, 9 dicembre 2025
    3 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 6 dicembre 2025 sul "seguire la propria passione"
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Sono colpito da quanto spesso gli adolescenti si confrontino con l'idea di ‘seguire la propria passione’. Nella maggior parte dei casi non ne hanno una ben definita, e molti temono che questo li renda in qualche modo carenti, perché ritengono che una passione sia necessaria. Possono sentirsi confusi quando dico loro che, a mio avviso, seguire la propria passione è un'idea di scarsa qualità. Dico che le passioni cambiano, sono inaffidabili. L'idea che esista una passione, quella passione, che definisce chi si è veramente e che si deve scoprire per prosperare nella vita, è una finzione romantica, importata ciecamente dall'Occidente. Come criterio per la scelta di una carriera, questa idea pone troppa enfasi sul lavoro come fonte di significato della vita. E anche se si ha una passione per qualcosa, ciò non garantisce che si sia bravi in quel campo o che possa fornire un adeguato sostentamento. È importante sottolineare che l'insistenza sulla passione trascura il ruolo dello sforzo e la soddisfazione che deriva dalla maestria. In realtà, la passione più matura di solito non precede, ma segue il duro lavoro e la dedizione. Coltivare le proprie capacità, diventare bravi in qualcosa di cui si può essere orgogliosi, è fonte di gioia ed energia durature nella vita.
    L'idea di seguire la propria passione è egocentrica e trascura tutte le questioni importanti, come ciò che si è in grado di dare, ciò con cui si può contribuire alla società e al mondo. Impedisce la ricerca di un "giusto sostentamento", in armonia con i propri valori, che possa contribuire al benessere e alla felicità a lungo termine.
    Ajahn Jayasāro, 6 dicembre 2025
    3 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo dell'8 novembre 2025 sull'imparare a renderci esposti alle verità della nostra vita
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    In una delle mie storie preferite un bandito tibetano, mentre attacca una carovana con i suoi uomini, ferisce accidentalmente con la spada una cavalla in avanzato stato di gravidanza. Il trauma provoca la nascita del puledro. Con le sue ultime forze, la cavalla continua a leccare il suo piccolo. Vedendo la sua devozione altruistica, anche agonizzante e alla fine della vita, il bandito rimane profondamente commosso. Improvvisamente, la sua indifferenza verso la vita gli appare sotto una nuova luce. Abbandona la sua esistenza violenta e diventa un grande monaco. Credo che questa storia sia vera.
    Non è difficile capire perché qualcuno dovrebbe essere sensibile alle verità eterne quando queste vengono presentate in forme così drammatiche e indimenticabili. Ma la sfida consiste nell‘estendere questa sensibilità alle verità rivelate dagli eventi più umili e quotidiani.
    La pratica del Dhamma consiste nell'imparare a renderci esposti alle verità della nostra vita. I dettagli banali della nostra esistenza quotidiana sono ricchi di insegnamenti quanto quelli drammatici e singolari. Ridurre il chiacchiericcio nella nostra mente è piacevole di per sé, ma soprattutto ci rende aperti al Dhamma senza parole, discreto, nascosto, per così dire, in bella vista, che dimora silenziosamente nell'ordinario.
    3 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 22 novembre 2025 sul riconoscere l'umanità condivisa
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Naturalmente, nel mondo nel suo complesso, l’esistenza degli altri esseri umani non dipende dai nostri sentimenti nei loro confronti. Ma nel nostro mondo personale, le persone diventano esseri umani per noi solo quando permettiamo loro di esserlo. Rifiutare di riconoscere l’umanità degli altri è uno dei modi più comuni utilizzati per consentirci di trattarli in maniera cattiva. Un fattore importante nel genocidio del Rwanda del 1994 furono i ripetuti riferimenti dei leader Hutu nei confronti dei Tutsi come scarafaggi. Il primo e più importante dono che possiamo offrire a chi ci circonda è il riconoscimento della nostra umanità condivisa.
