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L’avventura della nostra arca radiofonica nel mare magnum della musica d’ogni luogo e d’ogni tempo ci riserva ogni settimana una quantità imprevedibile di sorprese, e non di rado ci porta “fuori tempo massimo” al punto da costringerci a tagliare una o più rubriche, per rispettare i tempi di emissione. Si tratta quindi di materiale sovrabbondante, certo, ma non per questo meno prezioso di quello che poi va effettivamente in onda. Ecco perché ci sembra doveroso recuperarlo, di tanto in tanto, riunendolo in puntate particolarissime perché svincolate dall’abituale scansione di rubriche e chiacchierate con gli ospiti. Itinerari ancor più sorprendenti, se possibile, che accumulano in modo sfrenato i balzi temporali e di genere che caratterizzano da sempre le scalette di Babilonia. Non solo, ma gli ospiti e quindi le voci si moltiplicano, e in questo caso sono quelle del cantante John De Leo, del cornista Giovanni Hoffer, e della cantante Francesca Ajmar.
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La nostra ospite di oggi è attrice e cantante, e già questo fa di lei un personaggio benvenuto sulla nostra arca radiofonica. Dopo gli studi presso la facoltà di Lettere Moderne dell’università “La Sapienza”, Ottavia Bianchi si forma come attrice all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico. Ha studiato, tra gli altri, con Mario Ferrero, Lorenzo Salveti, Francesco Manetti, Armando Pugliese e Luca Ronconi, e si è perfezionata nel canto con Agustì Humet Climent. Dal 2012 porta in tournée l’unico spettacolo autorizzato sulla vita di Monica Vitti, di cui è coautrice. Accanto all’attività principale di attrice pratica anche quella di cantautrice e vocalist, sia per diverse formazioni che in originali spettacoli musicali. Attiva dal 2008 come insegnante di recitazione, educazione vocale e canto in diverse strutture didattiche, pubblica manuali e dispense tra cui il Manuale di Dizione e Pronuncia, edito da Professione Doppiaggio. Oggi ci soffermeremo in particolare sul cd pubblicato nel 2023, Ecco il mio cuore, che riunisce canzoni sono tutte attraversate dal fil rouge della teatralità, vere e proprie storie cantate, alcune più dichiaratamente tragicomiche, altre velate di saudade e influenze latine.
Prima emissione: 10 dicembre 2024
Ospitiamo oggi due elementi dei Matching Criteria, un progetto musicale collettivo nato a Bologna nel 2023, tra i più interessanti della nuova scena elettronica sperimentale italiana. La sua struttura è volutamente fluida: più che una band tradizionale, si tratta di un laboratorio sonoro in costante evoluzione, che ruota attorno a un nucleo di musicisti e performer con background eterogenei. Il progetto nasce dall’incontro tra Giovanni Tamburini e Matteo Castaldini, in arte AKA5HA, i nostri due ospiti, con Lorenzo Servali e Oscar Martin Del Rio. Il nome Matching Criteria gioca sul doppio significato di “criteri condivisi” e “corrispondenze creative”, evocando la tensione tra struttura e improvvisazione, tra ordine e flusso libero. Fin dal debutto, con l’album Matching Criteria I pubblicato nel 2023, il collettivo ha mostrato un approccio non convenzionale alla produzione musicale: ogni brano nasce come processo collaborativo, in bilico tra composizione scritta e momenti di improvvisazione. Nel 2025 arriva Matching Criteria II, pubblicato dall’etichetta indipendente Trovarobato, punto di riferimento per la musica di ricerca in Italia. Questo secondo lavoro segna una maturazione evidente nel sound, che diventa più ambizioso e denso, pur mantenendo l’essenza ambient/downtempo che lo contraddistingue. Oggi Matching Criteria rappresenta una delle esperienze più originali e stratificate del panorama sperimentale italiano. Il collettivo continua a esplorare nuovi territori sonori, mantenendo fede alla propria identità aperta, sensibile e profondamente interdisciplinare.
