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Il nostro ospite di oggi è un pianista, compositore e arrangiatore romano, classe 1969, che ha approcciato lo studio del pianoforte classico all’età di 8 anni. Ben presto, però, Alessandro Gwis si avvicina al jazz e alla musica improvvisata e comincia quindi ad approfondire l’uso del sintetizzatore e delle tastiere elettroniche.
Dal 1988 svolge un’intensa attività professionale: è membro del gruppo Aires Tango sin dalla sua fondazione, al fianco di Javier Girotto, e nel 2006 ha pubblicato il suo primo lavoro da solista, in trio con Luca Pirozzi e Armando Sciommeri. Collabora con i più illustri esponenti del jazz italiano e non solo, da Paolo Fresu e Antonello Salis a Cuong Vu e Paul McCandless, da Enrico Rava e Maria Pia de Vito a Gianni Coscia, Gegè Telesforo e Ben Sidran, per non citarne che alcuni. Ha inoltre composto ed eseguito musica per il cinema, per la televisione e per la danza, e ha suonato ha collaborato con diversi cantanti di musica leggera, tra i quali Gianni Morandi, Massimo Ranieri, Patty Pravo, Sergio Endrigo, Lucio Dalla e molti altri. Gli argomenti per chiacchierare con lui non mancheranno, insomma, così come le sorprese sonore che animano ogni settimana le nostre babiloniche scalette.
Francesco La Licata è una figura centrale della musica contemporanea italiana, attivo come compositore, direttore d’orchestra, clavicembalista e docente. Nato a Palermo nel 1957, ha costruito nel tempo un percorso artistico ricco e articolato, in equilibrio tra rigore accademico, sperimentazione sonora e apertura verso il teatro musicale e le arti multimediali. La sua formazione è solida e multidisciplinare: si diploma in pianoforte sotto la guida di Alberto Trombone, in composizione con Eliodoro Sollima e in clavicembalo con Rosalba Paganini presso il Conservatorio “Vincenzo Bellini” della sua città. Fin da giovane mostra un vivo interesse per la ricerca sonora e per l’innovazione linguistica, che lo porta a entrare in contatto con alcuni dei maggiori protagonisti della musica del Novecento, tra cui Aldo Clementi, suo punto di riferimento intellettuale, e Iannis Xenakis, con cui collabora alla prima italiana dell’opera Oresteia nel 1987. La Licata si perfeziona in direzione d’orchestra a Londra e a Ginevra, approfondendo parallelamente lo studio della composizione e della prassi esecutiva della musica contemporanea. Nel corso degli anni ha diretto numerosi ensemble specializzati, tra cui Zephir Ensemble e soprattutto FontanaMIX, gruppo con cui realizza regolarmente concerti, spettacoli e prime esecuzioni in Italia e all’estero. Come compositore, il suo linguaggio si distingue per un’equilibrata sintesi tra costruzione formale e espressività timbrica, spesso in dialogo con la letteratura, il teatro e la poesia. La Licata è anche un appassionato didatta. Ha insegnato nei conservatori di Cuneo, Sassari, Palermo e, attualmente, al Conservatorio “Bruno Maderna” di Cesena, dove tiene corsi di lettura della partitura, analisi e musica da camera del Novecento. È docente anche all’Università di Bologna, all’interno del DAMS, contribuendo alla formazione di generazioni di musicisti e interpreti della contemporaneità.
Di recente ci ha lasciati, a soli 65 anni, uno dei pionieri della nuova musica popolare italiana e della cosiddetta world music. Noi gli rendiamo omaggio riproponendo l’incontro che abbiamo avuto la fortuna di registrare sulla nostra arca radiofonica qualche anno fa.
Etnomusicologo ed eclettico pluristrumentista in grado di passare agilmente da uno strumento popolare all’altro, dalla ghironda al violino a tromba, dalla ciaramella alla nickelharpa, Erasmo Treglia si è occupato in particolare di ricerca e studio delle tradizioni musicali dell’Est europeo e dei “repertori del nomadismo” in area italiana e mediterranea. Ha fondato l’etichetta discografica Finisterre, il cui ampio catalogo riunisce artisti italiani e stranieri e negli anni ha raccontato e insegnato i suoni di un universo musicale “altro”, al confine delle terre conosciute. Tra i suoi vari progetti musicali spicca quello con gli Acquaragia Drom, un gruppo storico della musica popolare italiana con all’attivo numerosi concerti in tutto il mondo e collaborazioni con grandi artisti come Piero Pelù, Cirque du Soleil, Eugene Hutz, Moni Ovadia e spettacoli con Paolo Rossi, Lella Costa, Ambrogio Sparagna, Taraf de Haidouks, Nikita Mikhailkov e tanti altri. Attivo anche in ambito didattico, Treglia è stata senza dubbio una figura imprescindibile nel panorama italiano della musica popolare.
