Babilonia

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By RSI - Radiotelevisione svizzeraMusic
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Babilonia episodes

  • Peppe Vessicchio

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    Il nostro ospite di oggi è un polistrumentista napoletano, arrangiatore, direttore d’orchestra, compositore e personaggio televisivo tra i più amati dal grande pubblico italiano. Giuseppe Vessicchio, meglio noto come Peppe, compie i suoi primi passi nel mondo della musica nella sua città, dove realizza dischi per cantanti come Buonocore, Bennato, Di Capri, Gagliardi e Sastri. Poco dopo Vessicchio avvia una fertile collaborazione con Gino Paoli, col quale scrive a due mani successi come "Ti lascio una canzone, Cosa farò da grande o Coppi". Parallelamente nel 1975 esordisce nel gruppo dei Trettré, un trio di attori comici e cabarettisti napoletani, suonando chitarra e pianoforte. È una presenza fissa al Festival di Sanremo dal 1990, ricevendo nel '94, nel '97 e nel '98 il premio come miglior arrangiatore; nell'edizione del 2000 viene premiato, sempre per gli arrangiamenti, dalla giuria speciale presieduta da Luciano Pavarotti. Ha vinto quattro Festival di Sanremo come direttore d'orchestra ed è noto al grande pubblico anche per il suo ruolo di docente e direttore d'orchestra nel programma televisivo "Amici" di Maria De Filippi. È stato arrangiatore, tra gli altri, per Roberto Vecchioni, Andrea Bocelli, Elio e le Storie Tese, Syria, Fiordaliso, Zucchero Fornaciari, Avion Travel, Ron, Ornella Vanoni e Fred Bongusto. Dal 2017 Vessicchio fa parte della commissione selezionatrice dei brani dello Zecchino d'Oro di cui è direttore artistico, e nel 2018 ha accettato di dirigere l'orchestra della band rock più grande del mondo, il progetto Rockin'1000, allo Stadio Artemio Franchi di Firenze. Questi sono solo alcuni dei suoi meriti già celebri, ma a noi in realtà interessano molto i suoi lavori meno noti e oggi cercheremo di svelarli anche a voi.

    Prima emissione domenica 23 maggio 2021

    56 min
  • Cristiano Arcelli

    Il nostro ospite di oggi è un sassofonista, compositore e arrangiatore tra le voci più significative del jazz italiano contemporaneo. Nato a Perugia nel 1976, Cristiano Arcelli si forma inizialmente come sassofonista classico, diplomandosi con il massimo dei voti presso il Conservatorio “Francesco Morlacchi” della sua città. Fin da giovane, però, si appassiona al linguaggio del jazz, che approfondisce partecipando ai seminari di Siena Jazz e studiando con importanti maestri italiani come Gabriele Mirabassi, Bruno Tommaso e Paolo Fresu. La sua carriera si distingue per un equilibrio raffinato tra attività da solista, collaborazione con grandi artisti internazionali e intensa produzione compositiva. Come sassofonista, Arcelli ha calcato i più importanti palcoscenici italiani e internazionali – dall’Umbria Jazz al Berlin Jazz Festival, dal Cartagena Music Festival in Colombia al Lincoln Center di New York – condividendo il palco con musicisti del calibro di Enrico Rava, Danilo Rea, Paolo Damiani, Cristina Zavalloni, Nguyen Lê, Cyro Baptista, Joe Chambers e molti altri. Come compositore e arrangiatore, Arcelli ha scritto per prestigiose formazioni orchestrali, tra cui l’Orchestra Jazz della Sardegna, l’Orchestra Nazionale Jazz dei Conservatori Italiani, la Bruno Maderna di Forlì e persino la Bangkok Symphony Orchestra. Il suo lavoro fonde il linguaggio jazzistico contemporaneo con la scrittura colta europea, rivelando un gusto narrativo e cinematografico che emerge chiaramente in molti dei suoi progetti. Oggi ci parlerà in particolare del suo recente progetto Koro Almost Brass Quintet, un ensemble inusuale e raffinato nato con l’idea di reinterpretare un repertorio jazzistico e crossover, la formazione si distingue per una line‑up di soli fiati (quasi una brass band) con l’unico spiazzante elemento del sax alto di Arcelli, che svolge anche il ruolo di arrangiatore principale.  