Il nostro ospite di oggi è un batterista e percussionista italiano riconosciuto per la sua straordinaria versatilità e per la capacità di muoversi con disinvoltura tra generi musicali diversi, dal rock al folk, dal jazz alla musica d’autore. Nel corso della sua carriera, Diego Sapignoli ha saputo costruirsi una solida reputazione come musicista eclettico, apprezzato sia in ambito live che in studio di registrazione, grazie a un approccio creativo e a un’attenzione particolare al dettaglio sonoro. Uno dei capitoli più importanti della sua carriera è stato il lungo sodalizio con i Sacri Cuori, una band che fonde elementi di rock, folk e influenze mediterranee in cui Diego ha militato per circa sei anni, contribuendo a definire un sound unico e riconoscibile. Nel corso degli anni ha lavorato anche con numerosi artisti di spicco, tra cui Vinicio Capossela, Nada, Dan Stuart dei Green on Red, Evan Lurie e altri. Accanto al lavoro con grandi nomi, Sapignoli è attivo anche in progetti meno convenzionali e più sperimentali. Nel 2025 ha preso parte al progetto “I DelaVega”, un duo con Antonio Gramentieri caratterizzato da una formula musicale aperta e dinamica, con ospiti che ruotano settimanalmente, creando un mix originale di generi e repertori. Questo progetto esprime bene l’attitudine di Diego verso la musica come momento di scambio e condivisione, oltre che come espressione artistica.
L’avventura della nostra arca radiofonica nel mare magnum della musica d’ogni luogo e d’ogni tempo ci riserva ogni settimana una quantità imprevedibile di sorprese, e non di rado ci porta “fuori tempo massimo” al punto da costringerci a tagliare una o più rubriche, per rispettare i tempi di emissione. Si tratta quindi di materiale sovrabbondante, certo, ma non per questo meno prezioso di quello che poi va effettivamente in onda. Ecco perché ci sembra doveroso recuperarlo, di tanto in tanto, riunendolo in puntate particolarissime perché svincolate dall’abituale scansione di rubriche e chiacchierate con gli ospiti. Itinerari ancor più sorprendenti, se possibile, che accumulano in modo sfrenato i balzi temporali e di genere che caratterizzano da sempre le scalette di Babilonia. Non solo, ma gli ospiti e quindi le voci si moltiplicano, e in questo caso sono quelle del virtuoso di organo hammond Sam Paglia e della pianista e compositrice Virginia Guastella.
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Il nostro ospite di oggi è un cantautore originario della provincia di Latina e romano d’adozione, attivo da oltre un decennio con tre solidi album alle spalle e un nuovo lavoro che non vede l’ora di presentarci. Emanuele Galoni, in arte Galoni, è docente di italiano per vocazione e professione, e fin dal suo album d’esordio del 2011, “Greenwich” (2011), ha attirato l’attenzione della critica grazie alla qualità del suo progetto e al suo stile di scrittura, con il quale ha saputo costruire un immaginario narrativo poetico e urbano, combinando la radice tipica della tradizione cantautorale italiana con sonorità di matrice nordeuropea. Rientra in studio nel 2013 per il secondo album, “Troppo bassi per i podi”, che racconta ed esprime una sorta di realismo magico di provincia, dove alla rassegnazione a una consuetudine alienante si contrappone una massiccia dose di follia e di surrealismo, che attraverso un costante dialogo riescono a rendere la quotidianità indolore e a trasformarla “in qualche straccio di futuro”.
Nel 2018 esce “Incontinenti alla deriva”, il terzo disco di inediti, che consolida l’ottimo riscontro della critica nei confronti della sua poetica, confermando Galoni come autore capace e originale. Il lavoro è un concept album che riflette sulle anomalie del periodo storico attuale e sulla omologazione del tempo. Noi ci occuperemo in particolare del suo lavoro più recente, “Cronache di un tempo storto”, che ruota intorno al concetto di casa e riflette con un approccio giornalistico e diaristico.
Prima emissione: 29 ottobre 2024
La nostra ospite di oggi è un mezzosoprano e musicologa statunitense, attiva nel panorama della musica antica e specializzata nel repertorio delle compositrici dei conventi italiani del Rinascimento e del Barocco. Nata a Los Angeles, Candace Smith vive in Europa dal 1975, e si stabilisce in Italia nel 1978. Candace Smith ha conseguito una laurea in musica alla California State University, dove si è distinta per il suo impegno nella musica contemporanea. Successivamente, si è specializzata in musica medievale alla Schola Cantorum Basiliensis sotto la guida di Andrea von Ramm. In Italia, ha studiato e collaborato con la celebre cantante Cathy Berberian e nel 1994 ha ottenuto un diploma in pedagogia vocale presso il Rabine-Institut für funktionale Stimmpädagogik in Germania. Nel corso della sua carriera, Candace Smith ha collaborato con numerosi ensemble di musica antica, tra cui Sequentia, P.A.N. e The Newberry Consort. Dal 1978 al 1989 ha diretto il gruppo Concerto delle Dame, uno dei primi a specializzarsi nella musica composta da donne. Nel 1991 ha fondato Cappella Artemisia, un ensemble prevalentemente femminile dedicato alla musica dei conventi italiani dei secoli XVI e XVII. Questo gruppo si è distinto per il recupero e l’esecuzione di opere di compositrici come Isabella Leonarda, Chiara Margarita Cozzolani e Maria Xaveria Perucona. Dal 1997, insieme al marito, il cornettista statunitense Bruce Dickey, ha avviato la pubblicazione di questo repertorio attraverso Artemisia Editions.