    Non dovremmo mai arrivare a considerare altri esseri umani come insetti o parassiti e di fatto, come buddhisti, anche se lo facessimo ciò non giustificherebbe alcuna violenza contro di loro. Tuttavia, potremmo coltivare indifferenza verso gli altri chiudendo gli occhi di fronte alla loro umanità. Potremmo farlo per ottenere qualcosa o per proteggere la nostra salute mentale, oppure farlo inconsciamente, perché assorti in noi stessi. Ma saggezza e compassione sono sempre congiunte. Per la nostra felicità e benessere duraturi, aprirci al terreno comune che condividiamo con gli altri, specialmente con i nostri simili, è il modo migliore e più intelligente di vivere le nostre vite.
    Ajahn Jayasāro, 22 novembre 2025
    3 min
  • Nurtimento del Cuore - Foglietto Giallo del 28 ottobre 2025 sulla calma e sull'arresto delle proliferazioni mentali
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    La nostra mente cambia con estrema facilità: è simile a un kayak. Il nostro corpo, invece, cambia molto più lentamente; è come una petroliera. La mente può colmarsi all’improvviso di paura e, con la stessa rapidità, liberarsene. Il corpo, invece, impiega più tempo per tornare alla normalità: l’adrenalina e il cortisolo rilasciati dalla percezione del pericolo non scompaiono a comando. Il corpo rimane quindi per qualche tempo in uno stato di eccitazione, che può facilmente suscitare nuove ondate di pensieri paurosi.
    Per questo motivo, quando sorge la paura, dobbiamo gestire al tempo stesso le sue manifestazioni sia fisiche che mentali. Se rivolgiamo l’attenzione all’esperienza fisica della paura con un atteggiamento aperto, curioso, desideroso di comprendere esattamente come ci si sente, possiamo praticare con equanimità la nostra piena presenza nei confronti delle sensazioni.
    Questo calma il corpo e, nello stesso tempo, rivolgendo la consapevolezza al corpo, arrestiamo la proliferazione mentale.
    2 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 25 novembre 2025 sulla nostra identificazione con le parole
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Spesso pensiamo utilizzando la voce. È da notare come, quando lo facciamo, il pensiero tenda ad essere accompagnato da sottili movimenti della lingua, della laringe e delle corde vocali. Un modo per arrestare i pensieri incontrollati è quindi quello di premere la lingua contro il palato, concentrandoci sul mantenerla ferma.
    Tra le voci stesse, sembrano più reali quelle che compaiono più spesso. Nella propaganda, ripetere più volte una dichiarazione spesso porta le persone a crederci per il semplice fatto di averla sentita così di sovente. Nel nostro mondo interiore, ci identifichiamo con parole e frasi che ritornano più volte, semplicemente per la frequenza con cui si ripetono. È un circolo vizioso: più le parole appaiono, più ci identifichiamo con esse; più ci identifichiamo con esse e più appaiono. Ad esempio, le parole di autocritica diventano il nostro critico interiore, che a sua volta diventa ciò che crediamo di essere: un esito infelice.
    Tuttavia, le parole nella mente sono solo parole, non sono ciò che siamo più di quanto non lo siano gli starnuti.
    Ajahn Jayasāro, 25 novembre 2025
    2 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo dell'11 novembre 2025 sulla rabbia
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Se qualcuno vi desse uno schiaffo (vi auguro che possa non accadere mai), sarebbe corretto dire: «Mi ha fatto male». Chiunque vi avesse colpito, in qualunque momento, qualunque fosse il vostro stato d’animo, avrebbe prodotto lo stesso effetto: è il loro schiaffo che ha causato il vostro dolore.
    Ma il sorgere nella mente del dolore e dell’emozione negativa non può essere così direttamente attribuibile alle azioni di un'altra persona. È comune, per esempio, dire: "Mi ha fatto arrabbiare". Tuttavia, il fatto che vi arrabbiate o meno, e, se questo accade, quanto intensa sia la vostra rabbia, dipende da molti fattori - per lo più interiori. La vostra personalità, cioè quanto inclini siete alla collera, ha un ruolo. Anche il vostro umore al momento della provocazione conta, e così i sentimenti che nutrite verso la persona che ha detto o fatto qualcosa di spiacevole. Forse, in misura ancora maggiore, influisce il livello al quale avete coltivato la consapevolezza, la pazienza e la benevolenza.
    Le parole o le azioni di un’altra persona sono condizioni che possono favorire il sorgere della rabbia, ma non ne sono la causa scatenante.