    47 min
  • Murubutu

    Il nostro ospite di oggi è una delle figure più originali e intriganti del panorama hip hop italiano. Nato a Reggio Emilia nel 1975, Murubutu, al secolo Alessio Mariani, è rapper, narratore, insegnante di filosofia e storia, e prima di tutto un “artigiano della parola” capace di fondere l’energia del rap con la profondità della letteratura e la forza evocativa della narrazione. Il suo percorso artistico prende avvio nei primi anni ’90 con la Kattiveria Posse, collettivo reggiano che univa teatro e rap militante. È proprio da questo humus che nasce Murubutu, figura solista che sceglie di declinare il rap come mezzo per raccontare storie, esplorare mondi e restituire alla parola scritta e orale un valore profondo. Nel 2009 pubblica Il giovane Mariani e altri racconti, primo album in cui definisce il suo stile: un rap “letterario”, colto, che trae ispirazione da autori come Calvino, Pavese, Fenoglio e da un immaginario storico, mitico, urbano. Seguiranno lavori di crescente maturità artistica, tra cui La bellissima Giulietta e il suo povero padre grafomane (2011), Gli ammutinati del Bouncin’ (2014), L’uomo che viaggiava nel vento (2016), Tenebra è la notte (2019), e la collaborazione con Claver Gold per Infernvm (2020), un concept interamente ispirato all’Inferno dantesco. Parallelamente alla carriera musicale, Murubutu continua a insegnare in un liceo di Reggio Emilia, ed è proprio lì che ha sperimentato il “rap didattico”, utilizzando la musica per spiegare concetti filosofici e storici, avvicinando gli studenti ai contenuti scolastici con un linguaggio nuovo e coinvolgente. Il suo progetto più recente, La vita segreta delle città, esplora il vissuto emotivo e poetico dei luoghi urbani attraverso brani che raccontano storie di periferie, angoli dimenticati, stazioni e sogni, con ospiti come Erica Mou, Alborosie e Danno dei Colle der Fomento.

    51 min
  • Inaudito Remixx 24

    L’avventura della nostra arca radiofonica nel mare magnum della musica d’ogni luogo e d’ogni tempo ci riserva ogni settimana una quantità imprevedibile di sorprese, e non di rado ci porta “fuori tempo massimo” al punto da costringerci a tagliare una o più rubriche, per rispettare i tempi di emissione. Si tratta quindi di materiale sovrabbondante, certo, ma non per questo meno prezioso di quello che poi va effettivamente in onda. Ecco perché ci sembra doveroso recuperarlo, di tanto in tanto, riunendolo in puntate particolarissime perché svincolate dall’abituale scansione di rubriche e chiacchierate con gli ospiti. Itinerari ancor più sorprendenti, se possibile, che accumulano in modo sfrenato i balzi temporali e di genere che caratterizzano da sempre le scalette di Babilonia. Non solo, ma gli ospiti e quindi le voci si moltiplicano, e in questo caso sono quelle della vocalist friulana Elsa Martin e del cantautore napoletano Claudio Domestico, in arte Gnut.

    45 min
  • Danilo Gallo

    Il nostro ospite di oggi è una delle figure più sorprendenti, poliedriche e vitali della scena musicale italiana contemporanea. Contrabbassista, bassista elettrico, polistrumentista e compositore, Danilo Gallo è un artista che sfugge a ogni etichetta, e proprio per questo è diventato una delle presenze più riconoscibili del jazz europeo di oggi. Nato a Foggia nel 1972, ma cresciuto musicalmente tra il Veneto e l’Europa centrale, Gallo ha sempre coltivato una vocazione anarchica, generosa e trasversale. Lontano dal jazz accademico quanto dalle convenzioni del mainstream, ha sviluppato un linguaggio musicale originale che mescola groove, improvvisazione, folklore immaginario, ironia e poesia sonora. Non a caso, nel corso della sua carriera ha affiancato con naturalezza figure iconiche come Marc Ribot, Uri Caine, Bobby Previte, Cuong Vu, Chris Speed, Enrico Rava, Francesco Bearzatti, Paolo Angeli, Jenny Scheinman, Jim Black, solo per citarne alcuni. Il suo nome è legato a molti progetti artistici di riferimento: per citarne solo due, con “Guano Padano”, trio che miscela atmosfere spaghetti-western, psichedelia, blues e rock minimale (assieme a Zeno de Rossi e Alessandro “Asso” Stefana) ha creato alcune delle esperienze più visionarie della musica strumentale italiana, e con il Tinissima Quartet di Francesco Bearzatti ha girato il mondo, contribuendo a opere ispirate a Malcolm X, Tina Modotti, Woody Guthrie. È anche uno dei fondatori dell’etichetta El Gallo Rojo Records, una delle realtà più coraggiose della discografia indipendente italiana, che ha dato spazio a musiche “di confine”, fuori formato, lontane dalle logiche commerciali, e oggi tra le molte altre cose ci parlerà del suo immaginifico tributo al grande sopranista Steve Lacy, Lacy in the Sky With Diamonds. 