Il nostro ospite di oggi è un artigiano del suono e delle immagini, un autore che lavora al confine tra discipline, un compositore che trasforma ogni progetto in un’esperienza sensoriale e intellettuale. Che si tratti di un film, di un videoclip, di un’installazione o di un brano strumentale, la sua firma è riconoscibile per profondità, visione e poetica. Il progetto che assorbe maggiormente le energie creative di Marco Molinelli è C’mon Tigre, un collettivo artistico che fonde generi e media cercando di costruire un linguaggio sonoro visivo ispirato alle tradizioni globali e alle sperimentazioni contemporanee. La loro discografia cresce in intensità, culminando in un lavoro visionario che mescola narrazione, IA e musica. Il collettivo C’mon Tigre si articola attorno a un duo fondatore anonimo – due musicisti originari di Ancona, ora basati a Bologna – che preferiscono mantenere riserbo sulle loro identità personali. Oggi ci concediamo un’eccezione rivelando nome di uno di loro, ma va detto che il gruppo vive e respira grazie a una comunità variabile di oltre trenta musicisti e artisti, selezionati di volta in volta in base alle necessità del progetto: in studio e dal vivo, il collettivo si avvale di talenti tra jazz, funk, elettronica e world music, da Seun Kuti a Mick Jenkins, da Colin Stetson a Giovanni Truppi.
L’avventura della nostra arca radiofonica nel mare magnum della musica d’ogni luogo e d’ogni tempo ci riserva ogni settimana una quantità imprevedibile di sorprese, e non di rado ci porta “fuori tempo massimo” al punto da costringerci a tagliare una o più rubriche, per rispettare i tempi di emissione. Si tratta quindi di materiale sovrabbondante, certo, ma non per questo meno prezioso di quello che poi va effettivamente in onda. Ecco perché ci sembra doveroso recuperarlo, di tanto in tanto, riunendolo in puntate particolarissime perché svincolate dall’abituale scansione di rubriche e chiacchierate con gli ospiti. Itinerari ancor più sorprendenti, se possibile, che accumulano in modo sfrenato i balzi temporali e di genere che caratterizzano da sempre le scalette di Babilonia. Non solo, ma gli ospiti e quindi le voci si moltiplicano, e in questo caso sono quelle della cantautrice bolognese Eloisa Atti, del bassista Pierpaolo Ranieri e del flautista, musicista elettronico e compositore Luigi Mangiocavallo.
Il nostro ospite di oggi è un pianista, compositore e arrangiatore romano, classe 1969, che ha approcciato lo studio del pianoforte classico all’età di 8 anni. Ben presto, però, Alessandro Gwis si avvicina al jazz e alla musica improvvisata e comincia quindi ad approfondire l’uso del sintetizzatore e delle tastiere elettroniche.
Dal 1988 svolge un’intensa attività professionale: è membro del gruppo Aires Tango sin dalla sua fondazione, al fianco di Javier Girotto, e nel 2006 ha pubblicato il suo primo lavoro da solista, in trio con Luca Pirozzi e Armando Sciommeri. Collabora con i più illustri esponenti del jazz italiano e non solo, da Paolo Fresu e Antonello Salis a Cuong Vu e Paul McCandless, da Enrico Rava e Maria Pia de Vito a Gianni Coscia, Gegè Telesforo e Ben Sidran, per non citarne che alcuni. Ha inoltre composto ed eseguito musica per il cinema, per la televisione e per la danza, e ha suonato ha collaborato con diversi cantanti di musica leggera, tra i quali Gianni Morandi, Massimo Ranieri, Patty Pravo, Sergio Endrigo, Lucio Dalla e molti altri. Gli argomenti per chiacchierare con lui non mancheranno, insomma, così come le sorprese sonore che animano ogni settimana le nostre babiloniche scalette.
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Un invito a viaggiare senza bussola nel mare magnum della musica d’ogni tempo e d’ogni luogo, a bordo di un’arca radiofonica guidata da due timonieri onnivori e tenacemente curiosi, con un ospite…