    La radice della rabbia è piuttosto il desiderio smodato, che si manifesta come incapacità di accettare che sia possibile non ottenere ciò che si desidera o che si ritiene giusto.
    Attribuire ad altre persone o evenienze la responsabilità delle nostre emozioni negative deriva dal non osservare con sufficiente attenzione ciò che realmente accade.
    Gli insegnamenti del Buddha non sono prescrizioni moralistiche, del tipo "fai questo" o "non fare quello".
    Rappresentano piuttosto una sfida a coltivare le condizioni che ci permettano di ottenere una chiara visione e di osservare come questa visione ci fornisca le reazioni più sagge al verificarsi delle difficoltà della vita.
    3 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo del 15 novembre 2025 sui ricordi
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    La settimana scorsa ero in una piccola carovana di auto sul lungo tragitto che doveva portarci attraverso una catena montuosa. Mentre la frescura del tardo pomeriggio avanzava, convenimmo di fermarci per una sosta. Parcheggiammo ed entrammo in un edificio con un ristorante e dei servizi al secondo piano. Appena le porte automatiche del piano terra si aprirono silenziosamente, ci trovammo di fronte a un piccolo negozio: i nostri occhi furono immediatamente attratti dalla vista di file di pani e dolci appena sfornati, i nostri nasi dal loro profumo meraviglioso. Era un espediente ben congegnato.
    Mentre sedevo di sopra sorseggiando una tazza di caffè, con lo sguardo rivolto al paesaggio spettacolare, mi resi conto di quante memorie d’infanzia avessi accumulato, legate a quel profumo di pane fresco, e di come fossero tutte positive. Per me, quel profumo non suscitava tanto il desiderio di mangiare del pane, ma era piuttosto un’icona, un nimitta di benessere.
    Così, mentre ero seduto lì, riportai alla mente le percezioni che avevo associato a quel profumo di pane appena sfornato e lasciai che la sensazione di benessere che evocavano in me si diffondesse nel corpo. I ricordi non devono per forza costituire un ostacolo alla meditazione. Usati con discernimento, possono divenire porte d’accesso a emozioni positive che sostengono l’addestramento della mente.
    3 min
  • Nutrimento del Cuore - Foglietto Giallo dell'11 ottobre 2025 sull'esperienza che abbiamo del mondo
    Riflessioni di Ajahn Jayasaro.
    Tutto ciò che possiamo conoscere del mondo è la nostra esperienza su di esso, in altre parole i cinque khandha: la forma fisica, i toni delle sensazioni, le percezioni, le formazioni volitive e la coscienza sensoriale. Nei sutta questi cinque khandha sono talvolta indicati come “cose a cui ci si può aggrappare”. Il Buddha insegna che se ci si sofferma sul piacere che può derivare dalle cose a cui ci si può aggrappare, allora il desiderio aumenterà e a quelle stesse cose ci si attaccherà. Il risultato è la sofferenza. L'esistenza samsarica, non illuminata, è costantemente alimentata dall'abitudine di soffermarsi sugli aspetti seducenti dei cinque khandha. È analoga a un grande albero che viene costantemente alimentato dalla linfa, grazie al suo esteso sistema di radici.
    Al contrario, contemplare gli svantaggi insiti nell'attaccarsi alle cose a cui ci si può aggrappare, cioè ai cinque khandha, porta alla cessazione o al non sorgere del desiderio. Con il non sorgere del desiderio non sorge l'aggrapparsi e quindi non sorge “l'intera massa della sofferenza”. Ciò, dice il Buddha, è come abbattere l'albero e rimuoverne le radici, ridurre il legno in schegge, essiccarle al vento e al sole e bruciarle fino a ridurle in cenere. Poi, fare in modo che quelle ceneri vengano portate via da un forte vento o da un fiume che scorre veloce. In questo modo ci si assicura che nessun nuovo albero crescerà da quello vecchio.
    3 min

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Nel podcast dell'Associazione Kalyanamitta (una volta "Terrapura"), proponiamo meditazioni guidate nella tradizione buddhista e in quella laica della mindfulness e riflessioni e insegnamenti del Dharma Buddhista, adatti a principianti ed esperti.

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