    50 min
  • Stefano Saletti

    Il nostro ospite di oggi è un polistrumentista instancabile: suona bouzouki, oud, chitarre, pianoforte e molto altro. Stefano Saletti è un autentico viaggiatore sonoro, sempre in cerca di storie e suoni da far incontrare. Negli anni ’80 ha fondato i Novalia, una delle band più rappresentative della nuova musica popolare italiana, e da lì ha iniziato a tracciare un percorso che lo ha portato al cuore del Mediterraneo musicale e culturale. Dal 2004 con la Piccola Banda Ikona – poi semplicemente Banda Ikona – ha dato vita a un progetto che è diventato un punto di riferimento per la world music. Nei suoi dischi canta anche in Sabir, l’antica lingua franca dei marinai, per evocare quel Mediterraneo che unisce e affratella, più che dividere. Ogni suo lavoro è un mosaico di strumenti e influenze: dal suono arabo-andaluso alle melodie greche, dai ritmi balcanici alle voci femminili che caratterizzano tante sue produzioni. È direttore del Festival Popolare Italiano a Roma e di Suoni nel mare a Livorno, rassegne nate per far dialogare artisti e tradizioni diverse. Nel corso della sua carriera ha collaborato con registi, attori e grandi nomi della musica internazionale, e non ha mai smesso di sperimentare: dal progetto “Oriental Night Fever” con Hector Zazou, dove i classici della disco anni ’70 diventano mediorientali, al trio Café Loti, che fonde la tradizione persiana con quella mediterranea. Oggi ci parlerà in particolare del suo album più recente, Mediterranima, una sorta di canto corale per il Mediterraneo nel quale ogni canzone è affidata a una voce femminile diversa, tutte protagoniste della scena folk/world italiana: Gabriella Aiello, Yasemin Sannino, Ginevra Di Marco, Elena Ledda, Lucilla Galeazzi, Eleonora Bordonaro e Fabia Salvucci.

    47 min
  • Costanza Savarese

    L’ospite di oggi è già venuta a trovarci qualche anno fa, ed era una giovane quanto talentuosa chitarrista romana, tra le altre cose fondatrice del Globe Duo con il flautista Andrea Oliva. Oggi Costanza Savarese è un’artista multidisciplinare: performer vocale, chitarrista solista, videoartista e designer di costumi e make-up teatrali. Ha intrapreso lo studio della vocalità tradizionale ed estrema seguita dalla vocologa artistica Eleonora Bruni ed è un elemento del collettivo internazionale HYBRID WAVE. Ha debuttato in qualità di solista con orchestra all’interno di prestigiose stagioni concertistiche, e più di recente in qualità di performer vocale presso ARS ELECTRONICA Festival Linz ed il Museo Madre di Napoli, nell’ambito del progetto audio-visuale “Hypogheios” realizzato insieme a Daniel Bacalov, Roberto Pugliese, Gilda Buttà, Alberto Zappalà e Gianfranco Tedeschi. Ha presentato le Folk Songs di Luciano Berio in forma di lezione concerto ed è stata protagonista del “Satyricon” di Bruno Maderna presso il Festival Pucciniano di Torre del Lago, ricoprendo i ruoli di Fortunata e Scintilla. Ha inciso in duo con il pianista Emanuele Arciuli, per l’etichetta americana Neuma Records, un cd monografico con musiche di William Duckworth, ed è docente di Chitarra Classica ed Educazione alla Voce Cantata presso l’AIMART- Accademia Internazionale di Musica e Teatro. 

    47 min
  • Giovanni Di Cosimo

    Il nostro ospite di oggi ha fatto parte dal 2013 del cast di Gazebo, programma televisivo in onda su Rai3, quindi è probabile che anche una parte del nostro pubblico lo abbia intercettato in quella veste. Noi in realtà lo abbiamo accolto sulla nostra arca radiofonica una decina d’anni fa, ma ci sembra doveroso ricordarlo a pochi mesi dalla sua prematura scomparsa, avvenuta il 17 giugno scorso, e quindi riproponiamo volentieri quella puntata.