La nostra ospite di oggi è una cantante, compositrice e arrangiatrice sammarinese di grande talento e versatilità, riconosciuta a livello internazionale nel panorama del jazz contemporaneo. Sara Jane Ghiotti ha conseguito con lode la laurea in Canto Jazz e in Arrangiamento e Direzione per Orchestra Jazz presso il Conservatorio Rossini di Pesaro, dove ha studiato con maestri del calibro di Gianmarco Gualandi e Bruno Tommaso. Parallelamente, ha completato una laurea con lode in Logopedia, specializzandosi in Vocologia Artistica e collaborando con il Professor Franco Fussi. Questo connubio di formazione artistica e scientifica ha arricchito la sua comprensione tecnica e interpretativa della voce. La sua attività concertistica l’ha portata a collaborare con artisti di fama come Fabrizio Bosso, Giacomo Rotatori e il Gershwin Quintet, con cui ha sperimentato progetti che fondono jazz, chanson francese e musica americana, dimostrando un’elegante capacità di attraversare diversi linguaggi musicali. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo album, In mancanza d’Aria, seguito nel 2022 da Non siamo tutti eroi, un progetto dedicato al cantautore Piero Ciampi che le è valso la prestigiosa Targa del Premio Ciampi 2023. Nel 2023 ha rilasciato NoRiPlay – Session 1, un album di standard jazz arrangiati per quartetto, e ha partecipato al progetto “Im_prompting” al VinterJazz di Copenaghen, esplorando nuove forme di narrazione musicale.
L’avventura della nostra arca radiofonica nel mare magnum della musica d’ogni luogo e d’ogni tempo ci riserva ogni settimana una quantità imprevedibile di sorprese, e non di rado ci porta “fuori tempo massimo” al punto da costringerci a tagliare una o più rubriche, per rispettare i tempi di emissione. Si tratta quindi di materiale sovrabbondante, certo, ma non per questo meno prezioso di quello che poi va effettivamente in onda. Ecco perché ci sembra doveroso recuperarlo, di tanto in tanto, riunendolo in puntate particolarissime perché svincolate dall’abituale scansione di rubriche e chiacchierate con gli ospiti. Itinerari ancor più sorprendenti, se possibile, che accumulano in modo sfrenato i balzi temporali e di genere che caratterizzano da sempre le scalette di Babilonia. Non solo, ma gli ospiti e quindi le voci si moltiplicano, e in questo caso sono quelle del cantautore romano Fabrizio Emigli, dell’armonicista Gianluca Littera, del polistrumentista e produttore Danjlo, e del leader della banda Ikona Stefano Saletti.
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Polistrumentista, musicologo e musicoterapeuta, il nostro ospite di oggi si è diplomato in Clarinetto presso il conservatorio di Cosenza, e ha poi conseguito due lauree, in Musica al D.A.M.S. dell’Università della Calabria e in Musicoterapia presso l’Istituto di Musicologia e Musicoterapia Appollon. La passione per la musica di Gianfranco De Franco comincia a manifestarsi nella banda musicale “V. Longo” del suo paese, Laino Borgo in provincia di Cosenza, e non smette poi di crescere sfociando anni dopo in una lunga serie di significative esperienze e collaborazioni: come polistrumentista dei “Mandaraproject” capitanati da Gennaro De Rosa, con il cantautore Peppe Voltarelli nell’omaggio a Modugno dal titolo Voleva fare l’artista, con Pasquale Nigro per il suo esordio discografico Orientato a sud e con il cantautore Gaspare Tancredi, per non citarne che alcuni. Coinvolto spesso e volentieri nella sonorizzazione di film, ma anche di audiolibri e di spettacoli teatrali, De Franco esplora stili di musica sperimentale ed ambient lambendo new age, metal industrial e musica contemporanea. È quindi un artista decisamente babilonico, che come sentiremo è perfettamente a suo agio sulla nostra arca radiofonica.
Prima emissione: 24 settembre 2024
Egle Sommacal è un chitarrista e compositore italiano nato a Belluno, classe 1966, noto per il suo approccio evocativo e personale alla musica strumentale. Figura storica del rock alternativo italiano, ha saputo nel tempo costruire un linguaggio unico che fonde minimalismo, folk, blues e sperimentazione. Dopo gli esordi sulla scena underground con i Detriti – formazione bolognese a cavallo tra hardcore e free-jazz – Sommacal entra nel 1992 nei Massimo Volume, band fondamentale del rock alternativo italiano, contribuendo alla creazione di alcuni dischi seminali come Lungo i bordi e Club Privé. Il suo stile chitarristico, misurato ed espressivo, si rivela presto uno degli elementi distintivi del gruppo. Nel corso degli anni Duemila, Sommacal si dedica a nuove esperienze musicali: collabora con gli Ulan Bator, partecipa a progetti teatrali e alla composizione di colonne sonore, e avvia un percorso solista che lo consacra come uno dei più interessanti chitarristi italiani in ambito acustico contemporaneo. Nel 2007 pubblica il suo primo album solista, Legno, interamente suonato in presa diretta con chitarra acustica a corde di metallo. Nel 2016 esce L’atlante della polvere, disco interamente acustico che rappresenta una summa del suo stile: un viaggio strumentale tra ambienti sospesi, melodie spezzate e dinamiche sottili, che racconta mondi interiori senza l’uso delle parole. Parallelamente alla carriera solista, Sommacal prosegue le collaborazioni con progetti collettivi di rilievo: fa parte del Wu Ming Contingent, e dal 2022 è chitarrista nei Cattivi Maestri, band che accompagna Pierpaolo Capovilla. Nel 2024 dà vita al duo A Bad Day con la chitarrista Sara Ardizzoni (Dagger Moth), esplorando una dimensione improvvisativa fatta di loop, texture e dialoghi sonori in tempo reale, in un equilibrio perfetto tra rigore e libertà.