    Forte di una solida formazione classica, dopo aver conseguito il diploma di tromba al Conservatorio di S. Cecilia Giovanni Di Cosimo ha avviato una sua personale ricerca avvicinandosi al linguaggio del jazz e della musica contemporanea legata all’improvvisazione. Il suo percorso artistico si è arricchito negli anni grazie alle collaborazioni con alcuni dei più importanti musicisti del panorama jazz italiano, tra i quali Paolo Damiani, Bruno Tommaso, Maria Pia De Vito e Gian Luigi Trovesi. Ha lavorato per le colonne sonore di “Piccole anime” ed “Eccomi Qua” di Giacomo Ciarrapico, “A Domani” di Gianni Zanasi, “Piovono Mucche” di Luca Vendruscolo, “Le Fate ignoranti” di Ferzan Ozpetek. Con Rocco De Rosa e il gruppo Hata ha avuto modo di fare un’importante esperienza con la musica etnica, e in particolare con quella africana. Si è confrontato spesso col mondo del cosiddetto pop (Raf e Califano) e con tanto di quel mondo cantautoriale che ruota intorno al “Collettivo Angelo Mai” di Roma. Produttore e fondatore dei progetti “Etruria Criminale Banda”, con la quale ha pubblicato l’album omonimo, e del progetto “Giovanni Di Cosimo NU5TET”, ha molto da raccontarci e lo farà di buon grado, tra uno scossone stilistico e l’altro della nostra babilonica scaletta musicale.

    50 min
  • Massaroni Pianoforti

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    Il nostro ospite di oggi ha scelto un nome d’arte che sembra quello di un negozio, e in effetti è proprio così: nato a Voghera nel 1976 da una famiglia di liutai, Gianluca Massaroni, ha seguito le orme di suo nonno e di suo padre, titolare del negozio di famiglia. Nel 2006 è tra gli otto vincitori della XVII edizione di Musicultura, dove riceve il premio della critica e per miglior testo. Nell’ottobre del 2009 con la Sony Edizioni esce il suo primo album a nome Gianluca Massaroni, dal titolo L’amore altrove, prodotto da Eros Ramazzotti. Adotta il nome d’arte Massaroni Pianoforti e nel 2013 è tra i primi artisti a tentare la scommessa Crowdfunding sul portale musicraiser.com. La raccolta di fondi gli offre l’opportunità di registrare il secondo disco, dal titolo Non date il salame ai corvi. Parallelamente partecipa una seconda volta a Musicultura, ritrovandosi ancora tra gli otto vincitori della XXIV edizione. Il disco esce nel 2014 trainato dal secondo singolo Una buona occasione. Ritenta poi l’autoproduzione per il nuovo disco partecipando nuovamente al Crowdfunding su Musicraiser, e anche in questo caso raggiunge il budget richiesto, dando il via ai nuovi brani insieme ai produttori artistici Maurizio D’Aniello e Vito Gatto. L’album esce nel 2017 col nome Giu, e due anni più tardi segue Rolling Pop. Oggi ci parla dei suoi progetti più recenti, e di quelli futuri.

    Prima emissione: 3 settembre 2024 

    45 min
  • Elena Paparusso

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    La nostra ospite di oggi è una cantante e compositrice che ha collaborato con alcuni dei più importanti musicisti della scena jazz italiana, da Maria Pia De Vito a Danilo Rea, da Domenico Sanna e Marco Tamburini a Paolo Damiani. Nel 2015 Elena Paparusso ha terminato ll Biennio di specializzazione in Jazz con il massimo dei voti e lode, presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma, e nello stesso anno ha ricevuto il premio come Miglior Compositrice per il Women in Jazz Competition. Il suo percorso artistico è stato ispirato da grandi personalità come: Abbey Lincoln, Carmen McRae, Billy Strayhorn, Thelonious Monk e Wayne Shorter. Oggi ci parla in particolare, tra le altre cose, del suo primo album da solista. Inner Nature è un percorso scritto tra pagine autografe e dediche speciali ad alcune delle sue più grandi fonti d’ispirazione letterarie e musicali, da Bjork a Wayne Shorter, da Kurt Weill a Maya Angelou, realizzato con una band agguerrita e affiatatissima che si completa con le tastiere di Domenico Sanna, la chitarra di Francesco Poeti, il contrabbasso di Luca Fattorini e la batteria di Fabio Sasso.

    Prima emissione: 23 aprile 2024 

    46 min

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