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La nostra ospite di oggi è una cantante, compositrice, arrangiatrice e docente la cui ricerca artistica si muove con naturalezza tra jazz, soul, elettronica e musica d’avanguardia. Originaria di Bologna, fin da giovanissima Alessia Obino ha sentito la necessità di esplorare la voce come strumento duttile, creativo e narrativo, capace di spaziare ben oltre i confini stilistici tradizionali. Il suo percorso formativo inizia con lo studio del canto jazz presso il Conservatorio di Trieste, dove consegue il diploma accademico. Parallelamente si perfeziona con alcune tra le più importanti vocalist della scena internazionale, tra cui Sheila Jordan, Jay Clayton e Donna McElroy.
Questi incontri segnano profondamente la sua impostazione interpretativa, spingendola a un approccio personale, poetico e spesso improvvisativo. Negli anni, Alessia ha sviluppato una voce fortemente riconoscibile: intensa, calda, mai compiaciuta, spesso immersa in ambientazioni sonore originali che combinano acustico ed elettronico. Non a caso, il suo primo album da solista, Echoes (2009, Caligola Records), è stato accolto con entusiasmo dalla critica, che ne ha sottolineato la finezza compositiva e la raffinatezza vocale. Alessia Obino ha sempre considerato la voce come uno strumento “senza confini”, ed è proprio questo principio a guidare il suo progetto più recente, A Sound’s a Million Shapes (2023). Si tratta di un album profondamente spirituale, influenzato dalla visione musicale e cosmica di Sun Ra, ma anche dal soul afroamericano degli anni ’70, da Curtis Mayfield al sound psichedelico dei Rotary Connection. Alessia è anche un’apprezzata insegnante, tiene corsi di canto jazz presso il Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro, dove accompagna giovani cantanti in un percorso formativo che coniuga tecnica vocale, creatività e consapevolezza stilistica.
L’avventura della nostra arca radiofonica nel mare magnum della musica d’ogni luogo e d’ogni tempo ci riserva ogni settimana una quantità imprevedibile di sorprese, e non di rado ci porta “fuori tempo massimo” al punto da costringerci a tagliare una o più rubriche, per rispettare i tempi di emissione. Si tratta quindi di materiale sovrabbondante, certo, ma non per questo meno prezioso di quello che poi va effettivamente in onda. Ecco perché ci sembra doveroso recuperarlo, di tanto in tanto, riunendolo in puntate particolarissime perché svincolate dall’abituale scansione di rubriche e chiacchierate con gli ospiti. Itinerari ancor più sorprendenti, se possibile, che accumulano in modo sfrenato i balzi temporali e di genere che caratterizzano da sempre le scalette di Babilonia. Non solo, ma gli ospiti e quindi le voci si moltiplicano, e in questo caso sono quelle della chitarrista e cantante Costanza Savarese, del cantautore Andrea Satta e del compositore Elio Martusciello.
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Violinista e compositore, il nostro ospite di oggi nasce a Roma da una famiglia di musicisti. Dopo aver iniziato lo studio del pianoforte presso il conservatorio di Santa Cecilia, Marco Valabrega si diploma in violino e successivamente in viola. Per alcuni anni svolge costante attività orchestrale (Teatro dell’Opera e Rai) e si esibisce con diverse formazioni cameristiche in giro per l’Italia. Inizia quindi ad emergere in lui un forte interesse per la musica popolare che lo indirizza in particolare verso una ricerca sulla prassi esecutiva mediorientale e barocca, e sulla musica ebraica. Nel 1995 nasce il quintetto Mish Mash, formazione con la quale Marco Valabrega svolge ininterrottamente fino ad oggi un’intensa attività concertistica e di ricerca. Nel 2005 fonda il trio Dreidel destinato al recupero filologico della musica klezmer nella sua accezione più pura ed autentica. Ha composto numerosi brani che vengono eseguiti in concerto e utilizzati per situazioni teatrali e cinematografiche. Nel 2008, ad esempio, compone la colonna sonora per il documentario Due poeti, due voci di Nelo Risi, in concorso al Festival di Locarno.
Prima emissione: 14 novembre 2023
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